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La Giornata della Speranza

Campagna raccolta fondi a sostegno della LILT in tutte le piazze del Salento

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Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 dicembre, i volontari e le volontarie della LILT di Lecce saranno in piazza, in occasione del tradizionale appuntamento della “Giornata della Speranza”, con la vendita delle “Stelle di Natale”. Saranno interessati dall’iniziativa tutti i Comuni della provincia. Al fianco della LILT, saranno presenti volontari di molte altre Associazioni di Volontariato che da sempre collaborano con Lega Italiana Lotta ai Tumori.


È la ventunesima edizione della manifestazione, organizzata per raccogliere fondi a sostegno delle attività e dei progetti della LILT.


Ogni giorno”, spiega Giuseppe Serravezza, Presidente della sezione leccese della LILT, “grazie all’opera generosa di trecento volontari (medici, infermieri, psicologi, educatori e semplici cittadini), la LILT assicura gratuitamente alla popolazione salentina una serie di importanti servizi:


– educazione sanitaria sulla prevenzione e sulla lotta ai fattori di rischio ambientale, con incontri, conferenze, dibattiti, e diffusione di materiale divulgativo, soprattutto nelle scuole;


– prevenzione clinica con visite specialistiche oltre 10.000 prestazioni l’anno nei nostri 24 ambulatori (Casarano, Lecce, Gallipoli, Maglie, Nardò, Veglie, Aradeo, Galatina, Collemeto, Copertino, Strudà, Martano, Alezio, Morciano di Leuca, Carmiano, Cavallino, Calimera, Leverano, Scorrano, Corigliano d’Otranto, Montesano Salentino, San Donato/Galugnano, Specchia);

– assistenza domiciliare oncologica ai pazienti terminali, con tre équipes medico-infermieristiche (650 sono le persone seguite annualmente);


– trasporto gratuito a Lecce dei pazienti che necessitano di radioterapia con tre automezzi messi a disposizione dalla LILT (200 pazienti l’anno)”.


La manifestazione ha anche quale obiettivo il sostegno al progetto del Centro “Ilma” a Gallipoli, struttura polivalente per la prevenzione, la ricerca e l’assistenza, patrimonio del Salento, che ospiterà un Centro Studi e Ricerche, con Biblioteca pubblica, Auditorium e strutture didattiche, un Centro di Prevenzione clinica, un Centro di Riabilitazione del malato oncologico ed un Hospice per i malati in fase avanzata. “I lavori per la realizzazione”, ci dice ancora Serravezza, “dell’opera sono ripresi in questi giorni e si conta di completare il primo modulo della struttura, destinato alla ricerca, prevenzione e riabilitazione, entro due anni”.


In occasione della Giornata della Speranza, verrà inoltre diffuso un numero speciale del trimestrale Lega contro i Tumori (che compie i 20 anni di vita), dedicato al Centro ILMA e alle attività svolte dall’ Associazione.


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S’impossessa dell’auto dell’amica dopo aver bevuto e si va a schiantare

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Domenica di follia tra Galatone ed Alezio per una donna salentina.





La protagonista della vicenda è una 43enne che, nella giornata di ieri, ha pensato bene di sottrarre l’auto ad un’amica per andar via e poi schiantarsi contro un palo.





È iniziato tutto a Galatone, in casa di una donna. È qui che la 43enne, in preda ai fumi dell’alcol, per un motivo non ancora chiaro, ha sottratto le chiavi della Fiat Panda ad una amica per allontanarsi a bordo della stessa.




Qualche chilometro più in là, ad Alezio, è stata raggiunta dai carabinieri dopo che, sbandando, era finita contro la segnaletica verticale. Nessuna ferita per lei, ma 4mila euro di danni per l’auto dell’amica. La 43enne, che aveva anche rifiutato di sottoporsi ai test, è stata denunciata all’autorità giudiziaria.





Foto di repertorio


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Nardò nei “Cammini di Leuca”, nel segno della storia e di Don Tonino

I “Cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”. Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino.

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Il tracciato dei cosiddetti “Cammini di Leuca” attraversa da secoli il territorio di Nardò e ora l’amministrazione comunale, accogliendo l’invito della fondazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, ha deciso di dare anche un riconoscimento formale a questa preziosa eredità della storia. Il Comune di Nardò, infatti, ha aderito al progetto della fondazione finalizzato a creare un modello di “turismo di comunità” che offre opportunità importanti a coloro, soggetti pubblici e privati, che lavorano per e con il turismo. In particolare, con questa nuova forma di turismo ecosostenibile in sintonia con l’ambiente, la natura e la ricerca di paesaggi incontaminati, che si sta imponendo anche grazie agli stili di vita che la pandemia da Covid19 ha imposto in tutto il mondo.

“Cammini di Leuca” è il marchio del Parco Culturale Ecclesiale (registrato presso l’Ufficio brevetti del Ministero dello Sviluppo Economico), che contraddistingue le realtà territoriali maggiormente sensibili a questi modelli di crescita personale e comunitaria, di accoglienza e di conoscenza. La presenza del marchio lungo i percorsi e presso le strutture garantisce la piena adesione a questo spirito. Il turismo lento e in particolare il mondo dei cammini stanno registrando rilevante attenzione mediatica e un grosso riscontro economico.

Il Parco Culturale Ecclesiale sta compiendo sforzi notevoli per realizzare questo importante progetto che riguarda centinaia di km di tracciato e relativo monitoraggio, segnaletica e manutenzione, formazione degli info-point, comunicazione, progettazione degli interventi, promozione del territorio e dei siti di interesse culturale, accoglienza, creazione dei database utili ai fini statistici e di programmazione strategica, e molto altro ancora. Si è scelto di proporre turismo lento e mobilità dolce, a piedi, in bicicletta, a cavallo e in barca a vela, perché avvicina le persone, consente di vivere esperienze profonde, in sintonia con lo spirito dei luoghi, sviluppando empatia tra le persone, comunanza, condivisione e – se possibile – fraternità. A questo progetto ora potrà dare il suo contributo anche la città di Nardò.

L’assessore al turismo, Giulia Puglia

«L’impegno della fondazione è straordinario», dice l’assessore al Turismo Giulia Puglia, «e partendo da una solida base storica e di fede, con i “Cammini di Leuca” e gli insegnamenti di don Tonino, sta costruendo un modello di “turismo di comunità” di cui Nardò vuole far parte a pieno titolo. Da un lato, per l’antica appartenenza ai cammini e in particolare a quello della via Sallentina, dall’altro per la perfetta affinità tra un modello di turismo lento e sostenibile e tutte le politiche su cui abbiamo lavorato in questi cinque anni. Questo modello di turismo rientra in modo esemplare nella vocazione del territorio neretino».

I “Cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”.

Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino. Si tratta, in pratica, di una strada romana paralitoranea che congiungeva Taranto con i principali centri del Salento. Probabilmente un itinerario storicamente inteso come prolungamento della via Appia, su una preesistente strada dei Messapi che congiungeva le loro città più fiorenti.

Citata da Plinio e da Strabone, si ritrova descritta nel suo completo sviluppo nella “Tabula Peutingeriana”, con l’indicazione di tutte le stazioni e delle relative distanze, attraverso il cuore dell’Arneo, un territorio paesaggisticamente straordinario, tranquillo, a basso traffico veicolare, fittamente costellato di terrazzamenti, trulli e muretti a secco. Per secoli è rimasta l’unica direttrice per raggiungere Taranto dal Salento ionico, ma sostanzialmente un tracciato di interesse locale, tagliato fuori dai grandi flussi commerciali e militari dell’epoca, finché le vicende storiche ne hanno determinato la scomparsa dal paesaggio e dalla memoria.

Attraverso una quota di adesione annuale, poi, il Comune (attraverso il Sindaco o un suo delegato) potrà partecipare al Forum “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, di cui fanno parte enti e persone in grado di fornire un apporto concreto in termini di progettazione e sviluppo di un modello di “turismo di comunità”. Infine, il Comune potrà aderire al protocollo Anci “Città della Pace”, usufruire di un corso di formazione (per una persona) per lo svolgimento delle mansioni relative a un info-point, entrare con le proprie iniziative e i propri eventi nel circuito della comunicazione del Parco Culturale.

Va detto che dal 2016 la fondazione propone “Carta di Leuca”, un laboratorio permanente, interculturale e interreligioso, che in estate diventa un meeting internazionale che, attraverso esperienze di volontariato e cammini lungo le antiche vie, si propone come grande occasione per sollecitare un maggiore impegno di tutti verso la pace. Il senso della Carta di Leuca è nella “convivialità delle differenze”: la profezia di don Tonino Bello che indica un impegno per contrastare le povertà, le mafie e ogni altra forma di illegalità e di abuso. In questa occasione, si svolge la marcia notturna “Verso un’Alba di Pace”, dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano alla Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca.

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Ricerche archeologiche ad Alezio: nuove scoperte sulla civiltà messapica

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Una piazza cerimoniale, numerose tombe tra le quali quella di un bambino, il rinvenimento di olive quali offerte destinate ad accompagnare il viaggio nell’aldilà. Sono alcune delle scoperte della prima campagna di ricerche archeologiche effettuata nella necropoli messapica di Monte d’Elia ad Alezio, condotta dal Laboratorio di Archeologia classica dell’Università del Salento sotto la direzione dal professor Giovanni Mastronuzzi. Concluse nei giorni scorsi le operazioni di scavo, si prosegue ora con le analisi dei reperti a cura di un team di cui fanno parte i ricercatori del CNR – ISPC Ivan Ferrari e Francesco Giuri, gli archeologi professionisti formati a UniSalento Patricia Caprino e Francesco Solinas e le studentesse del corso di laurea magistrale in Archeologia Irina Bykova ed Elisa Lauri. Le indagini avvengono in regime di concessione ministeriale MIBACT (DG ABAP 1023 del 2019) e in accordo con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, con il contributo economico del Comune di Alezio e dell’Università.





«Nell’arco di alcune settimane di ricerche sono emersi nuovi fondamentali dati per la conoscenza della civiltà messapica, innanzitutto attraverso la ricostruzione topografica dell’area di Monte d’Elia e il riconoscimento dei rituali funerari lì praticati nell’antichità», spiega Mastronuzzi, «Alcuni saggi di scavo hanno permesso di recuperare informazioni sulla morfologia dell’area, ovvero sull’andamento del rilievo collinare che accoglie la necropoli di Alezio, da cui è possibile osservare, su un lato, il mare e, sull’altro, l’antico insediamento messapico. Di estrema importanza è il dato che concerne l’identificazione di una grande piazza cerimoniale intorno alla quale, all’interno di recinti costruiti con grandi massi, si concentravano i gruppi di tombe appartenenti a nuclei di famiglie o clan. Essa costituiva il punto di arrivo delle processioni che accompagnavano il defunto nell’ultimo viaggio dalla casa al luogo del seppellimento. Elementi di maggiore dettaglio provengono dallo scavo di sepolture che non furono intercettate nel corso delle indagini degli anni Ottanta dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia. È stata infatti identificata una fossa, dotata di pavimento in blocchi di calcare e di cornice in carparo, al cui interno erano accumulati i resti di almeno 12 individui. Un ossario, insomma, collegato al funzionamento della necropoli e alla prassi del riuso delle strutture funerarie per varie deposizioni. Abbiamo rinvenuto alcuni oggetti appartenenti ai corredi: una lucerna, un piatto, una “trozzella” (tipico vaso della civiltà messapica, ndr), due pesi da telaio e un puntale di giavellotto. Con alcuni di questi oggetti veniva identificato il sesso del defunto nel corso della cerimonia di inumazione (la “trozzella” per le donne, le armi per gli uomini), e potevano indicare rango e ruolo ricoperti in vita. Un altro rinvenimento molto importante è quello della tomba di un bambino, sepolto in un piccolo sarcofago con alcuni oggetti di corredo: un bicchiere per il vino (skyphos), un’anforetta, un sonaglio e un astragalo con funzione di giocattoli, e anche uno “strigile”. Quest’ultimo è elemento che contraddistingue gli atleti, potrebbe essere quindi un dono che sottolinea il mancato raggiungimento dell’età adulta. Intorno alla tombe abbiamo poi numerose deposizioni secondarie: i resti di inumati precedentemente collocati all’interno di sarcofagi potevano essere rimossi e spostati per accogliere nuove deposizioni. Le ossa e gli oggetti di ornamento personale, come anelli e spille, venivano religiosamente raccolti e ricollocati nelle immediate vicinanze delle tombe. Un dato di straordinario rilievo è, infine, rappresentato dal rinvenimento di olive, quali offerte alimentari destinate ad accompagnare il viaggio nell’aldilà».





In questi giorni sono stati avviati il restauro e lo studio dei reperti, manufatti e reperti bioarcheologici; tali attività continueranno nei prossimi mesi parallelamente all’elaborazione della documentazione di scavo. Sulla base delle conoscenze acquisite potrà essere programmata una nuova campagna di ricerche sul campo, da effettuare a partire dalla prossima primavera in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi e Lecce (funzionaria responsabile la dottoressa Serena Strafella).





Deposizione con lekythos




Deposizione secondaria presso la tomba




Dettaglio del corredo della tomba del bambino



Tomba di bambino e deposizioni secondarie




Operazioni di scavo




Ossario in corso di scavo




Ossario a scavo ultimato




Microscavo nel laboratorio di archeologia classica

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