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Cambiamenti climatici: che ne sarà del Salento?

Intervista al Prof. Piero Lionello dell’Università del Salento, esperto della dinamica del clima a scala regionale e ricercatore presso il Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici

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La tematica dei cambiamenti climatici, riconosciuta l’estrema importanza che riveste, può essere, a buon diritto, considerata uno dei temi più caldi del panorama politico e scientifico mondiale, oltre ad essere tra gli argomenti più discussi, tutt’ora oggetto di aspre polemiche.


tromba marinaLe attività antropiche hanno in epoca recente compromesso la naturale variabilità del clima, alterando i valori medi e gli intervalli entro cui si verificano i fenomeni atmosferici, originando i cosiddetti cambiamenti climatici. Probabilmente nei primi momenti in cui tale problematica è emersa era ritenuta qualcosa di lontano dalla sfera locale, tale da non coinvolgere le popolazioni nella loro quotidianità. Tuttavia, l’intensificazione di eventi estremi (quali alluvioni, siccità, eventi precipitativi concentrati, grandinate, esondazioni, sbalzi improvvisi e bruschi di temperatura, ecc.) che si è verificata negli ultimi anni ha determinato un’accresciuta attenzione sulle tematiche inerenti i mutamenti climatici anche da parte della società civile. In aggiunta, le indagini effettuate hanno messo in evidenza che il territorio italiano, data la sua particolare conformazione orografica e l’elevato livello di urbanizzazione delle aree collinari e costiere, è particolarmente sensibile a tali fenomeni.

Tra le diverse conseguenze che gli eventi imputabili ai cambiamenti climatici hanno avuto sull’ambiente naturale, di sicuro l’agricoltura è da considerarsi il settore maggiormente impattato da tali manifestazioni. I cambiamenti climatici, incidendo sensibilmente sulle rese colturali e sulla loro variabilità interannuale, possono condizionare la loro tradizionale distribuzione territoriale specialmente nell’area mediterranea provocando seri danni con conseguente perdita delle produzioni. Un altro settore connesso all’agricoltura ma parimenti meritevole di particolare attenzione è l’elemento risorsa idrica. Le conseguenze sul ciclo idrogeologico e, quindi, sulla disponibilità e sulla distribuzione spazio-temporale delle risorse idriche può essere considerato uno degli scenari di cambiamento più preoccupanti.

Su questa tematica così attuale e inquietante sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “Agricultural Water Management” due importantissimi studi (“Impacts of climate change on olive crop evapotranspiration and irrigation requirements in the Mediterranean region” e “Climate change and Mediterranean agriculture: Impacts on winter wheat and tomato crop evapotranspiration, irrigation requirements and yield ”) che vedono tra gli autorevoli autori il Prof. Piero Lionello dell’Università del Salento esperto della dinamica del clima a scale regionale e ricercatore presso il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). Il primo lavoro “è incentrato sui potenziali impatti del cambiamento climatico sulla crescita dell’olivo e prende in esame le possibili alterazioni cui possono andare incontro le aree coltivate, i principali eventi del ciclo vitale delle piante (date fenologiche), e altri parametri come l’evapotraspirazione e le esigenze d’irrigazione delle colture. I risultati hanno evidenziato come le aree coltivabili adatte alla crescita dell’olivo potrebbero estendersi del 25% nell’arco di 50 anni, mentre è previsto un aumento dell’evapotraspirazione e dei consumi di acqua per l’irrigazione (rispettivamente, dell’8% e del 18,5%) in tutto il Mediterraneo. In futuro, la coltivazione dell’olivo sfruttando le sole precipitazioni potrebbe non essere più praticabile”. Il secondo “riguarda gli impatti sul pomodoro e sul grano. Gli impatti dei cambiamenti climatici sono in questo caso assai variabili a seconda delle diverse varietà coltivate e delle diverse regioni prese in esame; nuove aree coltivabili potrebbero in particolare estendersi soprattutto nei Paesi del nord del Mediterraneo, mentre gli impatti causati dalla prevista riduzione delle precipitazioni sembrano interessare soprattutto le colture invernali – primaverili”.

Tornando ai presunti cambiamenti climatici, il Prof. Lionello spiega come “le ondate di calore e l’aumento di temperatura in generale sono un’anticipazione di un cambiamento climatico futuro. Per altri eventi questo tipo di attribuzione tra quello che osserviamo ora e il cambiamento climatico è molto più incerta: la statistica di questi eventi non si discosta ancora sufficientemente dalla normalità (ovvero dal passato) da poterci garantire che ciò che vediamo ora è l’effetto del cambiamento climatico. Per la temperatura si, per le piogge ancora no. Lo potremo affermare, forse, tra un paio di decadi. Potrà variare a seconda dei luoghi, ma ciò non significa che non sarà un effetto reale. In generale, frasi del tipo “è caduta la frana a causa del cambiamento climatico” non hanno fondamento scientifico”.

Il bacino del Mediterraneo, così come il territorio salentino, presenta condizioni climatiche particolarmente adatte alla coltivazione dell’ulivo, che riveste una grande importanza socio-economica nella nostra regione. Cosa è emerso a tal proposito dalle sue ricerche? “Il cambiamento climatico potrebbe cambiare il rendimento delle olive e accrescere il fabbisogno idrico necessario per la sua coltivazione. Da un lato c’è questo effetto locale potenziale (che significa aumentare i costi e quindi diminuire un po’ la produzione), dall’altro, altre zone potrebbero diventare più adatte di quanto non siano ora alla coltivazione dell’ulivo. È in corso una transizione in cui è molto importante mantenere una certa flessibilità e monitorare non solo quello che avviene localmente, ma anche quello che avviene su una scala geografica più ampia. La progressiva diminuzione delle risorse idriche, associata all’aumento di temperatura, potrebbe compromettere la resa in termini economici della coltivazione dell’ulivo in tutta la fascia meridionale della regione Mediterranea e renderla proficua in zone più a Nord, che probabilmente non avranno il problema di una diminuzione delle risorse idriche”.

Dalle analisi condotte si può parlare di segnali in generale positivi per le future coltivazioni di pomodoro e frumento? “Le stime che si fanno si basano su delle semplificazioni piuttosto importanti, offrono delle indicazioni e devono essere percepite come indicazioni di criticità o di non criticità. Per il pomodoro è importante l’irrigazione, per il frumento un po’ meno. Resta sempre l’avvertimento che gli scenari attuali sono scenari globali, per cui non bisogna solo guardare quello che succede a livello locale, ma anche le scelte e l’evoluzione del clima altrove. Come sempre in un periodo di crisi, la flessibilità è un’arma vincente per gli organismi, per gli ecosistemi, per le società e per gli individui (e coltivatori). E’ necessario fare attenzione su una scala più alta”.

Alla luce della situazione globale e delle tendenze attuali dello sviluppo economico i risultati dei vostri lavori sono confortanti o scoraggianti? Né l’uno né l’altro, direi ancora di fare attenzione, ci sono delle criticità, c’è chi potenzialmente ci guadagna e chi potenzialmente ci rimette. Una risorsa essenziale per l’ambiente e fondamentale per la sua caratterizzazione, ma soprattutto per l’agricoltura, è l’acqua. Essa conta, in misura diversa, però forse anche di più della temperatura, anche se poi l’acqua è trasportabile e la temperatura no. Da questo punto di vista il cambiamento climatico è estremamente iniquo, nel senso che sottrarrà acqua nella regione mediterraneo a chi ne ha poca e continuerà a darla o ne darà di più a chi già ne ha tanta. Tutta la fascia a sud del Mediterraneo che coinvolge marginalmente la Puglia, che è al centro e dunque border line, vedrà le proprie risorse idriche ulteriormente diminuire. A regioni povere come il Medio Oriente, già classificate come situazioni di povertà dal punto di vista delle risorse idriche, andrà ancora peggio. In un contesto globale vincerà chi è già avvantaggiato dall’evoluzione del clima, ma soprattutto chi avrà le risorse economiche, l’intelligenza e la lungimiranza per adattarsi. Di sicuro per i paesi poveri potrebbe essere uno stress difficile da gestire con le proprie risorse tecnologiche ed ambientali”.

L’ulivo e l’agricoltura salentina


ulivoLo scenario ad ulivo che da generazioni connota il nostro territorio, potrebbe considerarsi seriamente minacciato dai temuti cambiamenti climatici (oltre che dal purtroppo tristemente noto batterio Xylella che sta flagellando questa specie autoctona)? “È presto per dirlo. In un contesto di sempre maggiore concorrenza e di sempre minori risorse è importante che il mercato ed i coltivatori sviluppino le strategie per continuare a mantenere un prodotto di alta competitività e di alta qualità. Se avessi degli ulivi non penserei adesso di doverli sostituire con un’altra coltivazione, però sicuramente è necessario monitorare la situazione, prestare attenzione a dei segnali perché ci possono essere delle criticità ed ovviamente il sistema ha dei tempi di reazione, da tutti i punti di vista, quindi monitorare e prevedere. Questo soprattutto alla luce del fatto che quando i segnali saranno evidenti è possibile sia già troppo tardi”.

Batteri killer, cambiamenti climatici, ecc., sono segnali che la natura ci sta mandando? “Il problema non può più essere ignorato e l’accurata gestione delle risorse è fondamentale”. Volendo spiegare la situazione ai nostri contadini utilizzerebbe un tono allarmistico o sostanzialmente rassicurante riguardo al futuro delle culture di frumento, pomodoro ed ulivo? “L’allarmismo è sempre da evitare, però non sarei neanche rassicurante, perché l’inerzia potrebbe un domani avere delle gravi conseguenze. Occorre prestare molta attenzione e non dare per scontato che condizioni favorevoli ambientali ed economiche continueranno ad esserci per sempre. Non si può dare per scontato che le risorse idriche saranno disponibili nella misura in cui lo sono ora. La Puglia importa acqua, perché guardando il bilancio idrico, la regione perde acqua e deve importarla. In questo contesto, considerazioni che permettono di valutare quanta acqua si potrebbe importare, andrebbero valutate con anticipo”.

I comportamenti di ognuno di noi possono incidere? “La società è fatta di tanti individui, il comportamento individuale è parte delle risposte sociali, ma sempre organizzate”.

Come vede il futuro del territorio salentino? “Un contesto di cambiamento è anche un contesto di opportunità: se siamo intelligenti potremmo tra 10 o 20 anni essere in condizioni migliori delle attuali. Si potrebbero avere delle opportunità nuove per migliorare le condizioni economiche, sociali ed ambientali. Se non faremo nulla, di sicuro staremo peggio. Le prospettive possono essere buone se ci comportiamo con intelligenza”. Non abbiamo superato dunque il punto di non ritorno? “No, non lo abbiamo superato, non dovessimo correggere la rotta, però, tra dieci anni potrebbe anche succedere”.


Donatella Valente


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Il Cammino Celeste con Giorgia Santoro a Tricase

Prosegue il tour di presentazione del documentario, prodotto da Arci Rubik e Zero Nove Nove con il sostegno di Puglia Sounds Producers, che racconta la storia del festival diretto dalla flautista e compositrice Giorgia Santoro

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Sabato 19 novembre (ore 19 – ingresso gratuito) nelle Scuderie di Palazzo Gallone a Tricase prosegue il tour di presentazione de “Il Cammino Celeste“, breve documentario diretto dal regista e videomaker Giuseppe Rutigliano che racconta la storia dell’omonimo festival che dal 2016 propone concerti e cammini lungo le vie dei pellegrini nella Puglia meridionale.

Prodotto da Zero Nove Nove e Arci Rubik nella programmazione Puglia Sounds Producer 2022 (POC PUGLIA 2007-2013 – Azione Sviluppo di attività culturali e dello spettacolo), il video ospita immagini di repertorio e interviste accompagnate da alcuni brani (uno inedito e gli altri del trio La Cantiga de la Serena), eseguiti dalla flautista, polistrumentista, docente, compositrice e direttrice artistica Giorgia Santoro in alcuni dei luoghi situati lungo gli itinerari storici (Chiesa della Madonna d’Aurio a Surbo, Chiesa della Madonna di Costantinopoli – Chiesa dei Diavoli a Tricase e il cammino verso Torre del Sasso a Tricase).

Protagonisti del video sono anche Luigi Del Prete, presidente del Festival fondato con Giorgia Santoro, e Giovannangelo De Gennaro, figura fondamentale nel binomio musica – cammino.

Dopo Tricase, il documentario – sempre preceduto da una performance di Giorgia Santoro – sarà presentato e proiettato anche nel Castello Ducale di Ceglie Messapica (domenica 27 novembre ore 18.30) e nelle Scuderie Famiglia Greco di Caprarica di Lecce (domenica 18 dicembre ore 19).

Il Cammino Celeste è un percorso multiculturale che fonde tre obiettivi: la valorizzazione dei repertori musicali legati ai canti di pellegrinaggio e al tema del cammino, la conoscenza e la divulgazione degli antichi itinerari storici di pellegrinaggio nella Puglia meridionale e la riscoperta di alcuni luoghi di particolare interesse storico – artistico – architettonico situati lungo i tre itinerari: via Francigena, via Leucadense, via Sallentina.

Questi tre obiettivi confluiscono nella mission più importante: la valorizzazione del territorio attraverso la scoperta della lentezza, della natura, delle tradizioni musicali, storiche e della bellezza.

Il materiale di repertorio (anche inedito) delle prime sei edizioni è stato montato da Giuseppe Rutigliano con l’intento di esaltare ancor di più la mission del festival: promuovere il territorio attraverso la conoscenza dei cammini e dei luoghi e divulgare il repertorio musicale legato al tema del pellegrinaggio attraverso il contributo degli artisti coinvolti, creando in tal modo un vero e proprio video racconto del festival.

Giorgia Santoro si è diplomata in Flauto Traverso al Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce e in Musica Jazz al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Si è inoltre specializzata in Ottavino al Conservatorio “Francesco Morlacchi” di Perugia e, sempre a Monopoli, in Didattica dello strumento.

Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento di strumento e composizione jazz in Italia e all’estero con, tra gli altri, Angelo Persichilli, Monica Berni, Antonio Amenduni, Gabriele Gallotta, Nicola Mazzanti, Giuseppe Contaldo, Giorgio Gaslini, Nicola Stilo, Sante Palumbo, Stefano Battaglia, Paolo Damiani, Maurizio Giammarco, Butch Morris, Joelle Leandre, Marcus Stockhausen, Eugenio Colombo, William Parker, Kent Carter, Steve Potts, Greg Burk. Ha vinto numerosi prestigiosi concorsi nazionali e internazionali.

Ha ricevuto le borse di studio per il Berklee College of Music, il Master Jazz tenuto dal M° Giorgio Gaslini e per il corso di Improvvisazione guidato dal M° Butch Morris al Roccella Jonica Jazz Festival.

Ha lavorato con molti compositori italiani e internazionali come Giorgio Gaslini, Alessandro Solbiati,  Marco Betta, Michele Dall’ongaro, Raffaele Bellafronte, Salvatore Sciarrino, Luis De Pablo, Kaija Saariaho, Emanuele Casale, Francesco Filidei, Sylvano Bussotti, Karola Oberműller, Curt Cacioppo, Ivan Fedele, David Lang, Gianni Francia, Geoffroy Drouin, Giovanni Tamborrino (che le ha dedicato due sue composizioni).

È stata scelta dal regista Ferzan Ozpetek per girare alcune scene del film “Mine vaganti”; ha registrato la colonna sonora del film “Nuovo mondo” di Emanuele Crialese e del film “Balkan Bazar” di Edmond Budina.

Si esibisce spesso in concerti in Italia e all’estero come solista, in orchestre e in vari gruppi da camera. È promotrice dei progetti “Tran(ce)formation Quartet”, “Déjà vu”, “Flatus Vocis”, “Dream Notes” (con Pat Battstone e Daniela Chionna) e “Come together” (con Stefano Luigi Mangia e Pierpaolo Martino), “La Cantiga de la Serena” (tre dischi all’attivo con Dodicilune).

Nell’estate 2022, prodotto da Dodicilune, è uscito “The Black Shoes”, progetto discografico firmato con il batterista siciliano Francesco Cusa. Attualmente è docente di flauto presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli e direttrice artistica dei festival “Il Cammino Celeste” e “Strade di sabbia” e della rassegna “Tutti solo”.

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News & Salento

Migranti: oltre cento siriani, iraniani e afghani arrivati a Leuca

Il veliero, fermo per una avaria anche a causa delle cattive condizioni del mare, era diventato ingovernabile ed aveva generato il panico tra i malcapitati

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Una barca con oltre cento migranti a bordo, con molte donne e bambini, è stata soccorsa dalla Capitaneria di porto, a 10 miglia al largo di Santa Maria di Leuca, e condotta in porto.

Migranti che provengono dalla Siria, Iran, Afghanistan. Una donna incinta colta da malore è stata trasportata in ospedale a bordo di un’ambulanza.

Il veliero, fermo per una avaria anche a causa delle cattive condizioni del mare, era diventato ingovernabile ed aveva generato il panico tra i malcapitati.

Un marinaio della Capitanerie di S. M. di Leuca è riuscito a salire a bordo del motoveliero e, dopo due ore di navigazione, ed a guidarlo in porto.

Dopo un primo controllo sanitario sono stati accompagnati presso il centro di accoglienza Don Tonino Bello di Otranto.

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Attualità

Galatina, il Sindaco Vergine: “Sostenere gli sforzi di imprese e famiglie”

«Il rispetto per i cittadini si dimostra avendo cura dei loro soldi e delle casse della casa comune. Abbiamo rilevato delle irregolarità e non abbiamo esitato ad intervenire. Non si può essere moderati in queste cose, sono soldi dei cittadini…

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Superati i primi tre mesi da primo cittadino di Galatina, Fabio Vergine, si confida ai nostri microfoni esordendo con un un: «Sono il sindaco di tutti. L’esito elettorale non sposta di un millimetro gli equilibri nella maggioranza. Siamo concentrati a lavorare, ognuno con i propri compiti»

Superato il primo step dei 100 giorni di amministrazione, avrà avuto modo di valutare lo stato di salute della sua città dal punto di vista politico economico e sociale…

«Galatina è una città importante, un centro non solo geografico ma anche sociale economico e politico del Salento. Esiste una innegabile vivacità imprenditoriale, commer- ciale, turistica che mi conforta e mi rende molto fiducioso per questi anni che dedicherò alla mia comunità.

Credo che i parametri economici siano in linea con i maggiori centri pugliesi e sia i dati di nati-mortalità delle imprese sia i dati di occupazione e risparmio medio parlino di una società, tutto sommato, in buona salute. È necessario sostenere gli sforzi di chi fa impresa, di chi lavora e mette su famiglia».

In questi primi 3 mesi (e più) è riuscito a realizzare ciò che si era prefisso? Ha cominciato riducendo la Tari come promesso in campagna elettorale…

«Abbiamo iniziato a fare ciò che era necessario: cogliere le occasioni senza proclamarci i migliori e autocelebrarci. Innanzitutto, abbiamo portato una innovazione: anziché parlare di ciò che non era stato fatto in passato o degli inevitabili fardelli che provengono dalle precedenti amministrazioni, abbiamo cercato di valorizzare ciò che di buono era stato fatto e creato le condizioni affinché si concretizzassero le nostre idee e la nostra visione di città.

Non solo la capacità di utilizzare le somme per ridurre la TARI (nonostante sia stata persa l’occasione di approvare questo sollievo per i cittadini all’unanimità), abbiamo creato l’entusiasmo e le condizioni affinchè privati investissero di nuovo nel quartiere fieristico e smaltito 3 anni di arretrati di pratiche edilizie.

Portata avanti un’efficace azione di ricognizione delle risorse e delle opportunità, siamo già in campo nella realizzazione e messa a terra di grandi opere già finanziate e abbiamo avviato la rivoluzione digitale e la semplificazione della macchina amministrativa e della semplificazione.

I nostri programmi si stanno concretizzando anche grazie all’entusiasmo dell’intera squadra che non avrei immaginato così forte e inossidabile».

Parcheggi pubblici: avete sospeso il servizio con la Ditta incaricata (San Luca Multiservice) e avviato una nuova procedura per l’affidamento in gestione. Ci spiega come sono andate le cose?

«Il rispetto per i cittadini si dimostra avendo cura dei loro soldi e delle casse della casa comune. Abbiamo rilevato delle irregolarità e non abbiamo esitato ad intervenire. Non si può essere moderati in queste cose, sono soldi dei cittadini. Questa, come altre iniziative avviate nell’ambito della finanza pubblica, mira alla definizione di un bilancio ordinato e orientato al bene comune.

Lo smaltimento delle pratiche edilizie, arretrate dal 2019, ha fruttato alle casse comunali decine di migliaia di euro mai riscossi prima. Nelle prossime settimane dimostreremo quanto sia importante per noi tenere i conti in ordine».

Di recente avete promosso un incontro pubblico sul futuro del Santa Caterina Novella: quali sono le prospettive per l’ospedale di Galatina?

«La decisione di affidare una commissione speciale all’opposizione, dimostra la nostra volontà di non rendere l’argomento di parte. L’incontro ha avuto risvolti controversi: da una parte abbiamo compreso che l’ospedale non è più destinato alla chiusura (non vogliamo certo prendercene il merito a favore della serenità di una parte dell’opposizione) ma è necessario un lavoro costante perché venga garantita una rinascita degna della sua storia.

La strada è tracciata ma è necessario ancora molto lavoro. Ed aggiungo: il fervore e anche la tensione palpabile della sera mi confermano le impressioni di questi mesi e cioè che, dopo anni di assordante silenzio, la città è assetata di confronto e dialogo. Invece, quella sera si è parlato degli interessi dei cittadini con i cittadini, magari con i toni accesi della democrazia ma con la franchezza possibile solo a chi si presta a parlare con tutti e tutti ascolta.

Senza nascondersi, senza lo sguardo basso di chi non è interessato a guardare negli occhi i sentimenti, le emozioni e le paure dei propri concittadini. Finalmente a Galatina si parla di diritti e di crescita e non più di declino e di futuro incerto. è un passo. Solo un passo, certo, ma il primo dopo anni verso una nuova grande Galatina».

Per il futuro a breve termine cosa dovremo aspettarci?

«Dobbiamo essere franchi e realisti. La crisi energetica non ha risparmiato nessuno, tanto meno il nostro Ente che si trova a dover fare i conti con bollette importanti da sostenere, come tutti d’altronde. Per questo, saremo costretti a fare dei sacrifici dal punto di vista della spesa pubblica.

Ricordo che questo Comune è ancora sottoposto al piano di riequilibrio e ci vorrà ancora qualche anno prima di uscire definitivamente dal tunnel.

Uno dei primi obiettivi prefissati non è stato quello di applicare il metodo del “No” ideologico, ma di valutare ogni opportunità e cercare quanto più possibile una stretta collaborazione con la filiera imprenditoriale della Città. Di concreto: nel breve le priorità sono concentrate a migliorare ulteriormente l’efficienza amministrativa.

Mi spiego meglio: la gestione di pratiche arenate da mesi e sbloccate al nostro arrivo; l’impegno costante per il decoro urbano; il reperimento di fondi regionali ed europei attraverso i bandi che teniamo costantemente sotto controllo.

Sempre a causa del caro energia, per Natale non potremo avere un’ampia libertà d’azione ma mi assumo l’impegno, come già avvenuto per l’estate, che garantirò una piena vivibilità delle feste ai nostri concittadini, alle famiglie e ai bambini, augurandomi possano sentirsi sempre orgogliosi del loro essere galatinesi».

Riguardo invece alla programmazione a lungo termine?

«Preferisco raggiungere gli obiettivi uno alla volta: questo il motto della mia vita professionale. Resta la volontà di rendere questa Città centrale e produttiva, favorendo lo sviluppo. Potremo farlo solo con una proficua collaborazione con i privati e gli Enti a noi vicini.

Tra 5 anni, vorrei vedere la mia gente felice, orgogliosa dell’ appartenenza alla propria Città. Sarebbe già un ottimo risultato in confronto agli anni precedenti».

Il 25 settembre scorso ha segnato il ritorno del centrodestra al governo. Dato per assodato che lei è il sindaco di tutti anche di chi non l’ha votata, l’esito delle elezioni sposta gli equilibri anche per la sua amministrazione?

«Dal 26 giugno sono il Sindaco di tutti. In ragion di questo, l’esito elettorale non sposta di un millimetro gli equilibri nella mia squadra e nella mia naggioranza. Siamo concentrati, fin dal primo giorno, a lavorare per la Città ed ognuno con i propri compiti. La nostra è una coalizione trasversale che vede nel bene di Galatina il suo unico comun denominatore».

Prima durante e dopo le elezioni comunali si è detto molto sulla sua militanza politica. A quale partito si sente più vicino?

«In passato ho sempre guardato la politica dall’esterno. Non ho mai avuto una tessera di partito, non ho mai militato. Ho solo pensato a svolgere bene il mio lavoro. La stessa mentalità cerco di inculcare alla mia squadra: impegno e dedizione sono tutto. Con questi ingredienti, i risultati arrivano».

Sono trascorsi più di tre mesi da quando ha indossato la fascia Tricolore. Essere il sindaco di Galatina, se lo aspettava così?

«Non ho mai creduto potesse essere una passeggiata. Ammetto che ho impiegato un po’ di giorni ad abituarmi. Noto tra le strade della Città ed anche sui social, un calore sempre costante e questo può solo farmi piacere. Solo con il lavoro quotidiano riusciremo a mantenere quest’affetto tra 5 anni. I presupposti ci sono tutti».
Luigi Zito

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