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Attualità

 «La nostra agricoltura rischia di scomparire»

CIA Salento da Prefetto e Provincia. Documento di richieste e proposte al Prefetto Maria Rosaria Trio e al vice presidente Antonio Leo

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CIA Agricoltori Italiani Salento ha incontrato i rappresentanti di Prefettura e Provincia di Lecce.


Una delegazione dell’associazione degli agricoltori ha consegnato un documento di richieste e proposte al prefetto Maria Rosaria Trio e alla vice prefetto Beatrice Mariano.


L’obiettivo è quello di affrontare strutturalmente i problemi che stanno affossando il comparto primario salentino.


All’incontro erano presenti il presidente di CIA Salento Benedetto Accogli, la direttrice provinciale dell’organizzazione Emanuela Longo e alcuni imprenditori titolari di aziende agricole salentine.


L’iniziativa si inserisce nell’ambito della mobilitazione regionale di CIA Puglia, i cui motivi sono stati illustrati alcuni giorni fa alla presenza di parlamentari e consiglieri regionali pugliesi.


Dopo l’incontro in Prefettura, la stessa delegazione è stata ricevuta dal vicepresidente della Provincia, Antonio Leo, delegato dal presidente.


Durante il confronto, è stata ribadita la necessità di dare un supporto concreto alle aziende agricole stremate dalle criticità che stanno colpendo l’intero settore.


CIA chiede a tutte le autorità e agli organi competenti risorse economiche e umane sufficienti per poter garantire la sopravvivenza delle aziende.


La questione xylella resta centrale. Purtroppo, le imprese che hanno proceduto al reimpianto dovranno affrontare anni difficili, a causa della mancata produzione e del relativo mancato guadagno. È necessario, pertanto, che tutti gli organi politici, ognuno per le sue competenze, diano una mano a mantenere in piedi un settore vitale ma che sarebbe destinato a scomparire senza il necessario sostegno.


Tra i temi affrontati anche l’emergenza della siccità che sta mettendo a dura prova i nuovi impianti. Servono risorse e aiuti di qualsiasi tipo e natura per impedire una catastrofe ambientale e sociale.





Attualità

Melpignano festeggia 24 nascite in un anno

Ai neo genitori benvenuto con un albero, un libro e una bavetta della Pace

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Per ogni nuovo cittadino, una festa. Per tutte e tutti i nuovi e le nuove arrivate, è la comunità che si arricchisce. Il dono del seme di un albero da piantare, di un libro e della bavetta ora si arricchisce di un dettaglio: il bordo decorato coi colori della bandiera dell’Arcobaleno. È l’idea del Comune di Melpignano che, sin dall’insediamento, ha offerto un gesto simbolico a tutti i neo genitori residenti del borgo.

Un messaggio ulteriore e un augurio di pace: spirito, questo, che anima l’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Valentina Avantaggiato. La bavetta ha lasciato i tradizionali celeste o rosa, per indossare colori più inclusivi di “benvenuto” e “benvenuta” da parte della cittadinanza. Ma non solo.

Oltre alla “bavetta dell’arcobaleno” e al mazzo di fiori, ai neogenitori viene anche rilasciata una lettera che indica le informazioni e i codici sul seme da utilizzare per la piantumazione di un albero, tramite unapiattaforma italiana specializzata nella piantumazione in Africa, America Latina, Asia e nella stessa Italia, da parte di contadini del luogo.

Un esemplare da frutto per ogni nuovo nato, visibile “virtualmente”, ma piantato realmente in un punto preciso del mondo. Per cui ogni famiglia potrà non soltanto vederlo, ma monitorarne la crescita e, un giorno, anche andare a trovarlo.

Ben 24 le nascite registrate soltanto tra il 2021 e il 2022: un dato che strizza l’occhio alla speranza, visti itrend nazionali ed europei. Pertanto sono già 24 gli alberi che omaggiano i piccoli e le piccole di Melpignano piantumati nel mondo. Per ogni nascita, una ri-nascita: quelle della natura, attraverso un contributo alla riforestazione. Non a caso, nel “corredino” di benvenuto in dono, anche un libro dal titolo: “L’uomo che piantava gli alberi”. Un celebre racconto degli anni Cinquanta che narra di un pastoreche – con estrema pazienza e cura, seppur tra mille difficoltà – riuscì a riforestare un terreno impervio ai piedi delle Alpi francesi.  

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Ecocentro al Lido Marini: “vi pare opportuno?”

Il consigliere regionale Paolo Pagliaro: “Si faccia chiarezza sulla regolarità dell’istruttoria di questo finanziamento regionale e si preservi come area verde, così come previsto nel progetto di lottizzazione, il suolo che si vuole destinare all’ecocentro”

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Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani, Presidente Movimento Regione Salento.

“Se il bando regionale che ha finanziato il progetto di un ecocentro a Lido Marini, in territorio di Ugento, prevedeva la disponibilità piena ed esclusiva dell’area su cui realizzarlo, perché la Regione non ha verificato questo requisito essenziale? È la domanda che pongo all’assessora all’ambiente Maraschio nell’interrogazione urgente che ho presentato ieri, chiedendo di verificare la regolarità dell’istruttoria che a maggio scorso ha assegnato al Comune di Ugento ben 380mila euro per la realizzazione dell’ecocentro in un’area che, ad oggi, è ancora da espropriare. Anzi, il via libera agli espropri è arrivato solo il 9 gennaio scorso, quando il consiglio comunale di Ugento ha approvato il progetto definitivo dell’impianto e la variante urbanistica al Piano regolatore che lo consente.

Il problema, però, non è solo procedurale. Ancora una volta – come abbiamo già ribadito nella manifestazione di sabato scorso 21 gennaio a Lido Marini, insieme al Movimento Regione Salento e alla Proloco – è la localizzazione di strutture impattanti in aree che andrebbero escluse a priori per il loro pregio paesaggistico.

E Lido Marini, una delle perle del Capo di Leuca, lo è certamente. Con che criterio si è pensato di insediare un ecocentro per lo stoccaggio temporaneo di rifiuti proprio in una zona urbana residenziale, a ridosso di strutture turistiche e case vacanza, collegata alla principale arteria di passaggio e accesso alle spiagge e al lungomare?

La permanenza dei rifiuti, compresa la frazione organica, fino a 72 ore, avrebbe gravi conseguenze odorigene soprattutto d’estate, con temperature che raggiungono i 40 gradi, senza contare il disturbo della quiete di villeggianti e turisti per il passaggio e lo stazionamento dei mezzi pesanti e i rumori della raccolta del vetro.

Nella mia interrogazione pongo anche una questione di effettiva utilità dell’impianto, visto che nel raggio di 7 chilometri ce ne sono già altri tre: ad Ugento, Gemini e Torre San Giovanni.

Quindi, si faccia chiarezza sulla regolarità dell’istruttoria di questo finanziamento regionale e di preservi come area verde, così come previsto nel progetto di lottizzazione, il suolo che si vuole destinare all’ecocentro”.

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Giornata della Memoria, omaggiati 22 internati di Montesano

L’amministrazione comunale ha conferito agli eredi dei 22 montesanesi Internati Militari Italiani (IMI) nei lager tedeschi un attestato di benemerenza alla memoria

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Montesano che ha anticipato la giornata della memoria.
L’Amministrazione Comunale, ieri sera, in una seduta monotematica del consiglio comunale, ha conferito agli eredi dei 22 montesanesi Internati Militari Italiani (IMI) nei lager tedeschi un attestato di benemerenza alla memoria con la seguente motivazione: “Catturato dopo l’ 8 settembre e internato nei lager nazisti fino alla fine della guerra, nonostante le minacce e le lusinghe del regime nazista, non si piegò rimanendo fedele al giuramento e alla patria. L’amministrazione Comunale di Montesano Salentino con infinita riconoscenza”.

Al consiglio comunale è seguito un convegno sul tema a cui hanno partecipato oltre al sindaco Giuseppe Maglie e al delegato alla pubblica istruzione Luigi Rizzello anche il senatore Giorgio De Giuseppe, la prof.ssa Immacolata Tempesta e il ricercatore Donato Coluccia; ha moderato il dibattito Barbara Giorgiani dell’Associazione Apice.

Sala consiliare gremita anche con la presenza di una folta rappresentanza della scuola.

Ricordo che la vicenda degli Internati Militari Italiani è rimasta misconosciuta per decenni, solo qualche anno fa è stata riconosciuta dal governo centrale.

La legge n.296 del 2006 prevede infatti la possibilità di richiedere presso la Presidenza del Consiglio la medaglia d’Onore per chiunque abbia avuto quella drammatica esperienza

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