Attualità
Roberto Caputo, cento anni dall’uccisione per mano fascista
La storia del “personaggio scomodo” giustiziato a Tricase nel 1923
a cura di Salvatore Coppola
L’uccisione di Roberto Caputo si inquadra nel contesto storico della contrapposizione tra i Fasci e le non molte sezioni di ex combattenti del Salento, che nei primi mesi del 1923, si dimostrarono contrarie alla loro forzata incorporazione all’interno delle sezioni fasciste (nonostante che, in campo nazionale, i rapporti tra i dirigenti dell’Associazione Nazionale Combattenti e quelli del Partito Nazionale Fascista fossero molto stretti).
Il contesto storico
A differenza di quanto era avvenuto in grossi centri a forte concentrazione contadina (Nardò, Taviano, Ugento), dove, fin dai primi mesi del 1921, le squadre fasciste erano state create dagli agrari per stroncare le lotte dei braccianti per la concessione delle terre incolte, a Tricase il Fascio fu costituito solo dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922. La città non aveva vissuto le “turbolenze” del biennio rosso, non si erano registrate grandi manifestazioni di lotta né si era sviluppato il movimento di occupazione delle terre in quanto la maggioranza dei lavoratori agricoli erano piccoli e medi proprietari, in gran parte dediti alla coltivazione del tabacco; la tabacchicoltura, inoltre, favoriva l’occupazione della manodopera femminile negli opifici privati, oltre che nei magazzini del Consorzio. Altre opportunità di occupazione erano poi assicurate dalla presenza sul territorio dell’officina e del deposito delle Ferrovie Salentine, di uffici pubblici, attività commerciali ed artigianali. In tale contesto politico e sociale, dopo la marcia su Roma fu costituita, nei primi giorni di novembre 1922, la sezione fascista, di cui fu nominato segretario politico Vittorio Facchini. Poco dopo, però, a seguito di contrasti interni, fu eletto segretario il dr. Rodolfo Caputo, cugino del vicepresidente della Sezione Circondariale Combattenti Roberto Caputo, il quale fu accusato dai membri del precedente Direttorio di essere stato l’artefice del cambio al vertice del Fascio. L’operazione politica, però, fu di brevissima durata. Il commissario di zona del Partito Nazionale Fascista avvocato Oronzo Portaccio, infatti, convocò gli iscritti per procedere a nuove elezioni che portarono alla rielezione di Vittorio Facchini a segretario politico e alla nomina di un nuovo Direttorio (Giuseppe Cafiero, Giuseppe Cavalieri, Oreste Contegiacomo, Luigi Provenzano e Vincenzo Pesapane). La sezione contava meno di duecento iscritti, mentre quella degli ex combattenti ne contava settecento, la maggior parte dei quali non erano iscritti al Fascio. Costituita nel 1919, la Sezione Circondariale Combattenti, guidata da Oreste Contegiacomo (presidente) e Roberto Caputo (vicepresidente), oltre a esercitare le funzioni proprie di assistenza socioeconomica a favore dei soci, si impegnava per favorirne il collocamento al lavoro attraverso la costituzione di cooperative di consumo, di produzione e lavoro. Grazie all’impegno di Roberto Caputo, che godeva della stima dei dirigenti della Federazione Provinciale, la stessa fungeva da sezione guida per quelle del Circondario (si tenevano a Tricase, infatti, i convegni periodici e i congressi zonali a cui partecipavano dirigenti locali e provinciali). Roberto Caputo (impiegato presso le Ferrovie Salentine) era sinceramente convinto della necessità di preservarne l’autonomia. I dirigenti del Fascio cominciarono a muovere nei suoi confronti generiche accuse di “bolscevismo”, non solo o non tanto perché aveva nel passato manifestato simpatie per le idee socialiste, ma soprattutto perché, in occasione dello sciopero nazionale contro il fascismo del 31 luglio 1922, aveva sollecitato i ferrovieri a parteciparvi. Agli inizi del 1923 non esisteva in Tricase, di fatto, alcuna forma di opposizione al fascismo da parte delle organizzazioni politiche tradizionali (partiti e Leghe sindacali); solo la Sezione Circondariale Combattenti si schierava in molte occasioni apertamente e con coraggio contro le iniziative politiche del Fascio, che la accusava, per questo, di minare «la gloriosa ascensione del fascismo» a Tricase.
Personaggio scomodo
Essendo stata bocciata dalla maggioranza degli ex combattenti la proposta di fusione o di stretta collaborazione con il Fascio, il presidente Oreste Contegiacomo (che faceva parte del Direttorio fascista) rassegnò le dimissioni motivandole col fatto che, essendo egli un «ex combattente vero», non poteva continuare a presiedere una sezione della quale facevano parte soci che, nei mesi precedenti, avevano manifestato «idee alquanto sovversive e giudizi non rispondenti a verità». A parere del segretario politico del Fascio (che informò i vertici zonali del partito) egli si riferiva a Caputo, accusato di svolgere propaganda antifascista, come si era visto in occasione della celebrazione del XXIV Maggio, quando egli ed altri dirigenti della sezione avevamo tentato di dare alla cerimonia «un significato antifascista». Nel corso di una riunione congiunta dei vertici della Federazione Provinciale Combattenti (guidata da Leonardo Mandragora) e della Federazione provinciale del PNF tenuta a Lecce il 30 maggio 1923, gli avvocati Guido Franco da Gallipoli e Oronzo Portaccio da Taviano (rispettivamente segretario provinciale e commissario zonale del PNF) decisero di costituire una commissione paritetica che avrebbe esaminato lo stato dei rapporti tra combattenti e fascisti allo scopo di favorire la formazione di un «fronte unico» per una leale e fraterna collaborazione tra le due organizzazioni. A partire dal mese di luglio, con sempre maggiore insistenza, il segretario del Fascio chiese ai dirigenti provinciali e zonali del partito di utilizzare la propria autorità politica per convincere gli organi provinciali della Federazione Combattenti a rimuovere Caputo dalla carica di presidente; questi venne, in effetti, rimosso e sostituito, ufficialmente, con l’avvocato Francesco Piccolo, ma continuò a godere della stima dei dirigenti provinciali i quali non potevano né volevano impedirgli di partecipare all’attività della sezione, come chiedeva il Fascio. La grande stima e il grande affetto che nutrivano per lui gli iscritti resero pressoché inefficace la decisione di sospenderlo dalla carica di presidente, per cui, di fatto, Caputo continuò a svolgerne le funzioni, alimentando il rancore dei suoi avversari politici. Nelle lettere che, tra luglio e settembre 1923, il segretario politico del Fascio indirizzò al dirigente zonale e provinciale del PNF Oronzo Portaccio, ritorna, perentorio, il ciceroniano quousque tandem? Fino a quando i vertici provinciali del PNF sarebbero rimasti inerti di fronte alla pervicacia antifascista di Caputo? Fino a quando sarebbe stato tollerato che Caputo continuasse a ostacolare la piena affermazione del fascismo a Tricase? Fino a quando gruppi «non omologati al fascismo» avrebbero continuato a pretendere di preservare la propria autonomia politica? Si rendeva necessario – a parere dei dirigenti del Fascio – un deciso intervento per costringere alle dimissioni il Caputo, «un individuo che tiene un paese in subbuglio, un Fascio da dieci mesi in agitazione, un individuo che fa vergogna all’Associazione ex combattenti». Quali le “gravi” colpe del Caputo? «Tutti i nostri avversari fanno capo al Caputo, siano essi disertori o imboscati, ex combattenti o non, bianchi o rossi, poco importa ricevono da lui protezione perché nostri nemici», queste le accuse mosse nei suoi confronti. E, ancora: «continuando così, dinanzi all’opinione pubblica locale, scemerà anche il valore morale del Fascio, poiché fanno capire ad arte che noi non si reagisce perché più deboli e vili, e spesso debbo lottare perché i fascisti non manganellino coloro che insozzano con la loro iscrizione l’Associazione ex combattenti […] è col cuore sanguinante che in qualità di fascista ed ex combattente vero vedo il disaccordo fra la nostra Sezione e quella degli ex combattenti, cosa che nell’interesse nostro e loro dovrebbe cessare. E’ mio parere che la Federazione Provinciale ex Combattenti voglia prendersi giuoco di noi tutti. Difatti quale canzonatura è quella della sospensione del Caputo, se questi non ha per un giorno cessato dallo sbrigare tutte le pratiche inerenti alla Sezione, ed è costantemente assieme all’avv. Piccoli a confabulare in modo così misterioso che pare congiurino?!?». Appare verosimile che la volontà politica di raggiungere al più presto l’obiettivo della completa fascistizzazione del paese portasse qualche dirigente ad usare nei confronti di chi veniva percepito come un tenace avversario politico espressioni e frasi del tipo «sembra assurdo che non si riesca a togliere di mezzo un individuo», che poi l’esaltazione passionale di qualche militante avrebbe potuto interpretare in un senso diverso e con esiti drammatici; si rendevano conto di ciò i dirigenti del Fascio? Di fronte a quanto sarebbe di lì a poco accaduto, porsi questa domanda non appare inutile per una corretta indagine storica. Se non si tiene conto di come il fascismo avesse, con la sua cultura dell’odio e della violenza, sconvolto gli animi di quanti vi avevano aderito, non si riuscirà a comprendere fino in fondo il senso degli avvenimenti che, pur circoscritti ad una piccola realtà come Tricase, possono essere utili per la comprensione della stessa storia nazionale. L’obiettivo dei dirigenti del Fascio era quello di mettere Caputo nella condizione di non poterne ostacolare i progetti, nessuno di loro probabilmente si rese conto che il tono violento delle loro pretese e la volontà, anch’essa violenta, di non consentirgli alcuna attività politica, avrebbero potuto creare le condizioni perché si giungesse ad esiti drammatici.
L’assassinio
Sulla base dei documenti giudiziari, è possibile sostenere che nessuno dei dirigenti fascisti avrebbe voluto che i forti contrasti politici esistenti portassero all’eliminazione fisica di Roberto Caputo da parte di Emanuele Adago (tra i fondatori del Fascio), il quale, nell’esaltazione parossistica di un presunto compito di «pacificazione» che il fascismo in quanto «Idea e Programma» gli assegnava, non esitò, la sera di quella tragica domenica 23 settembre, ad uccidere colui che veniva percepito come «l’Ostacolo sulla strada del trionfo e dell’affermazione della nuova Italia, sulla strada della conquista degli animi e delle coscienze dei Tricasini». Dalle indagini condotte dalla polizia giudiziaria, dalle testimonianze, dai memoriali indirizzati da Adago al Giudice Istruttore e al Presidente della Corte di Cassazione, emerge il movente politico dell’omicidio. Lo stesso Adago, dopo qualche timido tentativo di dimostrare che a spingerlo al delitto era stata una «provocazione» messa in atto da Roberto Caputo (provocazione esclusa, però, da tutte le testimonianze), in seguito sostenne sempre la tesi dell’insanabile contrasto politico come movente dell’omicidio. Nel Caffè del Tempio, alla presenza di numerosi avventori, Adago esplose un primo colpo che raggiunse Caputo alla spalla costringendolo a piegarsi su se stesso e, prima che gli esterrefatti presenti, «paralizzati dal terribile avvenimento», potessero fare qualcosa per bloccarlo, Adago, a bruciapelo, esplose due colpi che raggiunsero al torace Caputo, che stramazzò al suolo, invano soccorso da un gruppo di amici che non poterono fare altro che constatarne la morte. Caputo lasciava la vedova Erminia Turco e due bambini piccoli, Bonaventura e Aida; anche il suo assassino era padre di tre figli.
I giornali locali
Sotto il titolo L’efferato delitto di Tricase il giornale La Provincia di Lecce del 30 settembre riportò la notizia dando un ampio risalto alla descrizione dei fatti, alla reazione della folla e al funerale che si era svolto il martedì successivo con una grande partecipazione di popolo. Nell’articolo si legge, inoltre, che il giorno successivo all’uccisione di Caputo («di sentimenti pacifici e patriottici era amato da tutto il paese che ammirava in lui il giovane laborioso, gioviale e disinteressato») una folla numerosa si era recata nella sede del Fascio, si era fatta consegnare la chiave e il gagliardetto, aveva preso i ritratti e le bandiere che vi si trovavano e aveva depositato il tutto nella Sezione Circondariale Combattenti, mentre i negozi e gli stabilimenti erano rimasti chiusi in segno di lutto.
Il funerale
Al funerale avevano partecipato una massa imponente di popolo e le delegazioni dell’Associazione Provinciale Combattenti, dell’Associazione provinciale e locale dei Ferrovieri, oltre alle autorità comunali. Sul giornale locale (Il Tallone d’Italia) la notizia dell’uccisione di Caputo (ricondotta ad un episodio di cronaca nera) venne presentata come l’esito drammatico di un diverbio e di una rissa «tra l’operaio tappezziere delle ferrovie salentine Roberto Caputo da Tricase e il meccanico Adago Emanuele nativo di Ginosa e residente a Tricase da più di trent’anni». Non seguiva alcun commento, tranne una breve considerazione finale («ci asteniamo dal raccogliere le diverse versioni del fatto che corrono nella bocca del pubblico per rispetto alle autorità inquirenti»).
Processo e (lieve) condanna
L’avvocato Antonio Dell’Abate, difensore di Adago, sostenne la tesi del «delitto politico avente fine nazionale»; tutte le circostanze al vaglio degli inquirenti, d’altronde, sembravano convergere in tale direzione. La sentenza, emessa il 13 maggio 1925, configurò il delitto come omicidio volontario; concessi i benefici della «provocazione lieve» (che comportava la riduzione di un terzo della pena prevista nel minimo di anni 18), e delle «attenuanti generiche» (che comportava la riduzione di un ulteriore sesto della pena inflitta), la Corte d’Assise condannò Emanuele Adago ad anni dieci di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e ad anni due di vigilanza speciale, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile (la vedova Erminia Turco, costituitasi anche in nome e per conto dei figli, rappresentata dall’avvocato Michele De Pietro). Poiché il delitto era stato determinato da «movente politico» gli venne concesso il beneficio del condono di anni tre. La Corte di Cassazione, con sentenza del 3/2/1926, confermò la decisione della Corte d’Assise di Lecce; con successiva ordinanza del 17/5/1926 la Cassazione concesse all’imputato l’ulteriore beneficio di quattro anni di condono ai sensi di un nuovo decreto di amnistia emanato dal governo. Di lì a poco, dopo avere scontato meno di tre anni di reclusione, Adago venne rimesso in libertà.
La Sezione Circondariale Combattenti, dopo i tragici avvenimenti che l’avevano colpita, mantenne, sia pure a fatica, la propria autonomia fino al 15 dicembre del 1925, quando fu obbligata a trasformarsi in una appendice del Fascio. Il presidente Mario Ingletti, in tale circostanza, fece inserire nel verbale di passaggio di consegna dai vecchi ai nuovi dirigenti imposti dal Fascio la seguente dichiarazione: «i Combattenti di Tricase, consci dell’attuale stato di cose in cui è conculcato ogni diritto, sono soppresse tutte le libertà, anche le più elementari ad ogni vivere civile, si astengono di elevare protesta per la violenza commessa ai danni della loro libera organizzazione, ma dichiarano di serbare nell’avvenire vivo ricordo dell’arbitrio consumato a loro danno. Dichiarano inoltre che essi riconosceranno sempre quali capi della loro organizzazione i compagni liberamente eletti e considereranno soltanto degli intrusi gli altri comunque imposti».
Attualità
ASL Lecce, caos nei laboratori analisi: software in tilt e servizi al collasso
Prenotazioni bloccate, prelievi contingentati e disagi per pazienti e operatori. Giovanni D’Ambra (CISAL Sanità): «Aumenta il rischio clinico e lo stress lavoro-correlato. Situazione non più tollerabile»
Il nuovo software gestionale dei laboratori analisi dell’ASL di Lecce continua a presentare gravi malfunzionamenti.
La CISAL Sanità, con una denuncia formale firmata dal segretario provinciale Giovanni D’Ambra, parla di criticità strutturali, rischio clinico, stress per i lavoratori e possibile danno erariale.
Diffida l’Azienda e minaccia il ricorso alle autorità competenti.
I continui blocchi del software gestionale in uso nei laboratori analisi dei presidi ospedalieri salentini, soprattutto quello di Casarano, stanno provocando gravi disservizi, con pesanti ricadute sull’utenza e sul personale sanitario.
A denunciarlo è la Federazione CISAL Sanità di Lecce, che con una nota ufficiale indirizzata ai vertici aziendali, alla Regione Puglia e agli organismi di controllo, parla apertamente di una situazione «non più archiviabile come disservizio occasionale».
Secondo quanto segnalato dal Segretario Generale Provinciale Giovanni D’Ambra, i malfunzionamenti del sistema informatico starebbero compromettendo la normale attività dei laboratori, in particolare presso l’ospedale di Casarano, struttura che serve un vasto bacino di utenza del sud Salento.
«I continui crash del software stanno mettendo a rischio la tempestiva refertazione e la tracciabilità dei campioni biologici, con potenziali gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini», afferma D’Ambra.
Tra le criticità segnalate figurano il contingentamento dei prelievi, le lunghe file ai CUP, le prenotazioni bloccate e il rinvio a domicilio di centinaia di pazienti, spesso fragili o con difficoltà motorie.
Una situazione che, secondo il sindacato, scarica ancora una volta sui lavoratori il peso dei disservizi.
«Gli operatori sono sottoposti a uno stress lavoro-correlato insostenibile, costretti a gestire proteste, disagi e l’ansia di non poter svolgere correttamente il proprio lavoro», sottolinea il segretario CISAL.
La denuncia punta il dito anche contro la gestione complessiva dei sistemi informatici aziendali, definiti vulnerabili e strutturalmente inadeguati, nonostante gli ingenti fondi pubblici investiti per la digitalizzazione.
«Si annunciano cambiamenti tecnologici come grandi progressi, ma senza verificarne funzionalità, usabilità, sicurezza dei dati e interoperabilità. Così la digitalizzazione diventa un’involuzione che compromette le basi dell’assistenza sanitaria», accusa D’Ambra.
Nel mirino anche le difficoltà di accesso al sito istituzionale dell’ASL Lecce, spesso non raggiungibile perché “in manutenzione”, con ulteriori disagi per cittadini e dipendenti.
La CISAL Sanità chiede chiarimenti al Collegio Sindacale su eventuali profili di danno erariale, al Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione sulla valutazione dello stress lavoro-correlato e denuncia una possibile violazione del CCNL Sanità per la mancata informazione preventiva alle organizzazioni sindacali sull’introduzione del nuovo software.
Con una formale diffida, il sindacato chiede il ripristino immediato della piena funzionalità dei sistemi, l’attivazione di punti di prenotazione e pagamento ticket direttamente nei laboratori, e un’informativa dettagliata entro sette giorni sulle cause dei disservizi e sulle eventuali penali applicate al fornitore.
«In assenza di risposte concrete ci riserviamo di adire le autorità competenti, dall’Ispettorato del Lavoro al Ministero della Salute fino alla Corte dei Conti», conclude D’Ambra.
📍 Segui il Gallo
Live News su WhatsApp 👉 clicca qui
Attualità
Controlli della velocità sulle strade provinciali: il calendario di febbraio
Autovelox, telelaser e postazioni fisse: tutti i giorni, le strade e gli orari dei controlli: la Polizia provinciale ha reso noto il piano di prevenzione e controllo della velocità per il prossimo mese. I controlli interesseranno numerose strade provinciali del territorio, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la sicurezza stradale e ridurre il numero di incidenti
📍 Segui il Gallo
Live News su WhatsApp 👉 clicca qui
La Polizia provinciale ha ufficializzato il calendario dei controlli elettronici della velocità che saranno effettuati nel mese di febbraio sulle principali strade provinciali.
Il piano di prevenzione prevede l’impiego di autovelox mobili, telelaser e postazioni fisse di controllo, operativi secondo un calendario giornaliero e in fasce orarie prestabilite.
I controlli, programmati e resi pubblici in anticipo come previsto dalla normativa vigente, hanno una finalità principalmente preventiva e mirano a sensibilizzare gli automobilisti al rispetto dei limiti di velocità, contribuendo così a migliorare la sicurezza della circolazione.
📍 Calendario controlli con AUTOVELOX – Febbraio 2026
Orario: dalle 7 alle 19
| Data | Strada provinciale | Tratto |
|---|---|---|
| 01/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 02/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 03/02 | S.P. 72 | Ugento – Casarano |
| 04/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 05/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 06/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 07/02 | S.P. 72 | Casarano – Ugento |
| 08/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 09/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 10/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 11/02 | S.P. 72 | Ugento – Casarano |
| 12/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 13/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 14/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 15/02 | S.P. 72 | Casarano – Ugento |
| 16/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 17/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 18/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 19/02 | S.P. 72 | Ugento – Casarano |
| 20/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 21/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 22/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 23/02 | S.P. 72 | Casarano – Ugento |
| 24/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 25/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
| 26/02 | S.P. 297 | Melendugno – Torre dell’Orso |
| 27/02 | S.P. 362 | Lecce – Galatina |
| 28/02 | S.P. 18 | Galatina – Copertino |
🚓 Postazioni fisse di controllo della velocità
Attive tutti i giorni, festivi compresi – h24
| Strada | Tratto | Chilometrica | Orario |
|---|---|---|---|
| S.P. 04 | Lecce – Novoli | Km 5+760 direzione Lecce | 00:00 – 24:00 |
🎯 Calendario controlli con TELELASER – Febbraio 2026
Orario: dalle 7 alle 19
| Data | Strada provinciale | Tratto |
|---|---|---|
| 01/02 | S.P. 87 – 358 | Otranto – Santa Cesarea Terme |
| 02/02 | S.P. 15 | Veglie – Novoli |
| 03/02 | S.P. 112 | Nardò – S.P. 359 |
| 04/02 | S.P. 367 | Mediana del Salento |
| 05/02 | S.P. 236 | Surbo – Casalabate |
| 06/02 | S.P. 100 | Squinzano – Casalabate |
| 07/02 | S.P. 87 | Otranto – Porto Badisco |
| 08/02 | S.P. 21 | Leverano – Porto Cesareo |
| 09/02 | S.P. 102 | Campi Salentina – San Donaci |
| 10/02 | S.P. 100 | Squinzano – Casalabate |
| 11/02 | S.P. 193 | Presicce – Lido Marini |
| 12/02 | S.P. 87 – 358 | Otranto – Santa Cesarea Terme |
| 13/02 | S.P. 48 | Martano – Soleto |
| 14/02 | S.P. 21 | Leverano – Porto Cesareo |
| 15/02 | S.P. 87 | Otranto – Porto Badisco |
| 16/02 | S.P. 15 | Veglie – Novoli |
| 17/02 | S.P. 236 | Surbo – Casalabate |
| 18/02 | S.P. 102 | Campi Salentina – San Donaci |
| 19/02 | S.P. 100 | Squinzano – Casalabate |
| 20/02 | S.P. 17 | Nardò – SS 101 |
| 21/02 | S.P. 87 – 358 | Otranto – Santa Cesarea Terme |
| 22/02 | S.P. 90 | Galatone – Santa Maria al Bagno |
| 23/02 | S.P. 112 | Nardò – S.P. 359 |
| 24/02 | S.P. 236 | Surbo – Casalabate |
| 25/02 | S.P. 87 – 358 | Otranto – Santa Cesarea Terme |
| 26/02 | S.P. 90 | Galatone – Santa Maria al Bagno |
| 27/02 | S.P. 367 | Mediana del Salento |
| 28/02 | S.P. 100 | Squinzano – Casalabate |
🚦 Un invito alla prudenza
La Polizia provinciale invita tutti gli automobilisti a rispettare i limiti di velocità, adottare comportamenti di guida responsabili e prestare attenzione alla segnaletica stradale, ricordando che la sicurezza sulle strade dipende prima di tutto dal comportamento di ciascuno.
Attualità
La Panchina sVasoQuattro: simbolo di legalità, comunità e dialogo
Una panchina come luogo di incontro, ascolto e condivisione dei valori della legalità. È questo il significato profondo della “Panchina sVasoQuattro”, l’opera realizzata dagli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Enrico Medi” di Galatone e destinata al Comando Compagnia Carabinieri di Gallipoli. Un progetto che unisce creatività, cittadinanza attiva e dialogo tra giovani e Arma dei Carabinieri
Promuovere la cultura della legalità attraverso un gesto concreto e altamente simbolico.
È l’obiettivo del progetto “La Panchina sVasoQuattro”, accolto con profonda gratitudine dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Lecce, frutto del percorso educativo e creativo portato avanti dagli studenti dell’Istituto “Enrico Medi” di Galatone.
L’iniziativa nasce nell’ambito degli incontri formativi che, nel corso dell’anno scolastico, hanno visto protagonisti gli alunni dell’istituto e i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri.
Momenti di confronto dedicati ai temi della legalità, della tutela del territorio, del rispetto delle regole e del ruolo delle Istituzioni nella vita democratica del Paese.
Occasioni preziose che hanno contribuito a rafforzare nei giovani il senso civico e la consapevolezza di una cittadinanza responsabile e partecipe.
Da questo dialogo continuo, sostenuto con convinzione dalla dirigente scolastica Annamaria Campa e dal referente di sede Gianluigi Antonaci, è maturata l’idea di trasformare la riflessione in un segno tangibile di riconoscenza verso chi opera quotidianamente per la sicurezza della collettività.
All’interno del laboratorio di Grafica dell’indirizzo “Made in Italy”, gli studenti hanno così ideato e progettato una panchina dal forte valore sociale.
“La Panchina sVasoQuattro” non è solo un arredo urbano, ma un vero e proprio spazio simbolico di incontro e inclusione.
La struttura, a composizione modulare, richiama solidità ed equilibrio attraverso una forma quadrilatera, mentre lo stile moderno si esprime con geometrie essenziali.
Quattro parallelepipedi rettangolari fungono da contenitori floreali e da supporto alle sedute in legno, sostenute da elementi cubici in ferro.
La disposizione volutamente disallineata dei moduli dona dinamismo all’opera, al centro della quale trova posto un totem circolare con l’emblema dell’Arma dei Carabinieri.
Anche la scelta dei materiali racconta un messaggio preciso: il legno, simbolo di vita, continuità e legame con la natura, si unisce al ferro, emblema di forza, determinazione e resistenza.
Un connubio che rappresenta efficacemente l’equilibrio tra accoglienza e fermezza, valori che caratterizzano la missione della Benemerita.
Il progetto è stato realizzato grazie all’impegno degli studenti e alla guida deigli insegnanti Salvatore Papa e Daniele Seclì, con la collaborazione delle officine DAC e dell’artista e scultore del ferro Daniele Dell’Angelo Custode.
Un lavoro corale che dimostra come la sinergia tra scuola, territorio e Istituzioni possa generare iniziative di alto valore educativo e sociale.
Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Lecce ha espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa, definendola un esempio virtuoso di collaborazione e un segnale concreto di come i valori della legalità e del rispetto possano tradursi in gesti reali, capaci di parlare alla comunità e alle nuove generazioni.
📍 Segui il Gallo
Live News su WhatsApp 👉 clicca qui
-
Alessano3 settimane faMaserati contro Renault sulla statale: perde la vita professore di Alessano
-
Cronaca4 settimane faLite a Tricase: uomo ferito al volto
-
Cronaca4 settimane fa59enne perde la vita in un incidente dopo il turno di lavoro
-
Alessano2 settimane faScontro mortale tra Alessano e Lucugnano, positivo all’alcoltest conducente della Maserati
-
Cronaca3 settimane faVigilante salentino morto per il freddo su cantiere Olimpiadi a Cortina
-
Cronaca2 settimane faI NAS sequestrano oltre 9 quintali di alimenti
-
Campi Salentina4 settimane fa24enne perde la vita in un tragico incidente
-
Attualità4 settimane faCastro, caduto il sindaco Fersini si insedia il commissario Papa




