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Lecce

Corvino miglior “Diesse” d’Italia

Il salentino sarà premiato il prossimo 21 marzo da Claudio Pasqualin a Palermo

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Pantaleo Corvino, responsabile dell’Area Tecnica del Lecce, è il miglior direttore sportivo d’Italia.


E per questo il Direttore sportivo, originario di Vernole, riceverà il premio “Una vita per il calcio” il prossimo 21 marzo a Palermo in occasione di una manifestazione organizzata da Conference403 e patrocinata da AvvocatiCalcio presso Villa Lampedusa e i cui dettagli saranno resi noti successivamente.

A consegnare il premio sarà l’avvocato Claudio Pasqualin, presidente onorario dell’organizzazione.


Casarano

Rifiuti illecitamente smaltiti e bruciati

Tre operazioni della Polizia Provinciale a Nardò, nell’hinterland leccese e a Casarano scaturita da segnalazioni di cittadini allarmati dalle emissioni malodoranti prodotte dalla combustione dei rifiuti

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Nell’ambito delle attività di controllo e tutela ambientale (svolte in attuazione del “Protocollo d’intesa per il potenziamento dei servizi di contrasto dell’abbandono di rifiuti nel territorio della provincia di Lecce”, sottoscritto in Prefettura nel gennaio 2025), gli agenti della Polizia Provinciale, guidati del comandante Alessandro Guerrieri, hanno accertato una pluralità di condotte illecite nella gestione dei rifiuti.

Si tratta di condotte particolarmente gravi, che generano anche allarme sociale derivante dalle emissioni maleodoranti prodotte dalla combustione dei rifiuti, che spesso raggiungono le aree abitate nelle ore serali e notturne.

L’attività di controllo, che ha riguardato varie zone del territorio provinciale ed è scaturita da segnalazioni di cittadini, ha consentito di individuare, grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici (apparecchiature elettroniche di videosorveglianza e droni in dotazione al comando), i responsabili delle attività di raccolta, trasporto, deposito ed incenerimento di rifiuti, svolte in assenza delle necessarie autorizzazioni.

Nel primo caso, è stato possibile accertare che in una cava in agro di Nardò, confinante con le zone agricole di Porto Cesareo e Leverano, venivano stoccati illegalmente ingenti quantità di rifiuti ferrosi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), materiale di risulta proveniente dal settore edile, nonché scarti di potatura e rifiuti legnosi; questi ultimi, una volta accumulati, venivano inceneriti.

L’area della cava è stata monitorata per diverse settimane con sistemi video installati ad hoc dalla Polizia Giudiziaria, avvalendosi anche del drone in dotazione al Corpo e con ripetuti appostamenti.

L’attività di indagine ha consentito di documentare tutte le varie fasi della gestione illecita dei rifiuti.

In particolare, le rilevazioni video, effettuate ininterrottamente per circa mille ore, hanno permesso al personale della Polizia Provinciale di comprovare l’uso improprio della cava, utilizzata per lo stoccaggio e il successivo smaltimento illecito di rifiuti.

L’incenerimento avveniva spesso durante le ore notturne ed è stato possibile appurare che tra i rifiuti combusti vi erano anche carcasse di animali di piccola taglia, presumibilmente ovini morti.

L’area di cava, di circa 6mila metri quadri, con i rifiuti rinvenuti, nonché i mezzi utilizzati per il trasporto, è stata sottoposta a sequestro preventivo, al fine di impedire il protrarsi dell’illecito e tutelare l’ambiente circostante.

La seconda attività è stata espletata nell’hinterland di Lecce, a seguito di esposto di molteplici cittadini esasperati dagli odori nauseabondi di rifiuti bruciati percepiti nelle ore serali.

All’esito di attività di indagine è stata accertata, su area agricola avente un’estensione di oltre 3mila mq, un’attività costante e ripetuta di combustione di ingenti quantità di rifiuti pericolosi e non di varia natura del tipo RAEE, vetro, plastica, metallo ed anche in questo caso carcasse di animali.

L’area utilizzata per lo smaltimento illecito, come pure l’autocarro utilizzato per il trasporto dei rifiuti, è stata sottoposta a sequestro, contestando la gestione illecita di rifiuti al proprietario del lotto e dell’autocarro, procedendo anche al ritiro della patente di guida come previsto dalla normativa attualmente vigente.

Ulteriore attività, effettuata in stretta sinergia con la Polizia Locale di Casarano, ha portato all’individuazione di diverse persone dedite all’abbandono illecito di rifiuti di varia natura, sia domestici che speciali, in un’area agricola periferica dell’abitato di Casarano, particolarmente degradata ed interessata anche da attività di incenerimento degli stessi rifiuti abbandonati.

Tutti coloro individuati come autori delle suddette condotte illecite sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria competente e sono in corso ulteriori accertamenti per verificare eventuali responsabilità aggiuntive e per ricostruire l’intera filiera di gestione dei rifiuti, illecitamente smaltiti.

Parallelamente, sono state interessate le amministrazioni comunali competenti ad adottare l’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi.

La Polizia Provinciale prosegue così, con l’apporto quotidiano di tutti gli operatori ed in collaborazione con le Polizie Locali dei Comuni della provincia, l’attività di vigilanza ambientale e di contrasto di reati in materia di rifiuti, confermando il proprio impegno nella tutela del territorio, dell’ambiente e della salute dei cittadini.

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Cronaca

Arrestato latitante

I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce hanno rintracciato e tratto in arresto un cittadino di origini albanesi, latitante in campo internazionale

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I finanzieri del GICO del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Lecce, nel corso di un’attività info-investigativa,  hanno rintracciato e tratto in arresto un cittadino di origini albanesi, latitante in campo internazionale.

In particolare i militari, alla vista dell’uomo, lo hanno fermato e successivamente gli hanno notificato il provvedimento di arresto provvisorio ai fini estradizionali verso l’Albania, in quanto colpito da mandato di cattura emessodal Tribunale Penale di Lushnja, dovendo scontare la pena di 2 anni di reclusione per possesso di armi ed esplosivi.

I fatti, avvennuti all’interno di un bar albanese, risalgono al dicembre 2015.

La successiva perquisizione domiciliare ha consentito di rinvenire una pistola calibro 7.65 con matricola abrasa e con caricatore inserito contenente quattro colpi, oltre a documenti di riconoscimento falsi che gli avevano consentito di coprire la latitanza.

Per tale ultima ragione il cittadino albanese è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Brindisi, territorialmente competente (l’uom è stato arrestato a Fasano, NdR), per detenzione abusiva di armi e munizioni nel territorio nazionale, e condotto presso la casa circondariale di Brindisi, in attesa di giudizio.

Al momento sono al vaglio anche le responsabilità ascrivibili in capo ad una connazionale albanese, che avrebbe offerto ospitalità nella propria abitazione al ricercato.

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Cronaca

Truffavano anziane da Padova fino al Salento

La Guardia di Finanza ha smantellato un’organizzazione a delinquere finalizzata alle estorsioni e alle truffe a donne anziane. Dieci indagati. In corso arresti, perquisizioni e sequestri per 2,5 milioni di euro. Oltre 1.200 le vittime

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Dall’alba di questa mattina, oltre 70 militari del Comando Provinciale di Padova, con il supporto dei Reparti competenti per territorio, stanno eseguendo cinque misure cautelari personali, di cui una in carcere e due degli arresti domiciliari nonché un sequestro preventivo del profitto dei reati di 2,5 milioni di euro all’esito di una complessa attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica patavina e finalizzata a tutelare le fasce deboli della popolazione, a perseguire gli indebiti arricchimenti e a contrastare le condotte di estorsione e riciclaggio dei proventi illeciti.

In particolare, i Finanzieri del Gruppo Padova hanno disarticolato una strutturata associazione a delinquere – radicata nel padovano ma attiva in numerose località del territorio nazionale – finalizzata a commettere una serie indefinita di estorsioni e truffe a donne anziane, occupandosi poi di riciclare i profitti illeciti in beni di lusso.

Dieci persone, tutte di nazionalità italiana, sono state denunciate alla locale Procura della Repubblica, cinque delle quali, domiciliate nel padovano, destinatarie di misure cautelari personali disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, il quale ha altresì ordinato il sequestro dei profitti illeciti, quantificati in 2,5 milioni di euro.

In dettaglio, per il capo dell’associazione a delinquere, è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i due più stretti collaboratori gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e per altri due principali indagati l’obbligo di dimora con divieto di allontanarsi dal proprio comune di residenza in orario notturno e obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria.

Sono in corso perquisizioni nei confronti di tutti i componenti dell’organizzazione criminale, nonché presso la società al centro delle indagini attiva nel settore delle vendite “porta a porta”, avente sede legale nel veneziano e sede operativa nell’hinterland padovano.

Acquisizioni documentali sono inoltre in fase di esecuzione presso diverse società, con sedi nelle province di Roma, Treviso, Mantova e Lecce, anch’esse attive nel settore delle vendite a domicilio e ritenute conniventi con l’impresa padovana nel trasferirsi tra loro elenchi di potenziali vittime.

Si sta procedendo, altresì, a cautelare immobili, autovetture, cassette di sicurezza, conti correnti, disponibilità finanziarie, denaro contante, beni di lusso, quali orologi, gioielli, capi d’abbigliamento e accessori, fino a concorrenza del profitto del reato ad oggi quantificato.

Le indagini hanno avuto origine dall’ordinario controllo economico del territorio, durante il quale è stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso.

Gli accertamenti eseguiti sul loro conto hanno sin da subito fatto emergere evidenti incongruenze tra quanto dichiarato all’Amministrazione Finanziaria e il tenore di vita, nonché anomalie nella clientela della società da loro amministrata, composta integralmente da donne ultrasessantenni.

Le testimonianze raccolte da alcune di esse, sfociate anche in denunce, hanno delineato il modo d’agire degli indagati che, sulla scorta di elenchi nominativi comprati da altre società operanti nel medesimo settore, quasi quotidianamente, avvalendosi di una rete di agenti di vendita, battevano, in modalità “porta a porta” specifiche aree territoriali, già consapevoli di trovare, in alcune abitazioni, anziani, casalinghe, pensionati e persone “sole”.

Con grande abilità di persuasione riuscivano ad accedere alle abitazioni private e, qui, rendevano edotte le vittime che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.

L’acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l’accensione di un finanziamento presso primarie società di credito al consumo.

In alcuni casi, i venditori porta a porta, diversi di loro già gravati da precedenti, si sono ripresentati a distanza di alcuni mesi a casa delle vittime più vulnerabili e più facili da convincere, costringendole ad ordinare ulteriori articoli per la casa e rimodulare il finanziamento già attivato in precedenza che aumentava cosi nell’importo delle rate e nella durata. Eclatante il caso di una vittima del padovano che in soli tre anni ha ricevuto quattro visite degli accaniti venditori ed è stata obbligata ad acquistare prodotti, ivi incluso un dispositivo per magnetoterapia, per complessivi 22.000 euro, oltre a 3.000 euro di interessi del finanziamento prolungato fino al 2030.

In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di adire le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l’obbligo di ulteriori acquisti: da qui la contestata condotta di estorsione.

Molte casalinghe, alla luce della pervicacia e insistenza degli indagati, che dinanzi a loro inscenavano anche finte telefonate con sedicenti responsabili delle aziende con cui erano stati stipulati i pregressi contratti, sono cadute nella rete del gruppo delinquenziale, sottoscrivendo, loro malgrado, nuovi ordini di acquisto, pur non avendone alcuna necessità e al solo fine di liberarsi dell’oppressione esercitata dai venditori presentatisi nelle loro abitazioni.

Più di 1200 sono le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Urbino, Pavia, Perugia, Pesaro, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.

I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, hanno consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze da sogno, frequentazione di raffinati ristoranti, acquisti di abbigliamento ed accessori presso le più famose maison di alta moda, noleggio di autovetture di lusso quali Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.

La complessa indagine della Guardia di Finanza di Padova, svolta in piena sinergia con la locale Magistratura, e nel cui ambito è stato acquisito un solido quadro investigativo, ha permesso di bloccare l’operato di uno spregiudicato sodalizio criminale, a tutela delle fasce deboli della popolazione e a contrasto delle condotte di estorsione, truffa e riciclaggio dei proventi illeciti, reati di cui ora dovranno rispondere i responsabili.

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