Concita De Gregorio stasera a Vignacastrisi

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Concita De Gregorio, giornalista, conduttrice televisiva e scrittrice, sarà ospite della rassegna Incontri d’Autore, organizzata dal Comune di Ortelle e dal Comitato di Gestione della Biblioteca “Maria Paiano” di Vignacastrisi, con il coordinamento di Pasquale De Santis.

Concita De Gregorio, presenta, lunedì 28 maggio alle ore 19.30, il libro “Chi sono io?” in cui riflette su identità e reputazione: dove finisce una, dove inizia l’altra, quando e come una ha preso il sopravvento sull’altra (nei selfie è la reputazione a dominare, i like ricevuti). Più interessata all’identità e alle sue espressioni, De Gregorio analizza gli autoritratti di molti fotografi, tentando di capirne l’intenzione. Nella sua ricerca scopre che l’attitudine all’autoritratto è prevalentemente femminile. Non solo: «L’autoritratto è stato per ciascuna di loro il viaggio verso il luogo del delitto. La strada per tornare là dove tutto è cominciato, o finito: il punto che rende ciascuna quello che è diventata». Individuando le ricorrenze da artista a artista, da foto a foto, De Gregorio porta alla luce un discorso trasversale sull’identità femminile. Il doppio, il colore rosso, il corpo nudo, il tempo, la madre (in assenza e in presenza) sono ossessioni che tornano in ciascuna fotografa.

Chi sono io?  è l’ulteriore tappa di un lavoro in divenire che Concita De Gregorio ha iniziato con Cosa pensano le ragazze (libro edito da Einaudi Stile libero, progetto web, infine documentario — Lievito Madre, con Esmeralda Calabria). Un lavoro che mira ad aggiornare il concetto di ragazze in una specie di censimento accurato che piano piano include tutte, bambine, anziane, studentesse, madri, commesse, intellettuali, operaie, modelle, impiegate. Attraverso modelli di donna lontanissimi tra loro, Concita De Gregorio ci dice che i modelli sono milioni, e altrettanti ce ne possiamo inventare. L’opera aperta della De Gregorio non solo è uno studio antropologico fondamentale per chi nel futuro cercherà di conoscere i nostri anni, ma anche il gesto più femminista del nostro presente.

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