“Avete permesso che avvelenassero indisturbati mezzo Salento”

Grazie alla trascrizione integrale di Salute Salento riportiamo gli stralci più importanti dell’appassionato intervento del sostituto procuratore della Repubblica, Elsa Valeria Mignone che presso il Polo didattico della Asl, alla presenza dei sindaci, ha illustrato la situazione del Salento vittima di “operatori spregiudicati”, che hanno potuto operare indisturbati per la “disattenzione e la complicità di alcuni amministratori che avrebbero dovuto controllare”.

Sono contenta”, ha detto il Magistrato, “che quello che per lungo tempo è stato un allarme isolato della Procura della Repubblica e di pochi medici attenti a quello che avveniva sul territorio sia ormai condiviso. Ma vi dico anche oggi non c’è niente di immutato rispetto a quello che esisteva 20 anni fa. Mi sembra assurdo che oggi ci sia questo allarme diffuso perché il mio indagato principale da 20 anni (Gianluigi Rosafio) ci viene a dire che nella discarica di Burgesi sono stati scaricati 600 fusti. Io vi invito ad essere attenti”, ha detto rivolgendosi in particolar modo agli amministratori, “a prestare al territorio quell’attenzione che non è stata prestata per 25 anni. Scusate se ribadisco questo concetto: quello che c’è nella discarica Burgesi è noto da 25 anni. Da 25 anni la magistratura che in questo caso ancora una volta, consentitemi, ha esercitato un ruolo di supplenza rispetto a quello che doveva essere un ordinario controllo, ha accertato che quella discarica non veniva ben coltivata. Le discariche non ben coltivate è difficile poi che siano sanate. Uso questo termine, come un organismo. Un organismo che venga trattato male, che non venga curato nel corso della vita, in vecchiaia decade in maniera piuttosto rapida ed è difficile che possa in qualche modo essere sanato.  Una discarica non coltivata bene è una discarica che continuerà a produrre danni all’infinito. E mi sembra strano che proprio nel momento in cui dovevano essere pagati dei costi per la caratterizzazione del rifiuto e per la bonifica di una discarica mal coltivata il problema passi sulla collettività. Mi sembra strano che vi siano degli introiti per gli imprenditori che hanno sfruttato le discariche per 20 – 25 – 30 anni e al momento in cui devono pagare una parte dei costi, questi passino sulla collettività. Scusate, ma non c’è un contratto per la discarica? Qual è il contratto? Il Comune di Ugento ha stilato un contratto? Sono problemi che la magistratura non sa come gestire. Può fotografare lo stato di quella discarica ormai abbandonata da 20 anni dove ci sono presenza di ceneri radioattive, di ceneri importanti, ma non può imporre le bonifiche. Nel momento in cui doveva essere bonificata è subentrato un contratto rispetto a quello precedente e la bonifica è passata in carico alla collettività. Anzitutto io vorrei capire questo arcano. Com’è che i profitti siano delle imprese che gestiscono la discarica e i costi gravano sulla collettività?”.

“Disattenzione quando non complicità…”

Il Sostituto Procuratore della Repubblica Valeria Mignone

Il Sostituto Procuratore della Repubblica Valeria Mignone

Valeria Mignone non le manda certo a dire: “Sulla discarica di Burgesi l’imprenditore, a 30 anni di distanza dell’accertamento dei fatti, dice che sono sepolti 600 fusti contenenti Pcb. Questa è una questione generalizzata come è  generalizzata la frequenza sul nostro territorio di discariche che non sono state monitorate. La Procura lanciava il suo grido d’allarme per le ordinanze contingibili e urgenti degli anni ’90, grido di allarme rimasto inascoltato”, chiaro al riferimento ai primi cittadini del territorio, “ed ora in che cosa si è trasformato? In una minaccia seria per il territorio. Perché non c’è solo la Burgesi. Non dimenticate le discariche sotterrate sulla strada statale 275. Non è che la Burgesi produce il cancro e le altre non ne producano. Soprattutto perché abbiamo dimostrato che in quelle discariche non ci sono rifiuti assimilabili agli urbani, ma rifiuti speciali provenienti dalle industrie calzaturiere. Abbiamo le etichette delle industrie. Le discariche tombate che continuano a lavorare. Ci stiamo tanto focalizzando sulla Burgesi, ma il nostro territorio siede su una serie di discariche sotterranee. Il fatto che siano state scoperte queste sulla 275 è solo perché sono andata a controllare il percorso della 275. Quindi c’è stato un controllo penetrante e abbiamo scoperto che c’erano  queste discariche sotterrate . Ma questo non vuol dire che siano le uniche. Perché? Perché c’è stata disattenzione. Quando non diciamo una complicità. Perché ciascun amministratore, deve sapere che cosa c’è sul suo territorio. Ci sono stati fondi europei per la bonifica delle discariche. Ma le nostre non sono state neanche denunciate. Finalmente ci accorgiamo di non avere avuto per 30 anni attenzione sul territorio”.

Sotto la 275 “collanti, vernici… c’è di tutto!

Poi il monito agli amministratori: “Ogni sindaco deve sapere che fine hanno fatto quelle discariche che per anni sono state mantenute in piedi con ordinanze contigibili e urgenti. È necessario un vero e proprio lavoro di emersione per questi fenomeni… sotterrati. Quando gli operai lavoravano nel fotovoltaico su una delle discariche che era sulla 275 (l’unica che è stata messa in sicurezza perché l’impresa del fotovoltaico ha un interesse a sfruttare l’area e quindi a metterla in sicurezza)”, ha raccontato, “pensavano che sotto ci fosse l’inferno. Perché mentre lavoravano usciva il calore dei rifiuti che producono gas, biogas, con il percolato che scende nella falda. E che percolato è? Non di rifiuti solidi urbani o assimilabili, ma di collanti, vernici… c’è di tutto!”.

Conflittualità  fra eccessivo profitto dell’impresa e tutela dell’ambiente

Poi il Magistrato ha puntato il dito su “quella zona rossa (un’area compresa tra Galatina e Maglie) dove dovrebbe essere la ricaduta famosissima, forse anche dell’Ilva e quant’altro”. E utilizzando l’esempio dell’Ilva di Taranto chiarisce il suo pensiero totalmente condivisibile: “La contrapposizione non è fra posti di lavoro e tutela della salute, ma fra eccessivo profitto degli imprenditori e salute: l’eccessivo arricchimento dei Riva ha prodotto il cancro. Dare posti di lavoro non significa che gli operai devono ammalarsi perché non vengono adeguati gli impianti,  perché non c’è prevenzione, anche interna dell’azienda. Quello che voglio dire è che l’impresa non spende nella prevenzione degli infortuni sul lavoro, non spende per garantire una migliore qualità dell’aria, per garantire che quelle misure legislativamente previste a protezione dell’ambiente siano adottate”. Quindi “la conflittualità è fra eccessivo profitto dell’impresa e tutela dell’ambiente”.

Cementifici, calcifici e quant’altro privi delle strumentazioni per la misurazione delle emissioni

La Mignone ha fotografato l’attuale situazione del Salento: “Ho cercato di valutare le emissioni sul territorio e ho chiesto alla sezione di Pg della Forestale di farmi fare un monitoraggio degli insediamenti produttivi. Ce ne sono una miriade. Il nostro inquinamento non è tanto quello di grossi impianti, ma di una serie di piccoli impianti sparsi sul territorio. Un esempio: le centrali a biomasse, i sindaci dicono sì, ben vengano. Bene, tutte le centrali a biomasse che hanno formato oggetto di indagine della Procura con consulenza, vanno a digestato (sottoprodotto di rifiuti pericolosi e speciali, Ndr), cioè  bruciano rifiuti. Quelle centrali a biomasse che vi mettete sul territorio, cari sindaci, sono insediamenti produttivi che però sono andati in Scia e in valutazione di impatto ambientale. Chi controlla? È possibile che il controllo sia riservato solo alla Magistratura? Ogni cosa che interviene sul vostro territorio deve essere monitorata. E che cosa sono andata ad individuare in insediamenti tipo cementifici, calcifici e quant’altro? Che nessuno di questi ha le strumentazioni per la misurazione delle emissioni. Addirittura non hanno nemmeno le scale che consentano di accedere alla misurazione…”.

Il Magistrato ha richiamato ancora i sindaci a controllare: “Mi pare di poter dire che la gente nel Salento muore di cancro ma come facciamo a capire perché se le fonti del male non sono censite? Se non sappiamo cosa succede sul nostro territorio?”.

“I trasformatori dell’Enel dismessi venivano portati ad Ugento”

pcbLa Mignone è tornata sulla questione Burgesi, “per fare chiarezza una volta per tutte: esce fuori questo inquinatore e dice quello che era stato già accertato non solo nel 2000 sulla discarica Burgesi, ma nel corso di tutti questi anni. Sappiamo da tempo che nella Monteco c’è il Pcb. A poco interessa sapere se sia quel Pcb che abbiamo trovato proveniente dai fusti o sia invece proveniente dal materiale particellare solido che in quella discarica scaricarono con un documento falso di un chimico che aveva attestato trattarsi di rifiuto solido urbano. Quindi formalmente e non in maniera occultata la discarica si è preso tutto il rifiuto particellare solido, tutti i rifiuti della filtrazione della Sea Marconi, un’azienda che aveva il brevetto per la de-alogenazione dei trasformatori dell’Enel. Questo vuol dire che tutti i trasformatori dell’Enel che altro non sono che rifiuto, venivano portati ad Ugento, ripuliti con questo processo di de-alogenazione e reimmessi. Però la Regione, all’epoca, decise che quello era un impianto di trattamento di rifiuti (un trasformatore di cui l’Enel si disfaceva, e secondo la direttiva europea è un rifiuto). Quindi non si è voluto sapere cosa che cosa fece la Sea Marconi, fino a quando gli imprenditori soccombenti rispetto al monopolio di questo imprenditore cardine, non ci hanno detto: guardate che tutti i territori da Acquarica, Ugento e Presicce, sono impregnati di rifiuti di quei processi di de- alogenazione. Qual è la novità? Quindi abbiamo la prima sentenza del 2000. I rifiuti stavano nelle zone di Acquarica, Ugento, Presicce, nella discarica abbandonata di Burgesi e nella Monteco. Le imputazioni sono andate per la maggior parte prescritte; all’epoca queste erano contravvenzioni e per fare un processo di questo genere, con fior fiori di avvocati, ci abbiamo messo 4 anni di perizie e controperizie. Però sono stati condannati per il danneggiamento che hanno procurato a quei terreni che sono stati bonificati, almeno per tutto ciò che era all’esterno della discarica Burgesi”.

E perché non intervenire sulla discarica? “Perché significava andare ad operare sull’unica discarica all’interno della quale venivano trattati i rifiuti. Quindi era una discarica attiva; era la discarica al servizio di molti Comuni e chiuderla…”.

Tornando su “gola profonda-Rosafio” la Mignone ci è andata ancora giù pesante: “A proposito di questo imprenditore che oggi dice che nella Burgesi ci sono i rifiuti: effettuava attività di trasporto, intermediazione e smaltimento di rifiuti prodotti dall’impianto di Sea Marconi residuati  dalla reazione di de alogenazione di materiale contenente Pcb, costituito da granulato. Prodotti della chimica fine e prodotti chimici non precisati altrimenti. In particolare materiale di infiltrazione contaminati da composti organici alogenati…”.

Ma nella discarica di Burgesi c’è dell’altro, “come confermano le indagini  nei confronti di quell’imprenditore che ha inquinato il Salento e che oggi è ritenuto attendibile e viene a parlarci di reati ormai prescritti. All’improvviso i Sindaci che, attenzione, a questo signore hanno continuato a dare appalti, nonostante fosse oggetto di indagini della Magistratura, hanno consentito di continuare a smaltire rifiuti anche attraverso altre imprese, l’ultima delle quali la Lombardi Ecologica, che operava nelle discariche con gli uomini e con i mezzi dell’imprenditore che inquinava, nei cui confronti, nel frattempo, c’era una misura interdittiva antimafia!”.

Se le amministrazioni non sono state sensibili a tutto questo”, continua nel suo j-accuse, “oggi non possiamo allarmarci perché abbiamo scoperto che nella discarica Burgesi c’è il Pcb. E nella Monteco di Ugento non ci troviamo solo Pcb. Il fatto che oggi il reato sia prescritto nei confronti di questo imprenditore-inquinatore non vuol dire che i reati non ci siano. Perché la Cassazione dice che il reato c’era e che in quei luoghi sono stati trattati rifiuti di tutti i tipi. Scarichi di rifiuti liquidi in aperta campagna e strade di pubblico transito, con smaltimento degli stessi all’interno della discarica Monteco di Ugento non autorizzata alla ricezione di rifiuti liquidi… effettuando prelievo dei reflui, talvolta pericolosi, da aggregamenti produttivi con successivo scarico degli stessi nella Monteco di Ugento: Mi chiedo dove fossero gli enti territoriali, dove fossero gli organi di controllo quando queste sentenze conclamavano questa realtà”.

“Costringiamo l’impresa a bonificare”

Poi il Magistrato si è rivolto ai sindaci per nulla tenera: “Oggi mi gridate al lupo, al lupo: non potete… è una morte annunciata quella del popolo salentino per la disattenzione del territorio. E allora non mi serve oggi andare a scavare nella discarica alla ricerca dei fusti.  Ma che mi interessa? Mi interessa sapere come deve essere bonificata. Mi interessa quello che deve essere fatto dall’impresa. La caratterizzazione del rifiuto e la bonifica è ricompresa per legge. Costi quel che costi. Perché sono loro che hanno inquinatoe questo non può gravare sulla collettività. È inutile allarmarsi, sono 30 anni che c’è questa situazione. E non succede solo a Burgesi, succede su tutto il territorio”.

Altra sferzata ai sindaci: “Le amministrazioni si sveglino, non può essere un compito delegato solo alla magistratura e alla Asl. La politica deve fare la sua parte, controllando quello che succede sul suo territorio. Non può gravare sulle spese della collettività quello che deve essere un risanamento, una bonifica contrattualmente prevista. Dopo di che se vogliono essere erogati fondi comunitari, regionali, ecc., per la bonifica…

“Ci hanno tolto persino le oloturie!”

oloturiaPer Valeria Mignone “ben venga il monitoraggio dei pozzi, che è l’unico modo per conoscere qual è lo stato attuale del territorio salentino, qualunque siano state le cause. L’unica cosa che emerge per migliorare lo stato del territorio salentino è la prevenzione. Che deve essere un’azione sinergica. Quindi andiamo certamente a vedere da dove vengono i danni, cerchiamo di capire, ma può essere che non vengano solo da lì. Se pensiamo di fermare la falesia che crolla al mare con un’ulteriore cementificazione e con altro carico urbanistico… Dalla Grecia, per esempio, l’intermediatore si è asservito alle imprese locali per rastrellare il nostro mare dalle oloturie. Non c’è più un oloturia nei nostri mari. Evidentemente perché anche in Grecia sanno che controlliamo poco il nostro Salento, anche in mare. In tutto l’Adriatico il fenomeno ha interessato solo le coste salentine. Ci vorranno 50 anni per ricostituire quell’humus. Questo significa che quel mare va verso l’eutrofizzazione perché le oloturie attivano un ricambio del mare. Vi sono paesi senza fogna ma continuiamo a costruire villaggi. Non siamo in grado di garantire che tutto questo carico urbanistico non vada poi va a finire in mare. Nessuno verifica che i pozzi delle fogne funzionino. Che i pozzi delle ville non siano stati sfondati. Certamente non può essere un monitoraggio della magistratura. Aumenta il carico urbanistico, la produttività e nel frattempo il mare va a morire.

Allora”, conclude, “svegliamoci e prestiamo attenzione al territorio e a quello che succede. Spendiamo in termini sanitari (le cure del cancro gravano sulla collettività) quello che risparmiamo in misure di attenzione sul territorio non costringendo al rispetto della legge e delle misure di protezione dell’ambiente”.

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