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Casarano

Colpo d’arma sfonda vetrina di un negozio gestito da cinesi

Con una biglia lanciata da un’arma giocattolo, probabilmente ad aria compressa o addirittura da una fionda

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Danneggiata la vetrina della porta di ingresso di un locale  di casalinghi gestito da cinesi a Racale.

Con una biglia lanciata da un’arma giocattolo, probabilmente ad aria compressa o addirittura da una fionda, ignoti sono riusciti a sfondare la vetrina del negozio.

Sono in corso gli accertamenti da parte dei militari della stazione di Racale.

All’interno del locale non sono presenti telecamere, ma verranno acquisite le immagini di quelle  presenti nella zona per risalire all’identità dei danneggiatori.

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Casarano

Agguato mafioso a Casarano: un arresto

Fermato il presunto esecutore del tentato omicidio dello scorso 25 ottobre a colpi di kalashnikov

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A Casarano, ieri sera intorno alle ore 21,30, i carabinieri del nucleo investigativo del reparto operativo del comando provinciale di Lecce, hanno dato esecuzione al fermo emesso dalla dda di lecce nei confronti di Giuseppe Moscara.

Il 24enne pluripregiudicato del luogo, affiliato alla cosca “Montedoro”, è ritenuto essere l’esecutore materiale del tentato omicidio perpetrato a Casarano il 25 ottobre scorso ai danni di Antonio Amin Afendi , definito dalle forze dell’ordine astro nascente del clan avverso dei “Potenza”, avendo ereditato la reggenza in seguito all’omicidio del capo indiscusso, Augustino Potenza, assassinato nel 2016.

Il provvedimento reca altresì connesse fattispecie delittuose, date essenzialmente dalla detenzione di armi (kalashnikov e fucile a pallettoni utilizzati per compiere il delitto), dall’incendio del mezzo usato per il medesimo fine, etc.

Espletate le formalità di rito, Moscara è stato associato alla locale casa circondariale.

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Casarano

Casarano: siglato “Patto per la sicurezza urbana”

E per la sicurezza integrata, lo sviluppo del territorio e la
promozione di un sistema di sicurezza partecipata

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È stato siglato venerdì, nel Salone degli Specchi della Prefettura, il “Patto per
la sicurezza urbana, per la sicurezza integrata, per lo sviluppo del territorio e per la
promozione di un sistema di sicurezza partecipata” della città di Casarano. Il documento,
elaborato sulla base delle direttive del Ministero dell’Interno in materia di sicurezza
delle città, prevede un processo complesso di partecipazione alla gestione della
sicurezza ai diversi livelli della realtà casaranese, perseguendo la finalità di incrementare
i servizi di controllo e di valorizzazione delle specificità socio-economiche, ponendo le
basi per uno sviluppo sano del territorio.
Nel corso della cerimonia, alla quale hanno partecipato le massime Autorità provinciali,
il Prefetto di Lecce, Maria Teresa Cucinotta, ha sottolineato la soddisfazione per l’unità
di intenti sottesa nel documento pattizio e ha rimarcato come – mediante l’attuazione
di politiche di promozione della sicurezza dei cittadini, l’individuazione di strumenti
idonei a favorire azioni di sviluppo industriale, la prevenzione amministrativa
dell’illegalità e il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nella pubblica
amministrazione – la Città di Casarano potrà certamente beneficiare degli impegni
assunti dai sottoscrittori e dai soggetti aderenti al Patto in questione.
Il documento è stato sottoscritto dal Prefetto di Lecce, dall’Assessore regionale
Sebastiano Leo e dal Sindaco di Casarano Gianni Stefano. Hanno dato la propria
adesione, inoltre, impegnandosi a fornire il proprio peculiare contributo, la Provincia di
Lecce, la Camera di Commercio, Confindustria Lecce, e l’Ufficio scolastico provinciale.

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Casarano

Quei colpi di kalašnikov hanno lasciato il segno

Occhio ai termini. Proprio nella settimana in cui la Cassazione ha detto che nemmeno mafia-capitale è mafia, tanto sono precisi i confini che ne determinano la definizione…

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A Casarano si è sparato ancora.

Colpi di kalashnikov, secchi, inquietanti, esplosi nella calma di una tarda serata di metà ottobre.

Hanno colpito un ragazzo, di origini marocchine, già noto alle forze dell’ordine, forse compagno o forse no, della giovane vedova di Augustino Potenza.

Gli hanno sparato per qualche motivo che noi ovviamente non conosciamo ma è facile intuire che qualche conto in sospeso, con qualcuno, Afendi lo doveva pur avere; un conto in faccende evidentemente poco pulite.

Noi non sappiamo il vero motivo per il quale è stato sparato sto ragazzo e, probabilmente con certezza non lo sanno (ancora) nemmeno gli inquirenti eppure, non era passata nemmeno mezz’ora dall’agguato, nell’aria c’era ancora la puzza della polvere esplosa ed i primi titoli online parlavano già di agguato «mafioso».

Con la benedizione quindi di chi, da una redazione lontana chissà dove , già sapeva e titolava sicuro, poteva partire la marmellata mediatica dei politicamente corretti, di chi è contro tutte le mafie (come se esistesse qualcuno che volesse il contrario) e di chi incita gli «altri» ad uscire dal torpore.

Fino al momento dell’atteso  articolo di colei che delle mafie nostrane sa tutto e per questo è pure diventata famosa (pur non avendo bisogno di ricorrere sempre alla parola «mafia» perché brava lo è per davvero).

Come sempre il suo intervento traccia un solco, una linea di confine fra il bene ed il male fra ciò (e chi) è giusto e ciò (e chi) invece è sbagliato, pavido, omertoso, colluso, contiguo con la mafia.

Guai a non applaudire alla descrizione di una Casarano «sospesa di terrore circospetto che ti porta a camminare per le strade in punta di piedi come se dovessi saltare in aria da un momento all’altro» (anche se non c’è mai posto per parcheggiare e se, soprattutto quando i locali del centro fanno «serate» sembra giorno anche all’una di notte); eresia non dire che si vive in un «territorio asfittico ed ormai impoverito dalla crisi» (anche se imprenditori onesti si stanno facendo un mazzo così da anni per farlo ripartire e già danno lavoro a centinaia di famiglie); eresia non ammettere che si vive in un clima di omertà o di minacce continue e che tutto avviene perché abbiamo un sindaco ed un’amministrazione eletta con i voti della mafia (anche se le accuse, mai seguite nemmeno da un avviso di garanzia, riguardavano la passata legislatura ed il consigliere in questione fu eletto con poco più di cento voti).

Allora facciamo una scelta e, dalle colonne di questo giornale, diamo voce a chi decide di stare al di là del solco del «corretto» tracciato con tanta sicurezza (e sono tantissimi casaranesi) e pazienza se si viene tacciati di negazionismo.

Ma attenzione, la scelta non è quella di stare dalla parte della malavita ma è quella di stare dalla parte delle istituzioni. Si, perché la procura, i giudici, il prefetto, vanno rispettati sempre, non solo quando fanno qualcosa che fa piacere o comodo a noi.

Nell’articolo di chi separa il frumento dalla zizzania non c’è un tempo coniugato al condizionale, solo certezze! a partire dal ruolo rivestito da Elisa De Santi, descritta  come una sorta di erede delle attività del marito, in grado di passare il libro mastro delle finanze illecite e consegnarlo proprio ad Afendi.

E allora perché, a differenza nostra che abbiamo tanti dubbi, se le cose si sanno con tanta certezza, oltre a scrivere articoli e a fare indiscriminatamente interventi social, non si va a denunciare ciò che si sa con certezza alle Autorità?

Noi non sappiamo del ruolo di Elisa ma sappiamo che nessun procuratore ha mai fatto pervenire a lei alcun avviso di garanzia e bene fa lei a querelare chiunque, da dietro una tastiera, spara verità a caso e già condanna lei ed i suoi figli, affinché sia proprio la procura a fare chiarezza.

Noi stiamo con la Prefetto esortata ad aver coraggio e parlare di mafia, neanche fosse una scolaretta al primo esame, noi stiamo con con chi è stato accusato di essere colluso e contiguo alla mafia solo perché ha messo un «mi piace» ad un manifesto che diceva «Casarano non è mafiosa»; noi stiamo con il sindaco, l’amministrazione di Parabita e quella comunità che, in pochi mesi stanno facendo tanto e bene e ancora vengono tirati in ballo per fatti di mafia di tanti anni fa; siamo anche con la gente onesta che compone questa Amministrazione che forse non ha fatto molto per Casarano, che avrebbe potuto far meglio e non ha fatto ma che fa male al cuore veder tacciata di mafia ad ogni piè sospinto.

Siamo quelli che non ce la fanno più a veder friggere sempre la solita acqua di clan mafiosi fatti da gente che è morta o che è in carcere o che è sotto copertura perché pentita.

Proprio nella settimana in cui la Cassazione ha detto che nemmeno mafia-capitale è mafia, tanto sono precisi i confini che ne determinano la definizione, chiamateci pure negazionisti ma proprio siamo stanchi di chi, dall’alto della propria saccenza, decide ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Antonio Memmi

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