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Cronaca

Morte psicologa Diso: si affievoliscono sospetti su indagato

L’indagine, tra dispositivi elettronici ed ascolti di familiari, non ha restituito elementi a carico dell’amico della vittima: si propende sempre più per la morte naturale

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Le indagini sulla morte della psicologa di Diso, Virginia Quaranta, trovata senza vita nella sua camera da letto a Lecce, potrebbero chiudersi senza risposte.

L’unico iscritto nel registro degli indagati per omicidio volontario, P.R.M., uomo di mezza età residente nel sud Salento, amico della vittima, sembra non avere scheletri nell’armadio. Gli accertamenti degli agenti della polizia, che hanno condotto le indagini scandagliando telefoni e messaggi, non hanno rivelato tensioni tra i due tali da far credere che, quella mattina, o quella notte di giugno, Virginia possa esser stata aggredita dal suo amico.

Le indagini avevano puntato dritto su di lui perchè unico tra quelli in contatto con la donna, nel periodo antecedente il ritrovamento del corpo, a poter aver intrattenuto una relazione dai contorni pochi chiari. Ma l’ascolto dei familiari ha spento i sospetti sorti attorno all’indagato, e anche pc e dispositivi mobili non han restituito materiale delicato a suo carico.

Resta quindi il mistero del disordine trovato nell’abitazione della vittima che, all’arrivo di suoi colleghi, che la attendevano ad una conferenza, era nel letto priva di vita. La pista che si delinea al momento ha sempre di più i contorni del decesso per causa naturale.

Attualità

Cambia nome da Alessandro ad Alexandra. La Cassazione: giusto

Accolto il ricorso dell’interessata, chi cambia sesso può scegliersi il nome che vuole

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Cassazione, sì a cambio nome, Alessandro diventa Alexandra, e non Alessandra, anche per l’anagrafe. Accolto il ricorso dell’interessata, chi cambia sesso può scegliersi il nome che vuole

Alessandro potrà cambiare nome in Alexandra, e non Alessandra, anche per l’anagrafe.

Impossibile negare quel nome con la “x” all’uomo che ha cambiato sesso diventando donna a tutti gli effetti per lo Stato: è escluso che nella modifica all’atto di nascita dell’interessata debba avvenire una trasposizione meccanica dell’originario appellativo della richiedente, che peraltro non è sempre possibile.

Nulla vieta che possa sempre essere l’interessato, «soggetto chiaramente adulto», a indicare il nuovo nome prescelto dopo aver vinto la causa per la rettificazione del sesso. È quanto emerge dall’ordinanza 3877/20, pubblicata il 17 febbraio dalla prima sezione civile della Cassazione.     Accolto il ricorso dell’interessata: la Suprema corte decide nel merito ordinando all’ufficiale di Stato civile del Comune la correzione l’atto di nascita della richiedente, che dunque si chiamerà come ha sempre sognato.

Sbaglia la Corte d’appello di Torino a bocciare il nome con la “x” sul rilievo che si tratterebbe di un mero «desiderio voluttuario» della richiedente, mentre il nuovo segno distintivo da inserire nel registro dell’anagrafe sarebbe “Alessandra”, in quanto mera femminilizzazione dell’appellativo originario. Si tratta infatti di un’interpretazione che non trova supporto nella normativa in materia: le disposizioni non prevedono affatto un calco linguistico fra vecchio e nuovo nome.

Trova ingresso la censura che evidenzia come vi siano prenomi maschili non traducibili al femminile e viceversa, oltre ad altri che possono essere percepiti come dell’uno o dell’altro sesso a seconda del contesto linguistico in cui si pone l’interprete.

Il tutto mentre l’articolo 5 della legge 164/82 pone una corrispondenza assoluta fra il sesso anatomico e il nome, anteponendo l’interesse pubblico alla certezza nei rapporti giuridici a quello individuale alla coincidenza fra il sesso percepito e il nome indicato nei documenti di identità. È d’altronde primario il diritto all’identità sessuale sotteso alla rettificazione del sesso (che può avvenire senza l’intervento che modifica i caratteri anatomici primari).

E il nome, costituisce un diritto inviolabile della persona come immediato segno distintivo. Insomma: la scelta è libera se non viola altre disposizioni normative o diritti di terzi.

Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti

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Cronaca

Abusi edilizi: denunce a Torre Pali e Borgagne

Nella marina di Salve gli interventi sono stati effettuati su un’intera area a macchia mediterranea di 10.360 mq; nella frazione di Melendugno realizzata una strada in zona sottoposta a vincolo paesaggistico

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I carabinieri della stazione carabinieri forestale di Tricase sono intervenuti a Torre Pali (Marina di Salve) ed hanno denunciato il di un terreno per aver realizzato opere edili in seguito alla distruzione di un bosco.

In particolare, gli interventi sono stati effettuati su un’intera area a macchia mediterranea di 10.360 mq, pertanto equiparata a bosco e vincolata dalla normativa paesaggistica.

Contestati al proprietario del terreno: il disboscamento tramite estirpazione di essenze arboree ed arbustive e il livellamento del terreno; la realizzazione di un parcheggio per automezzi/deposito per strutture precarie; la costruzione di un manufatto e di recinzioni in pietra; la realizzazione di spiazzi per circa 1.400 metri quadri e di strade per circa 90 metri lineari.

Dette opere sono state realizzate in assenza di permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica, in zona plurivincolata.

In contrada “Ruggiano” a Borgagne (Melendugno), invece, il personale della stazione carabinieri forestale di Otranto, ha denunciato a piede libero un uomo per aver realizzato di una strada di ingresso al terreno di proprietà delle dimensioni di circa 380 mq, in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, in totale assenza dei necessari titoli abilitativi ed autorizzazioni.

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Cronaca

Scippo della catenina: arrestata 18enne

La giovane senza fissa dimora si era data alla fuga tra le vie di Racale dopo aver sottratto il monile ma è stata fermata dai carabinieri

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Aveva rapinato un uomo della sua catenina d’oro con crocifisso ma per sua sfortuna ad appena 100 metri di distanza vi erano i carabinieri che impegnati in un posto di controllo. Così i militari dell’Arma l’hanno immediatamente raggiunta e arrestata.

Marilena Violeta Durac, 18 anni, senza fissa dimora, si era data alla fuga tra le vie di Racale dopo aver sottratto il monile, ma è stata immobilizzata dopo pochi secondi.

La perquisizione personale, eseguita anche con l’ausilio di personale femminile della polizia locale, ha consentito di rinvenire, occultato nelle parti intime della donna, il crocifisso del valore di 1.500 euro, restituito all’avente diritto.

L’arrestata, espletate le formalità di rito, è stata accompagnata presso casa circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce.

(foto di repertorio)

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