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Attualità

A Lecce il primo accordo di convivenza civile fra due cittadini stranieri

Applicata la Legge Cirinnà (76/2016) per una coppia di cittadini stranieri residenti nel capoluogo leccese che hanno voluto regolare la loro convivenza di fatto

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Lo scorso 8 marzo è stato registrato presso l’anagrafe del Comune di Lecce il primo accordo di convivenza civile di cui all’articolo 1 comma 50 e seguenti della legge 76/2016, nota come legge Cirinnà, dal nome della prima firmataria e relatrice della proposta. L’accordo in questione è stato stipulato da una coppia di cittadini stranieri di diverso sesso da tempo conviventi e residenti nel Comune di Lecce che hanno inteso procedere a regolare la loro convivenza di fatto, unione da cui, peraltro, era nata due anni fa anche una bambina, non avendo, almeno per il momento, intenzione di procedere a contrarre matrimonio. Ad assistere i due giovani un avvocato dello “Sportello dei Diritti”, poiché la legge in questione impone per questo particolare nuovo tipo di contratto la forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato, che ne attestano la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico. L’accordo di convivenza è un contratto atipico con il quale le parti che effettivamente risiedono e convivono sotto lo stesso tetto, possono autonomamente disciplinare i propri rapporti patrimoniali, non solo per il periodo della convivenza, ma anche per l’eventualità di cessazione della stessa.

In particolare, possono in questo modo regolamentare: 1) l’indicazione della residenza; 2) le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; il regime patrimoniale della comunione dei beni, che può essere modificato in qualunque momento nel corso della convivenza; 3) la designazione dell’altro quale proprio rappresentante, con poteri pieni o limitati, in caso di malattia che comporta incapacità di intendere e di volere, per le decisioni in materia di salute, ed in caso di morte, per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie;  4) l’indicazione del convivente come futuro tutore, curatore o amministratore di sostegno, in caso ne ricorrano i presupposti

È bene sottolineare, perché l’accordo di convivenza possa ritenersi pienamente valido ed efficace, che sussista un legame tra due persone maggiorenni – di diverso o dello stesso sesso – unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Gli aspetti che è possibile regolare, come già detto, sono solo quelli che attengono alle questioni patrimoniali ed economiche fra i componenti della coppia, ma non quelli che riguardano i loro rapporti personali o i reciproci doveri nei confronti degli eventuali figli nati dalla unione.

Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, il fatto che siano quasi passati due anni senza che alcuna coppia residente nel comune capoluogo della provincia di Lecce – prima di quella dei due cittadini stranieri che si sono rivolti all’associazione – abbia inteso procedere con la regolamentazione dei propri rapporti con questa nuova forma contrattuale, dimostra una non giustificata diffidenza verso questo tipo di strumenti procedimentali di tutela reciproca all’interno della coppia che siamo certi verrà presto messa da parte, ritenendo che sempre più cittadini conviventi sceglieranno queste forme di regolamentazione della propria vita di coppia, stante la facoltà di entrambi, anche unilateralmente, di potervi recedere in qualsiasi momento.

Attualità

La Quercia Vallonea è l’albero italiano dell’anno

Oltre 350mila voti! Con un plebiscito web straordinario, la Quercia Vallonea di Tricase si è subito guadagnata la prima posizione nella classifica degli alberi in concorso e non ha mai retrocesso durante tutti i mesi di votazione

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Tree of the Yeqar 2019: vince la Quercia Vallonea di Tricase.

Nella giornata dell’Albero la Giant Trees Foundation annuncia sulla propria pagina facebook il primo vincitore del Tree of the Year Italiano.

Con un plebiscito web straordinario, la Quercia Vallonea di Tricase si è subito guadagnata la prima posizione nella classifica degli alberi in concorso e non ha mai retrocesso durante tutti i mesi di votazione.

La Puglia vince dichiarando un’amore profondo per la sua quercia (oltre 350mila voti!)”, si legge nel post, “ed ora aspettiamo la proprietà ed il Comune di Tricase per ritirare il meritatissimo premio! La Fondazione sarà felice di adoperarsi affinché questa meraviglia possa godere di salute a lungo“.

La cerimonia di premiazione è prevista per sabato 30 novembre presso Villa Florio a Buttrio, in provincia di Udine.

La Quercia Vallonea di Tricase è l’albero più antico del Salento: 700 anni, 700 metri quadrati di foltissima chioma ed un tronco di 4,25 metri.

È candidata a diventare patrimonio nazionale dell’Unesco e nell’anno 2000 il WWF l’ha identificata come Albero-Simbolo del Salento e della Puglia.

Questa specie è  poco rappresentata sul territorio nazionale e quindi anche per questo ancora più preziosa.

Come spesso accade, molte sono le leggende che vengono tramandate nelle tradizioni locali sui grandi alberi, per questo la Quercia Vallonea di Tricase è conosciuta anche come “Quercia dei cento cavalieri“.

Si narra, infatti, che Federico II, durante una sua visita in Terra d’Otranto, in seguito agli scontri avvenuti a Barletta, abbia trovato riparo sotto la chioma della quercia insieme ai suoi cento cavalieri durante un forte temporale .

La quercia ha sempre rappresentato per il territorio salentino un simbolo ma anche un supporto all’economia locale perché dalle sue ghiande si ricavava il “tannino”, una sostanza utilizzata nella concia delle pelli.

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Quanto sono ricchi i salentini?

Report 2019 sulla ricchezza degli italiani: i dati sul reddito degli abitanti di Lecce

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Con la fine dell’anno arriva il momento di fare il punto sull’andamento del benessere finanziario nel nostro Paese.

Come è andato questo 2019? Lo svela il report 2019 sulla ricchezza degli italiani pubblicato sul portale Affarimiei.biz.

Lo studio analizza il reddito di tutti i cittadini del nostro Paese, la distribuzione della ricchezza finanziaria e l’impiego di queste risorse da parte delle famiglie.

I dati riguardano tutte le province italiane e mettono a fuoco uno scenario basato sulla relazione tra il reddito pro capite, la capacità di risparmio dei cittadini, i depositi in banca e gli investimenti.

Il report mette in evidenza non solo il diffuso benessere del nostro Paese ma anche le rendite finanziarie non percepite dagli Italiani a causa della propria diffidenza verso gli investimenti.

In Italia ci sono 1.371 miliardi di euro depositati in banca e non investiti in azioni o obbligazioni: una ricchezza enorme, se confrontata con gli altri Paesi UE, che fa fatica a produrre valore e non permette alle nostre imprese di svilupparsi per competere su scala mondiale.

I dati di Lecce e provincia

Dallo studio è possibile vedere che nella provincia il reddito pro capite medio è pari a 14.300 euro.

La capacità di risparmio dei cittadini è di 1.200 euro circa all’anno a testa, con un patrimonio finanziario (esclusi gli immobili) di 46.500 euro circa in cui rientrano 14.800 euro sotto forma di depositi bancari liberi.

Alla luce della scarsa propensione agli investimenti nel nostro Paese, dove circa 1.371 miliardi di euro sono praticamente inutilizzati sui conti bancari, viene fuori che ogni abitante della provincia rinuncia a circa 450€ annui di rendite finanziarie.

«Leggendo le informazioni che periodicamente vengono aggiornate e pubblicate dall’ISTAT», dichiara Davide Marciano, il fondatore del sito di economia e finanza Affarimiei.biz, «si rileva che la capacità di risparmio media degli italiani nel 2019 ha raggiunto un valore dell’8,9%. Considerando il reddito pro capite, dunque, emerge che ogni cittadino residente nella provincia di Lecce riesce a risparmiare ogni anno mediamente 1.200/1.300 euro».

«La Banca d’Italia», continua Davide Marciano, «ci permette di elaborare i suoi dati e di stimare le che ogni cittadino della provincia in questione possiede circa 46 mila euro, attualmente liberi sul conto corrente. Il mancato impiego di queste risorse produce una perdita virtuale di 440 € a persona a causa della gestione non ottimizzata del proprio patrimonio».

Le altre province della regione

Effettuiamo un confronto tra questa e le altre province: se Bari presenta un reddito pro capite pari a 18.400 euro, invece Barletta-Andria-Trani vanta 14.000 euro di reddito pro capite, Brindisi ha un reddito pro capite di 16.200 euro circa, Foggia di 15.400 euro, Lecce di 14.300 euro e infine Taranto di 15.700 euro.

I risparmi sono rispettivamente di: 1.600 euro (Bari), 1.200 euro (barletta-Adria-Trani), di 1.400 euro (Brindisi e Taranto), 1.300 euro per Foggia e 1.200 euro (Lecce).

Divario tra Nord e Sud

Per poter interpretare meglio questi dati è necessario effettuare un confronto con il resto dell’Italia. Abbiamo già riportato i dati della Regione, vediamo chi troviamo sul podio: al primo posto si colloca Milano, che doppia la media nazionale media nazionale, seguita da Bolzano e Bologna.

Sul sito Affari Miei è possibile consultare il report annuale per confrontare in modo completo le informazioni di questa provincia che abbiamo esaminato con quella di tutte le altre province dello Stivale.

 

 

 

 

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Bonus verde e indennità fermo pesca obbligatorio

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«Stiamo lavorando per integrare la legge di bilancio con alcune misure importanti per l’agricoltura.Oltre agli emendamenti parlamentari, abbiamo presentato due emendamenti governativi: proroga del Bonus Verde e indennità fermo pesca obbligatorio».

Lo ha detto la Ministra Teresa Bellanova stamane al Tavolo con le Regioni.

«Nella Legge di Bilancio», ha proseguito la Ministra Bellanova, «abbiamo riportato l’agricoltura al centro dell’agenda politica ed economica introducendo misure significative: azzeramento delI’Irpef agricola per un valore di 200milioni di euro; 80 milioni in tre anni sul Fondo di solidarietà per l’emergenza cimice asiatica; sgravi contributivi nei primi due anni per i giovani che diventano imprenditori agricoli; 15 milioni per favorire gli investimenti delle donne in agricoltura istituendo un Fondo per mutui a tasso zero; 30 milioni di euro per l’agroalimentare Made in Italy con interventi per il rafforzamento delle filiere».

«Accanto a queste azioni, e a quanto verrà dal lavoro parlamentare», aggiunge la Ministra pugliese, «la Manovra prevede un Collegato Agricoltura che ci consentirà di dare nuove prospettive e futuro al settore e dovrà coordinarsi con il Piano strategico nazionale».

«Su questo ritengo essenziale il contributo attivo e fattivo delle regioni per rispondere in modo puntuale alle diverse esigenze territoriali e mi auguro», ha concluso al Ministra, rivolgendosi ai governi delle  Regioni, «che da tutti voi giungano in tempi celeri indicazioni e proposte».

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