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Attualità

Un sostegno per le donne vittime di violenza

Ada Chirizzi (Segretario Generale Ust Cisl Lecce): «Un ulteriore passo verso la rimozione degli ostacoli che si frappongono all’affermazione della dignità della persona»

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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto con cui si prevede l’introduzione del reddito di libertà, la nuova misura di sostegno economico destinata a favorire l’indipendenza economica e l’emancipazione delle donne vittime di violenza in condizione di povertà, seguite dai centri antiviolenza.Donne le cui condizioni sono andate aggravandosi a seguito dell’emergenza covid.


Basterebbero i soli dati Istat 2020 a definirne la portata: aumento del 79.5% delle chiamate al 1522, numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, a  partire da fine marzo, inizio della pandemia, e con picchi in aprile e  maggio.


Il decreto definisce i criteri di ripartizione delle risorse del Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza, nato grazie all’incremento di tre milioni di euro per l’anno 2020 del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.


Il budget a disposizione viene ripartito tra le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano in base ai dati Istat al 1° gennaio~2020 riferiti alla popolazione femminile di età tra i 18 e i 67 anni residente nei comuni di ciascuna regione.


In ragione di tale parametro la regione Puglia sarà destinataria di 220.895 euro, una somma che, come auspichiamo,  potrà essere ulteriormente incrementata con fondi propri.

Il reddito di libertà, di importo massimo pari a 400 euro mensili pro capite per un anno, potrà essere richiesto all’INPS con apposita domanda, sulla base del modello predisposto di un’autocertificazione dell’interessata cui si aggiunge una dichiarazione firmata dal rappresentante legale del centro antiviolenza che ha preso in carico la stessa, che ne attesti il percorso di emancipazione ed autonomia intrapreso e la dichiarazione del servizio sociale professionale di riferimento, che ne attesti lo stato di bisogno legato alla situazione straordinaria o urgente.


Il reddito di libertà è finalizzato a sostenere prioritariamente le spese per assicurare l’autonomia abitativa e la riacquisizione dell’autonomia personale nonché il percorso scolastico e formativo dei figli minori. L’aiuto è compatibile con altri strumenti di sostegno come il Reddito di Cittadinanza.


«Un atto di civiltà», dichiara Ada Chirizzi, Segretario Generale della Cisl di Lecce, «un ulteriore passo verso la rimozione di quegli ostacoli all’affermazione della dignità della persona, del diritto a una vita senza violenza, della libertà di poter scegliere. Per l’affermazione di questi fondamentali diritti ci spendiamo da tempo come Cisl di Lecce all’interno delle cabine di regia degli Ambiti e dei Consorzi Sociali territoriali, dove vengono definite misure e percorsi di prevenzione e contrasto della violenza contro donne e minori, a partire da quelli della sempre più nutrita e qualificata rete dei Centri anti violenza (CAV). Così come pure siamo impegnati all’interno delle reti che intendono operare un cambio culturale. Perché la violenza su donne e minori è principalmente un problema culturale che richiede un comune impegno per un suo superamento».


Attualità

Quell’alieno che minaccia pini ed ecosistema pugliese

L’entomologo, prof. Francesco Porcelli: « La Cocciniglia Tartaruga è un Alieno Invasivo e la sua presenza in Puglia è preoccupante perché minaccia i nostri pini e l’ecosistema in generale»

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Recente ritrovamento della Toumeyella parvicornis, la Cocciniglia Tartaruga del pino.

Il professor Francesco Porcelli, entomologo, afferma che da «Una sua occasionale recente osservazione, e campioni consegnati per l’identificazione da operatori sul territorio, confermano la presenza in Puglia della dannosissima cocciniglia che infesta il Pino da pinoli. La Cocciniglia Tartaruga è un Alieno Invasivo e la sua presenza in Puglia è preoccupante perché minaccia i nostri pini e l’ecosistema in generale».

«La cocciniglia», spiega il prof. Porcelli, «vive in dense e popolose infestazioni. Le grandi quantità di melata imbrattano le piante e i luoghi, annerendoli con la fumaggine. La Toumeyella si adatta facilmente a diversi ambienti, invadendo nuovi territori nei quali tende a uccidere le piante ospiti. L’Alieno compie diverse generazioni per anno nelle aree urbane che sono particolarmente minacciate da questa specie».

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Alliste

Il matrimonio ai tempi del Coronavirus

“La felicità è amore,nient’altro” (Hermann Hesse)

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un nostro lettore

Quanto è difficile far coincidere oggigiorno il sacramento del matrimonio con la sua “epifania” direbbero gli ecclesiasti; con la sua manifestazione originale: “suggello” della semplicità e della gioia. Non è sempre scontato accomunare entrambe le cose!

Oggigiorno poi gestire e pianificare un tale evento rispettando i principi che ho sopra riportato è ancora più complesso,per via della pandemia del  “Coronavirus” che ha reso ostativo e riduttivo ogni avvenimento. Non parlo del sacramento di per se stesso che diviene auto – celebrativo ed indissolubilmente eccelso nel momento in cui gli sposi compaiono in chiesa sull’altare dinanzi a Dio a promettersi il principio”della sola carne, della sola anima”!

Parlo invece dell’aspetto meramente umano che bene si accompagna, bene si accomuna quando da esso sgorga la “GIOIA” in tutte le sue caratteristiche,in tutte le sue espressioni,in tutti i suoi fasti: allegria,risa,sberleffi!

Perché, come affermava un saggio del passato, la gioia è amore! Dico questo perché mi è capitato qualche volta di essere presente ad un matrimonio, e constatare poi – eccetto per il rito religioso – che i festeggiamenti rituali del ristorante non rispondessero sempre all’insegna dell’autenticità, della prospettiva e aspettativa sognate.

Insomma diciamolo pure a chiare lettere: ci sono matrimoni intrisi di empatia,di divertimento,ed emozioni mentre altri meno suggestivi,meno interessanti! Seguono un “protocollo” decisamente rigido,e talvolta retorico. Nei giorni passati sono stato invitato al matrimonio d’una coppia di Felline, nel circondario di Gallipoli: Giuseppe e Giada che conosco da un po’ di tempo, i quali con il Bon Ton che li caratterizza da sempre mi hanno chiesto di partecipare al rito della loro unione. Così senza indugio ho aderito con piacere al loro invito,sapendo di fare buona cosa. Ho immaginato però di dovere assistere al solito schematico modulo… al solito clichè mentre invece ho ravvisato l’insolito!  quello cioè che rende singolare e piacevole al tempo stesso un evento così unico, per il suo valore universale.

Insieme agli sposi in primo luogo,che hanno reso speciale l’evento, alcuni convitati con un’indole particolarmente ironica e benevolmente gioconda,hanno reso allegra l’atmosfera riempiendola di simpatia. Una specie di allegoria pittorica estemporanea dalla quale sono usciti: un “nonno tenore”, un ometto panciuto che con l’aiuto probabilmente d’un bicchiere di troppo …ha intonato alcune canzoni rendendo omaggio con la sua simpatia agli sposi e inondando di simpatia i presenti; poi è stata la volta d’un amico che conosco da tempo,esibendosi in una storica parodia di Renato Zero  attraverso la mimica che ha reso da subito l’atmosfera divertente e simpatica. E’ toccato poi ad un ometto con la bombetta, un tipico personaggio che, per la sua personalità, ha fatto pensare ad una piacevole figura fiabesca, a quei racconti popolari d’un tempo passato. Era così rubicondo nel viso che faceva pensare altresì a quel famoso quadro di Teomondo Scrofalo “Il bevitore”! Ha incominciato ad inscenare un balletto particolare nel quale prorompeva tutta la sua allegria,il suo divertimento,la sua ebbrezza nell’accezione più ampia delle parola! Sembrava quasi una danza propiziatoria. Un matrimonio il cui “contagio” è stato l’allegria! Elemento che ha generato in tutti ed in special modo gli sposi  “Gioia”.Sentimento riconosciuto anche nelle Sacre Scritture (Cantico dei Cantici) quale sintesi di vera unione,di vero amore.

Ecco ciò che ho visto e ravvisato al matrimonio di Giuseppe e Giada: un sentimento nuovo, un nuovo “modus vivendi “ il matrimonio, che ha saputo congiungere gli sposi agli invitati in un’unica atmosfera quella dell’autentica della GIOIA. Auguri ragazzi!

Alberto Scalfari

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Attualità

Partiamo per non tornare: il Sud che si spopola e perde identità

Orgogliosi dei figli che lavorano al nord, ignoriamo il più grande processo di sradicamento della nostra terra, assimilabile a quanto accaduto con gli ulivi e la Xylella

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Parto (io generico). Mi lascio alle spalle, insieme a molti altri prima di me e insieme a me e probabilmente dopo di me, la mia terra. Saluto il mio mare, il mio sole e il calore dei miei affetti per costruire un futuro migliore.

È in corso il più grande e pericoloso processo di migrazione umana che il nostro Sud abbia conosciuto e sperimentato. È un’emigrazione maldestramente non definita come tale ma come “scelta lavorativa”, traducibile nella frase e nel pensiero comune, che spesso pronunciamo con latente e doloroso orgoglio: “Mio figlio lavora al Nord“. 

Partiamo per non tornare come i nostri nonni. Siamo la metafora vivente del processo di sdradicamento e snaturalizzazione che con freddo calcolo sta cancellando il nostro territorio. Siamo come i nostri ulivi, attaccati dal batterio  della Xylella e privati della nostra linfa vitale e della nostra identità.

Perdiamo, vittime di un processo costruito e programmato, la nostra identità, la nostra storia, le nostre secolari e storiche radici per rinascere come sotto nuova identità; non più ulivi secolari ma nuovi e produttivi alberi da frutto o leccini.

Ci arrabbiamo e protestiamo contro l’illuminismo scientifico (o presunto tale) che ci suggerisce di vaccinarci, reclamiamo libertà e dignità nel mentre facciamo convergere il nostro risentimento nella direzione programmata. È la rabbia del nuovo proletariato alienato e spersonalizzato, globalizzato attraverso le strade ferrate e i cieli delle nostre mete che nessuno osa definire tale.

Descriviamo l’immigrato come altro da noi e lo immaginiamo come diverso da noi. Eppure anche noi lo siamo. La nostra è un’emigrazione certamente più gentile e bieca. Non avviene sulle navi della tratta umana, anch’essa dogmaticamente giustificata e promossa dalle logiche economiche, del guadagno e dello sfruttamento e definita “accoglienza”.

Eppure siamo la generazione che guarda al futuro rinnegando la filosofia inutile e la vetusta storia, la poesia e l’arte. Investiamo nei laboratori ma con prudenza nell’innovazione. E così ci allontaniamo sempre più dal pensiero attivo e dalla sua pericolosità. Non pensiamo più e dunque non siamo più; viviamo gioiosi di una vita diversa.

Eugenia Leone

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