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Castrì

Ancora Covid tra i banchi: 5 positivi in scuola elementare

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Mentre il governatore della Regione Puglia firmava l’ordinanza che lascia a casa una buona fetta di studenti, per preservare la tenuta delle scuole messe a dura prova dal Covid, un altro istituto scolastico salentino chiudeva battenti.





Siamo a Castrì, nella scuola elementare, dove già martedì sera era emersa la positività al Sarscov2 di una docente. L’Asl nelle scorse ore ha avviato i tamponi su parte dei 110 alunni, tutti di età tra i 5 ed i 10 anni. Sono già stati registrati altri 4 test positivi e oggi sono attesi i controlli sulle classi che non sono entrate in contatto diretto con la docente positiva.




Il primo cittadino di Castrì, che con una ordinanza ha chiuso il plesso, ne ha spostato a data da destinarsi la riapertura: a tamponi completati si analizzerà la situazione nel complesso per studiare una riapertura idonea.


Attualità

Forni crematori in provincia saranno tre: Lecce, Caprarica e Ugento

Le manifestazioni di interesse sono dei Comuni di Lecce, Lequile, Martano, Botrugno, Ortelle, Gagliano del Capo, Ugento e Caprarica di Lecce

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Forni crematori, il primo impianto pubblico in provincia di Lecce verrà realizzato a Caprarica.

È in corso la gara per l’aggiudicazione della concessione, a Caprarica di Lecce, dove sorgerà il primo forno crematorio.

Dopo la querelle di Botrugno protrattasi per anni senza soluzione alcuna, è allo studio un progetto definitivo arricchito da ulteriori pareri specifici di tipo sanitario e ambientale per la realizzazione della struttura che, poi, dovrà essere attiva entro due anni.

Il forno crematorio nascerà alle spalle del cimitero comunale sulla strada per Castrì, ed avrà un accesso autonomo rispetto a quello del al cimitero.

Intanto, sono state definite le nuove norme in materia di attività funeraria, cremazione e dispersione delle ceneri, a Palazzo dei Celestini e dei comuni che vorranno realizzare  i suddetti impianti.

Nel novembre 2021 la Provincia ha definito i criteri per realizzare tre impianti: area nord, area centro e area sud, da quel momento i Comuni hanno inviato la propria candidatura indicando l’area in cui realizzare i forni crematori.

Sono così pervenute le manifestazioni di interesse dei Comuni di Lecce, Lequile, Martano, Botrugno, Ortelle, Gagliano del Capo, Ugento e Caprarica di Lecce. Quest’ultima ha avuto il via libera per l’area centro, tenendo conto di diversi fattori: la popolazione residente,  l’associazione tra gli enti locali coinvolti, l’indice di mortalità e i dati statistici sulla scelta crematoria da parte dei cittadini.

La Regione Puglia non aveva mai elaborato un piano di coordinamento, demandando fatto alle Province la valutazione del fabbisogno di forni crematori sul proprio territorio. Le valutazioni restano sempre: la distanza chilometrica, la necessità di consentire il pieno esercizio di libera scelta della modalità di sepoltura o della cremazione di ciascun cittadino, e individuare d’intesa con i Comuni, la localizzazione e il numero dei nuovi impianti.

Questi i criteri per l’individuazione dei luoghi in cui realizzare i forni: reti stradali agevoli e di facile scorrimento, aree interne al cimitero comunale e preferibilmente non gravate dai camini di emissione e altre attività di rilievo; Comuni dotati di strutture tecnico-amministrative pronte a fornire attività di controllo sulla gestione del forno, coadiuvate da Arpa e Provincia, Polizia Locale e uffici.

Da questa analisi è nata la scelta della Provincia di Lecce che ha individuato quale sito più idoneo per l’area nord il Comune di Lecce, per l’area sud il Comune di Ugento e per il centro il Comune di Caprarica di Lecce, che dovrà compiere ulteriori passi in avanti verso la realizzazione della struttura.

L’approvazione dei progetti di realizzazione, infatti, spetta in ultima battuta ai Comuni, che li realizzano direttamente o ne affidano la realizzazione ad altri soggetti.

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Alessano

Omicidio pensionato di Castrì, in manette anche 30enne di Corsano

Si tratta di Emanuele Forte, 30enne di Corsano, accusato di concorso in omicidio aggravato e rapina aggravata ai danni del 75enne ex falegname

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Quarto arresto per l’omicidio di Donato Montinaro, il falegname in pensione di Castrì di Lecce, rinvenuto cadavere nella sua abitazione l’11 giugno scorso.

I carabinieri hanno fermato Emanuele Forte, 30enne di Corsano, accusato di concorso in omicidio aggravato e rapina aggravata ai danni del 75enne ex falegname.

Gli approfondimenti investigativi, svolti a seguito dei fermi eseguiti lo scorso 14 ottobre nei confronti di altri tre persone, tutte del Capo di Leuca (Angela Martella, 58 anni, originaria di Gagliano del Capo e residente a SalvePatrizia Piccinni, 48 anni, originaria di Modugno e residente ad Alessano Antonio Esposito, 39 anni, originario di Tricase e residente a Corsano), hanno evidenziato la sussistenza di ulteriori elementi a carico del quarto indagato, che hanno reso necessario anche nei suoi confronti l’emissione di un provvedimento restrittivo.

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Alessano

Omicidio pensionato di Castrì, interrogati i fermati

Davanti al Gip e al Pm i tre fermati, tutti del Capo di Leuca, per l’assassinio dell’ex falegname. Ancora nessuna novità sul presunto quarto complice

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Si è tenuto l’interrogatorio delle tre persone arrestate per l’omicidio di Donato Montinaro, il falegname in pensione di 76 anni, ucciso la sera del 10 giugno scorso a Castrì di Lecce, nel suo appartamento dove viveva con la figlia disabile.

Dinanzi alla gip Laura Liguori, e alla pm Maria Consolata Moschettini, le tre persone fermate: Angela Martella, 58 anni, originaria di Gagliano del Capo e residente a Salve (assistita dall’avv. Simona Reale); Patrizia Piccinni, 48 anni, originaria di Modugno (Bari) e residente ad Alessano (avv. David Alemanno); Antonio Esposito, 39 anni, originario di Tricase e residente a Corsano (avv. Luca Puce).

L’interrogatorio è stato blindato e nulla trapela neanche sugli sviluppi delle indagini volte ad individuare la quarta persona che sarebbe coinvolta nell’omicidio e che sarebbe stata tirata in allo proprio dagli arrestati.

Il movente secondo gli investigatori sarebbe quello della rapina finita male.

Il pensionato, infatti, nel 2015 aveva riscosso quasi 70mila euro da una polizza assicurativa ed aveva confidato ai suoi amici di tenere i soldi in casa perché non si fidava delle banche. Probabilmente chi ha agito sapeva e mirava proprio a quei soldi

Martella sarebbe l’unica persona ad aver avuto contatti con Montinaro, confermati da una telefonata in ingresso sul cellulare della vittima 10 minuti prima della presunta esecuzione. Il gruppo, una volta entrato in casa poco prima delle 21, avrebbe legato le caviglie e i polsi dell’uomo, spogliato dalla vita in giù, imbavagliato e incappucciato, e infine anche percosso. Non si conosce la somma eventualmente rubata, dall’appartamento mancherebbe all’appello la motosega.

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