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Cronaca

Dalla droga all’omicidio stradale: arresti e deferimenti

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Controlli a tappeto ad opera dei carabinieri nelle scorse ore.


Ad Ugento un uomo è stato sorpreso a detenere due involucri contenenti marijuana. La perquisizione personale e domiciliare a suo carico ha permesso di  rinvenire 44 grammi di “erba” in suo possesso. E’ scattato quindi il deferimento in stato di libertà.


A Muro Leccese nei guai un 24enne. Il giovane (C. E. le sue iniziali) è incappato in un controllo dei carabinieri del nucleo operativo radiomobile di Maglie. Questi, coadiuvati dall’unità cinofila e dai colleghi della locale stazione, hanno trovato presso il suo domicilio 49 grammi di marijuana, 10 di hashish e un bilancino di precisione, oltre a materiale per il confezionamento. Sequestrato il tutto, i carabinieri lo hanno deferito all’autorità giudiziaria.


Porto Cesareo è finito invece in arresto S. A., 38enne del posto. Ritenuto responsabile di omicidio stradale e guida sotto effetto di stupefacenti commessi nel medesimo comune nel 2016, è stato condotto ai domiciliari dove dovrà scontare una pena di un anno e 11 mesi.


A Parabita è stato deferito un uomo che, nonostante fosse ristretto ai domiciliari, approfittando dell’autorizzazione oraria ad uscire per attività fisica riabilitativa, si era soffermato in piazza a chiacchierare con un conoscente, per giunta pregiudicato.

 


 


 


 


Cronaca

Casalabate, occultava droga e armi: arrestato

Gli agenti del comando locale hanno colto D.S. in flagranza di reato con l’accusa di spaccio di stupefacenti, detenzione di arma clandestina e ricettazione

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Volanti del 112 a sirene spiegate nella giornata di ieri a Casalabate, marina leccese. Gli agenti del comando locale hanno colto D.S. in flagranza di reato con l’accusa di spaccio di stupefacenti, detenzione di arma clandestina e ricettazione. L’arma corrisponderebbe ad un fucile beretta calibro 12, con cui sono stati rinvenuti 1,38 grammi di cocaina e un bilancino di precisione, oltre ad una somma di euro 40 in contanti.

Il 36enne è stato tratto in arresto dopo un’accurata indagine culminata nella perquisizione presso il suo domicilio nella giornata di ieri.

Per il momento dovrà scontare gli arresti domiciliari nella propria abitazione.

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Cronaca

Nardò, condannato a 4 anni per concorso di reati

I fatti, risalenti al 2013, sono valsi la condanna ad una pena detentiva di 4 anni 1 mese e 15 giorni, cui si somma una multa di 1.100 euro

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E’ lunga la lista di capi d’accusa che ha portato all’ordine di carcerazione di M.L., classe ’83 di Nardò, nella giornata di ieri: il provvedimento scaturisce dal cumulo di pene riferibili ai reati di minaccia, atti persecutori, lesioni personali, ricettazione, furto e violazione di domicilio.

I fatti, risalenti al 2013, sono valsi la condanna ad una pena detentiva di 4 anni 1 mese e 15 giorni, cui si somma una multa di 1.100 euro.

L’esecuzione è arrivata nella giornata di ieri ad opera del comando dei Carabinieri di Nardò che, una volta arrestato ed espletate le formalità di rito, lo hanno condotto presso la casa circondariale di Lecce.

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Cronaca

Morte De Donno, la procura di Mantova apre una indagine

Trovato dai familiari nella sua casa di Eremo di Curtatone, si sarebbe suicidato impiccandosi, ma la procura cerca di capire se nel suicidio possano esserci responsabilità di terzi

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I suoi ex colleghi della pneumologia e la direzione dell’Asst, sconvolti per l’accaduto, in una nota, lo ricordano come un “professionista eccellente e di grande umanità” e per “la sua completa abnegazione“, con i pazienti al primo posto. E rimarcano di come “Giuseppe era così, a momenti solare e in altri ombroso, perché disilluso da qualcosa o indispettito o arrabbiato per non essere riuscito a fare quello che sperava per i pazienti. Speriamo che ora possa trovare quella pace che gli è mancata qui”.

La procura di Mantova, intanto, ha aperto un’inchiesta sulla morte di De Donno, ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma e fautore della terapia anti Covid con il plasma iperimmune, nativo di Maglie. 

De Donno, trovato dai familiari nella sua casa di Eremo di Curtatone, si sarebbe suicidato impiccandosi, ma la procura cerca di capire se nel suicidio possano esserci responsabilità di terzi,  comprendere se qualcuno possa aver indotto l’ex primario a farla finita, senza lasciare messaggi, dopo che il 5 luglio, dopo essersi dimesso dall’ospedale, aveva iniziato la sua “nuova vita” come medico di base.

Ieri, infatti, il magistrato e i carabinieri hanno interrogato i familiari, la moglie e i due figli, e posto sotto sequestro computer e cellulari.

Ora la salma si trova nell’obitorio dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, in attesa di essere restituito alla famiglia per i funerali.   

Giuseppe De Donno, durante i primi mesi della pandemia, era su tutte le pagine dei giornali perché divenuto simbolo della lotta al Covid 19, grazie al plasma prelevato da pazienti  infetti e poi guariti e trasfuso nei malati. 

Per imporre la “sua terapia” aveva intrapreso una battaglia accompagnata, come succede in questi casi, da tante polemiche rimbalzate sui social e dividendo spesso l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari. 

Lo stesso medico assiduo frequentatore di Facebook, dove dibatteva dell’efficacia e la cura del plasma iperimmune, ne era uscito quando si era accorto che tanti dei suoi seguaci erano no vax.  

Ora il verbo dei social, oltre al cordoglio e la commozione per la prematura scomparsa, si divide fra teorie complottistiche e discetta sulla decisione delle sue dimissioni, spesso con assurde teorie, anche se lo stesso pneumologo non aveva mai messo in relazione le due cose. 

L’emergenza Covid, l’imperativo di dover restare in reparto quasi per l’intera giornata accanto ai “suoi pazienti” aveva avuto un effetto positivo su Giuseppe, svanito, forse, man mano che l’emergenza in ospedale veniva meno.

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