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Andrano

Finanziamento da 450mila euro per nuovo ecocentro ad Andrano

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Con Determinazione n. 261 del 2020 del Dirigente Sezione Ciclo Rifiuti e Bonifiche è stato ammesso a finanziamento per 450mila il progetto di un nuovo ecocentro presentato dal Comune di Andrano nell’ambito della Programmazione Regionale inerente gli “Interventi per l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti urbani”.





Il progetto





Il progetto prevede la realizzazione di un nuovo Centro Comunale per la raccolta differenziata dei rifiuti e di un “Centro del Riuso”, cioè un’area dedicata alla prevenzione della produzione dei rifiuti per l’esposizione temporanea, finalizzata allo scambio tra privati di beni usati e funzionanti direttamente idonei al riutilizzo.





Una nuova opportunità per la comunità nella ottimizzazione della gestione integrata dei rifiuti.
Il Comune ha individuato un’area di circa 1500 metri quadri sulla direttrice Andrano-Castiglione (a ridosso della “Curva Romana”) dove saranno realizzati sia il centro di raccolta, sia il centro del riuso. Una struttura innovativa e a basso impatto ambientale con consumi energetici ridotti, recintata e controllata con sistemi di videosorveglianza.




Un unico complesso ma con due distinte funzioni, una delle quali consisterà in un centro di raccolta e di riuso dove i materiali potranno avere nuova vita e non finire in discarica.
Vecchi libri, mobili, elettrodomestici che hanno ancora una loro funzionalità potranno essere così recuperati. Il complesso potrà essere anche un luogo dove sarà possibile programmare diverse attività didattiche e sociali per l’educazione al riciclo e al riuso responsabile.





“Abbiamo messo in campo una progettazione innovativa che ci consentirà di proseguire nella ottimizzazione della raccolta dei rifiuti – spiega Rocco Surano, Vice Sindaco con delega ai LL.PP. e alla Gestione dei Rifiuti – Un risultato importante conseguito dall’Amministrazione Musarò che ha puntato fin dal suo insediamento su una programmazione attenta alle esigenze della Comunità. Da oggi anche la frazione di Castiglione potrà avere il suo punto di raccolta. Ma soprattutto il salto di qualità sarà la presenza di un Centro del Riuso di cui beneficeranno con facilità il capoluogo e la frazione poiché sarà posto a metà strada tra i due centri”.





“La realizzazione del nuovo Centro di Raccolta e Centro di Riuso ci impone ora di puntare, con altrettanta caparbietà, al miglioramento della sicurezza dell’asse viario Andrano-Castiglione – continua il Vice Sindaco -, attraverso la riprogrammazione di una rotatoria a ridosso della cd. “Curva Romana” che rappresenta anche lo snodo di ingresso dell’area Artigianale, individuando le risorse necessarie per realizzarla in tempi rapidi”.





“Esprimo la mia più viva soddisfazione – afferma il Sindaco Salvatore Musarò – per l’importante risultato raggiunto e per quelli che ci prefiggiamo di raggiungere in tempi brevi. Abbiamo compiuto una scelta che armonizza tutti gli obiettivi della programmazione amministrativa, sia sotto il profilo delle politiche ambientali, sia sotto l’aspetto urbanistico e della gestione del territorio, sia in ordine alla sicurezza stradale. La nostra Amministrazione sta garantendo un’azione amministrativa innovativa e concreta che valorizzi le risorse del territorio e dia una risposta efficace ai bisogni dell’intera Comunità. Il Centro del Riuso potrà essere un luogo dove far crescere la sensibilità verso i temi dell’ambiente attraverso la partecipazione dei cittadini e delle associazioni, nel contempo si imprime un’accelerazione al tema della sicurezza stradale di cui da anni si parla”.
“Proseguiamo nel nostro lavoro continuo e concreto – conclude il Sindaco -. Presto i nostri progetti diverranno realtà”.


Andrano

I Margini al Centro

Invertire lo sguardo sui territori che si spopolano: dialogo sul Manifesto per riabitare l’Italia. «Tema essenziale per il Salento, lo confermano anche i numeri».  Giovedì 21 gennaio alle18, online sulla pagina fb  Casa delle Agriculture Tullia e Gino

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Esiste un Salento “del margine” così come esiste un’Italia marginalizzata: territori decentrati alle prese con un autentico declino demografico ed economico. In queste aree, distanti dal “centro”, anche l’esercizio dei diritti di cittadinanza si fa sempre più difficile.

C’è, però, il rovescio della medaglia. A questa narrazione in negativo, ad ogni modo reale, si deve affiancare quella in positivo, altrettanto vera: lontano dall’essere piccoli mondi antichi, queste aree sono spesso fucine di innovazione sociale ed economica, comunità dall’elevato civismo e luoghi della sperimentazione politica da parte della cittadinanza attiva oltre (e più) che delle amministrazioni.

“L’inversione dello sguardo” sui territori che si spopolano – ancora più urgente in tempi di pandemia – è la rotta principale imboccata dal variegato gruppo di ricerca che ha stilato il “Manifesto per riabitare l’Italia” (Donzelli, 2020).

È da questo che prenderà spunto il dialogo “I margini al centro”, appuntamento online programmato dall’organizzazione di volontariato Casa delle AgriCulture Tullia e Gino di Castiglione d’Otranto con il patrocinio del Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento.

Sulla pagina Facebook dell’associazione, giovedì 21 gennaio alle orantne 18, il tema sarà approfondito assieme ad Antonio De Rossi, docente di Progettazione Architettonica del Politecnico di Torino e curatore di “Riabitare l’Italia” (Donzelli, 2018), e Angelo Salento, docente di Sociologia economica e del lavoro presso l’Università del Salento. In apertura, porgerà il saluto istituzionale Mariano Longo, direttore del Dipartimento Storia Società e Studi sull’Uomo di UniSalento.

Modererà il dibattito Tiziana Colluto, giornalista e presidente di Casa delle Agriculture Tullia e Gino, che da un decennio è impegnata in un processo di restanza nel Capo di Leuca.

Invertire lo sguardo: il senso di Riabitare l’Italia con Antonio De Rossi

Tra le voci più autorevoli in Italia sul tema legato alla vita dei territori soggetti a spopolamento, Antonio De Rossi, architetto, è professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana e direttore dell’Istituto di Architettura Montana e della rivista internazionale «ArchAlp» presso il Politecnico di Torino.

Antonio De Rossi



Ha al proprio attivo diversi progetti architettonici e di rigenerazione sulle Alpi, con cui ha ottenuto premi e riconoscimenti. E’ autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, e con i due volumi «La costruzione delle Alpi» (Donzelli, 2014 e 2016) ha vinto i premi Mario Rigoni Stern e Acqui Storia. Il suo nome è legato anche alla rinascita e rigenerazione di Ostana, borgo delle valli occitane dove più forte è stato il morso dello spopolamento: contava 1.200 abitanti negli anni ’20, ridotti a sei negli anni ’80, quando è iniziato il percorso inverso di rivitalizzazione, in cui l’architettura ha funto da elemento chiave.

«La pandemia», spiega De Rossi in vista dell’appuntamento di giovedì, «in quanto acceleratore e moltiplicatore della crisi ambientale e dei modelli di sviluppo degli ultimi decenni, ha messo in evidenza profonde criticità ma anche inattese opportunità non solo delle montagne e delle aree interne, ma anche dell’intero sistema insediativo italiano. I due volumi “Riabitare l’Italia” (pubblicato nel 2018 a cura dello stesso De Rossi, ndr) e “Manifesto per riabitare l’Italia” (edito nel 2020 a cura di Domenico Cersosimo e Carmine Donzelli) propongono una “inversione di sguardo” e un progetto di ripensamento dell’intero paese proprio a partire dai suoi margini, nell’idea che qui si giochino alcune sfide fondamentali per il territorio italiano del prossimo futuro».

«Lo spopolamento non è un processo irreversibile, ma servono politiche pubbliche»

«A scanso di equivoci, è bene rimarcare», chiosano da Casa delle Agriculture, «che lo spopolamento non è un processo inesorabile e irreversibile: altri territori italiani, che hanno vissuto il problema prima di noi, hanno dimostrato che è possibile invertire la tendenza, a patto che si attuino politiche pubbliche mirate, lungimiranti e costanti, politiche da elaborare ai diversi livelli istituzionali, compresi quelli di prossimità, e che qui intravediamo a stento».

Fondamentale è spostare l’asse del ragionamento, per passare dalla dominanza del punto di vista metropolitano alla centralità dei territori fiaccati dalla sofferenza demografica ma che pure costituiscono “inesplorate opportunità di coesione, solidarietà e uguaglianza”. È un processo necessario e anche non più rinviabile: il Covid-19, con le sue conseguenze, ha acuito la crisi di egemonia dei grandi agglomerati urbani dove, dalla fine del Novecento, continua ad amplificarsi il divario tra ceti sociali. Non si sta meglio nell’Italia dei “vuoti”, segnata dalla continua fuga di persone, economie e diritti, aree in cui allo smantellamento dei servizi essenziali (con la chiusura di scuole, uffici postali, ambulatori, negozi di vicinato) si sommano l’affievolimento dei servizi di trasporto, di connettività e conciliazione familiare e la perdita di occasioni di lavoro. Territori sempre più fragili anche dal punto di vista ambientale, poiché i grandi patrimoni di terre, boschi e culture devono fare i conti con incendi e cementificazione selvaggia, dissesto idrogeologico, scarsa manutenzione e abbandono.

Nel Salento è tema essenziale: ecco i numeri

«Comprendere a quali condizioni è possibile riabitare i territori è decisivo per il Salento. Abbiamo bisogno di un modello di sviluppo, ma anche di un modello di benessere collettivo che offra alle generazioni giovani buoni motivi per restare e per ritornare».

A dirlo è Angelo Salento, professore associato di Sociologia economica e del lavoro presso l’Ateneo leccese e tra coloro che hanno contribuito a redigere il Manifesto per Riabitare l’Italia.

Per quanto trascurato, il tema è essenziale per il territorio leccese. Dopo un costante aumento del numero di abitanti, stando ai dati Istat relativi al bilancio demografico elaborati da Casa delle Agriculture, da sette anni la provincia registra una progressiva diminuzione: i residenti sono scesi dai 806.412 del 2014 ai 791.122 del 2019, una contrazione pari a -15.290. È come se in cinque anni fosse sparito un intero paese grande quanto Galatone. Si allarga la forbice tra nascite (appena 5.064 nel 2019) e decessi (8.235), con dati che si mantengono costanti nell’ultimo quinquennio. Positivo negli ultimi vent’anni, dal 2018 è diventato negativo anche il saldo migratorio: siamo sempre più terra da cui si parte e non in cui si arriva. Il tasso di decrescita nel 2019 è stato pari a -0,50 per cento (era -0,10 per cento nel 2014).

Dentro questi numeri, tuttavia, c’è un’altra preoccupante verità: la decrescita demografica, pur in linea col dato regionale (-0,52 per cento nel 2019) ma superiore a quello nazionale (-0,19 nel 2019), si associa a un importante squilibrio territoriale. A perdere residenti sono i centri minori e più distanti dal capoluogo, in primis quelli del sud Salento e dell’entroterra otrantino, dove più marcata è la polverizzazione dei Comuni (tra l’altro quasi sempre al di sotto dei 5mila abitanti, residenti anche nelle frazioni) e dunque dei servizi. Di contro, sempre più attrattivi negli ultimi anni sono stati Lecce e i Comuni della sua cintura, che hanno assorbito una fetta della popolazione in età produttiva (e fertile) dal resto della provincia (ciò si è verificato soprattutto a Cavallino, Lizzanello, Lequile, San Pietro in Lama, mentre iniziano a vivere una battuta d’arresto Monteroni, Surbo e San Cesario).

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Aumentano i casi Covid ad Andrano

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Continuano ad aumentare i casi Covid ad Andrano.





In serata il sindaco ha reso noto il numero di contagi. Attualmente sono 32 i cittadini amdranesi col Sarscov2. In 13 sono invece in quarantena.




Oggi Andrano piange anche la scomparsa di un 40enne, deceduto per Covid. Il decesso in età più giovane per Coronavirus nella provincia di Lecce.






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Andrano in lutto: 40enne stroncato dal Covid

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Il triste risveglio di questa mattina, ad Andrano, verrà purtroppo ricordato a lungo. Una notizia di quelle che non ci si aspetta, e che si spera non arrivino mai, ha gettato una intera comunità nel lutto e nello sconforto: un 40enne del posto è morto poche ore fa. Aveva il Covid.





Conosciuto da tutti come un bravo ragazzo, ben voluto nella sua Andrano e nella frazione di Castiglione, era cuoco. Il contagio all’improvviso, qualche giorno fa, a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Poi il ricovero e la lotta al mostro, quel virus invisibile che colpisce quando meno te l’aspetti.




Questa mattina in molti ad Andrano gli dedicano un pensiero, un saluto, una preghiera, anche sui social, dove è partito un fiume di lacrime e ricordi.





È alta la guardia in paese per l’allarme Covid. Non pochi, per un Comune che conta meno di 5mila anime, i contagi attuali (sopra i 30) come indicato oggi dal sindaco nel suo aggiornamento.


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