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Copertino

Il Covid dilaga a Copertino, due feste nel mirino: oltre 400 casi

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La variante Omicron si diffonde a macchia d’olio e a Copertino fa paura.





L’escalation di contagi non si ferma. Il focolaio ha superato soglia 400 positivi.





Ne parla anche la stampa nazionale. Si cercano le cause. Sotto la lente due feste studentesche organizzate, entrambe, il 22 dicembre per scambiarsi gli auguri in vista del Natale.




Ora il clima però è diverso. In strada la gente circola sempre meno e tanti commercianti hanno chiuso le proprie attività per evitare possibili assembramenti.





Già ieri la sindaca Schito ha ammonito la sua cittadinanza dall’esporsi ad ulteriori rischi di contagio. Se 24 ore fa i positivi in paese erano 270, oggi se ne contano ben 410.





E con la girandola di tamponi, cui una buona dell’intero centro, che conta 24mila abitanti, si sta sottoponendo, non è detto che il record, nelle prossime giornate, non possa nuovamente venire abbattuto.


Attualità

“Drive-Tamponi” anche a Maglie

Operativo in via Otranto il nuovo Drive Through voluto Prefettura, all’ASL, Croce Rossa, Protezione Civile e Forze dell’ordine dopo Lecce, Taurisano e Copertino per evitare di avere persone guarite e bloccate in casa per la necessità di fare i tamponi. Intanto il sindaco Toma ribadisce: «Non è a Maglie la Casa di Riposo teatro dei recenti fatti di violenza!»

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Attivo a Maglie, in via Otranto, un Drive tamponi per migliorare il sistema dei controlli e tracciamenti.

Insieme alla Prefettura, all’ASL, Croce Rossa, Protezione Civile e Forze dell’ordine è stata individuata la sede di Maglie, dopo Lecce, Taurisano e Copertino per evitare di avere persone guarite e bloccate in casa per la necessità di fare i tamponi.

Si accede solo su prenotazione.

Intanto il sindaco Ernesto Toma coglie l’occasione per ribadire che la casa di riposo teatro di episodi di violenza di cui si è parlato negli ultimi giorni non insiste sul territorio magliese.

In una nota a firma dell’amministrazione comunale di Maglie e dell’Istituto per i Servizi alla Persona per l’Europa, L’ISpe di Lecce, prendono le distanze dai fatti come riportati da alcune testate giornalistiche, relativi a maltrattamenti perpetrati ai danni di anziani, ospiti di una struttura assistenziale.

«A seguito di informazioni assunte presso gli Uffici competenti risulta che la struttura non ha sede a Maglie e, in effetti, negli articoli si fa riferimento ad un Istituto con sede nel basso Salento e non a Maglie, come hanno erroneamente riferito alcune testate nel riportare la notizia», dichiara il sindaco Toma.

«Anche per quanto riguarda le strutture facenti capo all’Istituto per i servizi alla persona, a seguito di un monitoraggio condotto sulle stesse, smentisco convintamente la possibilità che si siano verificati i fatti riferiti dalla cronaca», riferisce l’ex sindaco di Otranto Luciano Cariddi, presidente del CDA di ISPE.

Il sindaco Toma ed il presidente Cariddi esprimono «sdegno e rammarico per le circostanze verificatesi e raccomandano a tutti oculatezza e buonsenso, al fine di evitare inutili allarmismi nella Comunità».

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Approfondimenti

Salento, sempre più vecchi e a rischio spopolamento

Ebbene, si può affermare che lo spopolamento consiste, di là dalla riduzione delle nascite, nel fatto che molti giovani vanno via dal loro paese e non vi ritornano se non per trascorrere le vacanze

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di Hervé Cavallera

È da qualche anno che si registra un forte calo demografico in provincia di Lecce.

Nonostante che da più parti si sostenga che non è (o non dovrebbe essere) un fenomeno inarrestabile, è comunque un fenomeno consistente e deve essere inteso nella sua logica.

Ebbene, in linea generale si può affermare che lo spopolamento consiste, di là dalla riduzione delle nascite, nel fatto che molti giovani vanno via dal loro paese e non vi ritornano se non per trascorrere le vacanze. Il Salento in tal modo diventa una terra di anziani, senza una reale prospettiva di sviluppo (che non sia quello della terra dei vacanzieri) e di vita.

Ora, se si considera la storia, alcuni elementi appaiono indiscutibili. Nel passato il Salento era terra di emigranti per molti delle classi sociali meno abbienti, ma accadeva che dopo anni di lavoro all’estero gli emigrati ritornavano nel proprio paese dove, con i risparmi, si erano adoperati per far costruire una civile abitazione.

Così, grosso modo, almeno sino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso. Sempre nel passato, le classi agiate mandavano i loro figli a conseguire la laurea nell’Università di Napoli o in sedi ancor più distanti (Bologna, ad esempio), non essendoci sedi universitarie in Puglia, ma una volta conseguita la laurea il dottore tornava nella propria terra. Ora non più.

Nonostante la Puglia vanti, dal secolo scorso, diverse sedi universitarie (l’Università di Bari è sorta nel 1925 con la Facoltà di Medicina, quella di Lecce è istituita nel 1955, l’Università di Foggia è istituita nel 1999; ad esse devono essere aggiunte le università private e le sedi staccate delle statali a Taranto e Brindisi), il numero di coloro che si laureano fuori regione o che soprattutto si allontanano dal Salento è in crescita.

La diffusione del numero dei laureati salentini non corrisponde, pertanto, alla presenza degli stessi nel Salento. Il tutto, tenendo conto della carenza di strutture industriali o che comunque non richiedano una manodopera laureata, e quindi da utilizzare quanto meno a partire dal diploma della secondaria, ha fatto sì che sia notevolmente cresciuta la frequenza universitaria nella speranza che la laurea garantisca un posto di lavoro di buon livello.

Ciò considerato, il non rientro nel territorio natio dei laureati significa, in una società in cui è esplicita la richiesta di un sapere specializzato, che il Salento, di là dalle sue indiscutibili bellezze paesaggistiche ed artistiche, non è una terra in grado di corrispondere alle richieste di tutti i laureati, come al tempo stesso non è stato in grado di assorbire i diplomati della secondaria in genere né di incentivare esiti lavorativi per i diplomati degli istituti professionali.

La presenza di uno squilibrio tra la richiesta di lavoro specialistico e la soddisfazione della stessa viene, di conseguenza, a gravare sulla responsabilità di una classe politica provinciale, regionale, nazionale che non è riuscita, nel corso dei decenni, a generare delle offerte connesse alla logica del mercato del lavoro.

In breve, al processo di scolarizzazione di massa non si è accompagnato un progetto di vasta portata capace di assorbire in maniera articolata la crescita sociale.

Non si tratta solo di uno spostamento di salentini in altre parti d’Italia, ma addirittura all’estero. È la cosiddetta fuga dei cervelli in cui si ripresenta l’antico fenomeno dell’emigrazione.
Tale parola potrebbe sollevare perplessità nell’età della globalizzazione e sembrare inadeguata, ma così non è quando l’andare via diventa necessario o quando le offerte sono più vantaggiose in altre parti della Penisola o del mondo. Si deve pur vivere, si potrebbe dire drasticamente.

Ma un territorio che si spopola non vuol dire solo perdita di professionisti più o meno di talento. Implica perdita di affetti, indebolimento della cosiddetta classe dirigente, smarrimento delle tradizioni, limitazione delle forze intellettualmente generative.
Senza voler essere catastrofisti, occorre rendersi ben conto del significato del processo in atto.

Non si tratta semplicemente di non perdere concittadini, ma di assicurare, se non proprio la crescita, il perdurare di una civiltà che è un intreccio di affetti, tradizioni, innovazioni.
A tutto questo si aggiunge il fenomeno della denatalità, che ha anche altre sue logiche, ma che attesta la crisi della famiglia tradizionale la quale richiede, per la sua stessa sopravvivenza, progetti a lungo termine.

Al contrario, si tende a vivere alla giornata, con unioni che possono sciogliersi con relativa facilità, generando a loro volta una nuova serie di problemi non sempre vissuti pacatamente.
Come si vede, tutto si collega e si tiene. Non si è giunti, si capisce bene, ad un disastro irrimediabile, ma le premesse, come si è visto, non sono propriamente rosee.

Per riconsiderare il pensiero di Émile Durkheim, occorre che vi sia una dialettica tra statica e dinamica sociale. Una società quale che sia ha sempre bisogno di una coesione connessa a dei valori condivisi capaci di fondare una coscienza collettiva.

La globalizzazione, proprio per le sue aperture sconfinate, può rischiare di travolgere ogni coesione. Ciò diventerebbe assai grave in una società che va perdendo la presenza dei propri giovani.

Si comprende che la via di salvezza necessita di una visione politica di ampio respiro e della capacità di realizzarla e ciò deve accadere in un contesto in cui avviene proprio la fuga dei giovani, ossia di coloro che dovrebbero coniugare tradizione e innovazione.

Tale visione è l’unico percorso da percorrere e bisogna che ciò si manifesti in maniera decisiva.

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Copertino

Tre feriti dai botti ed una 12enne in coma etilico nella notte di Capodanno

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La notte di San Silvestro è anche, sempre, un bollettino. Nonostante le dozzine di ordinanze firmate dai sindaci di svariati Comuni della provincia, le ore che abbracciano la mezzanotte a cavallo dei due anni sono state accompagnare da botti, fuochi pirotecnici ed esplosioni varie, ad opera di privati cittadini che si improvvisano pirotecnici.

Ed anche quest’anno non sono mancate le conseguenze, con 3 persone costrette in ospedale e sottoposte ad interventi alle mani. Ad aggravare appesantire la cronaca, poi, si aggiunge un coma etilico di una ragazzina.

Botti tra le mani

A Copertino, a Porto Cesareo ed a Monteroni. È qui che i petardi hanno lasciato il segno.

Un uomo di 33 anni di Copertino ha perso una mano. In ospedale, al Vito Fazzi, è stato sottoposto ad intervento chirurgico nella notte.

A Monteroni feriti due fratelli dallo scoppio di un artificio pirotecnico. Uno di loro, 29 anni, rischia di perdere un occhio.

A Porto Cesareo invece è un 24enne a rischiare le dita delle mani.

A Sogliano Cavour invece se l’è vista brutta una 12enne. Un bicchiere dietro l’altro, la giovane si è improvvisamente accasciata. Per lei è partita una chiamata al 118 ed una corsa in ospedale in coma etilico.

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