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Cronaca

Inferno giallorosso al Ciolo: scatta l’indagine

Fumogeni, bengala ed enorme murale ai piedi del ponte per la festa del gruppo ultras dell’U.S. Lecce “Kapu Vacanti”: i carabinieri sul posto

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Dalla festa all’indagine: un inferno giallorosso, nel vero senso della parola, quello messo in piedi dal gruppo di ultras del Lecce “Kapu Vacanti” che domenica, in occasione dei loro 20 anni, hanno dato vita ad uno spettacolo pirotecnico…degno di nota presso il Ponte Ciolo.

“Il ciolo come non lo avete mai visto”, avevano promesso lanciando l’appuntamento con dei volantini. Ed in effetti striscioni, fumogeni, botti, fuochi d’artificio hanno colorato l’insenatura della marina di Gagliano, per poi impazzare anche nei video dell’evento rimbalzati sui social.

Una visibilità mediatica non tutta positiva per il gruppo ultras: i carabinieri della Compagnia di Tricase hanno deciso di verificare i residui della festa trovando sul posto, ai piedi del ponte, un enorme murale che ha fatto scattare una indagine degli stessi militari.

Immediato il coro di voci levatesi a denunciare l’accaduto. In primis quelle del sindaco di Gagliano, Carlo Nesca, e del direttore di Legambiente Puglia, Maurizio Manna, che hanno etichettato il gesto rispettivamente come “vergognoso” e “disgustoso”.

Attualità

“Mia mamma, 90 anni, ha bisogno di cure ma con il coronavirus…”

L’S.O.S. di Antonio da Lucugnano: “Prima della pandemia veniva un ortopedico a casa ogni settimana per alleviare il dolore a gambe e spalle e permettere alla mamma di tirare avanti. Ora non sappiamo più come fare…”

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L’emergenza sanitaria lo abbiamo ribadito più volte non è solo quella solo strettamente connessa al coronavirus ma, in gran parte, ne è una diretta conseguenza.

Come nel caso di Antonio, un nostro lettore di Lucugnano che ci segnala la sua storia anzi, la storia di sua madre che, “a 90 anni è costretta a subire enormi sofferenze alle ginocchia e alle spalle e per questo avrebbe bisogno delle cure di un ortopedico”.

Cosa puntualmente accaduta fino a qualche tempo fa, con un medico dell’Asl che una volta a settimana si recava in casa dell’anziana e provvedeva a quelle operazioni necessarie (estrazione del liquido) per alleviarne il dolore per sette giorni.

Poi, però, la nostra vita è cambiata all’improvviso per colpa dell’infido virus.

Antonio sconsolato racconta: “Da un mese l’ortopedico non viene più. Dall’Asl hanno sospeso tutto. Ho provato a chiamare la Croce Rossa a Lecce ma, dopo aver spiegato la situazione, mi hanno rimbalzato al 118. Rispiego nuovamente tutto, così mi mandano un’ambulanza a casa”.

Tutto risolto? Macchè…! “Il medico giunto a bordo dell’ambulanza ci dice che non può fare granché e che ci vorrebbe un ortopedico. Intanto fa alla mamma una fisiologica contro il dolore. Telefona ad un altro medico e mi dice di richiamarlo al pomeriggio (già  questo altro medico era venuto a casa mia altre volte). A pomeriggio chiamo e il dottore mi dice che a casa non sarebbe venuto. E mi invita a portare la mamma al Pronto Soccorso, cosa che mi era stata fortemente sconsigliata dai sanitari venuti al mattino…”.

Dunque”, riflette amaro Antonio, “ora io dovrei decidere il destino di mia madre e scegliere se farla morire per l’infezione alla gamba o esporla al rischio di contrarre il coronavirus”.

Infine l’appello di Antonio: “Comprendo l’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e la situazione inedita che ha messo tutti in difficoltà. Immagino, però, che nella stessa condizione di mia madre ci siano tante altre persone che in questi giorni non sanno come uscirne. Per tutte loro e non solo per mia mamma bisogna fare qualcosa e anche subito, credo sia umanamente e moralmente doveroso”.

(foto in alto di repertorio)

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Cronaca

Muore a 40 anni: è la più giovane vittima salentina del coronavirus

Soffriva di asma. Lascia moglie e 2 figli

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Il Salento piange il più giovane dei deceduti per coronavirus.

Si tratta di un 40enne di Surbo, ricoverato lo scorso 16 marzo dopo i primi sintomi.

L’uomo soffriva di asma, l’unica sua patologia pregressa.

Negli ultimi giorni il suo quadro clinico era peggiorato fino ad arrivare al drastico epilogo.

L’uomo, che lavorava nella zona industriale di Lecce, lascia moglie e 2 figli.

Il paese stamattina ha ricevuto la notizia come il più cupo dei risvegli.

Una mazzata che spegne l’abbozzo di sorriso dell’ottimismo delle ultime ore.

Oggi i funerali, ovviamente nelle modalità previste dalle resrizioni del DPCM, nella parrocchia Santa Maria del popolo di Surbo.

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Cronaca

Asl: 3 positivi a Tricase. Interviene il sindaco

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Persistono le difficoltà di comunicazione tra ASL e enti locali, già lamentare da molti sindaci in queste settimane all’ombra del coronavirus.

Il primo cittadino di Tricase, Carlo Chiuri, stamattina è intervenuto sul nuovo dato numerico riguardante i casi Covid-19 a Tricase.

“Dai dati diffusi da Asl-Lecce, suddivisi per Comune, a Tricase vengono attribuiti tre casi totali, quindi due in più rispetto a quanto noto nei giorni scorsi”, scrive il sindaco.

“Ribadisco che, stante i tempi di comunicazione dell’esito dei test diagnostici, si tratta ancora di notizie ufficiose, delle quali sono in attesa di conferma tenendomi sempre in contatto con gli organi competenti. A prescindere da ciò, invito tutti ad evitare inutili allarmismi e a non correre alla ricerca dell’identità delle persone coinvolte. Di ciò si occupa il SISP (Servizio di Igiene e Sanità Pubblica) della ASL”.

“Il nostro impegno invece”, chiude, “deve essere quello di restare a casa!”.

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