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Cronaca

Parcheggi “Card. Panico”: opposizione al contrattacco

“Coppola eviti di metterla sulla mischia. L’indice noi lo puntiamo, come sempre, sulla sua incompatibilità accompagnata da quella arroganza e dispregio nei confronti del prossimo considerato essere inferiore e patologico”

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Continua a far discutere la vicenda dei sigilli apposti dalla Guardia di Finanza al nuovo parcheggio dell’Ospedale di Tricase. Mentre le indagini proseguono sul tavolo del pm è giunta un’informativa inviata dalla Guardia di Finanza nella quale compaiono i nomi di Antonio Coppola in qualità direttore dei lavori, responsabile della sicurezza e progettista per conto dell’ospedale di Tricase, della direttrice e rappresentante legale della Pia Fondazione di Culto e Religione “Card. Panico” Suor Margherita Bramato e quello del titolare dell’impresa Ideal Scavi, Francesco Saverio Cazzato. In mattinata Coppola aveva spiegato le sue ragioni accusando l’opposizione di aver messo su un polverone ad arte. Ora la controreplica dei consiglieri di opposizione che ieri avevano attaccato dal nostro sito il primo cittadino ritenendo “inammissibile il triplice ruolo di Coppola contemporaneamente sindaco, capo settore dell’ufficio tecnico in aspettativa e ingegnere che esercita la libera professione”.


CancelloI Consiglieri di minoranza Vito Zocco, Nunzio Dell’Abate, Gianluigi Forte, Pasquale Scarascia, Guerino Alfarano ora prendono “atto delle dichiarazioni del sindaco-ingegnere-dipendente comunale in merito al sequestro del parcheggio dell’Ospedale Panico e ci sentiamo offesi prima come cittadini e poi come consiglieri comunali. Non solo non abbiamo nulla contro questa opera”, dicono, “ma addirittura ricordiamo che la problematica delle aree a parcheggio intorno all’ospedale è stato uno degli argomenti più presenti nella nostra campagna elettorale del 2012. Ben venga , dunque, ogni forma di intervento che vada in quella direzione, considerato il grande ritorno che il polo ospedaliero d’eccellenza ha per Tricase. Per cui Coppola eviti di metterla sulla mischia. Non siamo stati certo noi a generare questa situazione. L’indice lo puntiamo, come sempre, sulla sua incompatibilità accompagnata da quella arroganza e dispregio nei confronti del prossimo considerato essere inferiore e patologico quando non si piega al volere della “trinità”. Il nostro auspicio”, concludono, “è che tutta la città si ribelli e urli per davvero: “Coppola dimettiti e libera il paese dalla tua sudditanza”.

Cronaca

Abusata dal padre partorisce una bambina: disposto nuovo test dna

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Prosegue l’iter giudiziario attorno alla raccapricciante storia denunciata da una donna del basso Salento che accusa suo padre di averla violentata e messa incinta.

Nelle scorse ore la Corte d’Appello di Lecce, su sollecitazione della difesa, ha disposto una seconda perizia sul dna dell’imputato per stabilire se realmente l’uomo, un 54enne del basso Salento, sia il padre della bambina che sua figlia ha partorito.

Quanto denunciato dalla vittima, oggi 30enne, è raccapricciante. Quindici anni di abusi, dal 1995 al 2010. Palpeggiamenti, molestie, minacce, violenze. Una gravidanza interrotta presso l’ospedale di Gagliano del Capo con una storia inventata, dettata dal padre stesso e dalla madre, al corrente di tutto. Poi ancora abusi ed un’altra gestazione. Stavolta il parto ed una figlia femmina, ad oggi minore ed in affido ad una casa famiglia del brindisino.

I dati raccolti dai carabinieri si basano, oltre che sul racconto della vittima, su riscontri genetici messi però in dubbio dalla difesa.

Il test sul dna eseguito nel corso delle indagini non sarebbe infatti utilizzabile. A differenza di quanto prescritto dai protocolli internazionali, che prevedono che venga prelevato con guanti in lattice e in buste non contaminate, secondo la difesa sarebbe stato fatto su un mozzicone prelevato con un fazzoletto di carta e conservato in una busta della corrispondenza. Da qui la decisione di accogliere la richiesta di reiterare il test.

L’accusa, dal canto suo, chiede 26 anni di reclusione. La prima sezione penale, lo scorso anno, ne aveva dati 30.

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Andrano

Cadavere in mare: mistero nelle acque di Andrano

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È mistero nella marina di Andrano attorno ad un ritrovamento di questo pomeriggio.

Il corpo senza vita di un uomo di mezza età è stato rinvenuto tra le onde al largo della Grotta Verde.

Non è stato ancora identificato.

I carabinieri sono al lavoro per ricostruire l’accaduto. La segnalazione è partita da un peschereccio di passaggio. 

Stanno setacciando la zona di costa limitrofa per capire se si possa trattare di un bagnante o di qualcuno che accidentalmente è caduto in acqua.

Hanno anche controllato le diverse discese a mare per verificare se vi fossero effetti personali abbandonati.

Foto: Leccesette

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Cronaca

Turista salvata in mare dai poliziotti

In vacanza nel salento rischia di annegare: salvata dagli agenti della polizia di stato in servizio presso il lido “La Terrazza – Progetto io posso” di San Foca

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Nelle prime ore di questo pomeriggio, una donna di 68 anni proveniente dall’Emilia Romagna ed in vacanza nel Salento, si è immersa nelle acque di San Foca, sottovalutando le forti raffiche di vento che, piano piano, l’hanno allontanata dalla riva.

Lo sguardo attento degli agenti del Commissariato di Gallipoli e delle Fiamme Oro della Polizia di Stato, in servizio come addetti al salvataggio presso il lido balneare “La terrazza: tutti al mare – progetto Io Posso” di San Foca, ideato dall’Assistente Capo della Polizia di Stato Gaetano Fuso, in quiescenza a seguito di una malattia invalidante, ha evitato il peggio.

La malcapitata aveva iniziato a perdere le forze e ad ingerire acqua.

I quattro poliziotti, a quel punto, si sono buttati in acqua e hanno raggiunto a nuoto la donna in evidente difficoltà, soccorrendola e portandola a riva dove è stata affidata alle cure dei sanitari del 118.

Un brutto spavento, anche per i familiari della donna, che, alla fine, hanno voluto ringraziare i poliziotti per il tempestivo soccorso.

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