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Alezio

S’impossessa dell’auto dell’amica dopo aver bevuto e si va a schiantare

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Domenica di follia tra Galatone ed Alezio per una donna salentina.





La protagonista della vicenda è una 43enne che, nella giornata di ieri, ha pensato bene di sottrarre l'auto ad un'amica per andar via e poi schiantarsi contro un palo.





È iniziato tutto a Galatone, in casa di una donna. È qui che la 43enne, in preda ai fumi dell'alcol, per un motivo non ancora chiaro, ha sottratto le chiavi della Fiat Panda ad una amica per allontanarsi a bordo della stessa.




Qualche chilometro più in là, ad Alezio, è stata raggiunta dai carabinieri dopo che, sbandando, era finita contro la segnaletica verticale. Nessuna ferita per lei, ma 4mila euro di danni per l'auto dell'amica. La 43enne, che aveva anche rifiutato di sottoporsi ai test, è stata denunciata all'autorità giudiziaria.





Foto di repertorio


Alezio

Addio a Luigi Quida, l’artista della visualizzazione del silenzio

Scomparso il pittore salentino “post impressionista”: nato a Galatina nel 1936, era un uomo semplice, schivo, aveva scelto di vivere ad Alezio, lontano dai clamori, dalle luci della ribalta, dalle distrazioni, per stare più a contatto con se stesso, per non perdere l’ispirazione e proseguire il suo percorso improntato alla figurazione

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Il mondo dell’arte piange una grave perdita: il grande pittore salentino Luigi Quida si è spento lo scorso 18 maggio all’età di 85 anni. Amava definirsi l’artista della visualizzazione del silenzio“, era un uomo semplice, schivo, aveva scelto di vivere ad Alezio, lontano dai clamori, dalle luci della ribalta, dalle distrazioni, per stare più a contatto con se stesso, per non perdere l’ispirazione e proseguire il suo percorso improntato alla figurazione. Lontano dalle logiche del mercato, ma non dalla vita artistica italiana e internazionale.

Le sue opere sono state esposte nelle gallerie di New York e San Francisco, di Berlino e Oporto, Basilea e Odessa, Toronto, Monaco, Amsterdam, Colonia, Ginevra e tante altre città. Innumerevoli le sue mostre in tutto il mondo e i riconoscimenti ricevuti: da Cavaliere al merito della Repubblica Italiana ad Accademico d’Europa, dalla nomina ad Araldo gentilizio e Gran collare del Marzocco dell’Accademia Araldica Internazionale “Il Marzocco” di Firenze alla Laurea Honoris Causa in Arte all’Università Interamericana di Buenos Aires.

Nato a Galatina il 9 marzo 1936, è stato definito dalla critica pittore post impressionista, ma forse sarebbe più corretto considerarlo tardo-impressionista per l’influenza che subisce dalla pittura di Monet. Il suo nome è apparso in numerosi annuari e cataloghi di arte contemporanea.

È stato ideatore e coordinatore del Centro di promozione culturale “Settearte Mediterranea”, nei suoi oli su tela ritrae la transitorietà dell’attimo, gli aspetti più poetici della realtà, attraverso paesaggi, figure e fondali marini, trattati con pennellate decise e leggere e un raffinato contrappunto di grigi e verdi, marroni e gialli oro, che gorgheggiano delicatamente con il bianco luminoso dei vestiti delle signore, con i loro chiffons, ombrellini, cappellini, che rievocano le tramontate atmosfere da Belle Èpoque.

Il segno distintivo di gran parte delle sue opere è un originalissimo fascio di luce bianca, che quasi sempre irrompe sulla tela. Per ottenere il massimo dell’espressività egli accosta sulla tavolozza, con la più completa libertà fantastica, lampioni, marciapiedi, carrozze con o senza cavalli, case, balconi fioriti, muretti, caffé, facciate barocche di chiese e palazzi e tanti altri elementi architettonici ricercati.

Nei suoi dipinti la trama pittorica è messa in risalto grazie allo studio rigoroso delle ombre e la consapevolezza delle possibilità offerte dal colore di rendere il cangiante variare delle cose attraverso l’incidenza della luce.

Le innumerevoli minuscole figure, dalle forme appena abbozzate con la punta del pennello e mai accuratamente descritte, dai vestiti variamente colorati, rendono bene l’animazione dei luoghi che rimangono sempre indeterminati (Parigi, Venezia…?) reinventati attraverso la soggettività dell’artista e liberamente visualizzati sulla tela. Però, la sua attenzione non è mai rivolta alle facili vedute panoramiche delle città e degli ambienti rappresentati, ma solo ad alcuni aspetti, resi originali dalla competenza compositiva e dalla solida padronanza nell’uso espressivo del colore.

Il tutto collocato in intriganti atmosfere di sapore crepuscolare, spesso di grande effetto. Alcune sue opere si possono ammirare presso la Galleria Arca di Lecce.

Luigi ha un figlio, Raffaele Quida, anch’egli artista e non poteva essere diversamente. Classe 1968, la sua ricerca indaga la percezione dello spazio e l’interazione dell’individuo con esso, attraverso la variabile temporale.

Le sue opere si realizzano attraverso l’uso di vari media – disegni, sculture, installazioni, performance – e di materiali che attinge tanto da elementi naturali quanto da prodotti industriali.

La sua formazione artistica si completa, dopo gli studi classici, al Centro Sperimentale Man Ray di Cagliari nel 2003.

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Alezio

Si presenta dai carabinieri per morte ciclista sulla 274: “Guidavo io, non mio padre”

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Il puzzle della tragedia della scorsa settimana sulla Gallipoli-Leuca si ricompone pezzo pezzo.

L’ultima novità riguarda il conducente della vettura che ha travolto ed ucciso il tipografo di Taviano, morto sul colpo dopo esser stato sbalzato dalla sua bici.

Al volante della Fiat Punto quel giorno non c’era il 64enne che, qualche ora dopo il misfatto, si è presentato in caserma per costituirsi. C’era invece suo figlio. M. V., 40enne di Alezio, sabato scorso si è recato dai carabinieri. “Ero io a guidare, non mio padre”. Queste, in breve, le sue dichiarazioni.

All’autorità giudiziaria ora stabilire chi realmente fosse in auto e quindi chi indagare per omicidio stradale e omissione di soccorso.

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Alezio

Nardò nei “Cammini di Leuca”, nel segno della storia e di Don Tonino

I “Cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”. Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino.

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Il tracciato dei cosiddetti “Cammini di Leuca” attraversa da secoli il territorio di Nardò e ora l’amministrazione comunale, accogliendo l’invito della fondazione Parco Culturale Ecclesiale “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, ha deciso di dare anche un riconoscimento formale a questa preziosa eredità della storia. Il Comune di Nardò, infatti, ha aderito al progetto della fondazione finalizzato a creare un modello di “turismo di comunità” che offre opportunità importanti a coloro, soggetti pubblici e privati, che lavorano per e con il turismo. In particolare, con questa nuova forma di turismo ecosostenibile in sintonia con l’ambiente, la natura e la ricerca di paesaggi incontaminati, che si sta imponendo anche grazie agli stili di vita che la pandemia da Covid19 ha imposto in tutto il mondo.
“Cammini di Leuca” è il marchio del Parco Culturale Ecclesiale (registrato presso l’Ufficio brevetti del Ministero dello Sviluppo Economico), che contraddistingue le realtà territoriali maggiormente sensibili a questi modelli di crescita personale e comunitaria, di accoglienza e di conoscenza. La presenza del marchio lungo i percorsi e presso le strutture garantisce la piena adesione a questo spirito. Il turismo lento e in particolare il mondo dei cammini stanno registrando rilevante attenzione mediatica e un grosso riscontro economico.

Il Parco Culturale Ecclesiale sta compiendo sforzi notevoli per realizzare questo importante progetto che riguarda centinaia di km di tracciato e relativo monitoraggio, segnaletica e manutenzione, formazione degli info-point, comunicazione, progettazione degli interventi, promozione del territorio e dei siti di interesse culturale, accoglienza, creazione dei database utili ai fini statistici e di programmazione strategica, e molto altro ancora. Si è scelto di proporre turismo lento e mobilità dolce, a piedi, in bicicletta, a cavallo e in barca a vela, perché avvicina le persone, consente di vivere esperienze profonde, in sintonia con lo spirito dei luoghi, sviluppando empatia tra le persone, comunanza, condivisione e – se possibile – fraternità. A questo progetto ora potrà dare il suo contributo anche la città di Nardò.

L’assessore al turismo, Giulia Puglia

«L’impegno della fondazione è straordinario», dice l’assessore al Turismo Giulia Puglia, «e partendo da una solida base storica e di fede, con i “Cammini di Leuca” e gli insegnamenti di don Tonino, sta costruendo un modello di “turismo di comunità” di cui Nardò vuole far parte a pieno titolo. Da un lato, per l’antica appartenenza ai cammini e in particolare a quello della via Sallentina, dall’altro per la perfetta affinità tra un modello di turismo lento e sostenibile e tutte le politiche su cui abbiamo lavorato in questi cinque anni. Questo modello di turismo rientra in modo esemplare nella vocazione del territorio neretino».

I “Cammini di Leuca” sono tre direttrici storiche che attraversano il Salento volgendo lo sguardo alla Basilica Pontificia Santuario “De Finibus Terrae”.

Oltre alla Via Traiana Calabra e la Via Leucandense, infatti, c’è la Via Sallentina, che si estende per 162 Km, lungo le tappe joniche di Vereto, Ugento, Alezio, Nardò, Manduria e Taranto, da attraversare in dieci giornate di cammino. Si tratta, in pratica, di una strada romana paralitoranea che congiungeva Taranto con i principali centri del Salento. Probabilmente un itinerario storicamente inteso come prolungamento della via Appia, su una preesistente strada dei Messapi che congiungeva le loro città più fiorenti.

Citata da Plinio e da Strabone, si ritrova descritta nel suo completo sviluppo nella “Tabula Peutingeriana”, con l’indicazione di tutte le stazioni e delle relative distanze, attraverso il cuore dell’Arneo, un territorio paesaggisticamente straordinario, tranquillo, a basso traffico veicolare, fittamente costellato di terrazzamenti, trulli e muretti a secco. Per secoli è rimasta l’unica direttrice per raggiungere Taranto dal Salento ionico, ma sostanzialmente un tracciato di interesse locale, tagliato fuori dai grandi flussi commerciali e militari dell’epoca, finché le vicende storiche ne hanno determinato la scomparsa dal paesaggio e dalla memoria.

Attraverso una quota di adesione annuale, poi, il Comune (attraverso il Sindaco o un suo delegato) potrà partecipare al Forum “Terre del Capo di Leuca – De Finibus Terrae”, di cui fanno parte enti e persone in grado di fornire un apporto concreto in termini di progettazione e sviluppo di un modello di “turismo di comunità”. Infine, il Comune potrà aderire al protocollo Anci “Città della Pace”, usufruire di un corso di formazione (per una persona) per lo svolgimento delle mansioni relative a un info-point, entrare con le proprie iniziative e i propri eventi nel circuito della comunicazione del Parco Culturale.

Va detto che dal 2016 la fondazione propone “Carta di Leuca”, un laboratorio permanente, interculturale e interreligioso, che in estate diventa un meeting internazionale che, attraverso esperienze di volontariato e cammini lungo le antiche vie, si propone come grande occasione per sollecitare un maggiore impegno di tutti verso la pace. Il senso della Carta di Leuca è nella “convivialità delle differenze”: la profezia di don Tonino Bello che indica un impegno per contrastare le povertà, le mafie e ogni altra forma di illegalità e di abuso. In questa occasione, si svolge la marcia notturna “Verso un’Alba di Pace”, dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano alla Basilica Santuario di Santa Maria di Leuca.

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