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Cronaca

Tricase: piazza Ciardo con…posto letto

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Nella fotosegnalazione di un lettore, l’incredibile episodio di piazza Ciardo, in pieno centro a Tricase.





Un materasso è stato abbandonato in strada. Giace tra le vetture in sosta da un paio di giorni.





Castrignano del Capo

Servì del brillantante a cliente del bar: assolta

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Quasi due anni dopo, è stata assolta la barista di Castrignano del Capo che, inavvertitamente, versò del brillantante ad un cliente al posto dell’acqua.
Era il 18 gennaio del 2019. Un cliente entrando nel bar, nel centro di Castrignano del Capo, chiese un bicchiere d’acqua per poter prendere un farmaco.
La 25enne barista prese la bottiglia sul bancone e ne versò il contenuto in un bicchiere, ignorando si trattasse di un prodotto chimico: la bottiglia (una comune bottiglia di plastica per l’acqua) non era nemmeno stata etichettata per indicarne il contenuto.
Il cliente finì in ospedale e partì subito una inchiesta che vede tuttora imputati anche, per lesioni personali colpose gravissime, un altro dipendente, M.G., 44 anni, e il titolare dell’esercizio commerciale, T.M., 41, anche questi di Castrignano. Bisognerà attendere ancora qualche mese per conoscere la decisione del giudice in merito alle accuse loro rivolte.




Sono ritenuti colpevoli, rispettivamente, il primo di aver svuotato il contenuto di una tanica contenente acido brillantante per lavastoviglie nella suddetta bottiglia anziché di custodirlo in un luogo sicuro; il secondo di non aver provveduto a disporre un manuale di autocontrollo adeguato al corretto utilizzo della macchina e per la procedura di pulizia, né di sistemi di protezione dei detersivi in modo da evitare il rischio della somministrazione ai clienti.
A proposito di clienti, il malcapitato che si ritrovò a bere il brillantante, un 29enne del posto, rischiò la morte e fu costretto ad una serie di interventi che gli hanno per sempre cambiato la vita.
Dell’accaduto però non è responsabile la giovane barista. In queste ore, il giudice della prima sezione penale Stefano Sernia, la ha assolta. Sulla scia di quanto sostenuto dalla difesa e dal pm incaricato, è stato stabilito che “il fatto non costituisce reato”. Le telecamere di sorveglianza hanno avvalorata la tesi difensiva: la barista stava preparando un caffè quando soddisfò la richiesta del malcapitato cliente attingendo alla bottiglia della quale non poteva conoscere il contenuto per i motivi prima specificati.


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Cronaca

Salentino morto in ospedale a Brindisi: due medici indagati per omicidio colposo

La tragedia il 2 gennaio al “Perrino”. Dopo l’esposto dei genitori del ragazzo, 19 anni, di Lequile, il Pm ha aperto un fascicolo e assunto i primi provvedimenti

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Dopo aver riscontato l’esposto presentato dai genitori, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., con l’apertura di un procedimento penale e l’ipotesi di reato di omicidio colposo, la Procura di Brindisi, per il tramite del Pubblico Ministero dott. Francesco Carluccio, ha iscritto nel registro degli indagati, come atto dovuto, due medici, che hanno avuto in cura la giovane vittima, per la tragica morte a soli 19 anni, di Andrea Lorenzo Lezzi, di Lequile, deceduto in circostanze tutte da chiarire il 2 gennaio scorso all’ospedale “A. Perrino” di Brindisi.

I medici indagati sono F. R., 55 anni, di San Giorgio Jonico (Taranto), responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neurochirurgia del nosocomio brindisino, e F. P., 40 anni, di Lecce, neurochirurgo.

Il Pm, inoltre, ha disposto l’esame autoptico sulla salma incaricando come propri consulenti tecnici il dott. Biagio Solarino, medico legale, dell’istituto di medicina Legale del Policlinico Universitario di Bari, ed il dott. Carlo Del Vecchio, neurochirurgo, anch’egli del Policlinico barese: l’incarico sarà conferito domani, venerdì 15 gennaio, alle 9.00, negli uffici della Procura.

Alle operazioni peritali, che si svolgeranno a seguire, parteciperà anche il dott. Andrea Molino, medico legale di parte per la famiglia Lezzi messo a disposizione da Studio3A.

I risultati della perizia autoptica saranno ovviamente fondamentali per dare le prime risposte.

«Al ragazzo, a causa di un’emorragia cerebrale subita da piccolo», raccontano dallo Studio 3° che assiste legalmente la famiglia, «era stata applicata una derivazione ventricolo-peritoneale. Era sotto controllo e seguiva una terapia farmacologica ma conduceva una vita del tutto normale, praticando anche sport a livello agonistico, in particolare il sollevamento pesi. 

Il 27 dicembre scorso, però, il giovane è stato assalito da un violento mal di testa e i genitori, temendo si trattasse di un evento collegato alla derivazione, l’hanno appositamente accompagnato al pronto soccorso del “Perrino”, nosocomio dove oggi lavora F. R., il neurochirurgo che lo aveva operato all’epoca al Bambin Gesù di Roma.


Il paziente è stato sottoposto alla Tac, che tuttavia non avrebbe evidenziato danni o patologie in corso, e pertanto dopo poche ore è stato dimesso, con l’unica prescrizione di aumentare il dosaggio del medicinale che già assumeva.

Nel pomeriggio del 31 dicembre, tuttavia, persistendo le emicranie che gli procuravano anche autentici tremori, la madre e il padre di Andrea Lorenzo lo hanno riportato all’ospedale di Brindisi, da dove però i sanitari, non ritenendo vi fosse uno stato di urgenza, lo hanno rimandato a casa.

Ma i dolori al capo si facevano sempre più lancinanti e così, la sera stessa, il ragazzo e i suoi genitori hanno effettuato il terzo accesso al Perrino, dove finalmente Lezzi, dopo aver atteso per alcune ore al Pronto Soccorso, alle 5 del mattino di Capodanno, è stato ricoverato per essere sottoposto a nuovi controlli, tra cui un’altra Tac. Accertamenti che hanno evidenziato problemi seri, se è vero che i genitori del giovane, nel frattempo rincasati, sono stati richiamati in tutta fretta da un neurochirurgo per informali che doveva sottoporre il figlio a un intervento all’addome per verificare lo stato della derivazione, e che si sarebbe consultato con altri colleghi per valutare se eseguire un’altra operazione con lo stesso scopo a livello cranico.

Purtroppo, però, un paio d’ore dopo essere uscito dalla sala operatoria ed essere stato riportato nella sua stanza di degenza, Andrea Lorenzo ha nuovamente iniziato ad accusare terribili dolori al capo e tremoriè svenuto ed è caduto in coma. Il ragazzo è stato prima inutilmente rianimato, quindi sottoposto a un intervento cranico per verificare la funzionalità del catetere per il reflusso encefalo addominale, ma dopo l’operazione è stato dichiarato cerebralmente morto.

Sconvolti dalla perdita del figlio e, soprattutto, non riuscendo a capacitarsi di cosa fosse accaduto né avendo ricevuto spiegazioni dal personale medico, i genitori del ragazzo hanno deciso di andare fino in fondo per fare piena luce sui drammatici fatti e ottenere giustizia». Attraverso il consulente legale Luigi Cisonna si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, ed è stata presentata una denuncia presso la stazione dei carabinieri di Lecce riferendo ogni circostanza e chiedendo all’autorità giudiziaria di procedere con ogni atto ritenuto opportuno, in particolare il sequestro delle cartelle cliniche e l’autopsia, per verificare se possano configurarsi responsabilità colpose da parte dei sanitari nella gestione del caso, con particolare riferimento a eventuali sottovalutazioni della gravità del problema lamentato fin dal primo accesso al pronto soccorso dell’ospedale Perrino.

Richieste, come detto, ritenute meritevoli di accoglimento da parte del dott. Carluccio, che ha aperto un fascicolo e ora assunto i primi provvedimenti.

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Attualità

Altri 1.524 casi positivi in Puglia, 138 nel leccese

Se la media settimanale fosse quella odierna, con i nuovi parametri, la nostra regione diventerebbe zona rossa superando la fatidica incidenza settimanale di 250 positivi ogni centomila abitanti (quella di oggi è 264,7 ogni 100mila)

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Eseguiti 9.191 test per l’infezione da Covid nelle ultime 24 ore in Puglia e registrati altri 1.524 casi positivi per un tasso di positività del 16,58%.

Se la media settimanale fosse quella odierna, per intenderci, la Puglia, con i nuovi parametri, diventerebbe zona rossa, superando la fatidica incidenza settimanale di 250 positivi ogni centomila abitanti (quella di oggi è 264,7 ogni 100mila).

I decessi in tutto il territorio regionale sono stati 24, nessuno nel leccese.

I tamponi risultati postivi solo nella provincia di Lecce sono stati 138.

Dall’inizio dell’emergenza pandemica sono stati effettuati 1.152.452 test.

47.788 sono i pazienti guariti.

55.535 sono i casi attualmente positivi.

Il totale dei casi positivi Covid in Puglia è di 106.102, di cui 8.536 nella Provincia di Lecce.

IL BOLLETTINO EPIDEMIOLOGICO DEL 14 GENNAIO

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