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Attualità

Poggiardo, la storia dei consigli comunali in un libro

Una nuova ricerca curata dallo storico Vilei presentata nel corso della rassegna “Villa d’autore” nella Villa Episcopo.

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Nel suggestivo scenario di Villa Episcopo lo storico poggiardese Anacleto Vilei, autore di numerose pubblicazioni dedicate a diversi aspetti della vita politica, sociale e culturale di Poggiardo e Vaste, vha presentato il suo ultimo lavoro dal titolo Il Consiglio Comunale di Poggiardo 1806-1946” che passa in rassegna la storia dei consigli comunali a partire dall’abolizione della feudalità fino alla nascita della Repubblica passando dalla restaurazione del secondo periodo borbonico alla nascita dello stato unitario ed al periodo fascista.


La presentazione del volume di Vilei, che nel corso dell’incontro ha conversato sul tema con la vice sindaco Antonella Pappadà, ha rappresentato il sesto e ultimo appuntamento con Villa d’Autore, la rassegna di racconti e scrittori fra natura e cultura nella Villa Episcopo, organizzata dall’amministrazione comunale di Poggiardo ed in particolare dall’assessore alla Cultura Lina Tarantino, la quale ha presentato l’incontro.


Un lavoro frutto di una ricerca incessante, certosina, compiuta tra l’archivio di Stato di Lecce e quello storico comunale di Poggiardo, nel quale sono citati tutti i consiglieri dal 1806 al 1946, e che ha consentito di approfondire e rendere fruibile a tutti un percorso storico, giuridico ed amministrativo dell’organo rappresentativo delle comunità di Poggiardo e Vaste in circa un secolo e mezzo di storia che ha visto nascere ed evolversi questa fondamentale istituzione.

Dopo questo libro che ha stuzzicato l’interesse della cittadinanza riguardo il proprio passato amministrativo, si attende con curiosità la stesura del nuovo volume che abbraccerà il periodo successivo ovvero quello che parte dalla promulgazione della Costituzione repubblicana fino ai giorni nostri.


Carlo Quaranta


Attualità

L’uomo e il cane: Ruffano regolamenta tutto

Ordinanza del sindaco: vietato l’accesso ai cani, anche se custoditi, nelle aree destinate ai giochi per bambini obbligatori guinzaglio, museruola e paletta e sacchetto per le deiezioni. Chi violerà le norme sarà sanzionato con una multa dai 50 ai 500 euro

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Il Comune di Ruffano emette un’ordinanza per «perseguire il raggiungimento di un equilibrato rapporto di convivenza uomo-animale, focalizzando l’attenzione sulle questioni connesse al carattere della sicurezza, al rispetto dell’ambiente, all’aspetto igienico-sanitario e al decoro urbano».

L’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Cavallo ha preso atto che «il suolo pubblico o di pubblico accesso (strade, marciapiedi, zone verdi, ecc..) viene sporcato dagli escrementi di animali, provocando notevole disagio e rischio per la cittadinanza, in particolare per i bambini, i non vedenti e gli anziani, oltre a provocare un degrado del territorio comunale».

Allo stesso modo viste le «le problematiche igienico-sanitarie determinate dalla presenza di escrementi in tali zone, in particolare nei parchi pubblici frequentati prevalentemente da bambini, nonché del continuo aumento della popolazione canina» come testimoniato «dalle segnalazioni e lamentele (clicca qui) pervenute dalla cittadinanza in merito ai disagi derivanti dalla presenza di deiezioni canine a ridosso di edifici, strade pubbliche, marciapiedi, passaggi, aree e giardini pubblici, nonché della presenza di cani condotti senza guinzaglio» ha deciso di dettare le regole che d’ora in poi ogni cittadino ruffanese dovrà rispettare.

Ogni possessore di cane dovrà: «Utilizzare il guinzaglio ad una misura non superiore a mt. 1,50; portare con sé una museruola rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o di animali o su richiesta delle autorità competenti; affidare il cane a persone in grado di gestirlo correttamente; assicurare che il cane abbia un comportamento adeguato alle specifiche esigenze di convivenza con persone e animali rispetto al contesto in cui vive»

Sarà altresì vietato: «L’accesso ai cani, anche se custoditi, nelle aree destinate ai giochi per bambini; l’abbandono in spazi pubblici o di uso pubblico (strade, piazze, marciapiedi ed i relativi riquadri delle alberature, attraversamenti stradali, accessi alle abitazioni, spazi prospicienti, i negozi ed i giardini pubblici, gli accessi alle abitazioni, i giardini ed aree verdi pubbliche e comunque qualsiasi luogo accessibile al pubblico) delle deiezioni depositate dai cani durante le loro passeggiate. È fatto obbligo di raccogliere immediatamente gli escrementi dell’animale e di portare con sé strumenti quali paletta e/o sacchetto idoneo all’asportazione e al contenimento delle feci animali in numero sufficiente da rapportarsi alla permanenza sul luogo pubblico e alle esigenze dell’animale, da esibire, su richiesta, ai soggetti incaricati dell’osservanza della presente ordinanza. Quanto raccolto ed opportunamente racchiuso in idonei involucri o sacchetti chiusi dovrà essere depositato negli appositi contenitori portarifiuti o appositi contenitori per deiezioni canine, se presenti».

Chiunque violerà le disposizioni sarà sanzionato con una multa oscillante dai 50 fino ad un massimo di 500 euro.

Esentati, ovviamente, i non vedenti accompagnati da cani guida e particolari categorie di portatori di handicap impossibilitati all’effettuazione della raccolta delle deiezioni canine.

L’ordinanza oltre che tutelare l’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, mira ad «assicurare anche la tutela dell’ambiente, il decoro e l’igiene del territorio comunale».

Rammentando sempre l’obbligatorietà dell’iscrizione dei cani all’anagrafe canina, tramite l’inserimento di idoneo microchip identificativo.

Per leggere integralmente l’ordinanza del sindaco Antonio Cavallo clicca qui

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Attualità

Per il mare non è una festa, a Castro stop ai palloncini

Una volta ricaduti al suolo o in mare possono essere ingeriti da pesci o uccelli e causarne la morte. Per i trasgressori una multa da 25 a 500 euro

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Castro dice “stop” ai palloncini in volo per non disperdere la plastica.

Dopo essere stato il primo Comune in Puglia a dichiararsi “plastic free” nel 2018, è anche il primo ad emettere un’ordinanza che vieta il volo dei palloncini, sposando l’iniziativa dell’associazione no profit Plastic Free.

Stesso provvedimento a Polia e Tropea (in provincia di Vibo Valentia, in Calabria) e Sperlonga (in provincia di Latina, nel Lazio). Come si legge nell’ordinanza firmata dal sindaco Luigi Fersini,  «studi effettuati a livello internazionale hanno dimostrato le conseguenze dannose dei frammenti di palloncini (e nastri colorati che li trattengono) abbandonati nell’ambiente» e che «a causa dell’inquinamento e del pericolo che i palloncini pongono alla vita marina, molti Stati ne hanno vietato i lanci massivi», perché «i frammenti di palloncini abbandonati, spesso finiscono per essere ingeriti da animali marini e terrestri, organismi presenti in natura e diverse specie di uccelli, causandone irrimediabilmente il decesso».

Nello specifico l’ordinanza chiarisce come, «fermo restando il divieto di abbandono di qualsiasi tipo di rifiuto, vige il divieto di utilizzare nastri colorati e palloncini in gomma o materiale similare e riempiti con gas più leggeri dell’aria, senza qualsiasi apposizione di un oggetto di peso sufficiente o alla relativa dotazione per contrastare la capacità di sollevamento del palloncino, ciò al fine di evitare che gli stessi, sollevati in aria, ricadano poi sul suolo terrestre e lacustre sotto forma di rifiuto e vengano ingeriti dagli animali causandone la morte».

Beninteso, per i trasgressori è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria, che oscilla dai 25 ai 500 euro.

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Attualità

«Centrosinistra, prendi esempio dal Salento…»

Politiche 2022, Il presidente della Provincia Minerva: «Sconfitta netta a livello nazionale. Come prevedibile, risultato territoriale influenzato dall’incapacità e dalla mancanza di lungimiranza nazionale. Improrogabile il rinnovamento della classe dirigente così come già accaduto in provincia di Lecce».

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«Abbiamo atteso i dati ufficiali, come è giusto che sia, per poter iniziare a riflettere su ciò che è accaduto. E i numeri parlano chiaro: il centrodestra unito, spinto dal vento nazionale che soffiava a favore di Fratelli d’Italia e di Giorgia Meloni, ha vinto le elezioni».

Non usa mezzi termini Stefano Minerva, il presidente della Provincia di Lecce, nel fare il punto sul voto del 25 settembre. E lo fa ribadendo che «non ci sono scusanti o attenuanti che tengano. Quando ci si presenta agli elettori senza offrire prospettive, sogni, con il fine ultimo dell’autoconservazione dei dirigenti e dei capicorrente, ecco che la disillusione ha il sopravvento».

Una sconfitta nazionale chiara, dunque.

Secondo Minerva, però, «in un quadro nazionale così delineato, la comunità democratica e progressista della Provincia di Lecce registra proporzionalmente il miglior risultato di Puglia, andando oltre le percentuali nazionali e regionali, sia alla Camera che al Senato».

Come leggere questo dato in controtendenza? Sicuramente, aggiunge Minerva «ciò accade quando una comunità sa parlare ai propri elettori, attua il rinnovamento generazionale, ascolta i cittadini quotidianamente e si apre alle forze riformiste del territorio».

Un risultato che offre un barlume di speranza, per cui il presidente della Provincia ringrazia innanzitutto «i militanti e i volontari di questa campagna elettorale. Abbiamo dimostrato ancora una volta che i valori e le idee sono le radici su cui poggia il nostro agire politico e ciò non era semplice, né scontato. Eppure insieme ci abbiamo messo la faccia, anche quando era scomodo farlo».

Minerva poi sottolinea «l’impegno del segretario provinciale del PD Ippazio Morciano, dei segretari di circolo del Partito Democratico della provincia di Lecce, degli amministratori e dei rappresentanti dei partiti, degli attivisti dei movimenti civici guidati da Alessandro Delli Noci, che hanno scelto la coalizione progressista, impegnandosi come se fossero candidati in prima persona».

Secondo Minerva, infatti, «quello messo in campo è lo spirito di servizio che ci contraddistingue da sempre e che ci spinge a fare sempre meglio e più del dovuto».

Uno spirito di servizio che secondo il presidente della Provincia «ha visto nei candidati, e in particolar modo in quelli del PD la dimostrazione di quanto sia forte il senso d’appartenenza ad una storia comune che doveva essere raccontata, strada per strada, piazza dopo piazza».

Poi un vero e proprio confronto fra la dimensione territoriale e la dimensione nazionale.

«In questa provincia, abbiamo messo in campo i valori e le idee. E non lo abbiamo fatto solo nei pochi giorni di questa campagna elettorale. Lo abbiamo fatto negli anni, con giovani amministratori cresciuti nella dimensione politica dei partiti e che hanno rivendicato e conquistato lo spazio che meritavano, lo abbiamo fatto nei Comuni, con il 70% delle nostre città amministrate dalla comunità democratica e progressista grazie alla fiducia incondizionata da parte dei cittadini».

Il risultato provinciale a dire di Minerva è stato influenzato «dalla mancanza di lungimiranza e dall’incapacità di leggere il cambiamento a livello nazionale. Poteva essere scritta un’altra storia, ma si è deciso di non farlo».

L’appello poi alla comunità democratica e progressista: «Non fermiamoci, continuiamo il cammino iniziato da tempo. Serve riflettere sugli errori commessi e sui punti di forza, serve mettere al centro le idee, i volti e le storie dei territori. Occorre lasciare spazio ad una generazione che ha dimostrato sul campo quanto la passione e i sogni incidano positivamente sui risultati. Lo faremo insieme, così come lo abbiamo sempre fatto».

«L’unica storia che vogliamo raccontare è il futuro» ha concluso il Presidente Minerva, augurando a Claudio Stefanazzi, «buon lavoro, certo che Claudio saprà rappresentare al meglio il territorio e a farsi portavoce delle istanze della nostra terra, così come ha già dimostrato, con competenza, professionalità e passione».

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