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Attualità

Il pasticciotto alla conquista di Milano con Martinucci

Matteo Martinucci, responsabile qualità ricerca, sviluppo e formazione del marchio Martinucci laboratory: «Stiamo investendo per far conoscere il nostro know how. Era un sogno arrivare in questa grande città». Ora l’azienda salentina dal fatturato di 18 milioni di euro all’anno punta dritto su Londra

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Pasticciotti, rustici ed altre prelibatezze salentine alla conquista di Milano.


Grazie a Martinucci che ha inaugurato il primo laboratorio con vendita al pubblico, all’interno di Merlata Bloom, il nuovo centro commerciale con più di 200 negozi su una superficie di oltre 70mila metri quadri.


Per celebrare la nuova apertura ideate «due chicche» le ha definite Matteo Martinucci, responsabile qualità ricerca, sviluppo e formazione del marchio Martinucci laboratory: il pasticciotto cento per cento vegetale con frolla a base di olio extravergine d’oliva, olio di semi di girasole e crema al pistacchio integrale, ed il pasticciotto al tiramisù.


La sfida di Martinucci è quella di far conoscere il pasticciotto, nelle sue diverse varianti dal cioccolato, anche nel nord della Penisola. Al fianco del re dei dolci salentini, sicuri protagonisti saranno anche i rustici, il caffè leccese, i gelati del brand Martinucci e la piccola pasticceria tipica delle nostre latitudini.


«Stiamo investendo per far conoscere il nostro know how. Era un sogno arrivare in questa grande città», ha dichiarato Matteo. Proprio Matteo è stato protagonista del primo viaggio oltre regione nel 2019 con l’apertura del primo lab a Roma Termini.


Con un fatturato di 18 milioni di euro l’anno, oggi l’azienda conta 28 punti vendita e 200 dipendenti.


E nel mirino di Matteo ora c’è Londra. L’intenzione, infatti, è quella di aprire un punto vendita all’ombra del Big Ben.






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Acait e il tabacco, risorsa economica per tutto il Capo di Leuca

L’on. Alfredo Codacci-Pisanelli comprese l’importanza della produzione e vendita del tabacco nel Capo di Leuca e si spese per la ferrovia e la bonifica delle zone palustri. Cento anni fa, nel 1924, il Consorzio godeva di 7 stabilimenti tra Tricase, Specchia, Castrignano del Capo, Giuliano e Gagliano. Era la più importante fonte pubblica di occupazione della zona

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Dal numero unico in istribuzione “ACAIT, LA STORIA SIAMO NOI

di Hervé Cavallera

Il prof. Hervé Cavallera

Il Capo di Leuca è stato caratterizzato nel corso dei secoli da una economia agricola, soprattutto volta all’olivicoltura e alla viticoltura, tanto che nel Settecento vari intellettuali, da Palmieri a Presta, sostennero l’opportunità di sviluppare organicamente il commercio di tali prodotti al di là del Regno di Napoli.

La struttura feudale del Regno e la presenza stanziale della nobiltà nella capitale non agevolarono lo sviluppo del commercio e delle industrie nei territori periferici e nocquero agli stessi nobili in quanto essi delegarono di solito la gestione dei loro beni ad amministratori locali.

Con l’unità dell’Italia (1861) la situazione non migliorò da un punto di vista economico, ma accanto alle produzioni tradizionali aveva già trovato spazio la lavorazione del tabacco destinata al confezionamento dei sigari o dei tabacchi da fiuto.

Le manifatture però dovevano importare i tabacchi dall’estero (Grecia, Macedonia, Turchia) e si pensò alla produzione locale del tabacco e, tra i sostenitori di quest’ultima, si distinse, nella prima metà degli anni ’80 del secolo XIX, Pietro Giovanni Battista Gallone (1855-1931), 9° Principe di Tricase, 8° Principe di Marsiconovo e 6° Principe di Moliterno, il quale favorì la coltivazione delle varietà orientali Xanthi Yakà e Erzegovina, provenienti dalla Macedonia.

Chi però colse in pieno l’importanza della produzione e vendita del tabacco nel Capo di Leuca fu Alfredo Codacci-Pisanelli (1861-1929), professore universitario di Diritto amministrativo e deputato del Regno dal 1897 alla morte, ricoprendo più volte la carica di Sottosegretario di Stato. Eletto come deputato del collegio di Tricase, Codacci-Pisanelli si spese da subito non poco in Parlamento per promuovere l’acquedotto nel Salento, la presenza della ferrovia nel Capo di Leuca e la bonifica delle zone palustri di Terra d’Otranto per migliorare, di conseguenza, l’agricoltura e la qualità della vita.

I PADRI FONDATORI

Proprietario terriero, Codacci-Pisanelli si rese conto che la tabacchicoltura poteva essere l’economia trainante del territorio nonché un mezzo fondamentale di sostentamento per una popolazione in cui il numero degli analfabeti era assai elevato e consistente era l’emigrazione anche in seguito alla crisi agraria del 1887.

Così il 28 dicembre 1902 Codacci-Pisanelli con altri 95 proprietari terrieri nella Sala consiliare del Comune di Tricase sottoscrisse l’Atto Costitutivo della Società anonima denominata Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca conosciuta come ACAIT (Azienda Cooperativa Agricola Industriale Tabacchi).

Questi gli eletti del Consorzio agrario. Presidenza: conte Luigi Risolo; Consiglio di Amministrazione: Luigi Arditi, cavaliere; Francesco De Nitto, possidente; Tommaso Fuortes, possidente; Luigi Pizzolante, cavaliere; Luigi Resci, cavaliere; Giuseppe Sangiovanni, possidente; Luigi Scarciglia, cavaliere.

Comitato dei Sindaci: Silvestro Biasco, dottore; Pasquale Sergio, Eduardo Tanzarella.

Comitato dei Probiviri: Antonio Winspeare, duca di Salve; GianBattista Gallone, principe di Tricase; Giovanni Bacile, barone di Castiglione. Cassiere: Pietro Tasco.

Nel 1903 fu nominato Filippo Nardi che sarebbe rimasto direttore sino alla sua morte (1929). Al Nardi successe Mario Ingletti (1896-1980).

Lo Statuto del Consorzio prevedeva l’organizzazione e l’esercizio della coltura e dell’industria dei tabacchi sia per rifornire le manifatture dello Stato sia per l’esportazione; la nascita di laboratori e opifici per la lavorazione e conservazione attraverso l’utilizzazione di materie prime e di manodopera del luogo; l’acquisto e la vendita di prodotti agricoli e attrezzi; l’istituzione di corsi e scuole per favorire l’elevazione della popolazione in campo agricolo; la promozione di iniziative per la crescita della produzione locale.

Un accordo fu poi stipulato da Codacci-Pisanelli coi fratelli Alfredo e Edoardo Allatini che avevano un ruolo importante nell’acquisto delle partite del tabacco orientale attraverso la loro sede di Salonicco.

In pochi anni il Consorzio tricasino diventò il punto di riferimento dell’intero Capo di Leuca.

SIGARETTE AL FRONTE

Nel 1906 si inaugurò a Lucugnano, frazione di Tricase, una succursale dell’Agenzia di Coltivazione dei tabacchi di Lecce. Nel 1909 il Consorzio acquistò il Magazzino Allatini che divenne la sede dell’ACAIT che rimane nella memoria collettiva.

La produzione del tabacco aumentò negli anni della prima guerra mondiale per l’incremento delle sigarette da inviare ai soldati al fronte.

Col dopoguerra si ebbe la riorganizzazione del Consorzio, entrò il vigore un “Regolamento degli impiegati” e si allestì uno spaccio di prodotti a prezzi agevolati, sì che ne potessero usufruire i soci e le tabacchine. Infatti il tabacco era lavorato nel Consorzio essenzialmente da donne, che arrecavano un contributo sostanziale per la sopravvivenza economica delle loro famiglie.

sette stabilimenti

Nel 1924 il Consorzio godeva di 7 stabilimenti collocati a Tricase, Specchia, Castrignano del Capo, Giuliano e Gagliano. Esso era ormai la più importante fonte pubblica e di occupazione della popolazione di Tricase e dintorni.

LA FUSIONE E LA RIVOLTA

Alla fine di aprile del 1935, nell’ottica di una concentrazione amministrativa dei vari consorzi il Ministero delle Corporazioni, che guidava l’economia nazionale, decise di sciogliere, in vista di un solo istituto (denominato Consorzio Agrario Cooperativo “Terra d’Otranto” di Lecce) i consigli di amministrazione dei consorzi e delle associazioni agricole di Tricase, Leverano, Casarano, Alezio, Taviano e Tuglie, nominando un commissario prefettizio per la fusione.

Il provvedimento, non ben visto dai quadri dirigenti locali, provocò tra il popolo la diffusa paura della stessa chiusura del consorzio tricasino. Tabacchine e cittadini (si dice circa 2mila persone) protestarono energicamente per strada, cercando di entrare con violenza nel municipio. Le forze dell’ordine preposte spararono sulla folla. Cinque persone furono uccise, 26 arrestate. Era il 15 maggio 1935. La “rivolta di Tricase”, come è ricordata, bloccò il processo di accentramento a Lecce. La vita del Consorzio riprese e il 22 maggio del 1938 assunse ufficialmente, con la riforma dello statuto e con la modifica della ragione sociale, la denominazione di “Azienda Cooperativa Agricola Industriale del Capo di Leuca”.

In quegli anni lavoravano per il Consorzio tricasino circa 500 agricoltori che coltivavano ogni anno 18 milioni di piante di tabacco. I magazzini di Tricase e Specchia occupavano ogni giorno 400 operaie.

L’ACAIT si dotò di un asilo nido per i figli delle operaie, di un ambulatorio medico, di impianti igienici a norma e istituì premi di nuzialità, cioè indennità per le nozze dei dipendenti, e sussidi per malattie. Inoltre contribuì economicamente (1937) per l’istituzione della prima scuola media statale di Tricase.

Il ruolo sociale, oltre che economico, dell’ACAIT continuò dopo il secondo conflitto mondiale.

Nel 1952 donò il suolo per far edificare la “Casa della Madre e del Bambino” e nel 1956 costituì la S. E. A. T. (Società Esercizio Autotrasporti Tricase). Inoltre provvide alla vendita di gas liquido, al commercio di elettrodomestici, alla fabbricazione del ghiaccio. Era in realtà economicamente solida e sembrava destinata ad un ampliamento di largo respiro.

L’INIZIO DELLA FINE

Con gli anni ’60 lo scenario iniziò a mutare.  Si abbassarono i prezzi corrisposti dal monopolio e molte piante di tabacco furono colpite dalla peronospora tabagina che ne ridusse la produzione. Lo scenario sociale mutava e non si elaborò una strategia economica conseguente.

Il bilancio finanziario cominciò ad andare sempre più in passivo, tanto da indurre nei primissimi anni ’90 alla vendita di alcuni terreni di proprietà dell’ACAIT per cercare di sanare i debiti.  Ma era ormai troppo tardi.

Il 20 novembre 1995 il decreto ministeriale decise la liquidazione coatta.

Era la fine di una istituzione che per decenni non solo era stato il vanto della Città ma aveva garantito la vita economica di tante famiglie. La fine dell’azienda fu vissuta dolorosamente. Nei primi anni del nuovo secolo l’Amministrazione Comunale, nella prospettiva della creazione di un grande centro per migliorare la vita pubblica, decise di acquistare la grande struttura. L’acquisto si ebbe il 21 luglio 2003.

I progetti di dare una nuova vita al complesso tuttavia non si concretizzarono e tutto fu lasciato allo scorrere del tempo, senza interventi adeguati di salvaguardia degli immobili.

Il 21 febbraio del 2018, a causa delle forti piogge penetrate nelle muraglie, cedette il lato sud della struttura.

Il crollo del tetto ovviamente trascinò al suolo l’impianto fotovoltaico installato sul solaio, come crollarono altre pareti. Altri crolli si ebbero successivamente.

Il disastro del 2018 può essere visto come l’effettiva drammatica conclusione di una vicenda che era sorta più di un secolo prima e che aveva garantito il sostentamento di tanti lavoratori e la fortuna dei dirigenti.

Nei primi del Novecento la coltivazione e la produzione del tabacco divenne la principale fonte economica del Basso Salento.

Né si cercò di valorizzare in maniera industriale le altre risorse storiche, dall’olio al vino, che potevano arrecare un consistente successo qualitativo e quantitativo. I più anziani ricordano assai bene il lavorio di tante famiglie contadine. Dopo aver destinato parte della campagna alla semina, la raccolta delle foglie di tabacco avveniva di solito all’alba. Portate a casa, genitori e figli sedevano in cerchio e iniziava la ’nfilatura, cioè le foglie erano infilate a dei fili, che venivano appesi ai telai e quindi essiccati al sole. Appena pronto, il tabacco era consegnato alla Manifattura te lu tabbaccu in casse di legno coperte da teli in juta.

Una sorta di rito che si ripeteva ogni anno e che garantiva il sostentamento. Sotto tale profilo, l’ACAIT può essere vista come l’approdo di tante fatiche che si svolgevano non solo all’interno della struttura ma nell’intero complesso cittadino.

 

 

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Acait, la Storia siamo noi

In distribuzione un numero unico della nostra edizione cartacea per restituire a Tricase memoria e dignità di quella che è stata una delle pagine storiche più belle ed affascinanti del primo Novecento

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Complici anche i recenti avvenimenti, dall’acquisto da parte del comune nel 2003, al crollo del 2018, all’utilizzo di un suo capannone per i vaccini anticovid, che lo hanno riportato al centro della storia moderna tricasina, l’Acait è spesso stato al centro delle discussioni durante le riunioni della nostra redazione.

Discussioni alimentate anche dai ricordi dei più attempati tra di noi che, oltre alla memoria personale, portavano in dote i racconti di chi vi ha lavorato o ha vissuto l’epoca d’oro del consorzio.

Proprio questa centralità nella storia di Tricase ci ha indotto a realizzare un numero unico (clicca qui), un documento da regalare alla città.

Il numero speciale, che ha goduto delle infinite conoscenze del prof. Hervè Cavallera e del prof. Ercole Morciano e che sarà in distribuzione nei prossimi giorni, prova a raccontare il passato, remoto e più recente, ed il presente del Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca: dagli arbori a cavallo tra IXX e XX secolo all’epoca d’oro, fino all’inesorabile declino di un modello di sviluppo innovativo, nato proprio nel sud del sud.

La presentazione del nostro direttore Luigi Zito, che proponiamo in basso, spiega meglio cosa ci ha mosso nel promuovere questa iniziativa.

Seguiranno, sempre su queste colonne, anche tutti gli altri contenuti del numero unico dedicato all’Acait. 

IL CICLO DELLA STORIA SI COMPLETA

«Mi auguro che far rivivere all’intera città, a chi ci legge, alle nuove generazioni, ai politici distratti, ai tanti che si riconoscono e che per anni hanno avuto a che fare con il consorzio, possa infondere fiducia e un barlume di speranza e serva a ridare vigore agli sfiancati progetti, oltre che essere un buon viatico per realizzare quel futuro roseo che prospettano da decenni»

di Luigi Zito

Il direttore de “il Gallo” Luigi Zito

«La storia siamo noi, nessuno si senta escluso…», recita una famosa canzone d’autore.

Una storia lunga 120 anni, croce e delizia di alterne vicende di tanta parte del popolo di Tricase e del Capo di Leuca, anche se affrontata con le più amorevoli carezze, lascia comunque graffi in qualsiasi comunità, provoca profonde ferite difficili da rimarginare e irrimediabili strappi da ricucire.

In questo mese di giugno 2024, la nostra testata, il Gallo, conta i suoi primi 28 anni: per l’occasione, la devozione e l’affetto che da sempre la città ci tributa, abbiamo deciso di confezionare un giornale monotematico, un unicum (che distribuiremo porta a porta in tutta Tricase), che restituisca alla città, memoria e dignità di quella che fu una delle pagine storiche più belle ed affascinanti del primo Novecento: quella dell’Acait.

È nato così questo lavoro, da un’idea legata alla mia adolescenza: al suono acuto della sirena du Consorziu”, inciso nei miei ricordi (abitavo a un passo dell’ACAIT); allo stuolo di donne e uomini che entravano o lasciavano il luogo di lavoro; alle partite di pallone giocate per strada davanti all’entrata principale della struttura ed agli improperi che ci beccavamo perché disturbavamo chi doveva lavorare.

Con il passare degli anni, maturata la giusta consapevolezza, considerate le pile di promesse della politica, accatastate di giorno e sparpagliate di notte e, soprattutto, allucinati dal futuro mondo a colori che ci proiettava nei primi anni 2000, abbiamo creduto vivamente che ci fosse la ferma volontà di costruire un futuro che avrebbe ridato lustro, vigore e dignità a questa terra.

Pensavamo potessero farlo per amore patrio, senza prestare fede ai ricordi, alle sofferenze, ai legami maturati fra quelle mura, agli amori, alle gravidanze consumate in sordina, ai pianti sommessi nascosti alle vicine, alle prevaricazioni, alle culle che hanno custodito i bimbi di tante mamme nel recinto del consorzio, alle lotte o ai fallimenti subìti per costruire un futuro per sé ed i propri figli.

O, meglio, eravamo convinti che le tragiche pagine di storia degli anni Trenta, che hanno segnato indissolubilmente la cronaca della città con morti e feriti, a causa di quel luogo, meritassero maggiore attenzione, che le menti migliori si adoperassero per segnare la strada, che “ci théne chiù sale conza a minescia”, come recita un motto popolare salentino. Così non è stato.

Questo progetto, alimentato da delusione e sconforto, è una cronistoria giornalistica sintetizzata in poche pagine, realizzato grazie alla maestria dei tanti collaboratori del giornale e al pozzo di conoscenze dei professori Hervé Cavallera ed Ercolino Morciano, e dell’architetto Antonio Monte, del CNR di Lecce (che hanno collaborato e che ringrazio vivamente), oltre che di giovani donne che hanno incrociato, nel loro percorso universitario, l’Acait e la storia del tabacco nel Salento.

Spero questo numero unico de il Gallo serva a segnare un punto e scacciare ogni disillusione.

Mi auguro vivamente che far rivivere all’intera città, a chi ci legge, alle nuove generazioni, ai politici distratti, ai tanti che si riconoscono e che per anni hanno avuto a che fare con la fabbrica, l’affascinante storia della loro terra, che come nei migliori romanzi racconta di principi, duchi, onorevoli, mezzani, ciprioti, svizzeri, belgi, di scioperi, sparatorie, di tanti salentini e milioni di balle di tabacco, possa infondere fiducia e un barlume di speranza e serva a ridare vigore agli sfiancati progetti, oltre che essere un buon viatico per realizzare quel futuro roseo che prospettano da decenni.

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To meet you, il primo inedito dei salentini Buonastrada

Disponibile sulle principali piattaforme streaming, è stato registrato presso la BPM di Marco Giorgino a Casarano con i galatinesi Antonio Torretti alla voce, Guglielmo Napolitano alle chitarre e seconde voci, Piernicola Mele al basso elettrico, Stefano Marra alle tastiere e Gianluigi Palmieri alla batteria

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Un progetto musicale nato a settembre 2023 con l’obiettivo di incidere due brani, nato un po’ per gioco ma cresciuto del corso dei mesi fino ad arrivare alla pubblicazione dei due inediti, scritti ed arrangiati a Galatina 

To meet you. Il mondo è visto con occhi diversi, quando si è innamorati. Questo può avvenire in qualsiasi momento, anche quando si pensa sia impossibile. Domande e risposte, ma anche speranze. Indubbiamente resta la certezza di scoprire come appare tutto diverso quando si incontra una persona speciale.

Buonastrada, il nome del progetto musicale, che rievoca il saluto in voga tra i bikers che devono affrontare percorsi di strada e di vita, è una indicazione – ma anche un augurio – per un percorso musicale sui generis, che mescola esperienze diverse e che va in una direzione contrassegnata dalla musica. Non si sa dove si arriverà, ma c’è la consapevolezza di essere sulla buona strada.

Il primo singolo, To meet you, disponibile sulle principali piattaforme streaming, è stato registrato presso la BPM di Marco Giorgino a Casarano con Antonio Torretti alla voce, Guglielmo Napolitano alle chitarre e seconde voci, Piernicola Mele al basso elettrico, Stefano Marra alle tastiere e Gianluigi Palmieri alla batteria.

Buonastrada, musica, parole ma non solo.

Dalla consapevolezza che la musica evoca immagini, personali, intime, che ognuno fa proprie, e dalla volontà di rendere immediato il testo della canzone, nasce l’idea di personalizzare ogni canzone con una immagine originale. Il progetto artistico diventa realtà grazie alla fortunata collaborazione con l’artista galatinese Carlo Alberto Caiuli, che ha realizzato le copertine dei singoli. 

Il progetto Buonastrada non si ferma qui. A breve la pubblicazione del secondo singolo inedito. E poi di nuovo a lavoro, sulle curve della strada della vita, per nuovi brani e nuove sensazioni. Buonastrada! 

Gli autori

Antonio Torretti nato a Galatina classe 76. Sin da bambino canticchiava testi improvvisati. Chiede in regalo una chitarra all’età di 12 anni e la lascia ferma lì sino ai 17, quando da autodidatta comincia a strimpellare in chiesa, in spiaggia e con gli amici. Partecipa come cantante ed autore testi a due band locali portando avanti solo musica inedita. Appende il microfono e la chitarra al chiodo per 25 anni fino a quando, nell’estate del 2023 decide di riprendere a suonare e ad esprimersi attraverso la musica e chiama il suo vecchio compagno di scuola Guglielmo, per musicare ed arrangiare due pezzi inediti in inglese, ed altri vecchi amici per condividere un progetto musicale.

Guglielmo Napolitano nato a Galatina classe 77. Coltiva la sua passione per la musica suonata sin dagli anni del liceo, che frequenta nella stessa classe di Antonio Torretti. Autodidatta nell’uso della chitarra elettrica, acquista via via maggiore padronanza dello strumento, che gli consente di avviare collaborazioni musicali con varie band locali susseguitesi nell’arco di trent’anni, esibendosi su piccoli palchi, in occasioni amatoriali, fino a locali pubblici e piazze di paese, spaziando tra il blues, il rock e la musica leggera. Nel settembre 2023, su impulso del vecchio compagno di classe Antonio, prende parte al progetto Buonastrada, componendo ed arrangiando i due brani scritti da Antonio “To meet you” e “Stop with words”.

Carlo Alberto Caiuli nato a Galatina classe 70. Cresciuto in ambienti artistici, sin da bambino manifesta la sua passione per l’arte e il disegno che col tempo lo portano a vincere diversi concorsi d’arte e fumetti. Oggi continua a coltivare la passione per l’arte, spaziando dalla grafica al disegno di fumetti, fino alla pittura.

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