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Sport

Ha la febbre da 9 giorni: Rossettini in ospedale

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L’Unione Sportiva Lecce ha comunicato il trasferimento di Luca Rossettini in ospedale per accertamenti.





Il calciatore giallorosso, ha la febbre da giorni, dal match contro la Juventus. Dopo la gara, disputata a Torino il 26 giugno, il difensore originario di Padova non si è più ripreso.





Escluso il Covid




I test hanno però rassicurato sul sospetto Coronavirus. Sia il sierologico che il tampone infatti avrebbero escluso una infezione da Covid.





Mentre il Lecce prepara la difficilissima sfida alla Lazio di martedì, un occhio di riguardo va alle condizioni del numero 13, ancora ai box.


Lecce

Hene Kurraska nuovo bomber del Lecce? Pesce d’aprile anticipato!

Una fake news con un gioco di parole che in tanti hanno anche ripostato e riportato come una vera notizia di calciomercato

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Valanghe di gol in Turchia e annuncio in pompa magna compreso un repost dell’Us Lecce che ne documenta l’arrivo in aeroporto.

È inutile però che andiate a cercare informazioni d Hene Kurraska su internet digitando il suo nome su gooogle perché Kurrasca…. Non esiste!

Si trattava di una bufala avvalorata anche dalla società giallorossa che ha postato un fotomontaggio che documentava lo sbarco in aeroporto di quel calciatore avvalorato di  95 gol in 135 partite giocate tra le fila del Galatasaray.


Eppure per scoprire che si trattava di un… pesce d’aprile anticipato bastava riflettere sul gioco di parole leggendo (in dialetto) con attenzione nome e cognome del calciatore e il numero di maglia che avrebbe scelto 69!)

Ciononostante in tanti ci sono cascati e molti siti anche specializzati hanno riportato la notizia del neoacquisto giallorosso salvo poi accorgersi della fake e dover cancellare tutto in fretta e furia.

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Attualità

È morto Diego Armando Maradona

Stroncato da un arresto cardiocircolatorio il calciatore più forte di tutti i tempi

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Il mondo del calcio, il mondo intero in lutto. Una notizia dall’argentina sconvolge il pianeta. Diego Armando Maradona è morto in seguito ad un arresto cardiaco.


È il quotidiano argentino El Clarin a dare la notizia in anteprima. Una grave crisi respiratoria lo ha stroncato all’età di 60 anni.


Per chi ha avuto la fortuna di assistere dal vivo alle sue magie, rimarrà per sempre il Dies (il 10) la cui assonanza con il Dio (del calcio) è tutto, purché casuale.





Ha segnato un epoca e fa parte di diritto, oltre che della storia mondiale del calcio, anche di quella italiana per i suoi trascorsi a Napoli, la città che l’ha amato più d ogni altro perdonandone anche gli eccessi. Che spesso, purtroppo, hanno fatto in modo che la sua vita somigliasse più a quella del protagonista di un romanzo popolare che a quella di un calciatore anche se il più forte di tutti.


Da capopopolo ha spaccato e unito intere generazioni, come quando,  alla vigilia della semifinale dei Mondiali del 1990, fra Italia e Argentina,  giocata nella sua Napoli, puntò il dito contro un Paese intero, che “si ricordava di Napoli solo quando c’era da sostenere la Nazionale azzurra”. Dunque, nel momento del bisogno. Diego, con una sola frase, divise il San Paolo, che poi era il suo regno.


Talento precoce dell’Argentinos Juniors, ha vinto meno di quanto la sua classe gli avrebbe consentito. Questo perché non ha mai scelto di far parte di un club dell’alta aristocrazia del calcio. Approdò in un Barcellona che si contrapponeva al Real Madrid e, dopo avere subito un gravissimo infortunio nella Liga (fallo durissimo di Goicoechea), venne acquistato dal Napoli. Sembrava un veterano, ma aveva solo 24 anni. Maradona arrivò ai piedi del Vesuvio e la società partenopea organizzò un saluto al pubblico il 5 luglio 1984 e fu amore a prima vista. Quel giorno, allo stadio San Paolo, a Fuorigrotta, 60 mila tifosi pagarono 3 mila lire a testa per veder palleggiare il Pibe. Con Maradona il Napoli vincerà una Supercoppa italiana, due scudetti, una Coppa Uefa, ricambiando con prodezze stilistiche l’amore di una città, che tutt’ora si tramanda da padre in figlio in una sorta di rituale e virtuale contemporaneità. Da Forcella al Rione Sanità, l’immagine di Diego è ancora stampata sui muri o nei tabernacoli ex voto del popolo. Come abbondano le statuette nei presepi. Una divinità pagana, da affiancare al patrono San Gennaro: quel campione che dice sempre quello che pensa e pensa quello che dice, senza giri di parole, è stato un Masaniello contemporaneo.

Diego aveva, ha, avrà una potenza mediatica paragonabile solo a quella di Ernesto Che Guevara o Fidel Castro, di cui è stato amico quasi inseparabile per un lungo periodo. Sposerà anche la causa palestinese, prima con Yasser Arafat, quindi con Abu Mazen. Irriverente, burrascoso, quando arrivò a Napoli godeva della stessa popolarità di Papa Giovanni Paolo II o Michael Jackson.


Altro capitolo romanzesco della sua pazzesca vita, quello che forse ricordiamo con più piacere: il capolavoro sportivo e di astuzia che realizza in Messico, proprio come Pelè nel 1970, fra i colori dello stadio Azteca, lo stesso che 16 anni prima aveva ospitato Italia-Germania 4-3.


Diego, ai Mondiali 1986, contro l’Inghilterra, non un avversario qualsiasi, per via del ricordo ancora fresco della guerra delle Falkland, di fronte alle telecamere di tutto il mondo, beffa Peter Shilton, insaccando il pallone con un tocco di mano. Per l’arbitro tunisino Ali Bin Nasser, il Pibe aveva segnato di testa: una decisione che fa impazzire di rabbia gli inglesi. Poi, a fine partita, l’argentino ammette che quel gol lo aveva segnato “La mano de Dios”, non lui. A legittimare il capolavoro, però, arrivò, sempre contro l’Inghilterra nella stessa partita, il gol più bello della storia del calcio, con El Pibe che, controlla con un preziosismo nella sua metà campo, parte con il pallone incollato sul magico sinistro, supera di slancio l’intera difesa inglese compreso il portiere e insacca mentre cade. Diego trascinerà l’Argentina, che peraltro ha una rosa di giocatori modesti, al titolo mondiale. Non si ripeterà a Italia ’90, perdendo in finale con la Germania per un rigore assai discutibile e che fa sciogliere in un pianto rabbioso l’eroe improvvisamente divenuto umano.



La sua parabola calcistica si conclude ingloriosamente, con una positività al doping nei Mondiali di Usa ’94.


Ma noi preferiamo ricordarlo folletto imprendibile e Dio del calcio con la maglia azzurra del Napoli o con la camiseta dell’Argentina.


La sua esistenza è rimasta in bilico, più volte, proprio per i suoi eccessi:  la cocaina, l’alcol…


Ha collezionato amori, figli illegittimi e poi riconosciuti, ha riempito giornali, ha ballato con Raffaella Carrà, è stato showman, fatto scrivere libri densi di episodi che, malgrado tutto, non oscureranno mai la luce della sua stella.


Che ora brilla da lassù, dall’Olimpo del pallone. Addio Diego, Dio del calcio.


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Casarano

Rally, Coppa Italia: trionfo del casaranese De Nuzzo    

La Casarano Rally Team indossa la corona tricolore dell’Acisport Rally Cup Italia 2020. A Como vittoria e titolo tra gli under 25 con vetture a due ruote motrici di Guglielmo De Nuzzo. Sul podio (di categoria) anche Pisacane, Liguori e Carra

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Un fine settimana da protagonista, ricco di emozioni e di prestigiosi risultati. Al Rally Trofeo AC Como, importantissima competizione che per il secondo anno consecutivo ha designato in prova unica i vincitori dell’ambita AciSport Rally Cup Italia 2020, la Scuderia Automobilistica Casarano Rally Team ha lasciato il segno, proiettandosi ancora una volta nelle alte sfere del rallysmo tricolore. Merito di una squadra coesa, competitiva, dove tutti e 5 gli equipaggi schierati hanno saputo tenere alta la concentrazione e dove nessuno si è risparmiato per ben figurare. Il bilancio finale ha visto la compagine diretta da Pierpaolo Carra apporre la propria firma sul  titolo nazionale riservato agli Under 25 per le vetture a due ruote motrici, ma anche su ben 9 podi di categoria, classificandosi quarta tra le scuderie partecipanti alla manifestazione.

Chi festeggia più di tutti è Guglielmo De Nuzzo che, affiancato da Andrea Colapietro ha giocato al meglio le proprie carte, rendendosi autore di una gara maiuscola. Partita con passo deciso, la coppia salentino-laziale si è distinta, malgrado la rottura dell’interfono sulla ps5 e un problema ai freni che ne ha condizionato l’andamento della stessa e sconsigliato azzardi sulla successiva, con riscontri cronometrici di assoluto rilievo, vincendo, tra i primi conduttori entro i 25 anni di età a bordo di vetture a due ruote motrici, tutte le speciali, portando la Renault Clio S1600 della Erreffe Rally Team al tredicesimo posto assoluto e conquistando il doppio terzo posto di Gruppo e Classe alle spalle degli imprendibili Vescovi e Aragno. Nel computo assoluto De Nuzzo si è piazzato al quarto posto tra gli Under e al quinto tra le non 4×4, ma oltre ad essersi aggiudicato lo scettro di Campione Nazionale AciSport Rally Cup Italia Under 25 2 Ruote motrici, ha acquisto di diritto la possibilità di attingere al ricco premio di 20.000 euro messo in palio da AciSport e subordinato alla partecipazione al Campionato Italiano Rally Junior della stagione prossima.

A livello assoluto il secondo equipaggio più veloce è stato quello composto da Riccardo Pisacane e Gabriele Romei che hanno incorniciato una brillante prestazione, mantenendo costantemente il terzo posto tra le R2B.

All’esordio sulla Ford Fiesta Rally4 della JME Racing Engineering, il pilota leccese ha ampiamente dimostrato di essere un pilota veloce e di talento, mantenendosi sempre a ridosso dei migliori della categoria e mostrando un’ottima capacità di adattamento alla performante vettura della MSport “made in Poland”.

Ottimo il secondo posto di classe colto sulla ps3, anche se sulla sua prestazione complessiva, chiusa in diciassettesima posizione assoluta, pesa lo spegnimento della vettura sulla ps1 con conseguente perdita di circa 10 secondi. A consacrare l’ennesimo suo bel risultato, anche la gioia di averlo legato al giorno del suo ventitreesimo compleanno.


Prestazione degna di nota con ottimi tempi anche quella di cui si è reso protagonista l’altro giovane pilota leccese Giorgio Liguori, navigato da Camilla Carini. Poker di soddisfazioni per lui che alla guida della sua Renault Clio Rs, seguita in gara dalla Palombi Motorsport, è riuscito a cogliere il terzo gradino del podio nella classifica di Gruppo N, nella classe N3, tra i partecipanti al Trofeo Corri con Clio e nel monomarca Michelin Zone Rally Cup, risultando anche settimo tra gli Under 25, quarto tra questi ultimi alla guida di una vettura a due ruote motrici e chiudendo nella generale al ventisettesimo posto assoluto. L’equipaggio Casarano Rally Team si è particolarmente distinto sulla seconda e sulla terza ps dove ha rispettivamente colto il primo e il secondo posto di gruppo e classe.

C’era grande attesa anche per la gara della diciottenne Sara Carra, che come per tutti gli altri quattro scudieri era al debutto sugli impegnativi asfalti della gara lombarda. Insieme a Stefanie Daniela Ruecker e alla guida della Citroen C2 R2Max del team Trodella Racing, la studentessa casaranese ha dovuto presto fare i conti con un week end difficile che l’ha vista faticare per tutto l’arco della gara per via di un problema al cambio che ha reso inutilizzabile il terzo rapporto e che gli ha impedito sia di esprimersi in linea con le sue performance, costantemente cresciute in questa sua prima stagione, ma anche di riuscire ad andare oltre al sesto posto di classe R2B e al terzo nella coppa riservata agli equipaggi Femminili. La giovanissima figlia d’arte ha comunque nuovamente confermato di avere grinta, talento, tenacia e intraprendenza. Non si è fatta prendere dallo sconforto e non ha voluto arrendersi di fronte all’evidenza di un problema, sorto in avvio ma al tempo stesso irrisolvibile. Ci ha messo il massimo impegno per portare a termine la gara, trasformando l’occasione persa in un positivo ripiego per affinare ulteriormente il feeling con la vettura e per accrescere il proprio bagaglio di esperienza. Insomma, un’altra dimostrazione della sua inesauribile forza d’animo e del suo perenne spirito combattivo.

È invece finita anzitempo e in maniera sfortunata la prova di Marco Palombi e Fabrizio Mallozzi costretti al ritiro quando erano in piena bagarre per la conquista del titolo di classe N2. Sulla penultima prova, con la vetta di categoria distante solo 8 decimi, l’equipaggio di Castro dei Volsci in gara sulla Peugeot 106 Rallye 1.6 allestita e preparata dalla Palombi Motorsport, ci ha provato, prendendosi i rischi che l’inseguire il successo comporta. Purtroppo una toccata con conseguente rottura del braccetto anteriore destro, gli ha precluso ogni possibilità facendogli perdere un minuto, precipitando al quarto posto di categoria e rendendogli di fatto impossibile qualsiasi tentativo di portare a termine la gara. Restano comunque gli ottimi parziali fatti segnare dall’equipaggio laziale che era partito benissimo vincendo la prova d’apertura e rimanendo poi sempre in scia a Spagnoli che lo aveva superato per un’inerzia nella ps successiva.

Nella foto in alto (Photo Zini) Guglielmo De Nuzzo in coppia con Andrea Colapietro, vincitore dell’AciSport Rally Cup Italia 2020 Under 25 due ruote motrici.

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