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Attualità

Povertà sanitaria

Rapporto di banco farmaceutico: 473mila persone in Italia non possono curarsi e acquistare medicinali. Per le famiglie con figli la situazione peggiora: una su 5 è costretta a rinunciare alle cure per ragioni economiche

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I poveri possono spendere per il dentista solo 2,19 euro al mese (contro i 31,16 euro del resto della popolazione), mentre oltre 12 milioni di persone hanno limitato la spesa per visite mediche e accertamenti. Intanto, la quota di spesa farmaceutica totalmente a carico delle famiglie (non coperta dal SSN) passa dal 37,3% al 40,3%.

Nel 2019, 473mila persone povere non hanno potuto acquistare i farmaci di cui avevano bisogno per ragioni economiche. La richiesta di medicinali da parte degli enti assistenziali è cresciuta, in 7 anni (2013-2019) del 28%. Nel 2019, si è raggiunto il picco di richieste, pari a 1.040.607 confezioni di medicinali (+4,8% rispetto al 2018).

Servono soprattutto farmaci per il sistema nervoso (18,6%), per il tratto alimentare e metabolico (15,2%), per l’apparato muscolo-scheletrico (14,5%) e per l’apparato respiratorio (10,4%). Servono, inoltre, presidi medici e integratori alimentari.

Le difficoltà non riguardano solo le persone indigenti: 12milioni e 634mila persone, almeno una volta nel corso dell’anno, hanno limitato, per ragioni economiche, la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo (dentista, mammografia, pap-test ecc…).

È quanto è emerso dal Rapporto – Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato (con il contributo incondizionato di IBSA) dall’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria (organo di ricerca di Banco Farmaceutico) presentato presso la sede di Confcommercio Milano.

Meno prevenzione e più farmaci per  i poveri

Ogni persona spende, in media, 816 euro l’anno per curarsi, mentre i poveri solo 128; tuttavia, le famiglie non povere spendono per i farmaci non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale il 42% del proprio budget sanitario, mentre quelle povere il 62,5%. Questo, perché possono investire meno in prevenzione.

Famiglie con minori in difficoltà

All’interno di questo quadro problematico, le famiglie povere con figli minorenni sperimentano paradossalmente (poiché sarebbe logico attendersi un supplemento di facilitazioni da parte delle istituzioni finalizzate alla tutela della salute) difficoltà aggiuntive: nel 40,6% dei casi (vs 37,2% delle famiglie povere senza figli), per ragioni economiche, hanno limitato la spesa per visite mediche e accertamenti periodici di controllo preventivo.

Le difficoltà sono superiori anche per le famiglie non povere con figli (ha limitato la spesa o rinunciato del tutto il 20,7% di esse) rispetto alle famiglie non povere senza figli (18,3%). Considerando il totale delle famiglie (povere + non povere) ha limitato la spesa o rinunciato del tutto alle cure il 22,9% di quelle con figli, contro il 19,2% di quelle senza.

Gli indigenti possono spendere solo 2,19 euro al mese per il dentista

Particolarmente significativa è la spesa delle famiglie povere per il dentista e per i servizi odontoiatrici: solo 2,19 euro al mese, contro 31,16 euro del resto della popolazione. Non è un caso che la cattiva condizione del cavo orale sia diventata un indicatore dello stato di povertà.

Le famiglie povere, inoltre, possono spendere solamente 0,79 euro al mese per l’acquisto di articoli sanitari (contro 4,42 euro del resto della popolazione), 1,30 euro per le attrezzature terapeutiche (vs. 12,32), 4,61 euro per i servizi medico ospedalieri (vs. 19,10) e 1,31 euro per i servizi paramedici (vs. 9,35 euro).

La quota di spesa sanitaria totalmente a carico dei cittadini aumenta

Contenere la spesa sanitaria, per le famiglie indigenti, è necessario anche a fronte del fatto che la quota totalmente a carico dei cittadini (cioè non coperta dal SSN) è passata, tra il 2016 e il 2018 dal 37,3% al 40,3%. Contestualmente, la quota coperta dal SSN è passata dal 62,7% al 59,7%.

«A 30 anni dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia (New York, 20 novembre 1989), che riconosce al minore il diritto “di godere del miglior stato di salute possibile” (art. 24), c’è ancora tanto lavoro da fare: In Italia, le famiglie con minori (sia quelle povere, sia quelle non povere) sono penalizzate rispetto all’accesso alle cure e, per ragioni economiche, sono costrette a perseguire strategie di rinuncia o di rinvio delle cure in misura superiore alle altre», lo ha dichiarato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus, che ha agginto: «Speriamo che il 7° Rapporto sulla Povertà Sanitaria possa contribuire alla presa di coscienza, anzitutto da parte delle istituzioni e dell’opinione pubblica, di tale preoccupante situazione e del fatto che senza migliaia di enti e associazioni che, in tutta Italia, offrono assistenza socio-sanitaria gratuita agli indigenti, il quadro sarebbe ancora più drammatico».

Il Rapporto si è avvalso del contributo del Comitato tecnico scientifico composto da Giancarlo Rovati (Professore di Sociologia, Università Cattolica di Milano), Sergio Daniotti (Banco Farmaceutico), Massimo Angelelli (Direttore Ufficio Nazionale per la Pastorale della Salute della CEI), Gian Carlo Blangiardo (Presidente di Istat), Gianluca Budano (Consigliere di Presidenza Nazionale Acli, portavoce nazionale “Investing in Children”), Silvio Garattini (Presidente Istituto Mario Negri IRCCS), Maria Grazia Giuffrida (Presidente Istituto degli Innocenti di Firenze), Francesco Rocca (Presidente Nazionale di Croce Rossa e della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa), Roberto Rossini (Presidente Nazionale delle ACLI), Antonella Schena (Servizio di documentazione, Istituto degli Innocenti di Firenze), Francesco Soddu (Direttore di Caritas Italiana), Monica Tola (Responsabile Coordinamento Aiuti Materiali di Caritas Italiana), Antonello Zangrandi (Professore di Economia delle Aziende e delle Amministrazioni Pubbliche, Università di Parma).

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Tricase, scuola di Tutino: «Nessun problema di sicurezza»

Dagli uffici comunali la precisazione: «L’ufficio tecnico aveva già disposto la demolizione degli intonaci a pericolo di caduta in attesa delle migliori condizioni meteorologiche per la conclusione dell’intervento»

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Dagli uffici comunali arrivano delle precisazioni in merito pubblicato su questo stesso sito lo scorso 11 (Scuola degradata nonostante la ristrutturazione: “Inammissibile!”) nel quale «si esprime un evidente giudizio negativo sull’intera filiera di controllo sia dell’amministrazione comunale che dall’organizzazione scolastica».

Riguardo alla Scuola “Codacci Pisanelli” di Tutino, dal Comune si fa «presente in primo luogo che la scuola in oggetto non ha alcun problema dal punto di vista della sicurezza e della tutela della pubblica e privata incolumità. È indubbio che la foto postata sul social evidenzi una situazione di ammaloramento che dal punto di vista estetico non produce certo un’immagine edificante del plesso scolastico essendo tra l’altro posizionato proprio davanti al suo ingresso principale, ma è anche vero», specificano, «che tutte le pensiline della scuola compresa quella postata, non erano inglobate nell’appalto dei lavori eseguiti per evidenti limitazioni economiche».

Ciononostante, la questione, «evidenziata dal dirigente scolastico già da tempo in occasione di un piccolo distacco di intonaco», era stata «attenzionata» dall’ufficio tecnico che aveva «disposto la demolizione degli intonaci a pericolo di caduta in attesa delle migliori condizioni meteorologiche per la conclusione dell’intervento».

«Bene ha fatto “il Gallo” a riportare il pensiero di “uno dei genitori dei bambini che la frequentano”, che “denuncia su Facebook le condizioni della struttura che quotidianamente stanno degenerando”», aggiungono, «la segnalazione di qualunque criticità di edifici scolastici o di ogni altra situazione che abbia rilevanza di pubblico interesse, ci aiuta a migliorare e prevenire danni alla collettività. Ogni questione, però», concludono, «deve essere preventivamente verificata e per questo motivo l’amministrazione comunale e gli uffici competenti restano a totale disposizione. Ciò contribuirà alla crescita della comunità e non esporrà ingiustamente persone che con responsabilità e dedizione cercano di portare avanti nel modo migliore possibile la macchina amministrativa nonostante le quotidiane difficoltà».

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Tricase: ecco la Sezione Primavera

Il Comune attiva un “nido” per quaranta bambini di età compresa tra i 24 ed i 36 mesi  residenti nei Comuni dell’Ambito Territoriale di Gagliano del Capo

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Il Comune di Tricase propone, il servizio socio-educativo “Sezione Primavera” rivolto a quaranta bambini di età compresa tra i 24 ed i 36 mesi e residenti nei Comuni dell’Ambito Territoriale di Gagliano del Capo.

Alle famiglie che intenderanno usufruire del servizio sarà chiesto un contributo nullo o minimo a secondo del valore Isee.

Per coloro che rientrano nella prima fascia con un valore Isee compreso tra 0 e 15 mila euro ci sarà l’esenzione totale.

Alle famiglie che rientrano nella seconda fascia, con un valore Isee tra 15mila e 20mila euro, sarà richiesto una compartecipazione di 40,31 euro, pari al 7% della retta mensile.

Se invece il valore Isee rientra nella terza fascia, tra 20 e 30mila euro, la compartecipazione sarà di 57,59 euro, il 10% della retta mensile.

Infine alle famiglie rientranti nella quarta fascia, con un valore Isee decisamente alto, superiore ai 30mila euro, sarà chiesta una compartecipazione di 172,77 euro mensili, pari al 30% della retta.

Quella della Sezione Primavera è un’opportunità formativa da intendersi come servizio socio-educativo integrativo aggregato alle attuali strutture delle scuole comunali dell’infanzia.

Le Sezione Primavera saranno attivate presso la Scuola dell’Infanzia Statale di via Pertini (I.C. “Via Apulia”).

Il servizio sarà attivo nel periodo gennaio – giugno 2020 e si svolgerà dal lunedì al sabato nella fascia oraria dalle 8 alle 14,30, con l’erogazione del servizio mensa.

La domanda di ammissione dovrà essere presentata da uno dei genitori o da chi esercita la potestà sul minore.

Rispetto alla prima scadenza per la presentazione delle domande, prevista per il 20 gennaio, è già certa la proroga e « riaperti i termini per le iscrizioni fino al raggiungimento dei posti disponibili».

È ancora possibile, quindi, presentare domanda per usufruire del servizio fino all’esaurimento dei 40 posti disponibili.

Requisiti di accesso

Età compresa tra i 24 e 36 mesi (24 mesi compiuti entro il 20 gennaio 2020).

Qualora il bambino frequentante compia 36 mesi durante il periodo di svolgimento del servizio, l’ammissione è prorogata fino alla scadenza dello stesso.

Si possono presentare anche domande per i bambini che compiranno 24 mesi entro il 31 maggio 2020, che saranno accettate con riserva e accolte in caso di disponibilità di posti al  compimento dell’età minima  richiesta per l’accesso al servizio.

Alla domanda, che andrà compilata con tutti i dati richiesti, sarà necessario allegare copia della dichiarazione l.S.E.E.

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Ipseo A. Moro di Santa Cesarea: «Realtà unica sul territorio»

Paolo Aprile: «La nostra scuola vanta l’offerta formativa più completa e di altissimo profilo internazionale»

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A seguito della recentissima emanazione della nuova rete scolastica regionale, presso l’IPSEO “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme (il più antico Istituto Alberghiero del Salento), sono stati attivati per le sue sedi di Santa Cesarea Terme e Poggiardo due nuovi interessanti indirizzi: Tecnico della Comunicazione e della GraficaTecnico della Logistica e dei Trasporti.

«Essi», evidenzia il dirigente scolastico Paolo Aprile, «si inseriscono alla perfezione nel quadro della già ricca offerta formativa dell’istituto, che da anni prepara con grande successo, anche a livello internazionale il personale delle carriere Turistico-Ristorative-Alberghiere».

Una realtà «unica sul territorio salentino», la Scuola Alberghiera di Santa Cesarea Terme, «come testimoniano le attestazioni di stima provenienti delle più importanti sedi diplomatiche», attentissima all’apprendimento delle lingue straniere e alla sperimentazione delle metodologie didattiche digitali e multimediali.

«La Comunicazione e la Grafica», spiega il prof. Aprile, «sono estremamente funzionali alla migliore promozione e all’ulteriore sviluppo del Made in Italy all’estero e così i Trasporti e la Logistica. Oltretutto, l’Istituto ha sviluppato già da anni al suo interno professionalità e competenze in questi campi grazie alle sue molteplici spedizioni all’estero e ad esperienze, come quella del varo della figura dello Skipper-Chef, conduttore di piccole imbarcazioni da diporto che prepara e serve pasti on board, facendo anche da guida turistica».

Si tratta di una figura estremamente interessante e innovativa di operatore turistico che l’Unione Europea ha affidato per la sua modellizzazione proprio all’IPSEO Aldo Moro e che la Regione Puglia ha subito inserito nel repertorio ufficiale delle sue qualifiche.

In tal senso l’Istituto ha elaborato e pubblicato, in collaborazione con importanti ricercatori dell’Università di Padova, un manuale in Italiano e Inglese.

Cosa significa tutto ciò?  «Una cosa sola», spiega Paolo Aprile, «che l’Ipseo Aldo Moro è la Scuola che vanta l’offerta formativa più completa e di altissimo profilo internazionale per chiunque voglia entrare dalla porta principale nel mondo variegato e multiforme dell’Accoglienza, della Ristorazione, del Turismo, dell’Industria del tempo libero, della sua gestione, della sua comunicazione, il futuro che tutti auguriamo alla nostra meravigliosa terra e al contempo un passaporto per il mondo in favore dei nostri eccellenti Allievi. Non inseguite chimere senza futuro», conclude Paolo Aprile, rivolgendosi ai ragazzi, «abbracciatelo, il vostro futuro. Lo avete a portata di mano. A Santa Cesarea Terme e Poggiardo, con l’Ipseo A. Moro».

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