“Emiliano, bonifica la Burgesi”

Basta, bonifichiamo la Burgesi! Diciamo basta a tutti i veleni sepolti e lasciati nella nostra terra”.

Sarà questo il leit motiv della manifestazione di protesta in programma per giovedì 28 a Bari, davanti alla sede della Regione Puglia e promossa Pro loco “Beach” di GeminiTorre San Giovanni, le Pro Loco di Taurisano e Acquarica del Capo, l’associazione “Attivamente” di Ugento, la sezione del Coordinamento internazionale delle associazioni per la tutela dei diritti dei minori di Acquarica, la sezione Lilt di Ugento, l’associazione culturale di Gemini, il comitato per Torre San Giovanni, l’associazione Pro loco di Ugento e le Marine. Alla manifestazione darà il suo apporto anche il Consorzio delle Pro Loco del Capo di Leuca.

L’organizzazione ha previsto anche un pullman in partenza alle 6,30 da Ugento con fermate anche a Gemini ed Acqaurica del Capo (6,30 circa). I manifestanti si incontreranno in via Capruzzi ed una lo delegazione incontrerà il governatore di Puglia Michele Emiliano e i rappresentanti istituzionali della Regione.

La discarica Burgesi”, sottolineano i manifestanti, “con i suoi veleni ed i suoi presunti 600 fusti tombati sono un argomento scottante che non riguarda solo Ugento ma tutto il Salento, Una vera e propria bomba ecologica, che potrebbe esplodere da un momento all’altro nelle viscere della terra se non si interviene in tempo. Le conseguenze sarebbero nocive e gravi poiché quei veleni inquinerebbero la falda determinando gravi danni al territorio e alla salute dei cittadini, Le associazioni ed i cittadini non possono accettare più ritardi, per questo chiedono alla Regione Puglia: lo sblocco del milione di euro destinato al monitoraggio della discarica Burgesi; la bonifica della discarica Burgesi e di tutte queste situazioni di inquinamento che interessano il territorio”.

La discarica, in effetti, è stata oggetto di diverse inchieste tra cui quella della possibile presenza di 60 fusti di policlorobifenile (PCB) che sarebbero stati smaltiti illegammente all’inizio nei primi anni duemila. Si tratterebbe de secondo ritrovamento accertato dalla Procura: il primo per decine di quintali di PCB. Le dichiarazioni rese da fra il 2014 e il 2015 da Gianluca Rosafio, uno dei condannati per quei fatti, furono sottoposte al vaglio della Procura la quale ordinò alcune perizie ed il monitoraggio dei pozzi di captazione e del percolato della discarica nonché quello delle acque in falda vicine all’impianto dismesso. Anche le analisi del CNR di bari hanno confermato “inequivocabilmente che nella discarica sono stati stoccati fusti contenenti PCB che, fortunatamente non avrebbero ancora intaccato le falde.

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