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Cronaca

Sequestrò la moglie in ospedale: “Scusate, non ero in me”

La spiegazione del 36enne che ha tenuto in ostaggio la compagna dopo il parto: “Avevo assunto cocaina”

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Si è scusato davanti al giudice, nel tentativo di spiegare la sua condotta, l’uomo che lo scorso sabato ha sequestrato la moglie su un balcone dell’ospedale di Tricase.

Il 36enne Italo-marocchino è tornato sull’accaduto nell’udienza di convalida odierna davanti al gip. Come riporta Corriere Salentino, ha sostenuto di essersi “sentito osservato e seguito”: “Credevo di essere in pericolo”, ha spiegato, “e pensavo che qualcuno volesse fare del male a mia moglie. Non ci ho capito nulla perché ero sotto l’effetto di cocaina”.

Una ricostruzione che escluderebbe la premeditazione, riconducendo il tutto ad un raptus. Anche il coltello, impugnato e puntato contro la moglie, 41enne di Maglie, diventata mamma poche ore prima, sarebbe stato recuperato da un tavolo dove qualcuno aveva appena fatto colazione.

Il 36enne, titolare di una clinica odontoiatrica in Marocco e studente di ingegneria in Italia, non si riconosce quindi nel gesto dello scorso sabato. Motivo per cui, nel fornire la sua spiegazione, ha voluto sottolineare le scuse a tutti per quando provocato.

Cronaca

Lavori nella baia di Porto Miggiano: tutti assolti

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La sezione unica penale della Corte d’appello di Lecce ha ribaltato la sentenza di primo grado sui lavori del costone roccioso della baia di Porto Miggiano.
Tutti i condannati sono stati assolti perché il fatto non sussiste. L’area verrà quindi restituita al Comune.

In quattro erano già stati assolti in primo grado. Tra loro anche il sindaco dell’epoca, Cretì.
Per gli altri invece si era protratto l’iter giudiziario.
Il dirigente dei lavori pubblici, Salvatore Bleve, 67 anni di Cerfignano; il direttore dei lavori, Daniele Serio, 57 anni di Surbo, gli autori del progetto, Francesco Leo e Antonio De Fazio, rispettivamente 57 anni di Bari e 71 di Taranto; la responsabile del settore ambiente, Francesca Achiropita Pisanò, 54 anni di Rossano Calabro e l’amministrazione unico della società che eseguì i lavori, Maria Grazia Doriano, 43 anni di Vico Equense, erano stati condannati a vario titolo dagli 8 ai 10 mesi per deturpamento e distruzione di bellezze naturali e per abusivismo edilizio in area sottoposta a vincolo.

Per l’appello però il fatto non sussiste e non ci sono reati imputabili ai soggetti indicati. Ora, da qui a 90 giorni, verranno depositate le motivazioni che hanno portato alla sentenza.

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Cronaca

Passeggeri blindati su treno per un’ora a Lecce: “Passeggero di ritorno dalla Cina, verrà monitorato”

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Un treno fermo in stazione a porte chiuse, passeggeri all’interno impossibilitati ad uscire ed un viaggiatore segnalato da una ragazza al 113.

Minuti di apprensione in serata a Lecce dove un treno arrivato da Roma alle 21 ha messo in subbuglio l’intera stazione. Il motivo? Il convoglio trasportava un uomo additato come sospetto caso coronavirus.

I passeggeri, come detto, sono stati trattenuti sul treno mentre il piazzale antistante la stazione è stato raggiunto da volanti e pattuglie delle forze dell’ordine.

Sbigottiti i parenti e conoscenti dei viaggiatori in carrozza che attendevano in banchina cercando di carpire informazioni. Col passare dei minuti è cresciuta l’apprensiome mentre, dopo più di un’ora, i passeggeri si apprestavano a scendere attendendo ancora notizie ufficiali sull’accaduto.

I primi accertamenti sono stati messi in atto all’arrivo dei sanitari in stazione che in pochi minuti hanno sgonfiato l’iniziale sensazione di pericolo che ha, di fatto, portato a trattenere decine di persone sulle carrozze, molte delle quali attraversate dal panico.

Alle 22e35 circa le porte del treno si sono finalmente aperte per far defluire i viaggiatori.

Il passeggero attorno al quale è scattato l’allarme è un cittadino cinese.

A segnalarlo al 113 una ragazza nella sua stessa carrozza, dopo aver appreso che era stato di recente in Cina.

Immediato a quel punto è scattato il protocollo. I controlli hanno poi sgonfiato la bolla di apprensione creatasi in stazione.

L’uomo verrà monitorato e lo stesso verrà fatto per i passeggeri della stessa carrozza nella quale viaggiava. Da quanto emerso, però, il passeggero cinese sarebbe già stato sopposto ai dovuti controlli all’ingresso in Italia all’arrivo in aeroporto.

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Alessano

Incidente mortale Siria: “Responsabili entrambi conducenti”

Per la perizia consegnata in Procura, la Sharan tagliò la strada alla Clio che, dal canto suo, correva su asfalto bagnato, con gomme deteriorate ed un ruotino di scorta

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La consulenza affidata dalla Procura di Lecce all’ingegner Antonio Vernaleone, per la perizia sull’incidente stradale che tolse la vita alla 17enne Siria Fanciullo lo scorso 1 novembre, è arrivata nelle scorse ore negli uffici del pm Donatina Buffelli.

Le indagini, basate in maniera consistente sulle immagini riprese dalle telecamere di sorveglianza dell’esercizio commerciale “Bennardi” sui cui muri di cinta si schiantò la Clio, hanno portato all’indagine per omicidio colposo di entrambi i conducenti coinvolti nella dinamica che portò al sinistro: W.A., 27enne di Tricase alla guida della Renault Clio in cui era la vittima, e M.T., 47enne di Alessano conducente della VW Sharan che, provenendo in senso opposto, svoltò a sinistra tagliando la strada all’altra vettura.

La ricostruzione

Dalla ricostruzione messa in piedi dall’ingegnere emergono i comportamenti dei due automobilisti.

Quella notte, sulla SS275, in territorio di Alessano, la Volkswagen Sharan effettuò una svolta a sinistra senza inserire l’indicazione di direzione. In quel momento la distanza dalla vettura che sopraggiungeva, la Clio condotta da W.A. e con a bordo tre ragazze, era di 42 metri. L’improvvisa sterzata del conducente 47enne (poi allontanatosi senza prestare soccorso perché, come riferito ai carabinieri dopo esser stato identificato, non avvedutosi di quanto successo) sarebbe la causa dello sbandamento della Clio.

A differenza di quanto supposto nel primo abbozzo di ricostruzione, quello quasi contestuale alla tragedia, l’incidente infatti non fu autonomo. W.A. raccontò alle forze dell’ordine di una vettura che gli avrebbe tagliato la strada facendogli perdere il controllo del mezzo. Ed effettivamente le immagini delle telecamere di sorveglianza hanno confermato la presenza della seconda vettura ed hanno anche permesso di definire la traiettoria effettuata dalla Renault prima di finire contro il muro: W.A. deviò dapprima la sua corsa verso sinistra, in una reazione prettamente istintiva per evitare l’impatto con la Sharan, per poi riaccentrarsi e perdere il controllo dell’auto che, finita in scarrocciamento, andò a terminare la sua corsa contro l’esercizio commerciale, collocato a bordo strada sulla destra rispetto alla direzione di marcia della Renault.

Rimangono poi, sulla carta, altri elementi a carico invece del 27enne. In primis, il fatto che la sua Clio montava gomme deteriorate e, al posto della ruota anteriore sinistra, un ruotino di scorta. Elemento rilevante in un contesto in cui l’auto che conduceva viaggiava ad una velocità tra i 110 ed i 115km/h. In un tratto dove, per giunta, il limite di 90km/h potrebbe venir ritenuto anche più basso dal pubblico ministero, su base delle condizioni del caso specifico: asfalto bagnato, oscurità e attività commerciali che insistono sulla strada.

Un insieme di elementi, insomma, quello ricomposto dalla perizia, che fa luce su tanti dubbi e interrogativi sorti dopo la tragedia ma che, al contempo, ne pone di nuovi sulla ripartizione delle responsabilità tra i due conducenti coinvolti. Compito che, a questo punto, passerà nelle mani della magistratura, con uno scopo: capire per colpa di chi e di quali scorretti comportamenti una giovane vita, di appena 17 anni, è stata spezzata.

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