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Cronaca

Raccolta rifiuti, sciopero in quattro paesi

Niente salari. Braccia incrociate a Montesano, Palmariggi, Miggiano e Presicce-Acquarica.

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La Segreteria Territoriale FP CGIL e i dieci lavoratori addetti al servizio nei cantieri di Montesano, Palmariggi, Miggiano e Presicce-Acquarica denunciano «una situazione non più sostenibile per i lavoratori, poiché allo stato attuale l’azienda non ha provveduto ad erogare lo stipendio di ottobre nei tempi stabiliti dal contratto collettivo nazionale», spiega il segretario provinciale della Fp-Cgil Lecce, Paolo Taurino, «una inadempienza grave che mette in seria difficoltà economica le famiglie dei lavoratori, nella maggior parte monoreddito. Ad oggi, nonostante i contatti avviati con l’azienda Armando Muccio srl, che gestisce il servizio, non abbiamo ricevuto alcun riscontro. Per questo motivo ci ritroviamo costretti a dichiarare lo stato di agitazione in questi cantieri».


Il sindacato ha scritto al prefetto, ai sindaci ed al commissario prefettizio di Acquarica-Presicce per chiedere un incontro urgente e aprire la fase di raffreddamento della vertenza.

«Se non abbiamo ulteriori riscontri», avverte il sindacalista, «siamo pronti ad incrociare le braccia e purtroppo a causare disagi alla cittadinanza. Purtroppo l’azienda ha convocato le parti solo per venerdì 22 novembre, cioè otto giorni dopo la scadenza naturale del pagamento dei salari. In altre occasioni questi incontri si sono risolti in un nulla di fatto ed hanno protratto la condizione di difficoltà dei lavoratori fino alla fine del mese. Ai Comuni abbiamo più volte chiesto che siano le stazioni appaltanti, ossia i Comuni, a sostituire l’azienda appaltatrice nella liquidazione degli stipendi. Uno strumento di salvaguardia che viene ostacolato. La Fp Cgil», conclude Taurino, «torna chiede con forza che siano i Comuni a pagare i lavoratori».


Cronaca

Cocaina in casa: arrestato 33enne a Tricase

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Arresto in mattinata a Tricase ad opera dei militari del nucleo operativo radiomobile.

Durante una mirata attività finalizzata alla repressione dei reati in materia di stupefacenti, è stato beccato in flagranza di reato V. D. F., 33enne, in una perquisizione personale e locale effettuata presso il suo domicilio.

Qui, i carabinieri hanno rinvenuto 195 grammi circa di cocaina, di cui una parte custodita in busta in cellophane, ed una restante parte di circa 22 grammi ripartita in 5 involucri in cellophane termosaldati.

Trovate anche 12 sostanze da taglio non identificate, un bilancino elettronico di precisione e la somma contante di 440 euro in banconote di piccolo e medio taglio, ritenuta Provento della attività illecita di spaccio.

Infine: materiale atto al confezionamento dello stupefacente ed un iphone sottoposto a sequestro assieme al resto del materiale citato.

Il 33enne, dopo le formalità rito, è stato condotto presso la Casa Circondariale di Lecce.

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Cronaca

Siria, diplomata anche da lassù

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Sono passati 7 mesi da quella tragica notte ma Siria, morta in un temendo incidente sulla SS275, vive ancora nel cuore dei tanti che la conoscevano e la amavano.

La sua scuola, il Liceo Linguistico di Tricase, ha deciso di ricordarla con un simbolico gesto: il rilascio del suo diploma di maturità.

Un modo per provare anche a colmare, in parte, quell’enorme vuoto che, in questi giorni di esami già stravolti dal Covid-19, ha riacuito il dolore per la sua perdita.

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Cavallino

Omicidio-suicidio a Torino: le ultime ore prima della tragedia

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Una tragedia che non è nata dal nulla quella consumatasi ieri a Torino in una famiglia salentina.

Chiara Rollo, 33 anni, ingegnere gestionale, viveva all’ombra della mole. Sua mamma, Luana Antonazzo, 60 anni, insegnante di matematica a Lecce, si era accorta da tempo che qualcosa non andava e venerdì si è precipitata in Piemonte dalla figlia.

Ha provato convincerla a tornare a casa, a Cavallino, ma Chiara, ieri notte, l’ha freddata a coltellate.

E poi, quando gli agenti della polizia hanno raggiunto il suo appartamento, si è buttata dal nono piano, l’ultimo, del palazzo dove abitava.

Il fidanzato Matteo ha lanciato l’allarme. La madre, prima dell’aggressione, lo aveva sentito per chiedere il suo aiuto.

Gli aveva detto che sua figlia non sembrava più in sé: era diventata aggressiva e le sembrava scompensata.

Queste le parole nel messaggio inviatogli alle 4e30, poco prima di morire.

Matteo al risveglio ha letto quanto scritto dalla donna. Ma era ormai troppo tardi.

Chiara soffriva di una forma di psicosi comportamentale che, da quanto racconta chi la conosceva, l’aveva portata nel 2019 ad un ricovero. Poi aveva perso il lavoro. Un duro colpo arrivato pochi giorni fa, a fine giugno. Alla madre aveva detto di sentir di aver fallito.

L’istinto materno qui non serviva per far capire alla 60enne che la figlia aveva bisogno di aiuto. Da qui il viaggio con partenza immediata che l’ha portata al tragico ed inatteso epilogo.

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