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Attualità

Commercianti salentini: Natale in in bilico… tra arancione e rosso

Le associazione di categoria: «Situazione drammatica, cali di  fatturato oltre il 60%»; «Abbandonati dalle istituzioni»; «Tante attività si sono reinventate pur di non chinarsi dinanzi la crisi». Le iniziative: “Compra a Casarano”, “Regalo sospeso” a Maglie e “Te lo porto io a Tricase”

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Sempre con la mannaia del lockdown minacciosa sulla nostra testa ci avviciniamo a quella che dovrebbe essere la festa per antonomasia per grandi e piccini. Difficile oggi però immaginarci immersi nelle atmosfere tipiche del Natale, circolando tra mercatini e passeggiando nei centri dei nostri paesi sotto le luminarie tipiche, guardando le vetrine dei negozi e acquistando regali per tutte le persone a cui vogliamo bene.


Natale, di solito, è anche il periodo dell’anno in cui i commercianti incrementano il volume d’affari dell’annata in corso. Quest’anno per tutti loro tra lockdown, zona (per ora) arancione e stallo economico dovuto all’incertezza per il futuro che ha fatto da freno agli acquisti ad ogni livello, è stata dura.


Per sapere come i commercianti stanno vivendo questo periodo e cosa dobbiamo aspettarci per Natale, abbiamo posto alcune domande a: Cristian Preite, presidente dei Commercianti imprenditori di Casarano, nonchè presidente della Confcommercio Casarano; Luigi Muci, presidente di Confesercenti Maglie; Roberto Tundo, presidente della Nuova Associazione Commercianti Centro Storico di Galatina; Stefania Palmieri, presidente dell’Associazione Commercianti di Tricase.


Quale è la vostra percezione della crisi economica generata dall’emergenza pandemica?


Roberto Tundo, presidente della Nuova Associazione Commercianti Centro Storico di Galatina


Roberto Tundo (Galatina) – «La crisi la si tocca con mano, i corrispettivi a giorni sono ridotti al minimo, a giorni equivalgono a zero».


Luigi Muci (Maglie) – «La situazione è drammatica con la zona arancione non siamo in lockdown ufficiale ma in realtà lo viviamo di fatto. Abbiamo cali di  fatturato oltre il 60% su base annua con un rimbalzo avuto tra agosto e settembre che ci ha fatto ben sperare ma… se ora guardiamo ottobre e specialmente novembre gli incassi sono vicini allo zero. Viviamo da settimane in continua incertezza, si pensa al futuro, non si sa come sarà e tutto ciò provoca la sfiducia dei consumatori che non spendono e si traduce in una lenta agonia per l’intero settore commerciale. Il divieto di spostamenti tra Comuni ha praticamente paralizzato l’economia locale. Se si considera che andiamo incontro al Black Friday vivremo una situazione di concorrenza sleale tra i grandi colossi dell’on-line e piccoli esercizi di vicinato. In un momento storico dove sentiamo e leggiamo quotidianamente che bisogna aiutare i negozi di quartiere, i negozi delle città, che danno posti di lavoro e che fanno crescere l’economia locale, si è sviluppata una distorsione del mercato a danno degli stessi negozi fisici che si dice bisogna aiutare. Considerate che le 9  principali piattaforme dell’on-line  sono straniere, non pagano le tasse in Italia e fatturano circa il 90% delle vendite online sul territorio nazionale».


Cristian Preite (Casarano) – «La percezione della crisi è forte e la paura di non farcela regna su tutti i settori. La ristorazione sta passando un periodo difficilissimo e molte attività non credono nemmeno di riaprire. Purtroppo, a differenza della prima ondata, questa volta i commercianti sono completamente a terra (tutti con prestiti e risparmi terminati). Ma il problema è che ci sentiamo totalmente abbandonati dalle istituzioni. La confusione che regna nel governo viene percepita da tutti e quindi regna lo sconforto totale in tutti i settori, perché è vero che la ristorazione è stata quasi del tutto chiusa ma nello stesso tempo la crisi ricade su tutte le attività».


Stefania Palmieri (Tricase) – «Prenderei spunto da una massima di Albert Einstein: “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura”. Credo fortemente in questa citazione e lo noto nel nostro piccolo, dove tantissime attività si sono reinventate pur di non chinarsi dinanzi la crisi. Anzi, molti la guardano negli occhi, urlandole in faccia e con orgoglio la loro rivincita! Non millanto, però, rose e fiori, poiché la situazione per alcuni, invece, è parecchio difficile! Alcune attività, purtroppo, stentano a rimanere aperte o devono prendersi carico e pensiero dei propri dipendenti. Quanto basta, insomma, per toglierti il sonno!».


Cosa vi aspettate dalle istituzioni (Comune, Regione o Stato)?


Cristian Preite, presidente dei Commercianti imprenditori di Casarano e della Confcommercio Casarano


Cristian Preite (Casarano) – «Dalla Regione ci aspettiamo aiuti economici come  nella precedente ondata del virus con prestiti e aiuti all’imprese (anche se le elezioni son già passate…). Per quanto riguarda il Comune, sarebbe auspicabile la cancellazione dei tributi locali per il 2020. Ci piacerebbe, poi, vedere la città svegliarsi dal lungo letargo, iniziando e/o completando nuove opere edilizie che creerebbero un certo entusiasmo in città. Lo Stato, oltre al fondo perduto, dovrebbe agevolare l’accesso al credito in modo facile e veloce e pensare ad una seria riduzione delle tasse».


Stefania Palmieri (Tricase) – «Ci aspettiamo una mano solida che ci possa mantenere saldi in questo momento di bufera! Gli aiuti ci sono e molti riescono ad usufruirne a scapito di altri che proprio non riescono ad essere supportati. Per questo sarebbe necessaria una linea guida concreta che abbassi o azzeri il carico fiscale, che aiuti i nostri dipendenti e che ci sovvenzioni economicamente a prescindere dal fatturato».


Luigi Muci (Maglie) – Il Comune ha risorse economiche limitate, ci aspettiamo, però, una riduzione delle tasse locali e un impegno anche morale a sostegno del commercio spingendo i cittadini a comprare in città. Dalla Regione e dallo Stato ci aspettiamo ristori subito, contributi a fondo perduto, sgravi fiscali a sostegno di tutte le categorie, senza fare distinzioni o classifiche di chi è più  o meno colpito ( ristorazione, commercio, ambulanti, etc) perché siamo tutti sulla stessa barca, che purtroppo sta affondando».


Roberto Tundo (Galatina) – «Cosa ci aspettiamo? Nulla! Se prima della pandemia e tra un lockdown e l’altro non vi è stata alcuna collaborazione, immaginate ora cosa possiamo aspettarci. Abbiamo solo assistito a spot elettorali rivelatisi infruttuosi. Ci vuole una profonda riforma fiscale, per poter rilanciare la piccola e media impresa italiana».

Come Associazione commercianti come vi state muovendo per supportare gli associati?


Stefania Palmieri, presidente dell’associazione commercianti di Tricase


Stefania Palmieri (Tricase) – «Abbiamo creato un circuito dal nome #te lo porto io, nato durante il primo lockdown con l’intento di risollevare l’economia locale, facendo lavorare i negozi a serrande abbassate ed utilizzando i social per pubblicare i prodotti e le relative offerte, conservando il legame con il cliente che può comodamente ordinare direttamente ciò di cui necessità e, tramite il lavoro di corrieri locali, riceverlo gratuitamente a casa. Abbiamo un orizzonte importante verso cui guardiamo e non temiamo di confrontarci con colossi come Amazon per promuovere il nostro territorio. Per questo abbiamo creato un altro strumento di grande valore, ovvero un sito ufficiale per tutti gli esercizi commerciali di Tricase, atto a garantire una migliore gestione degli ordini, utilizzando un proprio profilo con annessa galleria di prodotti. Siamo pronti a metterci in gioco e a reinventarci pur di resistere. Prima o poi tutto questo sarà un brutto ricordo e torneremo più forti di prima!».


Luigi Muci (Maglie) – «L’appello che rivolgiamo ai cittadini e di non rinunciare ai regali natalizi, di acquistarli nei negozi di fiducia, di aiutare il commercio urbano. Tramite telefono,  canali social,  WhatsApp i singoli esercenti  si metteranno a disposizione consigliando i clienti ed aiutandoli nella scelta con fotografie, video, consegne a domicilio, facilitando l’acquisto».


Roberto Tundo (Galatina) – «Più che avere un pensiero comune, come associazione non possiamo sostenere nessun tipo di azione, ci saremmo aspettati da parte delle amministrazioni locali più collaborazione, solo collaborando si possono individuare nuove strategie».


Cristian Preite (Casarano) – «Stiamo facendo un tentativo per dare un po’ di colore anche quest’anno al Natale, illuminando tutte le attività. Ci aspettiamo anche un forte contributo dall’amministrazione per rendere il paese accogliente».


Per Natale nonostante il lockdown, zona arancione o rossa che sia, state organizzando qualcosa, anche solo simbolica?


Luigi Muci, presidente Confesercenti Maglie


Luigi Muci (Maglie) – «L’amministrazione sta lavorando all’iniziativa del regalo sospeso, da acquistare in loco in favore delle famiglie bisognose, e ha consigliato le attività commerciali di adornare l’ingresso dei negozi con un fiocco rosso per dare un segno di unità. I singoli commercianti, come ogni anno,  hanno addobbato a loro spese le strade con le luminarie natalizie. Il  Duc -distretto urbano del commercio- a causa dell’emergenza sanitaria in corso non  ha potuto programmare le iniziative che l’anno scorso si sono svolte tutti i fine settimana di dicembre e che hanno riscontrato parecchi apprezzamenti ma ha addobbato la piazza centrale con un albero di luminarie alto 12 metri. Nell’incertezza se saremo zona arancione o diventeremo zona rossa speriamo che queste iniziative siano di buon auspicio».


Cristian Preite (Casarano) – «Come associazione abbiamo lanciato la campagna Compra a Casarano per incentivare gli acquisti nei negozi della nostra città».


Roberto Tundo (Galatina) – «Non c’è voglia di organizzare, anche perché bisogna sostenere dei costi molto importanti e, vivendo in un clima di totale incertezza, non si ha la possibilità né la forza economica per finanziare tali iniziative.  Di certo nel nostro piccolo ognuno di noi, all’interno della propria attività, allestirà per il Natale. La nostra speranza oggi è solo quella di limitare i danni che la pandemia ha causato».


Stefania Palmieri (Tricase) – «Abbiamo rispettato tutte le restrizioni anticontagio e quindi non abbiamo organizzato eventi né raccolto i soldi dei tesseramenti anche per non pesare ulteriormente sugli associati. La cassa però langue e quel poco che c’è non lo vogliamo impegnare per le luminarie che, visto il periodo che stiamo vivendo, avrebbero anche poco senso. Se qualcosa faremo sarà frutto dell’iniziativa dei singoli commercianti che, magari, sapranno organizzarsi tra ecoloro che esercitano sulla stessa via».


 


Giuseppe Cerfeda


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Donne e lavoro: tavolo permanente in Provincia

Collaborare per individuare azioni e costruire percorsi rivolti a favorire l’occupazione femminile nel territorio salentino, a ridurre il divario di genere e a favorire anche l’inclusione delle persone diversamente abili. Con questi obiettivi si è costituito ieri, a Palazzo Adorno, il tavolo tecnico permanente, promosso dalla consigliera di Parità della Provincia di Lecce Antonella Pappadà.

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I lavori, aperti dal saluto del presidente della Provincia di Lecce Stefano Minerva e introdotti dalla consigliera di Parità Antonella Pappadà (entrambi nella foto in alto) alla presenza del dirigente del Servizio Pari opportunità provinciale Pantaleo Isceri, hanno registrato un’ampia partecipazione da parte dei principali attori che, a vario titolo, si occupano di lavoro e, in particolare, di occupazione sul territorio.

Intorno a tavolo, infatti, c’erano Cristina Mercuri (Confindustria) e Fernando Nazaro (imprenditore), Floriana Dell’Orco (Camera di commercio di Lecce), Emanuela Aprile (Confartigianato), Fiorella Fischetti (Cgil), Ada Chirizzi e Concetta Mummolo (Cisl), Mauro Fioretti (Uil), Anna Maria Cherubini (UniSalento), Maria Luisa Serrano (Cpo Ordine degli avvocati di Lecce), Cristian Primiceri (Osservatorio di diritto del lavoro e previdenza dell’Ordine degli avvocati), Luisa Crusi (Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Lecce), Duilia Del Mastro (Ordine dei Consulenti del lavoro di Lecce), Barbara Rodio (Arpal Puglia), Daniela Talà (Sviluppo Lavoro Itala), Elisabetta Salvati (Aforisma), Serenella Molendini (Centro ricerca europea per l’innovazione sostenibile – Creis), Marco Sponziello (Associazione Next Eu), Maria Grazia Zecca (esperta in diritto antidiscriminatorio), Laura Parrotta (avvocata con esperienza nelle tematiche delle Pari Opportunità).

«Sono molto soddisfatta di questo inizio di mandato», dichiara Antonella Pappadà, consigliera di parità della Provincia di Lecce, «che sembra sia nato sotto i migliori auspici se consideriamo la grande partecipazione di tutte le rappresentanze del territorio che, a vario titolo, si occupano delle tematiche del mondo del lavoro».

«Il grande interesse dimostrato e la risposta al mio invito a costituire questo tavolo di lavoro permanente», prosegue, «lasciano ben sperare che, insieme, si possa realizzare qualcosa di concreto per il nostro territorio per favorire l’occupazione femminile, ridurre il divario di genere e favorire anche l’inclusione delle persone diversamente abili e, al contempo», conclude Antonella Pappadà, «contrastare gli stereotipi e le discriminazioni per prevenire la violenza di genere»

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente della Provincia Stefano Minerva, che ha ringraziato la consigliera di Parità Antonella Pappadà «per aver voluto avviare, fin da subito, un percorso di collaborazione a 360 gradi con i rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati, delle associazioni di categoria, degli ordini professionali».

«Una rete di cui in questo momento storico c’è bisogno», ha evidenziato il presidente, «soprattutto sul fronte dell’occupazione femminile, che deve essere messa ancora di più al centro delle politiche economiche e sociali, a livello nazionale, ma anche locale».

Nel corso dell’incontro sono state tracciate a grandi linee le direttrici su cui lavorare nei prossimi mesi, non senza prima di aver condotto un’analisi del territorio.

In particolare, con il supporto di tutte le professionalità intervenute si punterà a promuovere incontri itineranti sul territorio con le amministrazioni, le aziende e tutti gli stakeholder interessati dalle tematiche del lavoro e alla diffusione delle pari opportunità; orientamento integrato multilivello e formazione/informazione negli enti locali, nelle scuole, università, aziende, ecc. Inoltre, si favoriranno le Politiche attive per il lavoro e i servizi a supporto, con particolare riguardo alla qualificazione, riqualificazione per l’ingresso o reingresso della donna nel mondo del lavoro, con attenzione anche ai diversamente abili e, ancora, formazione, informazione e diffusione della Certificazione di genere.

Il tavolo rimane aperto e sarà arricchito dalla partecipazione di altri soggetti interessati a sostenere i percorsi individuati.

«Sarà importante capitalizzare le misure finanziarie per la parità di genere previste nel Pnrr e non solo, sia quelle dirette, quali la certificazione di parità di genere e la promozione della creazione di imprese femminili, sia quelle trasversali, quali la promozione dell’accesso da parte delle donne all’acquisizione di  competenze Stem», riprende la consigliera di parità della Provincia di Lecce Antonella Pappadà, «così come diffondere azioni positive finalizzate a promuovere la conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro, attraverso la tutela della maternità, della paternità e l’assistenza ai soggetti disabili».

 

 

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Acait e il tabacco, risorsa economica per tutto il Capo di Leuca

L’on. Alfredo Codacci-Pisanelli comprese l’importanza della produzione e vendita del tabacco nel Capo di Leuca e si spese per la ferrovia e la bonifica delle zone palustri. Cento anni fa, nel 1924, il Consorzio godeva di 7 stabilimenti tra Tricase, Specchia, Castrignano del Capo, Giuliano e Gagliano. Era la più importante fonte pubblica di occupazione della zona

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Dal numero unico in istribuzione “ACAIT, LA STORIA SIAMO NOI

di Hervé Cavallera

Il prof. Hervé Cavallera

Il Capo di Leuca è stato caratterizzato nel corso dei secoli da una economia agricola, soprattutto volta all’olivicoltura e alla viticoltura, tanto che nel Settecento vari intellettuali, da Palmieri a Presta, sostennero l’opportunità di sviluppare organicamente il commercio di tali prodotti al di là del Regno di Napoli.

La struttura feudale del Regno e la presenza stanziale della nobiltà nella capitale non agevolarono lo sviluppo del commercio e delle industrie nei territori periferici e nocquero agli stessi nobili in quanto essi delegarono di solito la gestione dei loro beni ad amministratori locali.

Con l’unità dell’Italia (1861) la situazione non migliorò da un punto di vista economico, ma accanto alle produzioni tradizionali aveva già trovato spazio la lavorazione del tabacco destinata al confezionamento dei sigari o dei tabacchi da fiuto.

Le manifatture però dovevano importare i tabacchi dall’estero (Grecia, Macedonia, Turchia) e si pensò alla produzione locale del tabacco e, tra i sostenitori di quest’ultima, si distinse, nella prima metà degli anni ’80 del secolo XIX, Pietro Giovanni Battista Gallone (1855-1931), 9° Principe di Tricase, 8° Principe di Marsiconovo e 6° Principe di Moliterno, il quale favorì la coltivazione delle varietà orientali Xanthi Yakà e Erzegovina, provenienti dalla Macedonia.

Chi però colse in pieno l’importanza della produzione e vendita del tabacco nel Capo di Leuca fu Alfredo Codacci-Pisanelli (1861-1929), professore universitario di Diritto amministrativo e deputato del Regno dal 1897 alla morte, ricoprendo più volte la carica di Sottosegretario di Stato. Eletto come deputato del collegio di Tricase, Codacci-Pisanelli si spese da subito non poco in Parlamento per promuovere l’acquedotto nel Salento, la presenza della ferrovia nel Capo di Leuca e la bonifica delle zone palustri di Terra d’Otranto per migliorare, di conseguenza, l’agricoltura e la qualità della vita.

I PADRI FONDATORI

Proprietario terriero, Codacci-Pisanelli si rese conto che la tabacchicoltura poteva essere l’economia trainante del territorio nonché un mezzo fondamentale di sostentamento per una popolazione in cui il numero degli analfabeti era assai elevato e consistente era l’emigrazione anche in seguito alla crisi agraria del 1887.

Così il 28 dicembre 1902 Codacci-Pisanelli con altri 95 proprietari terrieri nella Sala consiliare del Comune di Tricase sottoscrisse l’Atto Costitutivo della Società anonima denominata Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca conosciuta come ACAIT (Azienda Cooperativa Agricola Industriale Tabacchi).

Questi gli eletti del Consorzio agrario. Presidenza: conte Luigi Risolo; Consiglio di Amministrazione: Luigi Arditi, cavaliere; Francesco De Nitto, possidente; Tommaso Fuortes, possidente; Luigi Pizzolante, cavaliere; Luigi Resci, cavaliere; Giuseppe Sangiovanni, possidente; Luigi Scarciglia, cavaliere.

Comitato dei Sindaci: Silvestro Biasco, dottore; Pasquale Sergio, Eduardo Tanzarella.

Comitato dei Probiviri: Antonio Winspeare, duca di Salve; GianBattista Gallone, principe di Tricase; Giovanni Bacile, barone di Castiglione. Cassiere: Pietro Tasco.

Nel 1903 fu nominato Filippo Nardi che sarebbe rimasto direttore sino alla sua morte (1929). Al Nardi successe Mario Ingletti (1896-1980).

Lo Statuto del Consorzio prevedeva l’organizzazione e l’esercizio della coltura e dell’industria dei tabacchi sia per rifornire le manifatture dello Stato sia per l’esportazione; la nascita di laboratori e opifici per la lavorazione e conservazione attraverso l’utilizzazione di materie prime e di manodopera del luogo; l’acquisto e la vendita di prodotti agricoli e attrezzi; l’istituzione di corsi e scuole per favorire l’elevazione della popolazione in campo agricolo; la promozione di iniziative per la crescita della produzione locale.

Un accordo fu poi stipulato da Codacci-Pisanelli coi fratelli Alfredo e Edoardo Allatini che avevano un ruolo importante nell’acquisto delle partite del tabacco orientale attraverso la loro sede di Salonicco.

In pochi anni il Consorzio tricasino diventò il punto di riferimento dell’intero Capo di Leuca.

SIGARETTE AL FRONTE

Nel 1906 si inaugurò a Lucugnano, frazione di Tricase, una succursale dell’Agenzia di Coltivazione dei tabacchi di Lecce. Nel 1909 il Consorzio acquistò il Magazzino Allatini che divenne la sede dell’ACAIT che rimane nella memoria collettiva.

La produzione del tabacco aumentò negli anni della prima guerra mondiale per l’incremento delle sigarette da inviare ai soldati al fronte.

Col dopoguerra si ebbe la riorganizzazione del Consorzio, entrò il vigore un “Regolamento degli impiegati” e si allestì uno spaccio di prodotti a prezzi agevolati, sì che ne potessero usufruire i soci e le tabacchine. Infatti il tabacco era lavorato nel Consorzio essenzialmente da donne, che arrecavano un contributo sostanziale per la sopravvivenza economica delle loro famiglie.

SETTE STABILIMENTI

Nel 1924 il Consorzio godeva di 7 stabilimenti collocati a Tricase, Specchia, Castrignano del Capo, Giuliano e Gagliano. Esso era ormai la più importante fonte pubblica e di occupazione della popolazione di Tricase e dintorni.

LA FUSIONE E LA RIVOLTA

Alla fine di aprile del 1935, nell’ottica di una concentrazione amministrativa dei vari consorzi il Ministero delle Corporazioni, che guidava l’economia nazionale, decise di sciogliere, in vista di un solo istituto (denominato Consorzio Agrario Cooperativo “Terra d’Otranto” di Lecce) i consigli di amministrazione dei consorzi e delle associazioni agricole di Tricase, Leverano, Casarano, Alezio, Taviano e Tuglie, nominando un commissario prefettizio per la fusione.

Il provvedimento, non ben visto dai quadri dirigenti locali, provocò tra il popolo la diffusa paura della stessa chiusura del consorzio tricasino. Tabacchine e cittadini (si dice circa 2mila persone) protestarono energicamente per strada, cercando di entrare con violenza nel municipio. Le forze dell’ordine preposte spararono sulla folla. Cinque persone furono uccise, 26 arrestate. Era il 15 maggio 1935. La “rivolta di Tricase”, come è ricordata, bloccò il processo di accentramento a Lecce. La vita del Consorzio riprese e il 22 maggio del 1938 assunse ufficialmente, con la riforma dello statuto e con la modifica della ragione sociale, la denominazione di “Azienda Cooperativa Agricola Industriale del Capo di Leuca”.

In quegli anni lavoravano per il Consorzio tricasino circa 500 agricoltori che coltivavano ogni anno 18 milioni di piante di tabacco. I magazzini di Tricase e Specchia occupavano ogni giorno 400 operaie.

L’ACAIT si dotò di un asilo nido per i figli delle operaie, di un ambulatorio medico, di impianti igienici a norma e istituì premi di nuzialità, cioè indennità per le nozze dei dipendenti, e sussidi per malattie. Inoltre contribuì economicamente (1937) per l’istituzione della prima scuola media statale di Tricase.

Il ruolo sociale, oltre che economico, dell’ACAIT continuò dopo il secondo conflitto mondiale.

Nel 1952 donò il suolo per far edificare la “Casa della Madre e del Bambino” e nel 1956 costituì la S. E. A. T. (Società Esercizio Autotrasporti Tricase). Inoltre provvide alla vendita di gas liquido, al commercio di elettrodomestici, alla fabbricazione del ghiaccio. Era in realtà economicamente solida e sembrava destinata ad un ampliamento di largo respiro.

L’INIZIO DELLA FINE

Con gli anni ’60 lo scenario iniziò a mutare.  Si abbassarono i prezzi corrisposti dal monopolio e molte piante di tabacco furono colpite dalla peronospora tabagina che ne ridusse la produzione. Lo scenario sociale mutava e non si elaborò una strategia economica conseguente.

Il bilancio finanziario cominciò ad andare sempre più in passivo, tanto da indurre nei primissimi anni ’90 alla vendita di alcuni terreni di proprietà dell’ACAIT per cercare di sanare i debiti.  Ma era ormai troppo tardi.

Il 20 novembre 1995 il decreto ministeriale decise la liquidazione coatta.

Era la fine di una istituzione che per decenni non solo era stato il vanto della Città ma aveva garantito la vita economica di tante famiglie. La fine dell’azienda fu vissuta dolorosamente. Nei primi anni del nuovo secolo l’Amministrazione Comunale, nella prospettiva della creazione di un grande centro per migliorare la vita pubblica, decise di acquistare la grande struttura. L’acquisto si ebbe il 21 luglio 2003.

I progetti di dare una nuova vita al complesso tuttavia non si concretizzarono e tutto fu lasciato allo scorrere del tempo, senza interventi adeguati di salvaguardia degli immobili.

Il 21 febbraio del 2018, a causa delle forti piogge penetrate nelle muraglie, cedette il lato sud della struttura.

Il crollo del tetto ovviamente trascinò al suolo l’impianto fotovoltaico installato sul solaio, come crollarono altre pareti. Altri crolli si ebbero successivamente.

Il disastro del 2018 può essere visto come l’effettiva drammatica conclusione di una vicenda che era sorta più di un secolo prima e che aveva garantito il sostentamento di tanti lavoratori e la fortuna dei dirigenti.

Nei primi del Novecento la coltivazione e la produzione del tabacco divenne la principale fonte economica del Basso Salento.

Né si cercò di valorizzare in maniera industriale le altre risorse storiche, dall’olio al vino, che potevano arrecare un consistente successo qualitativo e quantitativo. I più anziani ricordano assai bene il lavorio di tante famiglie contadine. Dopo aver destinato parte della campagna alla semina, la raccolta delle foglie di tabacco avveniva di solito all’alba. Portate a casa, genitori e figli sedevano in cerchio e iniziava la ’nfilatura, cioè le foglie erano infilate a dei fili, che venivano appesi ai telai e quindi essiccati al sole. Appena pronto, il tabacco era consegnato alla Manifattura te lu tabbaccu in casse di legno coperte da teli in juta.

Una sorta di rito che si ripeteva ogni anno e che garantiva il sostentamento. Sotto tale profilo, l’ACAIT può essere vista come l’approdo di tante fatiche che si svolgevano non solo all’interno della struttura ma nell’intero complesso cittadino.

 

 

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Acait, la Storia siamo noi

In distribuzione un numero unico della nostra edizione cartacea per restituire a Tricase memoria e dignità di quella che è stata una delle pagine storiche più belle ed affascinanti del primo Novecento

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Complici anche i recenti avvenimenti, dall’acquisto da parte del comune nel 2003, al crollo del 2018, all’utilizzo di un suo capannone per i vaccini anticovid, che lo hanno riportato al centro della storia moderna tricasina, l’Acait è spesso stato al centro delle discussioni durante le riunioni della nostra redazione.

Discussioni alimentate anche dai ricordi dei più attempati tra di noi che, oltre alla memoria personale, portavano in dote i racconti di chi vi ha lavorato o ha vissuto l’epoca d’oro del consorzio.

Proprio questa centralità nella storia di Tricase ci ha indotto a realizzare un numero unico (clicca qui), un documento da regalare alla città.

Il numero speciale, che ha goduto delle infinite conoscenze del prof. Hervè Cavallera e del prof. Ercole Morciano e che sarà in distribuzione nei prossimi giorni, prova a raccontare il passato, remoto e più recente, ed il presente del Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca: dagli arbori a cavallo tra IXX e XX secolo all’epoca d’oro, fino all’inesorabile declino di un modello di sviluppo innovativo, nato proprio nel sud del sud.

La presentazione del nostro direttore Luigi Zito, che proponiamo in basso, spiega meglio cosa ci ha mosso nel promuovere questa iniziativa.

Seguiranno, sempre su queste colonne, anche tutti gli altri contenuti del numero unico dedicato all’Acait. 

IL CICLO DELLA STORIA SI COMPLETA

«Mi auguro che far rivivere all’intera città, a chi ci legge, alle nuove generazioni, ai politici distratti, ai tanti che si riconoscono e che per anni hanno avuto a che fare con il consorzio, possa infondere fiducia e un barlume di speranza e serva a ridare vigore agli sfiancati progetti, oltre che essere un buon viatico per realizzare quel futuro roseo che prospettano da decenni»

di Luigi Zito

Il direttore de “il Gallo” Luigi Zito

«La storia siamo noi, nessuno si senta escluso…», recita una famosa canzone d’autore.

Una storia lunga 120 anni, croce e delizia di alterne vicende di tanta parte del popolo di Tricase e del Capo di Leuca, anche se affrontata con le più amorevoli carezze, lascia comunque graffi in qualsiasi comunità, provoca profonde ferite difficili da rimarginare e irrimediabili strappi da ricucire.

In questo mese di giugno 2024, la nostra testata, il Gallo, conta i suoi primi 28 anni: per l’occasione, la devozione e l’affetto che da sempre la città ci tributa, abbiamo deciso di confezionare un giornale monotematico, un unicum (che distribuiremo porta a porta in tutta Tricase), che restituisca alla città, memoria e dignità di quella che fu una delle pagine storiche più belle ed affascinanti del primo Novecento: quella dell’Acait.

È nato così questo lavoro, da un’idea legata alla mia adolescenza: al suono acuto della sirena du Consorziu”, inciso nei miei ricordi (abitavo a un passo dell’ACAIT); allo stuolo di donne e uomini che entravano o lasciavano il luogo di lavoro; alle partite di pallone giocate per strada davanti all’entrata principale della struttura ed agli improperi che ci beccavamo perché disturbavamo chi doveva lavorare.

Con il passare degli anni, maturata la giusta consapevolezza, considerate le pile di promesse della politica, accatastate di giorno e sparpagliate di notte e, soprattutto, allucinati dal futuro mondo a colori che ci proiettava nei primi anni 2000, abbiamo creduto vivamente che ci fosse la ferma volontà di costruire un futuro che avrebbe ridato lustro, vigore e dignità a questa terra.

Pensavamo potessero farlo per amore patrio, senza prestare fede ai ricordi, alle sofferenze, ai legami maturati fra quelle mura, agli amori, alle gravidanze consumate in sordina, ai pianti sommessi nascosti alle vicine, alle prevaricazioni, alle culle che hanno custodito i bimbi di tante mamme nel recinto del consorzio, alle lotte o ai fallimenti subìti per costruire un futuro per sé ed i propri figli.

O, meglio, eravamo convinti che le tragiche pagine di storia degli anni Trenta, che hanno segnato indissolubilmente la cronaca della città con morti e feriti, a causa di quel luogo, meritassero maggiore attenzione, che le menti migliori si adoperassero per segnare la strada, che “ci théne chiù sale conza a minescia”, come recita un motto popolare salentino. Così non è stato.

Questo progetto, alimentato da delusione e sconforto, è una cronistoria giornalistica sintetizzata in poche pagine, realizzato grazie alla maestria dei tanti collaboratori del giornale e al pozzo di conoscenze dei professori Hervé Cavallera ed Ercolino Morciano, e dell’architetto Antonio Monte, del CNR di Lecce (che hanno collaborato e che ringrazio vivamente), oltre che di giovani donne che hanno incrociato, nel loro percorso universitario, l’Acait e la storia del tabacco nel Salento.

Spero questo numero unico de il Gallo serva a segnare un punto e scacciare ogni disillusione.

Mi auguro vivamente che far rivivere all’intera città, a chi ci legge, alle nuove generazioni, ai politici distratti, ai tanti che si riconoscono e che per anni hanno avuto a che fare con la fabbrica, l’affascinante storia della loro terra, che come nei migliori romanzi racconta di principi, duchi, onorevoli, mezzani, ciprioti, svizzeri, belgi, di scioperi, sparatorie, di tanti salentini e milioni di balle di tabacco, possa infondere fiducia e un barlume di speranza e serva a ridare vigore agli sfiancati progetti, oltre che essere un buon viatico per realizzare quel futuro roseo che prospettano da decenni.

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