Connect with us

Casarano

Filograna – Sergio: il futuro si rimette le scarpe

Luca Sergio: “Siamo partiti nel novembre del 2015. L’anno dopo abbiamo fatturato 1,5 milioni; 3,2 milioni nel 2017. Quest’anno viaggiamo verso i 7 milioni. Pronti a crescere ancora: stiamo lavorando per completare il ciclo produttivo”

Pubblicato

il

La rinascita del calzaturiero. I due fratelli, tutt’altro che coltelli, Luca Sergio e Antonio Filograna, hanno riavviato il meccanismo produttivo in un settore che si riprende il suo ruolo da protagonista nell’economia salentina. Entrambi cresciuti sotto l’ala protettiva dei rispettivi patron degli imperi Adelchi e Filanto, oggi stanno mettendo in pratica a modo loro quanto hanno imparato, evidenziando numeri, sia di fatturato che di forza lavoro, di tutto rispetto.


Luca e la sorella Cinzia (vero e proprio pilastro della nuova azienda) con l’aiuto della storica collaboratrice della Nuova Adelchi Giovanna De Girolamo, della famiglia e di alcuni collaboratori di vecchia data, hanno avviato nel 2015, a Specchia, la Monte D’Oro (chiaro il riferimento al cognome alla mamma di Luca e Cinzia) che oggi conta 280 dipendenti, produce tomaie per 1.200 – 1.300 paia di scarpe al giorno e si appresta a chiudere il bilancio annuo con un fatturato di sette milioni euro.


La Monte D’Oro”, dice orgoglioso Luca Sergio, “nasce dalla necessità di dovere, volere e fare lavorare. Questa filosofia è nel DNA di famiglia. Siamo partiti nel novembre del 2015. L’anno dopo abbiamo fatturato 1,5 milioni; 3,2 milioni nel 2017. Quest’anno viaggiamo verso i sette milioni”. Praticamente raddoppiando il fatturato ogni 12 mesi.


L’imprenditore entra nei dettagli: “Abbiamo ripreso la lavorazione della tomaia (la parte superiore della scarpa, che ne caratterizza lo stile e che esteticamente, oltre al dettaglio del tacco, ne determina l’appeal) per conto terzi, lavorazione che era sparita dagli anni ’90 con le famose delocalizzazioni. All’epoca per le aziende del calzaturiero salentino era di vitale importanza portare all’estero gran parte della produzione se si voleva reggere il mercato e la concorrenza con quei Paesi che hanno un costo del lavoro irrisorio. La cosa fece storcere il naso a molti ma le aziende in quel modo crescevano. Vi faccio l’esempio di Adelchi che nel 1989 aveva appena 300 dipendenti; ha cominciato ad esportare parte di quella lavorazione, che in Italia diventava troppo onerosa, in Albania prima e negli altri Paesi poi. Nel corso degli anni, tornando competitiva, ha aumentato esponenzialmente il numero dei dipendenti superando la soglia dei 2.500”.


Tornando ad oggi Luca spiega come “lavoriamo in partnership con la leo shoes di mio fratello Antonio, erede di Uccio Filograna. Entrambi abbiamo messo in pratica quanto abbiamo avuto la fortuna di imparare crescendo nei due imperi del calzaturiero (Adelchi e Filanto) e siamo ripartiti. Abbiamo anche avuto la fortuna di trovarci in un momento storico per la calzatura. La manifattura, dopo le tante delocalizzazioni e la battaglia persa con Paesi tipo India, Cina e Bangladesh per il costo del lavoro, era praticamente sparita in Italia. I nostri erano definiti imperi alle nostre latitudini ma loro sono di caratura mondiale. Stiamo parlando di colossi con 50-60 mila dipendenti, in grado di spegnerti la luce in qualunque momento. Come hanno fatto con la Nuova Adelchi, mettendosi d’accordo con un gruppo di italiani espatriati per organizzare la produzione e hanno fagocitato la casa madre. Fortunatamente mio fratello nel 2010 ha avviato la leo shoesproducendo per marchi di alta qualità. Di comune accordo con la casa che commissiona, compra materiali e manodopera, crea modelli e produce le calzature”.


Quindi in controtendenza con quanto accadeva negli anni di Adelchi e Filanto si punta sulla qualità.

Certo. Si pensi che ci sono marchi  che pretendono la lavorazione manuale nonostante quella realizzata con le macchine costi molto meno. Ad oggi produciamo per i più prestigiosi marchi italiani ed internazionali”.


Lavorare per questi marchi vi obbliga ancor di più a determinati standard aziendali.

La nostra è un’azienda controllata, anche se non siamo noi i fornitori principali. Per intenderci quando la Leo Shoe’s dice a chi commissiona che sta affidando un ordine alla Monte D’Oro, la griffe invia i suoi ispettori che controllano oltre alla qualità del prodotto, anche se l’azienda ha i bilanci in ordine (“ogni tre mesi devo presentare loro i bilanci”), paga regolarmente i dipendenti ed i contributi, non ricorre al lavoro nero o minorile, ecc. Nel momento in cui si viene meno solo ad uno di questi parametri, si è fuori. Al tempo stesso però ti fanno lavorare tranquillo, pagando bene e puntuale, perché sanno che lavoratori felici realizzano un prodotto migliore. Non è più una corsa contro il tempo o al ribasso dei costi come avveniva una volta, ma una ricerca della migliore qualità. Questo sistema agevola quella che è la mia filosofia di vita e di lavoro fondata sul rispetto delle regole e delle persone”.


Sempre un passo alla volta però… “Lavoriamo senza l’appoggio di nessuno: né banche, né Stato, né altri. Siamo partiti davvero da zero. Dopo il fallimento delle rispettive aziende non avevamo possibilità di investimento e le banche proprio per quanto accaduto ci chiudevano e ci chiudono regolarmente le porte”.


Luca Sergio


Come avete fatto ad acquistare i macchinari che utilizzate qui alla Monte d’Oro? “Grazie alla disponibilità e alla onestà intellettuale di quei fornitori che negli anni hanno avuto modo di conoscere Luca Sergio. Così come molti dei collaboratori che mi conoscevano sin di tempi dell’Adelchi. Hanno creduto alla mia parola, si sono fidati delle nostre capacita, hanno investito nell’azienda e ci hanno agevolato nei pagamenti. Così, poco alla volta, abbiamo attrezzato la Monte D’Oro e regolarmente saldato tutto. Oggi l’azienda non ha debiti, non ha problemi di sorta e se si presenta l’occasione, è anche pronta ad ingrandirsi”.


Ci sono ancora margini di crescita?

La situazione si è evoluta e, si, ci sono ancora margini di crescita. Ma…

Ma…? “La difficoltà è stata ed è quella di reperire manodopera specializzata. Ho portato con me molti che ho avuto la fortuna di conoscere e di apprezzare sul lavoro trenta anni fa nella Nuova Adelchi e che erano usciti dal mondo produttivo. Per una questione fisiologica, però, l’età media è alta e il ricambio non è semplice”.

Quanto la stretta parentela ha favorito la partnership tra Leo Shoes e Monte D’Oro?

Io ed Antonio siamo fratelli… solo dalle 19 in poi! Nel senso che, quando si lavora, la parentela non centra nulla. Più che altro hanno influito la fiducia e la stima reciproche”.


Hai più volte citato tuo “fratello”. Lui però è Filograna e tu Sergio…

In realtà il suo nome è Antonio Sergio Filograna. È figlio di Adelchi come me. Da piccolo, avrà avuto 5-6 anni, è andato a vivere con mesciu Uccio Filanto che non aveva igli. È cresciuto in quella famiglia prendendone alla fine anche il cognome”.


I rapporti con papà?

Abbiamo scelto due strade differenti la mia è quella di continuare la produzione, la sua quella di fermarsi e andare in pensione. Non rinnego nulla del passato, però, e riconosco che ciò che sono ed ho imparato lo devo ad Adelchi”.


Per te è un nuovo inizio ma chi ti conosce sa che non hai ancora digerito come è finito l’impero Adelchi.

Siglammo un accordo con Ministero del Lavoro, Regione, Provincia, Sindacati e lavoratori. Ci hanno detto di sgretolare l’azienda in tante più piccole che riassorbissero i lavoratori e, per rimetterci al passo, ci avrebbero agevolato non facendoci pagare i contributi. Dopo 5 anni, però, hanno contestato un presunto errore formale nella riassunzione ed inviato la prima cartella esattoriale di 15 milioni di euro che, come prima conseguenza, ha spinto le banche a chiudere tutti i rubinetti. Nessuno mi toglie dalla testa che Adelchi o Filanto avrebbero potuto essere salvate, il modo di lavorare si sarebbe trovato. La verità è che lo Stato, la politica se ne sono infischiati. Adelchi è stato accusato per truffa dopo aver messo mano a tutto il patrimonio personale per salvare il salvabile. È stato l’inizio della fine”.


Hai un cruccio, anzi come lo definisci tu un fardello. In qualità di legale rappresentante della Selcom sei stato condannato per la morte di Lisa Picozzi, 31enne ingegnere milanese, deceduta il 29 settembre del 2010 dopo essere stata inghiottita nel vuoto, precipitando da un solaio che ha ceduto sotto i suoi piedi, nel corso di un sopralluogo per una azienda di impianti fotovoltaici.

Ero l’amministratore di un azienda chiusa e per questo mi hanno condannato (un anno con pena sospesa) insieme a mio padre (due anni senza pena sospesa)”.


Ad ottobre ci sarà l’appello. “Non voglio esimermi dalle mie responsabilità. So bene che ero l’amministratore. Non ritengo giusta, però, una condanna per omicidio colposo. Anche perché non ero presente, non ho mai dato il permesso ad entrare a chicchessia, non ero neanche a conoscenza del famoso sopralluogo. Ho saputo tutto da un messaggio via skype, senza capire neanche cosa stesse accadendo. La condanna è con pena sospesa e senza trascrivibilità sulla fedina penale. Però, in prospettiva di un eventuale risarcimento danni, mi ritrovo tutti i beni sequestrati ed anche questo grava nei rapporti con le banche”.


In chiusura uno sguardo al futuro. Mi pare di capire che alla Monte D’Oro si punti ad allargare il raggio d’azione. “Siamo partiti con una ventina di persone ed oggi siamo 280. Ma non ci riteniamo ancora soddisfatti. Stiamo lavorando per poter completare il ciclo produttivo ovviamente senza metterci in competizione con la Leo’s Shoes, ma affiancandola. Sarebbe bello unire le nostre forze come in 50-60 anni non è mai stato fatto. C’erano due grossi poli in competizione tra loro che, facendosi concorrenza, finivano solo per abbassare le commissioni. Piacerebbe sia a me che a mio fratello unire le forze e dare ognuno il proprio contributo secondo le proprie attitudini e specializzazioni. Coinvolgendo anche altre forze, perché il Salento è ricco di gente capace e che ha voglia di lavorare”.


Giuseppe Cerfeda


Casarano

Fabrizio Giordano è il nuovo segretario generale della Filt Lecce

Con lui in Segreteria anche Silvia Quarta e Alessandro Campa…

Pubblicato

il

Eletto ieri dall’Assemblea generale. Succede a Guagnano, decano del sindacalismo locale

Fabrizio Giordano è il nuovo segretario generale della Filt Cgil di Lecce, la Federazione italiana dei lavoratori dei trasporti. L’assemblea generale lo ha eletto all’unanimità ieri mattina, su proposta del segretario generale della Filt nazionale, Stefano Malorgio.

L’Assemblea ha anche rinnovato la Segreteria: ne fanno parte, oltre a Giordano, anche Silvia Quarta (già segretaria dal 2022) e Alessandro Campa (eletto oggi). Ai lavori odierni hanno partecipato, oltre a Malorgio, anche il segretario generale della Filt Puglia, Giovanni De Lello, il segretario generale uscente della Filt Lecce, Giuseppe Guagnano, e il segretario generale della Cgil di Lecce Tommaso Moscara.

Giordano, leccese di 48 anni, proviene dal mondo del lavoro. È stato autista di linea e assuntore di stazione nelle Ferrovie del Sud Est, fino a diventare capotreno per la stessa azienda. Iscritto in Cgil dal 2016, nel corso degli anni è stato Rappresentante sindacale aziendale nel settore automobilistico di Fse. Entra nella Segreteria della Filt Cgil il 5 ottobre 2018 con delega all’Organizzazione, ruolo che ha conservato fino ad oggi.

Dal 2023 è componente dell’Assemblea regionale della FIlt Puglia e del Collegio degli Ispettori nazionali della Categoria. Il nuovo segretario generale prende il posto di Guagnano, sindacalista di grande esperienza dal 1991 in Cgil.

Nella sua carriera ha ricoperto vari ruoli: segretario politico della Camera del Lavoro di Nardò, poi segretario della categoria del settore moda per oltre 20 anni (come componente di segreteria, segretario generale, con incarichi anche regionali).

Nel 2017 viene eletto segretario generale della Filt Lecce, di cui sarà anche segretario generale regionale dal 2019 al 2023.

Cinque i pilastri sui quali Giordano intende fondare il proprio mandato: lavoro di squadra, formazione, presenza sul territorio, organizzazione snella e confederalità. Tra le sfide da giocare fin dai prossimi

Continua a Leggere

Attualità

IA e Data Science: a Scuola di Innovazione

I.T.E. De Viti De Marco, a Casarano un percorso innovativo che unisce tecnologia, economia e analisi dei dati per preparare gli studenti alle professioni più richieste del mercato digitale

Pubblicato

il

In un mondo sempre più guidato dai dati, dove aziende, banche, sanità e pubblica amministrazione basano le proprie decisioni su analisi digitali, nasce un percorso scolastico innovativo capace di formare le competenze più richieste dal mercato del lavoro: Intelligenza Artificiale applicata alla Data Science.

L’Istituto Tecnico Economico “A. De Viti De Marco” lancia un corso quadriennale all’avanguardia che combina informatica, economia e tecnologia, offrendo agli studenti una preparazione concreta per affrontare le sfide della trasformazione digitale.

UN PERCORSO QUADRIENNALE PER COSTRUIRE IL FUTURO

Il progetto si inserisce nel modello formativo quadriennale: quattro anni di scuola superiore seguiti, per chi lo desidera, direttamente dall’università o da due anni di alta specializzazione presso l’ITS Digital Academy.

Un’opportunità unica che permette agli studenti di: accedere a tutte le facoltà universitarie; proseguire la formazione con percorsi altamente professionalizzanti; entrare prima nel mondo del lavoro con competenze specialistiche.

Una scelta strategica per chi vuole essere protagonista dell’economia digitale.

DALLA PROGRAMMAZIONE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Il percorso è strutturato in modo progressivo e pratico.

Il linguaggio del digitale, Primo anno.

Gli studenti apprendono le basi dell’informatica aziendale, sviluppano il pensiero computazionale e imparano a programmare in C++.

Grande attenzione è dedicata alla cibersecuryty informatica e alla privacy.

Programmazione e impresa, Secondo anno.

Qui la tecnologia incontra il mondo aziendale: creazione di software per le imprese, gestione di dati economici reali, sviluppo di siti web e applicazioni pratiche.

Dati e Business Intelligence, Terzo anno.

Si entra nel cuore dell’analisi dei dati: database, dashboard, grafici e report per interpretare l’andamento aziendale.

Gli studenti lavorano su progetti reali con imprese locali.

Intelligenza Artificiale e futuro, Quarto anno.

È l’anno della specializzazione: modelli predittivi, analisi avanzata dei dati, applicazioni di Intelligenza Artificiale per supportare le decisioni aziendali.

Si studiano anche etica, cybersecurity e impatto sociale delle nuove tecnologie.

SCUOLA-LAVORO: BINOMIO VINCENTE

Il percorso è fortemente collegato al mondo del lavoro grazie a laboratori pratici, progetti con aziende, formazione scuola-lavoro qualificante, docenti ed esperti esterni e collaborazione diretta con ITS Digital Academy.

L’obiettivo è formare una nuova figura professionale: l’Artificial Intelligence and Data Science Specialist, capace di sviluppare soluzioni innovative per le imprese.

OPPORTUNITÀ CONCRETE DI CARRIERA

Al termine dei quattro anni gli studenti potranno: iscriversi all’università, continuare con i due anni di specializzazione ITS. ed entrare subito nel mondo del lavoro.

Un percorso che risponde alle esigenze reali del mercato e prepara a professioni richieste in ambito informatico, economico e tecnologico.

UNA SCELTA PER CHI GUARDA AVANTI

“Non solo teoria, ma competenze reali”: questo è lo spirito del corso.

In un’epoca in cui i dati sono il nuovo petrolio, saperli analizzare e utilizzare con l’Intelligenza Artificiale rappresenta un enorme vantaggio competitivo.

L’ITE “A. De Viti De Marco” invita studenti e famiglie a partecipare agli Open Day per scoprire da vicino il percorso formativo e le opportunità offerte.

Info e contatti: 0833 504014

Sito: itedevitidemarco.edu.it

 

Continua a Leggere

Casarano

Rifiuti illecitamente smaltiti e bruciati

Tre operazioni della Polizia Provinciale a Nardò, nell’hinterland leccese e a Casarano scaturita da segnalazioni di cittadini allarmati dalle emissioni malodoranti prodotte dalla combustione dei rifiuti

Pubblicato

il

Nell’ambito delle attività di controllo e tutela ambientale (svolte in attuazione del “Protocollo d’intesa per il potenziamento dei servizi di contrasto dell’abbandono di rifiuti nel territorio della provincia di Lecce”, sottoscritto in Prefettura nel gennaio 2025), gli agenti della Polizia Provinciale, guidati del comandante Alessandro Guerrieri, hanno accertato una pluralità di condotte illecite nella gestione dei rifiuti.

Si tratta di condotte particolarmente gravi, che generano anche allarme sociale derivante dalle emissioni maleodoranti prodotte dalla combustione dei rifiuti, che spesso raggiungono le aree abitate nelle ore serali e notturne.

L’attività di controllo, che ha riguardato varie zone del territorio provinciale ed è scaturita da segnalazioni di cittadini, ha consentito di individuare, grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici (apparecchiature elettroniche di videosorveglianza e droni in dotazione al comando), i responsabili delle attività di raccolta, trasporto, deposito ed incenerimento di rifiuti, svolte in assenza delle necessarie autorizzazioni.

Nel primo caso, è stato possibile accertare che in una cava in agro di Nardò, confinante con le zone agricole di Porto Cesareo e Leverano, venivano stoccati illegalmente ingenti quantità di rifiuti ferrosi, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), materiale di risulta proveniente dal settore edile, nonché scarti di potatura e rifiuti legnosi; questi ultimi, una volta accumulati, venivano inceneriti.

L’area della cava è stata monitorata per diverse settimane con sistemi video installati ad hoc dalla Polizia Giudiziaria, avvalendosi anche del drone in dotazione al Corpo e con ripetuti appostamenti.

L’attività di indagine ha consentito di documentare tutte le varie fasi della gestione illecita dei rifiuti.

In particolare, le rilevazioni video, effettuate ininterrottamente per circa mille ore, hanno permesso al personale della Polizia Provinciale di comprovare l’uso improprio della cava, utilizzata per lo stoccaggio e il successivo smaltimento illecito di rifiuti.

L’incenerimento avveniva spesso durante le ore notturne ed è stato possibile appurare che tra i rifiuti combusti vi erano anche carcasse di animali di piccola taglia, presumibilmente ovini morti.

L’area di cava, di circa 6mila metri quadri, con i rifiuti rinvenuti, nonché i mezzi utilizzati per il trasporto, è stata sottoposta a sequestro preventivo, al fine di impedire il protrarsi dell’illecito e tutelare l’ambiente circostante.

La seconda attività è stata espletata nell’hinterland di Lecce, a seguito di esposto di molteplici cittadini esasperati dagli odori nauseabondi di rifiuti bruciati percepiti nelle ore serali.

All’esito di attività di indagine è stata accertata, su area agricola avente un’estensione di oltre 3mila mq, un’attività costante e ripetuta di combustione di ingenti quantità di rifiuti pericolosi e non di varia natura del tipo RAEE, vetro, plastica, metallo ed anche in questo caso carcasse di animali.

L’area utilizzata per lo smaltimento illecito, come pure l’autocarro utilizzato per il trasporto dei rifiuti, è stata sottoposta a sequestro, contestando la gestione illecita di rifiuti al proprietario del lotto e dell’autocarro, procedendo anche al ritiro della patente di guida come previsto dalla normativa attualmente vigente.

Ulteriore attività, effettuata in stretta sinergia con la Polizia Locale di Casarano, ha portato all’individuazione di diverse persone dedite all’abbandono illecito di rifiuti di varia natura, sia domestici che speciali, in un’area agricola periferica dell’abitato di Casarano, particolarmente degradata ed interessata anche da attività di incenerimento degli stessi rifiuti abbandonati.

Tutti coloro individuati come autori delle suddette condotte illecite sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria competente e sono in corso ulteriori accertamenti per verificare eventuali responsabilità aggiuntive e per ricostruire l’intera filiera di gestione dei rifiuti, illecitamente smaltiti.

Parallelamente, sono state interessate le amministrazioni comunali competenti ad adottare l’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi.

La Polizia Provinciale prosegue così, con l’apporto quotidiano di tutti gli operatori ed in collaborazione con le Polizie Locali dei Comuni della provincia, l’attività di vigilanza ambientale e di contrasto di reati in materia di rifiuti, confermando il proprio impegno nella tutela del territorio, dell’ambiente e della salute dei cittadini.

📍 Segui il GalloLive News su WhatsApp 👉 clicca qui 

 

Continua a Leggere
Pubblicità
Pubblicità

Più Letti