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Dai Comuni

Tricase, Cantiere Civico: “Settore urbanistico allo sbando”

Zocco, Errico ed Elia incalzano l’amministrazione: “Avrebbe già dovuto dotare gli uffici del personale necessario: fila di tecnici quotidiana è spettacolo indecoroso”

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L’attuale livello di operatività del settore urbanistico di Tricase agita il gruppo Cantiere Civico che, per mezzo dei consiglieri Carmine Zocco, Giacomo Elia e Gianluca Errico, interviene sul tema.


La fila quotidiana di tecnici in attesa è uno spettacolo indecoroso e una testimonianza implacabile di inefficienza“, commentano, “il settore urbanistico è allo sbando: il pensionamento dell’ultimo tecnico ha determinato il blocco di fatto dell’ufficio“.


Non si riesce a dare risposte tempestive alle pratiche edilizie ordinarie e per i vari Bonus incentivanti, rischiando di far vanificare l’importante misura di sostegno per le famiglie e l’economia. Eppure, la normativa in vigore oggi consente a tutti i Comuni di assumere nuovo personale con procedure semplificate e rapide. Pertanto“, incalzano, “nessuna giustificazione è accettabile“.


I consiglieri puntano il dito contro il primo cittadino, il suo assessore all’urbanistica e la sua maggioranza, denunciando “scarsa volontà politica o incapacità di prevedere e programmare; disattenzione e disinteresse che hanno portato alla deriva un settore nevralgico per la crescita economica e sociale della comunità“.

E concludono chiedendo: “Un impegno serio ed urgente per risolvere lo stallo che si è creato ed evitare situazioni di disagio per i cittadini; l’attivazione immediata di tutte le procedure necessarie per dotare gli uffici del personale necessario. Soprattutto in questo momento è di vitale importanza un ufficio urbanistico efficiente, capace di soddisfare le varie richieste dei cittadini e di perseguire l’accesso alle risorse disponibili per migliorare il decoro e la vivibilità della nostra città“.


Carmine Zocco, Cantiere Civico


Appuntamenti

Ugento, per il solstizio d’estate notte in musica tra i filari

Dalle 21,30, dj set e cocktail a base di gin prodotti in Salento

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A partire 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟮𝟭,𝟯𝟬 risuoneranno le selezioni musicali dal vivo con il dj set di Vins in consolle.

Un sound elegante e ricco di contaminazioni, fra deep e afro house, nella magica cornice dei filari di melograni e dell’uliveto illuminato.

Accompagnano la serata cocktail a base di gin prodotti in Salento, con botaniche raccolte nella zona di Otranto, Porto Badisco e nell’area del Leccese.

Info e prenotazioni: 328.6516521 – 339.4239357.

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Attualità

Acait sempre al centro della storia di Tricase

Nel 2001 l’acquisto da parte dell’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Coppola per 2 milioni di euro per i quali viene contratto un mutuo trentennale. Con il sindaco Chiuri l’unico capannone utilizzabile diventa hub per i vaccini anticovid. Oggi, con De Donno, tutto sembra pronto per il trasferimento degli uffici comunali

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Dal numero unico in distribuzione “ACAIT, LA STORIA SIAMO NOI

di Giuseppe Cerfeda

Ripercorriamo la storia recente dell’Acait con gli accadimenti del XXI secolo.

Dopo oltre un ventennio di abbandono, pressocché totale, l’amministrazione guidata dal sindaco Antonio Coppola, decide di comprare. È sempre stato un cruccio dell’ingegnere divenuto primo cittadino. Già in occasione del primo consiglio comunale dopo le elezioni del 2001, tra le linee programmatiche l’annuncio come riportato da il Gallo: «Ci impegneremo per l’acquisto dell’ACAIT, simbolo del lavoro a Tricase, della sofferenza, patrimonio storico della nostra gente che non può andare perduto. L’ACAIT potrà costituire, insieme alla zona Lama al bel fabbricato di via Micetti, ora scuola Materna, un grande centro di vita pubblica per migliorare la vita di tutti i giorni. Questa grande operazione dovrà essere un simbolo della nostra amministrazione, avrà un posto di rilievo in tutte le nostre idee».

L’ACQUISTO

Detto e fatto: un secolo esatto dopo l’atto costitutivo, l’ACAIT diviene ufficialmente e definitivamente proprietà del comune di Tricase e quindi dei tricasini.

Innanzi al notaio Antonio Pallara di Lecce, il Comune di Tricase, rappresentato dal sindaco Antonio Coppola, ha acquisito tutta la struttura dal curatore fallimentare del Ministero del Lavoro.

Il sindaco Coppola, alla firma dell’atto, arrivato 100 anni dopo l’atto costitutivo dell’ACAIT, voluta dall’allora parlamentare salentino Alfredo Codacci-Pisanelli, si fregia della presenza del nipote del fondatore dell’ACAIT e suo omonimo Alfredo Codacci-Pisanelli (figlio di Giuseppe Codacci-Pisanelli) e dell’assessore alle Politiche Ambientali e Comunitarie di Tricase, Grazia Francescato, portavoce nazionale dei Verdi.

Per l’acquisizione si rende necessario, a carico del comune, un muto trentennale (fino al 2033!) per sostenere la spesa di poco più di due milioni di euro.

Da quel momento molte le idee e i progetti, a volte superati dall’evolversi delle vicende.

Il sindaco Antonio Coppola, in occasione del bilancio di fine mandato (maggio 2006), rese noto il progetto di restauro, finanziato dal ministero delle infrastrutture con oltre 3 milioni di euro, per il recupero degli edifici e la realizzazione di un centro di produzione sia che culturale che cinematografica, oltre ad un polo universitario di formazione specializzazione per laureati ed una nuova sede per la biblioteca comunale.

Chi non ricorda il famoso ponte sognato da Coppola tra l’Acait e quello che era definito il polmone verde della città?

«Se ci è stato impedito il collegamento fisico a terra e il terreno dell’Acait è sopraelevato di circa 4 metri rispetto alla Zona Lama», sosteneva l’ingegnere, «perché non pensare di realizzare una “passeggiata” su due livelli? Un tratto nel parco nella zona Lama, in basso, poi una sorta di porticato che lambisce via Pirandello e una rampa per disabili che sale a quattro metri; infine dei ponticelli pedonali per raggiungere l’Acait. L’obiettivo è quello di costruire con delle strutture molto leggere e poco impattanti l’unità dei due parchi, quello alto e quello basso, bypassando i fabbricati. Un disegno urbano che darebbe decoro all’intera zona. Il progetto è stato sottoposto all’attenzione dell’assessore regionale, Angela Barbanente, che ha già espresso il suo gradimento».

Piacesse o meno, comunque una visione diversa da quella che poi sarebbe divenuta quella zona della città.  Al parco Coppola ci ha tenuto fino agli ultimi giorni in cui ha indossato la fascia tricolore, quando ribadiva: «È concluso l’accordo con la Regione per la riqualificazione dell’area e quello con i proprietari dei terreni con cui siamo alle firme. Vorrei approvare il progetto definitivo, pubblicare il bando ed iniziare i lavori al massimo entro l’autunno di quest’anno”. L’Acait, resterà un chiodo fisso per il primo cittadino. Così diceva Coppola nel 2017, proprio quando annunciava che non si sarebbe ricandidato: «È il mio cruccio. Va bene attingere a finanziamenti ma dovremo fare anche in modo che all’interno ci siano delle attività autosostenibili per farne un luogo vivo e produttivo, non solo di memoria».

IL CROLLO DEL 2018

Il sindaco Carlo Chiuri

Così la palla passa al nuovo sindaco, Carlo Chiuri, che eredita anche Acait e mutuo a carico del comune. Cosa farne? Chiuri avvia l’iter per un recupero integrale che preveda anche la realizzazione di un “Museo del tabacco e della tabacchicoltura”, fulcro di un polo culturale specifico e unico nel suo genere nel meridione italiano. Il comune, d’intesa con la Sovrintendenza procede alla pratica di apposizione del vincolo alla struttura, mentre si avvia anche un percorso di partecipazione propositiva. Un altro passaggio la firma di un protocollo d’intesa con il Cnr per il sostegno, con il suo know-how, nella parte scientifica.

Nel frattempo il primo cittadino comincia a maturare l’idea del trasferimento in quei locali, una volta ristrutturati, di alcuni uffici comunali.

Mentre si pensa a cosa fare, però, ci si mette di traverso Giove Pluvio che non ha pietà delle cattive condizioni in cui è finito il complesso Acait: è il 21 febbraio 2018, quando una parte dello storico edificio cade sotto il peso della pioggia. La parte interessata dal crollo, sui cui tetti da poco erano stati installati dei pannelli fotovoltaici, per fortuna non era attualmente in uso ad alcuno e, nella zona antistante, il caso ha voluto che nel momento del crollo, intorno alle 13, anche a causa delle cattive condizioni metereologiche, nessuno degli impiegati comunali, che usufruiscono di un capannone per gli attrezzi e dello spiazzo per parcheggio automezzi, passasse da quelle parti.

Passano gli anni tra le immancabili polemiche su di chi sia la colpa, come proceda il restauro e cosa bisognerebbe fare, quando, ancora una volta, si deve cedere a causa di forza maggiore: scoppia la pandemia e restiamo (a lungo) tutti chiusi in casa.

Neanche usciti dall’emergenza covid ed ecco un altro ribaltone che investe palazzo Gallone: il cambio di casacca da parte di tre consiglieri di maggioranza e la mozione di sfiducia, firmatari nove dei 16 consiglieri che compongono l’assise, concludono il mandato Chiuri e, per dirla come l’allora primo cittadino, «paralizzano senza soluzione alcuna l’azione amministrativa».

Arriva il commissario prefettizio e ci resta fino al settembre 2020 quando, protetti dalla mascherina, andiamo a votare.

Viene eletto Antonio De Donno (tuttora in carica) a cui tocca anche la patata bollente dell’Acait, candidato ad ospitare il progetto Human Pole, Alimentazione, Nutrizione e Benessere che mira a migliorare la sostenibilità dei sistemi alimentari mediterranei dal punto di vista ambientale, economico, sociale, culturale, salutistico e nutrizionale, incentivando un consumo sostenibile e responsabile.

HUB PER VACCINI ANTICOVID

Tra un lockdown e l’altro, si riaccende la luce della speranza grazie al (tanto discusso) vaccino. Fatto sta che l’Acait, ancora una volta, entra di prepotenza nella storia di Tricase: nell’aprile 2021, l’unico capannone rimesso a posto e utilizzabile diventa hub per i vaccini e gran parte dei tricasini passa da lì per la sua dose di speranza.

Il sindaco Antonio De Donno

Nel febbraio 2023, nel 5° anniversario del crollo dell’Acait, il sindaco De Donno, in esclusiva su “il Gallo” rende note le sue intenzioni sull’Acait: «Abbiamo presentato al Bando del Dipartimento per le politiche di coesione un progetto da 12 milioni di euro che si è piazzato al 44° posto a livello nazionale. Un progetto complesso che prevede un centro di ricerca per alimentazione e salute, uno studio a cura del prof. Giancarlo Logroscino per prevenire l’invecchiamento e le malattie neurodegenerative, la realizzazione di una rete di imprese locali e nazionali, chiamate a dialogare tra loro per creare nuove startup. Nelle intenzioni del vecchio Governo il finanziamento avrebbe coperto i progetti fino al 45° posto della graduatoria. Poi, però, è caduto l’esecutivo Letta e, con il nuovo Governo, non sappiamo che fine farà quella progettazione. Nell’incertezza abbiamo riaperto il dialogo con la Regione con cui stringere un accordo di programma ad una cifra inferiore, come previsto prima della partecipazione al bando nazionale. Intanto, dal finanziamento di 5 milioni ottenuto per la Rigenerazione Urbanaabbiamo stralciato 1,5 milioni per il complesso Acait».

De Donno poi spiega: «Il capannone utilizzato per i vaccini anticovid ospiterà gli uffici comunali di Anagrafe e Tributi e, forse, pure i Servizi sociali, per i quali stiamo valutando anche l’ipotesi dei vicini locali, già ristrutturati, sottostanti la sede della Polizia Locale. Nel capannone nuovo, trasferiremo l’ufficio tecnico. Con lo spostamento degli uffici, intanto, libereremo Palazzo Gallone e il Convento dei Domenicani che saranno restituiti al loro ruolo di contenitori culturali. Stiamo sistemando tutta l’area verde e, dal capannone grande, crollato cinque anni fa, stiamo provvedendo a smaltire tutto l’amianto per poi ricostruire la parte crollata. A lavori finiti, con il bando del Dipartimento di Coesione, se faranno scorrere la graduatoria, o mediante l’accordo di programma con la Regione, valuteremo i progetti in ballo da tempo».

ED ORA?

Altro aggiornamento sull’Acait, sempre su “il Gallo” nel febbraio 2024, con un’intervista al primo cittadino.

Acait Lavori, capannoni, trasferimento uffici… A che punto siamo?

«Il cantiere è aperto, i lavori di ristrutturazione per il trasferimento degli uffici comunali sono terminati, mancano gli arredi, già ordinati, ed il collegamento internet ad uno dei due. Nel capannone più interno verrà l’ufficio tecnico; quello fronte strada, già utilizzato per i vaccini covid, ospiterà anagrafe, servizi sociali e, se avremo ancora spazio, tributi. Entro l’estate il trasferimento dovrebbe essere completato. L’obiettivo è spostare gli uffici maggiormente frequentati, per liberare Palazzo Gallone ed ovviare i problemi di congestionamento del centro storico, a partire dai parcheggi. Purtroppo gli spazi a disposizione non ci permettono di trasferire tutto e non possiamo certamente spostare gli uffici e lasciare lì gli archivi che sono ingombranti».

Intanto la giunta municipale (con delibera del 29 maggio) ha preso atto del completamento dei lavori e della fornitura di arredi, dando ufficialmente avvio al processo di trasferimento nel complesso dell’Acait degli uffici del settore tecnico (ospitati fino ad oggi dall’ex Convento dei Domenicani).

Il costo dei lavori effettuati per il capannone che ospiterà gli uffici in oggetto è di 345.370 euro, soldi provenienti da fondi statali. Inoltre, sono stati spesi 52mila euro per gli arredi e altri 19mila per l’archivio. Eppur qualcosa si muove…

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Attualità

Acait, simbolo dell’industria del tabacco dalla patrimonializzazione alla rinascita

Antonio Monte, Ricercatore del CNR-ISPC e vice presidente dell’Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale: «Nonostante siano trascorsi 120 venti anni dalla nascita, l’ACAIT porta con sé tanti appassionanti ricordi, vivi nella memoria delle vicende del tabacchificio e di chi ci ha lavorato». L’auspicio: «Il complesso, testimonianza storica di un passato industriale, può diventare luogo ideale di incontro tra natura e cultura, recuperando un vuoto urbano della città»

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Dal numero unico in distribuzione “ACAIT, LA STORIA SIAMO NOI

L’arch. Antonio Monte

di Antonio Monte

L’ACAIT-Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca, con sede in Tricase, fu il primo Consorzio agrario pugliese e tra i primi in Italia: venne costituito il 28 dicembre del 1902, con rogito del notaio Francesco Scolozzi.

La Società Anonima cooperativa a capitale illimitato cominciò ad essere operativa nel 1904, quando i primi soci iniziarono a sottoscrivere le azioni: tra essi compaiono i nomi di: Winspeare Comm. Antonio; Codacci-Pisanelli avv. Alfredo; Ingletti avv. Gennaro e tanti altri nomi illustri.

Le attività della fase colturale e premanifatturiera ebbero inizio già intorno alla fine del 1903 quando tre grandi ditte attive nel campo della tabacchicoltura europea, la The Commercial Company of Salonicco Limited dei F.lli Allatini; la Maurice Hartog & C. e la Francesco Holtmann commissionarono la coltivazione e l’acquisto di 2mila quintali di tabacchi levantini per la produzione di sigarette.

SON PASSATI 120 ANNI

Una lunga storia durata 90 anni (1904 -1995); una storia radicata nella memoria di centinaia di famiglie tricasine che, nel pulsante sito industriale, trovarono lavoro e dignità.

Nonostante siano trascorsi centoventi anni dalla nascita (1904-2024), l’ACAIT porta con sé tanti appassionanti ed emozionanti ricordi ancora vivi nella memoria delle vicende del tabacchificio e fra i tanti che, con il lavoro, lo hanno vissuto.

La memoria è risaputo, è la rielaborazione della nostra storia, dei modi in cui si sono vissute le vicende collettive e personali, le stesse che rappresentano l’identità di una comunità, il condensato storico delle comunità di Terra d’Otranto.

Alla fine degli anni Settanta del Novecento, inizia una crisi irreversibile per la coltivazione e lavorazione del tabacco che porterà numerose aziende a chiudere definitivamente.

Nonostante l’ACAIT avesse una struttura forte e ben solida non sfuggirà ugualmente, purtroppo, alla crisi di mercato, figlia di una cattiva volontà politica a livello regionale e nazionale. La coltura del tabacco non rientrava più nelle strategie politiche nazionali e, nonostante i numerosi convegni, uno dei quali tenutosi proprio a Tricase nel dicembre 1979, la situazione volgeva sempre al peggio. La crisi ventennale del tabacco, quindi, porterà anche l’ACAIT, la più prestigiosa e longeva cooperativa di Puglia e dell’Italia meridionale, al fallimento. La cooperativa, dopo una lunga, gloriosa e travagliata storia, viene messa in liquidazione nel novembre del 1995 e quindi, chiusa.

L’ABBANDONO E GLI STUDI

Inizia così, nonostante il 21 luglio del 2003 il sito industriale venne acquisito a patrimonio pubblico dal comune, un permanente stato di abbandono, che dura da allora.

Nel corso degli anni l’ACAIT è stata al centro di dibattiti pubblici, polemiche, campagne elettorali, studi e progetti che, forse, poco hanno riguardato il destino della “fabbrica” di tabacco. L’interesse scientifico da parte di singoli ricercatori e da parte di enti di ricerca, verso il sito industriale, nasce nella metà degli anni novanta del secolo scorso, quando il CNR-IsCOM (Istituto per la Conservazione delle Opere Monumentali) avviò un primo studio storico architettonico, archeoindustriale basato sullo stato di conservazione della struttura produttiva. Tra il 1998 e il 1999 al CNR-IsCOM si affiancò l’Università degli Studi di Lecce con l’insegnamento di Archeologia industriale, tenuto dapprima dal prof. Gino Papuli ed in seguito dal prof. Renato Covino, gli stessi che, nel 2006, assegnarono una tesi di laurea alla laureanda tricasina, Beatrice Longo, dal titolo: Un secolo d’oro verde nel Salento leccese: l’azienda cooperativa agricola industriale del Capo di Leuca (ACAIT 1902-1994).

Erano gli anni in cui il sito era in uno stato di totale abbandono, preda di continui e reiterati atti vandalici per mano di ignoti (come si evince dalle foto).

Grazie alla segnalazione fatta dal CNR-IBAM, da Renato Covino e dall’AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) che si occupa di siti industriali dismessi e archivi d’impresa, nel 2001, la neonata amministrazione, guidata dal sindaco Antonio Coppola, decise per il recupero dell’archivio storico, che versava in uno stato di totale incuria e abbandono.

IL DOTTORATO DI RICERCA

Inoltre, negli anni che seguirono, anche il Dipartimento di Studi Storici dal Medioevo all’Età Contemporanea, promosse uno studio sull’ACAIT attraverso un Dottorato di ricerca (dottoranda Daniela De Lorentiis) che fece seguito, nel 2012, all’organizzazione di una mostra storico-documentaria, dal titolo “Fumeremo popolari. Il Consorzio Agrario Cooperativo del Capo di Leuca (1902-1938)”, finanziata dal CUIS (consorzio Universitario interprovinciale salentino).

Negli anni il ricco patrimonio documentale, costituente il pregevole Fondo archivistico aziendale, è stato recuperato e inventariato ed oggi è disponibile, almeno quello che ne è rimasto, anche in versione digitale.

In questi ultimi anni grazie ad una convenzione operativa tra CNR-ISPC e Comune di Tricase (numero delibera 113, della Giunta comunale del 13.04.2018), il CNR-ISPC ha svolto un accurato rilievo geometrico, un rilievo 2D/3D, mediante fotogrammetria digitale/laser scanner, con ricostruzione di un modello di porzioni significative del fabbricato, indicandone le aree umide ed i quadri fessurativi di tutto il sito industriale.

L’attività di studio è stata finalizzata alla completa conoscenza stereometrica della fabbrica.

Inoltre, è stata svolta una campagna di indagini, in particolare: esame petrografico (attraverso osservazioni mineralogico-petrografiche) su sezione sottile in microscopia ottica a luce trasmessa con determinazione della struttura/tessitura; analisi mineralogica mediante Diffrattometria di Raggi X su polveri; analisi della porosità mediante misure con porosimetro a mercurio; misura della velocità di propagazione degli ultrasuoni; rilievi termografici mediante termocamera ad alta risoluzione (< 20mK).

I risultati finali dell’attività di ricerca sono stati presentati a convegni internazionali e nazionali.

AVVIARE LA RINASCITA

L’auspicio, dopo una trentennale attività di ricerca, dopo aver attivato un processo di patrimonializzazione, ed aver riconosciuto il notevole valore patrimoniale, è che si possa, finalmente, iniziare a parlare di “rinascita” della struttura, per dare “nuova vita” all’intero complesso industriale.

Un progetto potrebbe essere quello di rigenerazione di tutta l’area, di dare nuova funzione al sito rispettando i connotati e lo stile originali, che curi e conservi il carattere industriale, che mantenga i corpi di fabbrica nella loro integrità, pur adeguandoli alle nuove esigenze funzionali e tecnologiche. Il complesso dell’ACAIT, testimonianza storica di un passato industriale, può diventare luogo ideale di incontro tra natura e cultura. La sfida pone obiettivi ambiziosi: recuperare un vuoto urbano della città storica, rispettandone i caratteri formali ed architettonici che gli sono propri, oggi caricati da un forte valore simbolico; metterlo in relazione e simbiosi con le nuove funzioni che verranno insediate.

L’idea progettuale non è solo un’idea di recupero, ma ripensare e ridisegnare un pezzo di città.

Un progetto che metta insieme cultura: si pensi, ad esempio, alla realizzazione di un Museo del tabacco, della tabacchicoltura e delle tabacchine di Terra d’Otranto, una istituzione che ricordi la storia della tabacchicoltura, oggi del tutto assente nel Salento; e ricerca: una formazione, organizzazione e visione innovativa.  L’obiettivo dovrà essere quello di trasformare il complesso, oggi dismesso, in un polo di opportunità, aperto a tutta la città che si presti a ricucire lo strappo operato nel complesso tessuto urbano, sia da un punto di vista geografico che culturale. Solo questo potrà generare una “rinascita” della storica ACAIT e dare ad essa “nuova vita”, la vita che gli spetta e merita per il glorioso passato nell’industria del tabacco, che si potrà tradurre in un florido futuro per le nuove generazioni.

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