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Uggiano

Ad Uggiano politica e veleni

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Un paese immerso nei veleni. Uggiano oggi è questo. Piombato dentro una crisi amministrativa, covata fino a poche settimane fa, ma evidentemente più profonda di quello che potesse sembrare, con accuse, ripicche, sospetti e retroscena dietro alla scelta dell’ormai ex sindaco, Luigi Licci, di dimettersi dall’incarico. La sua (ex) maggioranza, dopo qualche giorno di silenzio, in attesa magari di un ripensamento, ha affidato ad una nota comune la propria versione dei fatti, con cui si giudicano le dimissioni di Licci “ingiustificate ed ingiustificabili”, perché maturate “senza alcun confronto interno”.


Ma i malumori emergono evidenti nel riassumere gli ultimi dieci mesi, durante i quali, secondo i Consiglieri di maggioranza, l’ex primo cittadino si sarebbe mostrato latitante nell’attività amministrativa, costringendo il gruppo a portare avanti la baracca, attraverso una gestione “collegiale”. Il maggior rammarico del gruppo sta nell’aver appreso del tentavo di Licci di creare una maggioranza alternativa in Comune, contattando i gruppi di opposizione, compreso Salvatore Piconese, capogruppo consiliare di “Uggiano Cambia”, ritenuto dal Sindaco persino “un personale acerrimo nemico”.


È troppo comodo”, affermano, “giustificarsi raccontando in giro che non gli è stato permesso di fare il Sindaco e dipingersi come vittima”. L’unica vittima di questo gesto “irresponsabile”, per la maggioranza, è l’“intera collettività”, uggianese, che vede interrotti i numerosi progetti già avviati: dal Piano Urbanistico Generale all’adeguamento della fognatura pluviale, a tutta una serie di importanti infrastrutture. Le dimissioni di Licci, secondo la ex maggioranza, appaiono “caso unico nel suo genere”, in cui “un Sindaco abbandona “da solo” la carica”, nonostante il supporto di “una solida e coesa maggioranza consiliare”. I Consiglieri ne prendono atto ed aspettano di conoscere “le reali ragioni delle dimissioni poiché di certo non sono di natura amministrativa”. Ma nel confermare la propria scelta e passare idealmente il testimone al Commissario Prefettizio, anche Licci ha deciso di raccontare alla cittadinanza la sua verità, affidandosi ad un manifesto pubblico.


L’ex Sindaco ha sottolineato come non si sia sentito “sostenuto e spalleggiato da una maggioranza (“tranne due o tre eccezioni”) che ha sempre avuto altre persone come primo punto di riferimento”, motivo per cui non sarebbero “esistiti più i presupposti per amministrare un intero paese con la necessaria serenità”. Licci ha sostenuto di aver amministrato in questi due anni e mezzo con “estrema determinazione, con lealtà, onestà e generosità, ma nella serpeggiante diffidenza di chi mi ha circondato”. “Come ho scritto nella lettera di dimissioni”, ha dichiarato, “tengo al di sopra di tutto, alla mia dignità, alla mia personalità e al rispetto della mia persona. Cari concittadini, si sono verificate nel luglio di quest’anno fatti e situazioni sul Comune durante le quali più di qualcuno ha inveito contro di me in modo eccessivo ed ingiustificato. Naturalmente questo ed altri episodi similari che si sono susseguiti, mi hanno fatto molto pensare”.

L’ex sindaco, tuttavia, ha precisato di “non avere sentimenti di rabbia o rancore contro nessuno”, ma di prendere atto di quanto accaduto nella maggioranza, e cioè di non essere stato il punto di riferimento, individuato, invece, nella figura del vice sindaco Maria Cristina Rizzo. Sul suo futuro politico, Licci ha evidenziato l’intenzione di decidere nelle prossime settimane, spinto soprattutto dall’affetto dei concittadini, che lo starebbero esortando a continuare.


Mauro Bortone


Cronaca

Incendio per mano di operatore protezione civile: “Ha offeso tutti i volontari”

Il presidente del coordinamento provinciale di Protezione Civile Bisanti: “Gesto vile. Non per ritorno economico: il contributo della Regione è fisso”

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Il Presidente del Coordinamento delle Associazioni di Volontariato e dei Gruppi Comunali di Protezione Civile della Provincia di Lecce, Salvatore Bisanti, prende la parola sulla vicenda che ha portato ieri all’arresto di un operatore della Protezione Civile di Palmariggi per incendio boschivo doloso.

“A nome del Consiglio Direttivo e di tutti i Volontari, – esordisce – appresa la notizia dell’operazione svolta dai carabinieri forestali del nucleo investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale di Lecce e della Stazione dei Carabinieri Forestali di Otranto sotto il coordinamento e la direzione della Procura di Lecce, stigmatizzo fortemente l’episodio e mi dissocio, nella maniera più categorica, dall’atto compiuto”.

“I Volontari”, continua , “sono i primi a sentirsi offesi da simili, vili gesti, che vanno senz’altro puniti a norma delle leggi vigenti”.

Poi una precisazione, in risposta a quanti hanno sostenuto che il gesto fosse finalizzato ad un ritorno economico: “Ogni associazione o gruppo comunale di protezione civile, convenzionato con Regione Puglia per il supporto alla lotta degli incendi boschivi, riceve un contributo annuale di 5mila euro, che prescinde dal numero degli interventi di spegnimento effettuati durante la “campagna AIB” e che tale contributo – per essere concesso all’organizzazione – deve essere preventivamente rendicontato con le spese effettivamente sostenute”.

“Il prestigio e la dignità di un faticoso lavoro quotidiano di costruzione del nostro operato di volontariato, – conclude – non possono essere intaccati da questo atto vergognoso e ingiustificato che penalizza la parte sana del volontariato della Protezione Civile”.

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Attualità

Hervé Cavallera, le prossime elezioni e l’inesistente formazione politica

La speranza è in una ripresa della partecipazione politica e di scelte responsabili che tengano presenti effettive capacità operative. Ma è solo una sentita speranza…

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Le dimissioni personali di Draghi e il conseguente richiamo al voto per il 25 settembre prossimo hanno scatenato una serie di problemi, a prescindere dalle ragioni della crisi del governo e di qualunque considerazione sul medesimo.

In primo luogo i tempi brevi e il periodo della campagna elettorale. Tutto deve essere fatto durante la calura estiva e in una Penisola in cui è sempre insidiosa la presenza del covid-19 (per non dire del rischio di incorrere nel vaiolo delle scimmie). Ciò, si capisce, non è molto piacevole, ma quello che particolarmente colpisce è che i partiti si sono rivelati come sorpresi dall’evento con ripercussioni interne insospettabili per i più e con frenetiche ricerche di alleanze.

Così se da una parte le “diserzioni” e i conseguenti cambi di schieramento di noti ministri manifestano dei malanimi sotterranei e gestioni personalistiche, dall’altra si assiste alla volontà di un “abbracciamoci” meramente legato alla difesa nei confronti del comune nemico, abbraccio che vuol mettere da parte, al momento, delle divergenze radicali.

Il tutto, nel mondo dei social, accompagnato ad un confuso e prepotente fiume di parole che contrasta con la siccità dei veri corsi d’acqua. E di fronte ad un centrodestra che elettoralmente tende a presentarsi coeso, ecco allora il centrosinistra cercare di superare i tanti non secondari distinguo, mentre, sempre al momento, il contiano “Movimento 5 stelle” fa parte a sé.

Tutto ciò induce ad una serie di riflessioni. In primo luogo il fallimento del movimentismo rivoluzionario portato al potere dalle utopie di Beppe Grillo.

In secondo luogo la persistenza di numerosi contrasti che rendono molto difficile l’esistenza in Italia di un reale bipolarismo, il quale poi esiste nel contingente soltanto in funzione di alleanze per la vittoria.

In realtà, ed è questo l’aspetto che in questa sede sembra giusto sottolineare, un reale bipolarismo è storicamente sorto, in Gran Bretagna prima (fine del XVII secolo coi tories e whigs)  e negli Stati Uniti poi, in quanto si trattava di un contrasto di interessi all’interno dell’alta borghesia e della nobiltà (una parte più legata allo sfruttamento della proprietà terriera e l’altra più rivolta al libero commercio). Una contrapposizione politica, insomma, non permeata da visioni ideologiche, come successivamente è accaduto nel resto d’Europa, soprattutto in seguito al declino delle monarchie.

Ciò spiega come oggi in Italia si corra alla formazione di patti elettorali che spesso non scaturiscono da un idem sentire, ma dalla necessità di far fronte comune in nome di vicinanze per così dire post-ideologiche. In questo scenario, qui naturalmente solo tracciato a grandi linee, gioca poi un ruolo prepotente il personalismo, il fascino del leader, accentuato dal mondo della comunicazione di massa.

In tal modo, il cittadino non sempre politicamente addottrinato può scegliere tra Meloni, Salvini, Berlusconi, Letta, Renzi, Calenda, Di Maio, Conte e così via in funzione della capacità empatica di costoro, senza affatto curarsi di analizzare se presentano un articolato programma e cosa questo prevede (e se sono in grado di realizzarlo). Così letteralmente scopriamo che vi sono tanti partiti e partitini, e tanti aspiranti leader che certo rendono più confuse le menti.

E infine vi sono delle parole chiave che si accettano a priori e che vengono agitate come slogan. Si pensi alla cosiddetta Agenda Draghi che sembra essere invocata come un testo sacro e che è semplicemente un programma di lavoro su temi – certamente molto importanti – come il completamento del Pnrr, la riforma del codice degli appalti e la questione energetica, temi che naturalmente qualunque governo post-draghiano dovrà affrontare.

A tutto questo si deve aggiungere (ed è un problema che non riguarda solo l’Italia, ma le nazioni democratiche in generale) l’inesistente formazione politica (non partitica) del cittadino, il quale vota semplicemente in quanto ha raggiunto la maggiore età.

Come se per valutare una concezione della vita, quale dovrebbe essere quella espressa da un partito politico, basti semplicemente essere maggiorenne. Di qui, come si può agevolmente vedere, la presenza su diversi periodici di presunti opinionisti che discettano su tutto, come se il loro punto di vista fosse suffragato da qualche certezza scientifica.

Negli anni si è spesso parlato in Italia, per quanto riguarda la scuola, dell’insegnamento dell’educazione civica, ma tale insegnamento non ha mai avuto un grande successo, anche perché è stata inteso come mera illustrazione del dettato costituzionale.

Insomma, ci si trova di fronte ad un quadro abbastanza frastagliato, amplificato sino allo spasimo dai media, come si tratti di uno spettacolo e non invece di un momento importante della nostra vita civile in quanto si ha più che mai bisogno, in libere elezioni, di una scelta oculata di programmi e persone capaci di realizzarli.

Ciò non è stato mai facile, lo si sa già, ma non si deve deflettere e favorire l’astensionismo dilagante che sta diventando prevalente in tutto il mondo occidentale. Non si va più a votare – si potrebbe dire – perché non ci si fida abbastanza dei politici e si giudica il voto un inutile rito, ma non votando si conferma proprio lo scollamento tra la classe politica, che pur rimane e gestisce la res publica, e i cittadini con il conseguente danno della società tutta.

La speranza è che le future elezioni segnino una ripresa della partecipazione politica e di scelte responsabili che tengano presenti effettive capacità operative. Ma è solo una sentita speranza. Nel futuro occorre non solo un impegno per affrontare i numerosi problemi concreti del presente, ma anche pensare alla formazione di una più oculata e partecipata vita politica.
Hervé Cavallera

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Attualità

Poste, bancomat senza denaro e pensionati rimandati casa

SPI CGIL, FNP CISL e UILP UIL  “Situazioni mortificanti. Poste Italiane ponga immediatamente rimedio”

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DISSERVIZI NEGLI UFFICI POSTALI DEL SALENTO

Bancomat senza denaro contante e pensionati rimandati a casa, dopo lunghe code, nei giorni di riscossione delle pensioni per mancanza di liquidità

SPI CGIL, FNP CISL e UILP UIL  “Situazioni mortificanti. Poste Italiane ponga immediatamente rimedio”

“Come dinanzi all’eterno ritorno del peggio, siamo costretti nuovamente ad intervenire per segnalare i gravi disservizi che si stanno verificando in questi giorni negli uffici postali del Salento e che toccano in maniera particolare i pensionati della provincia di Lecce.

Sembra essere diventata consuetudine quella di non rifornire di contante gli sportelli Atm, tanto è vero che dopo lunghe file, non certo al riparo dal sole in questi giorni di caldo torrido, i cittadini sono costretti a far ritorno a casa senza aver potuto prelevare quanto necessario per sostenere le spese delle quotidianità.

Ma c’è ancora qualcosa di più mortificante! Giungono presso le sedi Sindacali costanti segnalazioni di carenza di liquidità anche all’interno degli uffici proprio in giorni come questi in cui è previsto il pagamento delle pensioni.

È risaputo che quello del ritiro della pensione è un momento molto particolare nella vita di una persona anziana; segna, in un certo senso, la sua certezza di poter affrontare le vicende della vita in tranquillità e sicurezza.

Vedersi respinto e rimandato a casa per mancanza di denaro contante dopo lunghe code è un gesto che stride non solo con la professionalità organizzativa di Poste Italiane ma anche con i più elementari livelli di umanità. Perché quella che si solleva in questa sede non è solo una questione economica, pur importante per pensionati e pensionate spesso al di sotto della soglia di povertà, ma soprattutto di carattere morale.

Invitiamo Poste Italiane a porre fine a questi disagi ampiamente segnalati alla Direzione territoriale dai dipendenti dei propri Uffici, da noi stessi e da una parte della società civile di questo territorio. Le continue denunce denotano le solite carenze che dimostrerebbero una pervicacia di Poste Italiane a non voler affrontare alla radice la questione”.

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