Se il Tricase è quello visto contro il Castellana, c’è da cominciare a preoccuparsi sul serio. Non tanto per quei due punti in classifica dopo 4 giornate, non tanto per la prima vittoria che proprio non arriva, quanto per l’atteggiamento mostrato in campo per tutti i 90 e passa minuti. La speranza è che i rossoblu abbiano sofferto oltremodo l’assenza di Orazio Mitri, ma non può bastare questo a giustificare una prestazione scialba come quella offerta al “Via Olimpica”, con il portiere del Castellana, La Guardia, che alla fine è risultato spettatore non pagante.
Squadra lunga, attaccanti (troppo) spesso in fuorigioco o “nascosti” dietro l’avversario diretto, centrocampo privo di idee e difesa troppo spesso in sofferenza. E con Cesari che in almeno un paio di occasioni era stato bravo a tenere la propria porta inviolata, prima di capitolare allo scadere. Quello che è apparso evidente è stata l’incapacità di soffrire e di aiutarsi l’un l’altro e questo nel calcio, gioco di squadra per definizione, alla fine si paga. Nessuna sovrapposizione, quasi mai un raddoppio di marcatura, solo tante parole al vento. Possibile che in campo si parli tanto? E non per richiamare le posizioni o incoraggiare i più giovani, ma solo per rimproverarsi e mandarsi a quel paese.
Anche Orlandini dalla panchina ad un certo punto ha sbottato: “Zitti e giocate!”. Il disastro definitivo al 44’ del secondo tempo con Giannuzzi (comunque uno dei pochi a salvarsi insieme all’ivoriano Edjekpan) che non chiudeva sull’inserimento di un centrocampista avversario né trovava l’aiuto di alcun compagno disposto al “sacrificio” del raddoppio. Così il Castellana, modesto, con una partita appena appena ordinata, ha fatto il pieno lasciando al palo i padroni di casa. L’unica consolazione paradossalmente è che questo Tricase è sembrato troppo brutto per essere vero. O no?
Giuseppe Cerfeda



