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Cronaca

Lutto cittadino a Novoli: annullata la festa di paese

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Lutto a Novoli per la tragedia consumatasi questa notte: una coppia, marito e moglie, è morta per mano di lui.





Donatella Miccoli è stata uccisa dal marito Matteo Verdesca che poi, allontanatosi dal luogo del delitto, si è tolto la vita ed è stato ritrovato carbonizzato in campagna.





“Sono un Sindaco, ma sono soprattutto un uomo, un padre di famiglia”, ha commentato il sindaco Marco De Luca, “e stamattina sono letteralmente scioccato dalla notizia di questa tragedia. Conosco bene Donatella, di 38 anni, i suoi giovani figli, di 2 e di 7. Non ho parole per descrivere quanto è accaduto. Sono sconvolto, ma anche arrabbiato, demoralizzato: ci impegniamo nelle comunità a sensibilizzare contro la violenza sulle donne e poi ci ritroviamo giovani donne trucidate in questo barbaro modo a due passi da casa. Da Sindaco, sento sulle spalle e nel cuore il dolore di una intera comunità, rivolgo alla famiglia di Donatella le più sentite condoglianze da parte del paese, che si ferma. Abbiamo già provveduto a porre le bandiere a mezz’asta e proclameremo il lutto cittadino, per ricordare Donatella e far sentire la nostra vicinanza a tutti i suoi familiari, i figli, gli amici, le persone che le volevano bene.”





Poi anche la decisione di annullare parzialmente i festeggiamenti per la festa di San Luigi.




“In segno di lutto e di vicinanza ai familiari, l’amministrazione comunale, in accordo con l’arciprete Don Stefano Spedicato, il Presidente del Comitato di San Luigi Ronzino Mele e il padre spirituale della Confraternita di San Luigi Don Franco Frassanito, ha deciso di rimandare la processione di San Luigi prevista per domani”, si legge sulla pagina del Comune.





“Fuochi di artificio, giostre e attrazioni legate alla festa civile sono invece cancellati. Rimane confermata, quale occasione di preghiera in ricordo di Donatella, la processione di questa sera del Corpus Domini”.





Quella di San Luigi verrà recuperata nei prossimi giorni, non appena saranno definite anche le date del funerale e del lutto cittadino.


Cronaca

Incidente a Torre Nasparo: uomo in moto condotto in ospedale

Coinvolta anche un’auto sulla litoranea nel territorio di Tiggiano

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Incidente stradale sulla litoranea di Tiggiano nel pomeriggio di oggi, domenica 2 ottobre.

Coinvolte una macchina ed una moto, all’altezza di Torre Nasparo. Per il conducente del mezzo a due ruote, rimasto sulla carreggiata, una caduta rovinosa.

Dopo una chiamata al 118, è accorsa sul posto un’ambulanza che lo ha soccorso e condotto in ospedale, il “Cardinale Panico” di Tricase.

Cosciente al momento dell’intervento dei sanitari, l’uomo non verserebbe in condizioni critiche. Nessun altro ferito nell’incidente.

Sul posto anche i carabinieri della Compagnia di Tricase ed i vigili del fuoco del Distaccamento di Tricase. Dinamica in fase di ricostruzione.

Dopo le operazioni di soccorso ed i rilievi, è stato ripristinato il regolare flusso del traffico.

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Castrignano del Capo

Bollette da mezzo milione: chiudono i Caroli Hotels

“Costi insostenibili, ci auguriamo che un ritorno alla normalità possa far ricreare le condizioni per una riapertura”

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Per “gli spropositati e insostenibili costi che hanno eroso totalmente i margini di profitto” (si parla di bollette da 500mila euro) chiudono le cinque strutture alberghiere del Caroli hotel del Salento, tre a Gallipoli e due a Santa Maria di Leuca: da ieri gli hotel non accettano più prenotazioni ma si limitano solo ad accogliere i turisti ai quali è già stato confermato il booking.

Gli spropositati ed insostenibili costi, che hanno eroso totalmente i margini di profitto rendono impossibile garantire il prosieguo dell’attività pur ricorrendo alle opportunità offerte dal sistema creditizio ed all’implementazione di impianti fotovoltaici, la cui installazione non è stata ancora autorizzata”, queste le dichiarazioni di Attilio Caputo, direttore generale delle strutture alberghiere salentine operative dal 1966, riportate dall’Ansa.

Caputo spiega di aver comunicato l’imminente chiusura alla Prefettura di Lecce e si dice “rammaricato del disservizio che creeremo ad ospiti, partner e fornitori“.

Pertanto, nel ringraziare ulteriormente i nostri collaboratori, che saranno, ahimè, i primi ad essere penalizzati dalla situazione determinatasi, ci auguriamo che un ritorno alla normalità possa far ricreare le condizioni per una riapertura“.

La Caroli Hotels è una catena che dà lavoro a 275 dipendenti.

Giancarlo De Venuto, presidente della sezione di Lecce di AssoHotel, condivide le preoccupazioni. “Invoco – dice – politiche incisive non metodi palliativi per evitare che altre imprese alberghiere gettino la spugna. Bisogna reagire immediatamente, calmierare i prezzi in maniera sensibile, per evitare il rischio di avere i turisti ma non avere le imprese dove accoglierli“.

 

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Bagnolo del Salento

Xylella, il punto dai frantoi della provincia

C’è luce in fondo al tunnel? Il punto su passato, presente e prospettive future dell’olivicolo salentino con chi è del mestiere e vive quotidianamente le difficoltà di un settore in crisi

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Abbiamo fatto un giro per i frantoi del Salento per chiedere a chi vive a contatto con gli ulivi qual è oggi la situazione, quali sono le responsabilità del disastro provocato dalla Xylella sul territorio e quali sono le prospettive future per il settore olivicolo nostrano. (Leggi anche l’intervista sul tema al professor De Bellis: “Per il Salento ormai è tardi”)

Quintino Palma – Frantoio Fratelli Palma di Bagnolo

Proprio questa settimana ci è arrivata la pec che ci autorizza all’espianto degli alberi secchi che ancora sono sui nostri terreni. È la seconda fase di reimpianti per i nostri circa 100 ettari di terreno. Con la prima, abbiamo sostituito solo il 30% degli alberi secchi. Siamo ancora in alto mare: di questo passo, possiamo dire che inizieremo a produrre tra qualche anno.

La Comunità Europea è tra i maggiori responsabili dell’accaduto. Oggi è acclarato che la Xylella è entrata in Europa per mezzo di piante importante dall’Olanda. Non è un caso che il batterio si sia diffuso anche in altri Paesi. Se si fossero disposti i dovuti controlli, non saremmo giunti a questo punto.

Il problema in Italia si è ingigantito a causa del negazionismo degli ambientalisti che hanno fatto perdere del tempo prezioso facendoci giungere ad un punto di non ritorno. Altrove, le piante infette sono state immediatamente espiantate (come accade oggi nel nord della Puglia), senza indugiare e lasciare spazio alla diffusione del batterio.

Vedo male il futuro perché gli uliveti si stanno diffondendo in tutto il mondo. Questo vuol dire che la concorrenza aumenta: l’ulivo oggi è sempre più diffuso anche dall’altra parte del pianeta, come in Argentina ed in Australia.

Ci può tenere a galla la qualità del nostro olio. Nella speranza che vi saranno altre varietà resistenti, da affiancare a Favolosa e Leccina, con le quali (quest’ultima in particolare) lavoriamo già da tempo. La certezza che abbiamo maturato è che la Xylella non sparirà: dovremo abituarci a conviverci.

Marta e Consiglia Lisi – Azienda agricola Merico di Miggiano

All’inizio eravamo smarriti, confusi, abbandonati a noi stessi. Poi abbiamo realizzato che tutta la nostra competenza rischiava di andare perduta e, con  tanti sacrifici e tentativi, abbiamo osservato le strategie che la pianta usava per sopravvivere. Piccoli segnali che ci hanno incoraggiato nel proseguire con l’utilizzo di sostanza organica sui terreni, selezione dei polloni più vigorosi e potature mirate. Alla fine siamo riusciti a fare sia l’olio extra vergine che una piccola produzione di olive Cellina di Nardò in salamoia. Per noi è stato un segnale importante che rafforza la volontà di valorizzare ancor di più le nostre varietà autoctone.

In merito alle responsabilità non abbiamo certezze, ma se la zona focolaio fosse stata debitamente isolata e le piante distrutte in campo chissà… Nel frattempo, non dimentichiamo che la legna dei nostri ulivi malati continua a viaggiare sconsideratamente fuori dal Salento, mentre al contempo si è impedito ai vivaisti di vendere possibili piante ospiti per evitare di diffondere la malattia: questo racconta con che incoerenza è stata affrontata l’emergenza.

Sarebbe stato importante, anche se non risolutivo, aiutare economicamente gli olivicoltori a incrementare la fertilità dei suoli con sostanza organica, per pensare a una vera ripartenza olivicola e per azzerare gli errori degli anni passati, segnati da diserbo e concimazione chimica spinta che hanno minato la storica biodiversità dei questo territorio.

La perdita delle nostre varietà antiche Cellina di Nardò e Ogliarola salentina è incalcolabile in termini di storia, paesaggio, sostenibilità ambientale e valore nutrizionale. Da queste varietà abbiamo prodotto oli extravergini premiati in tutto il mondo (l’Assam ha dedicato loro nel catalogo degli oli monovarietali un capitolo a parte, per l’importanza e l’unicità delle loro caratteristiche) ed eravamo arrivati al punto che spesso la domanda superava l’offerta per quest’olio speciale.

Il domani è spaventosamente appiattito su un’idea di agricoltura industriale, non adatta alla configurazione storica e culturale dei nostri territori. Sono state spazzate via, in un colpo solo, le peculiarità delle nostre varietà millenarie. In questo modo, il Salento diventerà l’Andalusia italiana, con i suoi impianti olivicoli intensivi con i piccoli proprietari che, per pochi spiccioli, saranno il latifondo di pochi grandi proprietari.

Noi continueremo ad impegnarci per diffondere un’idea di agricoltura che mira alla salvaguardia delle risorse e guarda alla sostenibilità ambientale, preziosa risorsa per le future generazioni e che non può non contrapporsi a un’idea di agricoltura depauperativa delle risorse naturali.

Marco Passaseo – Oleificio San Marco di Torrepaduli

Dall’arrivo della Xylella, il trend non è più cambiato se non per piccole irrilevanti isole verdi. Oggi manca il 95% della produzione rispetto all’ultima campagna olearia del 2015. Di questo 5% rimasto, quest’anno vivremo un’annata al 30%. La produzione dell’olivo, si sa, è altalenante. Veniamo da un 2021 che è stato un anno di carica, quindi per questa stagione è attesa una forte flessione.

Con questi numeri e col caro energia, il rischio concreto è di andare in perdita. La molitura, che prima costava tra i 10 ed i 12 euro, adesso arriva a costare fino a 30 euro al quintale.

Oggi è difficile salvare qualcuno dall’analisi di responsabilità. Forse solo la scienza, tra le parti in causa, ha colpe relative. La politica, in particolare, ha mancato in sostegno (le pratiche di reimpianto con la Regione sono decollate solo nel 2019) e tempismo (la perdita di tempo è pesata più di ogni altra cosa).

Se penso al domani mi vengono in mente solo due parole: game over. In Salento non esisterà più una economia dell’olio. Soprattutto nella nostra zona, una larghissima fetta di agricoltori era costituita da hobbisti, che oggi hanno giocoforza abbandonato. Nella fascia d’età tra i 30 ed i 50 anni non c’è più manodopera. Manca anche una prospettiva futura nelle nuove generazioni: chi vogliamo che si avvicini ad un settore vittima di una crisi irrisolta da quasi 10 anni?

Giovanni Melcarne  – Frantoio Forestaforte di Gagliano del Capo

L’andazzo continua ad essere critico. Sin dalla comparsa della Xylella, la produzione è in costante calo. È ancora presto per raccogliere il frutto dei reimpianti ed a tutto ciò si aggiunge il costo crescente della produzione. Gli impianti per la molitura sono energivori ed all’aumento della spesa non corrisponde un pari aumento dei prezzi. Per questo i ricavi continuano a calare. È una situazione simile a quella che si sta verificando nella produzione del grano.

La responsabilità è diffusa. Pesa fortemente quella politica. Le stanze del potere sono chiamate a prendere decisioni ma in questo caso non lo hanno fatto quando era il momento. Hanno invece preso tempo appoggiandosi al negazionismo che in principio dilagava. Va detto, però, che avrebbe giovato anche maggiore consapevolezza nel mondo agricolo. Consapevolezza che oggi manca in terre sin qui più fortunate della nostra, come il Barese o il nord Salento. Lì non stanno agendo preventivamente: credono di essere immuni. Verranno presto travolti anche loro dalla Xylella, ma avranno un vantaggio: lo scotto dell’impasse lo abbiamo già pagato noi, loro troveranno il piatto pronto.

Per il futuro, fortunatamente le nuove cultivar permettono un miglioramento genetico e ci consentono di aumentare la biodiversità: è un modo per frazionare il rischio.

Chi associa questo processo di innovazione ad una perdita d’identità non fa che riempirsi la bocca di sciocchezze e complottismo da quattro soldi. Lo stesso ulivo non è una pianta originaria della nostra penisola. L’identità si costruisce con prodotti di qualità, serietà delle aziende, tutela delle risorse umane e dell’ambiente, e non con la sola conservazione delle specie. Diverso è vedere la questione dalla prospettiva del marketing e del territorio. In tal caso, va ricordato che alcune delle piante più promettenti tra le nuove cultivar sono nate con patrimonio genetico della Cellina di Nardò. Questo vuol dire che, se piantate in giro per il mondo, si porteranno dietro il nome salentino.

Gianvito Negro Valiani – Agricole Negro Valiani di Presicce-Acquarica

I primi 3-4 anni dall’avvento della Xylella hanno segnato un calo drastico della molitura. La nostra produzione è dimezzata, mentre la molitura presso il nostro frantoio è scesa al 60-70% rispetto ai quantitativi pre-emergenza.

Poi abbiamo vissuto una fase di assestamento. Una stabilizzazione su livelli, però, molto più bassi dei precedenti. Il contraccolpo patito dalla nostra azienda è stato fortunatamente parziale perché le nostre piante erano già per il 50% Leccine.

Ora stiamo reimpiantando ciò che abbiamo perduto, ma è un percorso molto lento. C’è ancora da attendere a lungo prima che le nuove piante entrino in produzione.

Non è facile identificare un capro espiatorio. Per me le responsabilità sono condivise. In questo calderone ci sono le associazioni di categoria che si sono subito divise; c’è la politica che ha avuto paura di prendere posizione e di decidere, affossando intere aree come  è accaduto col Gallipolino; ci sono gli agricoltori che si sono opposti al taglio delle piante e c’è anche la scienza che, seppur con l’attenuante dell’essersi trovata dinanzi a qualcosa di sconosciuto, avrebbe dovuto spingere di più e subito sull’eradicazione.

Ci attende un domani diverso. Ci stiamo lasciando alle spalle un pezzo di storia andato perduto. Con esso, perdiamo fortemente in identità ed il rischio più grande è quello di perdere, di pari passo, in appeal. La grande selezione che verrà fatta di qui in avanti farà somigliare il mondo dell’olio a quello del vino, ormai orientato verso il monovitigno.

Lorenzo Zito

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