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Ad Andrano, Castiglione e Marina arriva la fibra ottica 

Il sindaco Salvatore Musarò: «L’arrivo della banda larga nel nostro territorio in questo particolare periodo assume una maggiore importanza in termini di servizi poiché un’efficiente linea internet è un presupposto indispensabile e da cui dipendono tutti i servizi che possono essere attivati in rete»

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«Dopo l’annuncio con cui TIM aveva lanciato un programma per portare la banda ultralarga in un significativo numero di Comuni distribuiti su tutto il territorio nazionale, anche sul territorio di Andrano il progetto diventa realtà»: l’annuncio del sindaco di Andrano Salvatore Musarò.


L’attivazione degli armadi TIM tramite la fibra ottica consente di rendere disponibili a cittadini, imprese e alla stessa pubblica amministrazione, i servizi a banda ultralarga fino a 200 Mbps in modo da soddisfare la crescente domanda di connettività, anche nell’ottica di sostenere lo smartworking e la didattica online.


La rete in fibra ottica sviluppata da TIM, inoltre, abilita in prospettiva i servizi digitali che caratterizzano la “città intelligente”, come quelli per ottimizzare i trasporti, la mobilità urbana e la sicurezza, di monitorare l’ambiente con soluzioni per il controllo della qualità dell’aria e delle aree verdi, oltre ad allargare il campo delle offerte previste dai servizi di intrattenimento. Le imprese, inoltre, potranno accedere al mondo delle soluzioni professionali, come la unified communication, la videosorveglianza in HD e i servizi di cloud computing aziendali.


La linea sarà messa in funzione da TIM a conclusione dell’intero progetto sui tre centri,  indicativamente a partire da dicembre.


L’intervento di posa della fibra ottica interesserà anche la cosiddetta “Area bianca” del territorio (un tratto della litoranea e via Delle Carrube-Grotta Verde), zona in cui attualmente non esiste alcuna infrastruttura privata. Questo intervento sarà realizzato da Open Fiber. L’attivazione del servizio è previsto nel corso del prossimo anno.

«Finalmente anche il nostro territorio», dichiara il Consigliere delegato alle Attività Produttive Valerio Accogli, «avrà la possibilità di utilizzare questa infrastruttura di rete banda larga che consentirà ai cittadini e agli operatori commerciali di usufruire di un servizio innovativo che contribuirà notevolmente allo sviluppo dell’economia locale e alla maggiore efficienza dei servizi offerti».


«Grazie alla sinergia tra gli Uffici Comunali e TIM», continua il vice sindaco con delega ai Lavori Pubblici Rocco Surano, «e all’intesa di utilizzare le infrastrutture pubbliche esistenti, è stato possibile ridurre gli scavi, evitando di compromettere ulteriormente la pavimentazione del Centro storico, oltre che di anticipare i lavori sulle strade interessate da altri lavori pubblici. I lavori sono stati già eseguiti nel centro urbano di Andrano e nei prossimi giorni proseguiranno per completare l’infrastrutturazione della fibra nella frazione di Castiglione e in Marina di Andrano».


«L’arrivo della banda larga nel nostro territorio», conclude il sindaco Musarò, «che in questo particolare periodo assume una maggiore importanza in termini di servizi poiché un’efficiente linea internet è un presupposto indispensabile e da cui dipendono tutti i servizi che possono essere attivati in rete. Ci tengo a precisare che le varie amministrazioni comunali, succedutosi, nel tempo, si sono sempre attivate per dotare il territorio dell’importantissima infrastruttura, sollecitando l’avvio dei lavori».


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I Margini al Centro

Invertire lo sguardo sui territori che si spopolano: dialogo sul Manifesto per riabitare l’Italia. «Tema essenziale per il Salento, lo confermano anche i numeri».  Giovedì 21 gennaio alle18, online sulla pagina fb  Casa delle Agriculture Tullia e Gino

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Esiste un Salento “del margine” così come esiste un’Italia marginalizzata: territori decentrati alle prese con un autentico declino demografico ed economico. In queste aree, distanti dal “centro”, anche l’esercizio dei diritti di cittadinanza si fa sempre più difficile.


C’è, però, il rovescio della medaglia. A questa narrazione in negativo, ad ogni modo reale, si deve affiancare quella in positivo, altrettanto vera: lontano dall’essere piccoli mondi antichi, queste aree sono spesso fucine di innovazione sociale ed economica, comunità dall’elevato civismo e luoghi della sperimentazione politica da parte della cittadinanza attiva oltre (e più) che delle amministrazioni.


“L’inversione dello sguardo” sui territori che si spopolano – ancora più urgente in tempi di pandemia – è la rotta principale imboccata dal variegato gruppo di ricerca che ha stilato il “Manifesto per riabitare l’Italia” (Donzelli, 2020).


È da questo che prenderà spunto il dialogo “I margini al centro”, appuntamento online programmato dall’organizzazione di volontariato Casa delle AgriCulture Tullia e Gino di Castiglione d’Otranto con il patrocinio del Dipartimento di Storia Società e Studi sull’Uomo dell’Università del Salento.


Sulla pagina Facebook dell’associazione, giovedì 21 gennaio alle orantne 18, il tema sarà approfondito assieme ad Antonio De Rossi, docente di Progettazione Architettonica del Politecnico di Torino e curatore di “Riabitare l’Italia” (Donzelli, 2018), e Angelo Salento, docente di Sociologia economica e del lavoro presso l’Università del Salento. In apertura, porgerà il saluto istituzionale Mariano Longo, direttore del Dipartimento Storia Società e Studi sull’Uomo di UniSalento.


Modererà il dibattito Tiziana Colluto, giornalista e presidente di Casa delle Agriculture Tullia e Gino, che da un decennio è impegnata in un processo di restanza nel Capo di Leuca.


Invertire lo sguardo: il senso di Riabitare l’Italia con Antonio De Rossi


Tra le voci più autorevoli in Italia sul tema legato alla vita dei territori soggetti a spopolamento, Antonio De Rossi, architetto, è professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana e direttore dell’Istituto di Architettura Montana e della rivista internazionale «ArchAlp» presso il Politecnico di Torino.


Antonio De Rossi


Ha al proprio attivo diversi progetti architettonici e di rigenerazione sulle Alpi, con cui ha ottenuto premi e riconoscimenti. E’ autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche, e con i due volumi «La costruzione delle Alpi» (Donzelli, 2014 e 2016) ha vinto i premi Mario Rigoni Stern e Acqui Storia. Il suo nome è legato anche alla rinascita e rigenerazione di Ostana, borgo delle valli occitane dove più forte è stato il morso dello spopolamento: contava 1.200 abitanti negli anni ’20, ridotti a sei negli anni ’80, quando è iniziato il percorso inverso di rivitalizzazione, in cui l’architettura ha funto da elemento chiave.

«La pandemia», spiega De Rossi in vista dell’appuntamento di giovedì, «in quanto acceleratore e moltiplicatore della crisi ambientale e dei modelli di sviluppo degli ultimi decenni, ha messo in evidenza profonde criticità ma anche inattese opportunità non solo delle montagne e delle aree interne, ma anche dell’intero sistema insediativo italiano. I due volumi “Riabitare l’Italia” (pubblicato nel 2018 a cura dello stesso De Rossi, ndr) e “Manifesto per riabitare l’Italia” (edito nel 2020 a cura di Domenico Cersosimo e Carmine Donzelli) propongono una “inversione di sguardo” e un progetto di ripensamento dell’intero paese proprio a partire dai suoi margini, nell’idea che qui si giochino alcune sfide fondamentali per il territorio italiano del prossimo futuro».


«Lo spopolamento non è un processo irreversibile, ma servono politiche pubbliche»


«A scanso di equivoci, è bene rimarcare», chiosano da Casa delle Agriculture, «che lo spopolamento non è un processo inesorabile e irreversibile: altri territori italiani, che hanno vissuto il problema prima di noi, hanno dimostrato che è possibile invertire la tendenza, a patto che si attuino politiche pubbliche mirate, lungimiranti e costanti, politiche da elaborare ai diversi livelli istituzionali, compresi quelli di prossimità, e che qui intravediamo a stento».


Fondamentale è spostare l’asse del ragionamento, per passare dalla dominanza del punto di vista metropolitano alla centralità dei territori fiaccati dalla sofferenza demografica ma che pure costituiscono “inesplorate opportunità di coesione, solidarietà e uguaglianza”. È un processo necessario e anche non più rinviabile: il Covid-19, con le sue conseguenze, ha acuito la crisi di egemonia dei grandi agglomerati urbani dove, dalla fine del Novecento, continua ad amplificarsi il divario tra ceti sociali. Non si sta meglio nell’Italia dei “vuoti”, segnata dalla continua fuga di persone, economie e diritti, aree in cui allo smantellamento dei servizi essenziali (con la chiusura di scuole, uffici postali, ambulatori, negozi di vicinato) si sommano l’affievolimento dei servizi di trasporto, di connettività e conciliazione familiare e la perdita di occasioni di lavoro. Territori sempre più fragili anche dal punto di vista ambientale, poiché i grandi patrimoni di terre, boschi e culture devono fare i conti con incendi e cementificazione selvaggia, dissesto idrogeologico, scarsa manutenzione e abbandono.


Nel Salento è tema essenziale: ecco i numeri


«Comprendere a quali condizioni è possibile riabitare i territori è decisivo per il Salento. Abbiamo bisogno di un modello di sviluppo, ma anche di un modello di benessere collettivo che offra alle generazioni giovani buoni motivi per restare e per ritornare».


A dirlo è Angelo Salento, professore associato di Sociologia economica e del lavoro presso l’Ateneo leccese e tra coloro che hanno contribuito a redigere il Manifesto per Riabitare l’Italia.


Per quanto trascurato, il tema è essenziale per il territorio leccese. Dopo un costante aumento del numero di abitanti, stando ai dati Istat relativi al bilancio demografico elaborati da Casa delle Agriculture, da sette anni la provincia registra una progressiva diminuzione: i residenti sono scesi dai 806.412 del 2014 ai 791.122 del 2019, una contrazione pari a -15.290. È come se in cinque anni fosse sparito un intero paese grande quanto Galatone. Si allarga la forbice tra nascite (appena 5.064 nel 2019) e decessi (8.235), con dati che si mantengono costanti nell’ultimo quinquennio. Positivo negli ultimi vent’anni, dal 2018 è diventato negativo anche il saldo migratorio: siamo sempre più terra da cui si parte e non in cui si arriva. Il tasso di decrescita nel 2019 è stato pari a -0,50 per cento (era -0,10 per cento nel 2014).


Dentro questi numeri, tuttavia, c’è un’altra preoccupante verità: la decrescita demografica, pur in linea col dato regionale (-0,52 per cento nel 2019) ma superiore a quello nazionale (-0,19 nel 2019), si associa a un importante squilibrio territoriale. A perdere residenti sono i centri minori e più distanti dal capoluogo, in primis quelli del sud Salento e dell’entroterra otrantino, dove più marcata è la polverizzazione dei Comuni (tra l’altro quasi sempre al di sotto dei 5mila abitanti, residenti anche nelle frazioni) e dunque dei servizi. Di contro, sempre più attrattivi negli ultimi anni sono stati Lecce e i Comuni della sua cintura, che hanno assorbito una fetta della popolazione in età produttiva (e fertile) dal resto della provincia (ciò si è verificato soprattutto a Cavallino, Lizzanello, Lequile, San Pietro in Lama, mentre iniziano a vivere una battuta d’arresto Monteroni, Surbo e San Cesario).


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Aumentano i casi Covid ad Andrano

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Continuano ad aumentare i casi Covid ad Andrano.





In serata il sindaco ha reso noto il numero di contagi. Attualmente sono 32 i cittadini amdranesi col Sarscov2. In 13 sono invece in quarantena.




Oggi Andrano piange anche la scomparsa di un 40enne, deceduto per Covid. Il decesso in età più giovane per Coronavirus nella provincia di Lecce.






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Andrano in lutto: 40enne stroncato dal Covid

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Il triste risveglio di questa mattina, ad Andrano, verrà purtroppo ricordato a lungo. Una notizia di quelle che non ci si aspetta, e che si spera non arrivino mai, ha gettato una intera comunità nel lutto e nello sconforto: un 40enne del posto è morto poche ore fa. Aveva il Covid.





Conosciuto da tutti come un bravo ragazzo, ben voluto nella sua Andrano e nella frazione di Castiglione, era cuoco. Il contagio all’improvviso, qualche giorno fa, a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Poi il ricovero e la lotta al mostro, quel virus invisibile che colpisce quando meno te l’aspetti.




Questa mattina in molti ad Andrano gli dedicano un pensiero, un saluto, una preghiera, anche sui social, dove è partito un fiume di lacrime e ricordi.





È alta la guardia in paese per l’allarme Covid. Non pochi, per un Comune che conta meno di 5mila anime, i contagi attuali (sopra i 30) come indicato oggi dal sindaco nel suo aggiornamento.


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