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Cronaca

Brucia pineta, intossicazioni per il fumo

Inferno di fuoco sulla litoranea nel territorio di Otranto: intervenuti vigili del fuoco, Canadair ed elicotteri

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Un incendio divampato in pineta ha messo a repentaglio dei lidi balneari nel territorio di Porto Badisco.

L’inferno di fuoco è scoppiato nel primo pomeriggio ed ha tenuto impegnati i vigili del fuoco per ore a partire dalle 15. La pericolosità della situazione ha richiesto la completa evacuazione dello stbilimento “Villaggio Paradiso”, nonchè l’intervento ausiliare di elicotteri e Canadair.

Sul posto anche il 118 per soccorrere degli intossicati dalla nube di fumo.

Una dozzina gli ettari di pineta andati bruciati.

Attualità

Il mare si tinge di marrone e scatta la psicosi

L’Arpa ha trasferito il risultato dei prelievi effettuati nel mare precisamente in località Scalo di Furno

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Una grande macchia di colore giallastro, qualche settimanna fa, aveva colorato lo specchio d’acqua della baia di Porto Cesareo.

Oggi l’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente ha diramato i risultati dei prelievi di acqua effettuati qualche settimana fa confermando che “sono riconducibile alla fioritura di un particolare tipo di alga“.

Il primo cittadino di Porto Cesareo, Salvatore Albano, in una nota ha ribadito: “L’Arpa Puglia ha trasferito il risultato dei prelievi effettuati nel mare di Porto Cesareo, precisamente in località Scalo di Furno, concludendo che i campioni sono caratterizzati da fioritura di microalghe ascrivibili alla specie Margalefidinium c.f. Polyrikoides. Tutto ciò era già accaduto lo scorso anno, il 24 agosto, e l’esito degli accertamenti è stato lo stesso. Non sono riportati effetti nocivi per la salute”.

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Cronaca

Muore in solitudine, indagata la figlia adottiva

Donna di Specchia sospettata di circonvenzione d’incapace e maltrattamenti: avrebbe svenduto il patrimonio della madre dopo averla lasciata morire

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Dall’adozione alla presunta circonvenzione d’incapace, aggravata da maltrattamenti.

La storia degli ultimi anni di vita di una donna di Ruffano, benestante, mai sposatasi, senza figli e deceduta pochi mesi fa all’età di 94 anni, è una di quelle che lasciano l’amaro in bocca.

L’anziana signora, dopo aver vissuto una intera vita da sola, aveva assunto una collaboratrice domestica in seguito ad una caduta in casa che, all’età di 88 anni, aveva limitato la sua indipendenza.

La badante, una donna di Specchia, complice il rapporto di fiducia stretto nei mesi con la donna, nel 2014 era stata adottata dalla stessa. Per l’anziana signora, ormai in veneranda età, si coronava il sogno di una vita: quello di essere mamma.

Dopo la recente morte della 94enne, però, come riportato da CorriereSalentino, la Procura avrebbe aperto un’indagine sugli ultimi mesi di vita della donna e sul comportamento della sua figlia adottiva.

I reati ipotizzati sono circonvenzione d’incapace e maltrattamenti. Stando alle ricostruzioni e alle testimonianze, infatti, la figlia adottiva avrebbe dapprima tagliato i ponti con tutti i parenti della madre e poi l’avrebbe lasciata in uno stato di quasi totale abbandono tanto, forse, da accelerarne anche il decesso, tra stenti, mancata assistenza e solitudine.

Ad acuire i sospetti, quanto accaduto anche dopo la scomparsa della 94enne: la figlia adottiva avrebbe messo in vendita il palazzo di proprietà della donna, ubicato nel centro storico di Ruffano, ad un prezzo pari a un quarto del suo valore, ammontante a circa 1 milione di euro.

La ricostruzione del giorno del decesso, poi, confermerebbe lo stato di abbandono in cui versava l’anziana donna. Al momento, tutti gli elementi sono al vaglio della Procura. In questa situazione, anche la stessa adozione verrebbe messa in discussione: potrebbe essere revocata qualora si provasse che la figlia adottiva abbia avuto una responsabilità oggettiva nel decesso della madre.

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Campi Salentina

Ordinava ma non pagava: in carcere membro Scu

Estorceva vestiti, mobili, cene e altro a domicilio senza mai pagare, forte della sua fama criminale

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I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Campi Salentina, nella serata di ieri 13 luglio, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Emiliano Vergine, classe 76, residente a Trepuzzi, noto membro della Sacra Corona Unita nord salentina.

Come accertato dai militari, il 43enne era solito chiedere merce o addirittura il farsi portare la cena a casa, poiché agli arresti domiciliari, il tutto non pagando quanto dovuto.
La sua caratura criminale gli consentiva, con semplici telefonate, d’ingenerare una condizione di assoggettamento negli estorti che, ben consapevoli dell’importanza malavitosa di Vergine, non osavano contraddirlo, assecondando e soddisfacendo le sue richieste.

Commercianti di vestiti, mobilifici, fruttivendoli ed attività ristorative erano i bersagli del criminale. Chiedeva loro “aiuto” per acquistare i beni che poi non venivano mai pagati; senza mancare di precisare che qualora i carabinieri avessero fatto domande sul suo comportamento, le vittime avrebbero dovuto dire che gli ordini erano fatti dalla moglie e che venivano sempre regolarmente onorati.

L’attività d’inchiesta, svolta con contatti diretti con gli estorti, tramite una comunicazione continua e una reale vicinanza, per garantire la presenza delle istituzioni e abbattere il muro dell’omertà, ha consentito di cristallizzare il modus operandi del predetto. Infatti il tutto avveniva con semplici richieste forti del suo “status” malavitoso, ben noto in Trepuzzi: l’uomo era già stato condannato nel 2003 per associazione mafiosa, avendo al tempo ruoli direttivi nella consorteria criminale, nonché nel 2016 per traffico di stupefacenti.

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