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Cronaca

I Ferragnez son tornati in Salento

Fedez e Chiara Ferragni, un anno dopo, tornano nel sud della Puglia, come avevano promesso

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Stregati dal Salento un anno fa, avevano promesso di farvi ritorno. Ed eccoli, i Ferragnez, appena sbarcati con un jet privato all’aeroporto di Bari e poi giù, dritti verso il Tacco, nel Salento vip delle masserie di lusso del Fasanese.








Accompagnati da amici e dagli immancabili collaboratori, l’influencer Chiara Ferragni e il rapper Fedez si godono le loro vacanze pugliesi tra gli ulivi, le campagne e il mare di Savelletri a Fasano. Alloggiano a Torre Maizza.


Cronaca

Incidente sul lavoro: muore 42enne a Taviano

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Una caduta o un malore. Sarà l’autopsia, si spera, a far chiarezza sulle cause che hanno provocato la morte di un 42enne, trovato oggi senza vita a Taviano.

F. C., operaio di origini albanesi, è stato rinvenuto in fin di vita nei pressi di un laghetto all’interno di una struttura ricettiva di Mancavera (marina di Taviano).

Secondo la prima ricostruzione, la morte dell’uomo sarebbe stata un incidente. Probabile il 42enne stesse svolgendo dei lavori per conto del proprietario della struttura. Infatti quest’ultimo, come atto dovuto, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura, che indaga per omicidio colposo.

La salma dell’operaio è stata condotta presso il Vito Fazzi di Lecce su disposizione dell’autorità giudiziaria. Nelle prossime ore si saprà di più circa l’accaduto.

Taviano intanto, in segno di lutto, ha sospeso i comizi elettorali che erano in programma in queste ore in vista delle amministrative di ottobre.

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Cronaca

Lavoro nero ed irregolarità in agricoltura ed edilizia: pioggia di sanzioni

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Ripartiti i controlli dopo l’intervallo di agosto: nei primi 15 giorni di settembre i carabinieri hanno monitorato, in provincia, i settori agricolo ed edile. Una attività finalizzata al contrasto del lavoro nero e dello sfruttamento del lavoro e orientata all’osservanza della normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il personale del nucleo carabinieri ispettorato del Lavoro, unitamente al personale dell’ITL di lecce (Ispettorato Territoriale del Lavoro) e in collaborazione con il Comando Provinciale dei carabinieri di Lecce, ha controllato 27 aziende: 16 agricole ed 11 edili.

Sono risultate irregolari in 13 in ambito agricolo. Per 3 tre è scattato anche il provvedimento della sospensione dell’attività imprenditoriale. Nel complesso sono stati controllati 159 lavoratori di cui 17 erano in nero e 3 percepivano anche il reddito di cittadinanza.

Mentre riguardo l’ambito edilizio su 11 aziende controllate ben 7 erano irregolari.
Sono state comminate anche prescrizioni per l’inosservanza delle norme in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, nonché decretate sanzioni amministrative per circa 100mila euro ed ammende intorno ai 50mila euro.
I controlli da parte del personale dell’Arma procedono non si fermeranno: come gli stessi carabinieri rendono noto, procederanno incessanti a tutela dei lavoratori.

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Castrignano del Capo

Leuca sogna una nuova Scarciglia

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Piscine, spa, case vacanze. Un bar, un ristorante ed un lido. Un Museo del Mare, con uno spazio dedicato alla cultura, alle proiezioni. Ed ancora, un’arena, una torre ed una “Piazza Grande” per la comunità.

La Colonia Scarciglia di Santa Maria di Leuca si trasforma in tutto questo (ed in molto altro) nel “Landscape Redevelopment and Environmental Recovery of Punta Meliso” dell’architetto Toti Semeraro. Un progetto di abbattimento di uno dei più grandi ecomostri del Salento e di ricostruzione di un’opera in totale fusione ed integrazione col paesaggio circostante. Idea che si è aggiudicata il prestigioso premio The Plan Award 2021, riconoscimento di grande prestigio promosso dall’omonima rivista internazionale di architettura con sede a Bologna. Assegnato da una giuria di esperti e tecnici che hanno vagliato oltre mille e 500 progetti da tutto il mondo.

La Colonia Scarciglia

Come si presenta oggi

Prossima a compiere 100 anni, la Colonia Scarciglia è nata in piena epoca fascista alle pendici di Punta Meliso, la scogliera che, assieme a Punta Ristola, abbraccia Santa Maria di Leuca. Fu stazione antitubercolare per i bambini insidiati da patologie polmonari, per la loro rigenerazione fisica e morale. Intitolata a Luigi Scarciglia di Minervino, che sostenne finanziariamente la sua realizzazione, a margine del secondo conflitto mondiale accolse numerosi profughi provenienti dai campi di concentramento. Fino agli anni ’60 fu gestita da un ordine religioso, prima di cadere in rovina e giungere ai nostri giorni quale enorme bruttura ai piedi del faro e della cascata monumentale di Leuca.

La sua storia recente la vede al centro di ridondanti controversie e tentativi di speculazione: gli ultimi lavori, agli albori del nuovo millennio, furono bloccati per abuso edilizio. La costruzione di un albergo di lusso da 72 camere, con annessi centro benessere e Museo del Mare, fu interrotta per mancato rispetto della destinazione d’uso. Nel 2018 è diventata di proprietà del Comune di Castrignano del Capo, che l’ha ereditata dall’Agenzia del Demanio di Puglia e Basilicata. Questo step ha riacceso il dibattito sul suo destino, ripercorrendo il bivio tra i possibili abbattimento e recupero della struttura, ed ha permesso la rimozione dell’imbracatura in ferro che da 15 anni la rivestiva: per ben tre lustri, infatti, la facciata è stata “adornata” da impalcature che han fatto eco ai suddetti lavori bruscamente interrotti. Lo scorso inverno, voci di corridoio la volevano oggetto di interesse da parte di una società milanese. La sua cessione, tuttavia, non potrebbe che avvenire per bando pubblico. Nulla si è mosso, in questi mesi, in tal senso. Ed oggi, fatiscente e pericolosamente incustodita (ormai vi si accede senza incontrare ostacoli), giace in uno dei punti a maggior attrazione turistica dell’intero Salento. Nell’attesa di conoscere il suo destino, la Colonia, in tutta la sua imponenza, continua ad entrare nel toto-futuro di chi la osserva, tra chi la vorrebbe veder sparire e chi la immagina rinascere. E si colloca tra questi ultimi lo studio dell’architetto Toti Semeraro che, attorno ai resti della Scarciglia, ha messo su un progetto di riqualificazione in armonia con l’ambiente circostante: una rinascita della struttura con una sua riduzione volumetrica.

Il progetto premiato

“Landscape Redevelopment and Environmental Recovery of Punta Meliso” riparte proprio dal rudere, ora composto da un’imponente facciata sorretta da un lato dai solai del primo e del secondo piano e dall’altro da una gabbia in pietra. Come si legge nel progetto, che punta sulla formula del project financing, “invece di ripristinare il volume esistente, si prevede di ridurlo drasticamente facendo riapparire la collina, ormai completamente nascosta alla vista, in un intervento dove l’architettura dialoga, si integra, si fonde con il paesaggio: l’obiettivo principale diventa il recupero ambientale di Punta Meliso”.
Una scelta questa che “riduce l’impatto ambientale ma anche la pressione statica dell’edificio sul terreno. La riduzione del carico strutturale e la sua uniforme distribuzione determinano una significativa attenuazione del pericolo geomorfologico. Dell’imponente volumetria della Colonia è utilizzato solo il piano terra. La parte del corpo principale prospiciente la residenza turistica è adibita alla progettazione di un “Lido” che comprende, oltre a funzioni specifiche quali piscine, fitness, spa e servizi annessi, anche un ristorante e un bar progettati per essere fruibili indipendentemente dal funzionamento del Lido stesso. La restante parte dell’ex Colonia rimane a disposizione del pubblico e viene recuperata come Museo del Mare, proposto come un progetto culturale attivo piuttosto che uno spazio di conservazione di reperti, un luogo che metterà a disposizione tutto ciò che l’intelligenza umana ha proposto in forma creativa sul tema del mare e del viaggio: documentari, film, registrazioni sonore, all’interno di un programma di attività che si svilupperà nello spirito delle indicazioni culturali proposte dalla Puglia Regione”.

Elemento fàtico dell’intero progetto è senz’altro la Torre. “Un elemento di grande valore simbolico, la cui altezza è il ricordo delle dimensioni dell’ex colonia, volume a cui si sceglie di rinunciare. La torre richiama un segno identificativo del paesaggio costiero salentino, ma è anche la porta di accesso al colle sovrastante, che va reso accessibile non solo a piedi, ma anche ampliando, attraverso un restauro botanico, la parte alberata in modo da formare un bosco che con la sua ombra offre riparo dal cocente sole estivo.
Questi percorsi sono progettati con pendenze adeguate per eliminare ogni barriera architettonica, e nel loro sviluppo iniziale danno accesso alla terrazza che si sviluppa sopra il museo e diventa un’arena all’aperto che può essere utilizzata come cinema e ovviamente per altri eventi”.

Ci sono poi gli spazi privati, quelli adibiti a case vacanza. Ben 896mq serviti da una spiaggia privata. “La ristrutturazione degli edifici presenti alle spalle del corpo principale dell’ex Colonia Scarciglia avviene senza modificare i volumi esistenti”, si legge su ThePlan.it, “: variazioni delle aperture delle finestre, pareti esterne rivestite in pietra di recupero simile alla pietra naturale con cui è stato costruito il piccolo edificio laterale esistente, un’adeguata riorganizzazione della distribuzione interna. Sono stati studiati diversi schemi di utilizzo che consentono di realizzare appartamenti di diverse metrature per rispondere efficacemente alle diverse utenze. L’accesso a queste residenze avviene tramite scale e percorsi esterni, con scale e ascensore direttamente dal parcheggio coperto”.
Per il bar-ristorante è prevista una superficie di 310 mq. Il locale andrebbe a servire contemporaneamente la spiaggia e la clientela esterna. Al piano sottostante la preparazione dei cibi è garantita da un’ampia zona cucina, servizio e magazzino su 232 mq, direttamente accessibile dall’esterno e collegata ad un sovrastante ufficio servito da montacarichi.

Ciliegina sulla torta gli spazi pubblici: un museo del mare che si sviluppa su un totale di 655mq, servito da 781mq di parcheggi coperti, pubblici e privati, ​​e concluso con una torre di 54mq che si eleva a 12,5m di altezza. “Situato in prossimità dell’ingresso del complesso immobiliare, è composto da un blocco servizi e da un openspace organizzato con tramezzi mobili, in modo da garantire la massima flessibilità d’uso. La parete fronte mare è costituita da un’ampia vetrata di 164mq che si apre su un terrazzo parzialmente coperto di 7,5m di larghezza. Da qui si snoda la rampa che permette a tutti di accedere, prima all’arena all’aperto sul tetto del museo, poi direttamente alla collina, attraversando il giardino pensile presente sui parcheggi coperti. L’arena all’aperto, uno spazio di 590mq che si sviluppa sul tetto del museo, nasce con l’intento di consentire diverse attività, diventando una una “Piazza Grande” per la comunità. La torre è un elemento fortemente caratterizzante del progetto. La sua altezza, di 12,5 m, è il detrattore ambientale che è stato eliminato per far riapparire la collina che nascondeva. Riprende un elemento presente nel paesaggio costiero: le torri di avvistamento. E crea anche la “porta del colle”, oggi non accessibile al pubblico. Dal basso, la torre rimane sostanzialmente vuota, un pozzo nel cielo. A questo punto ci lasciamo alle spalle il mare e arriviamo a determinare una situazione particolare in cui iniziamo a percepire sempre di più la collina, ma alzando gli occhi scopriamo un grande vuoto, un cannocchiale puntato verso un altro azzurro, che invece l’acqua contiene il cielo. L’arena all’aperto di 590mq che si sviluppa sul tetto del museo, nasce con l’intento di consentire diverse attività, diventando una “Piazza Grande” per la comunità. La rampa principale di accesso prosegue con un sentiero che penetra appena nella torre e da qui prosegue verso la collina, disegnando percorsi le cui pendenze sono tali da non creare alcuna barriera architettonica. Il problema dell’accessibilità”, si legge ancora nella descrizione del progetto, “è un elemento indispensabile del progetto per creare quel “luogo” immerso nella natura che ha guidato ogni scelta compositiva architettonica”.

Le sorti della struttura

Questo progetto ed il prestigioso riconoscimento ottenuto rappresentano uno scossone che, una volta tanto, potrebbe far scrollare di dosso, alla Colonia, decenni di impasse. Lo sa bene l’architetto Semeraro, originario di Padova e trasferitosi nel Salento da tempo, che nelle parole a commento della sua opera non manca di sottolineare l’importanza del luogo in cui si colloca: nel punto d’incontro simbolico tra due mari, nonché alla fine della via Francigena. L’immagine di una nuova Colonia Scarciglia, fiore all’occhiello per la ricettività locale e simbolo di architettura in armonia col paesaggio circostante, ha già stuzzicato la politica locale, che ha accolto di buon grado l’idea. Per il dirimere il futuro dell’opera, fondamentali saranno i prossimi mesi che attendono le elezioni amministrative nel Comune di Castrignano del Capo ed un pronunciamento della magistratura. La questione relativa alla proprietà della Colonia è tutt’altro che risolta: la Provincia ne rivendica ancora la paternità. Sarà questo il prossimo scoglio che farà arenare ancora Punta Meliso?

Lorenzo Zito

Le foto del progetto da ThePlan.it

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