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Casarano

Daspo urbano e sanzioni per parcheggiatori abusivi Gallipoli

Nei confronti di due giovani, uno di Casarano l’altro di Sannicola, sono stati adottati tre provvedimenti di allontanamento per 48 ore e contestuale divieto di ritorno a Gallipoli. Nelle sole ultime 48 ore i poliziotti avevano sorpreso tre parcheggiatori che, muniti di blocchetti di ricevute di pagamento, erano intenti a strappare le matrici e ad incassare anche fino a mille euro al giorno…

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Nell’ambito dei controlli ad alto impatto svolti su tutta Gallipoli da parte del Commissariato di Polizia, scattano le prime sanzioni anche nei confronti dei parcheggiatori abusivi che, a fronte di non meglio qualificate ricevute di pagamento, senza essere autorizzati, impongono ai vacanzieri il pagamento di 5 euro per ogni autovettura.


Nelle sole ultime 48 ore i poliziotti hanno sorpreso tre parcheggiatori che, muniti di blocchetti di ricevute di pagamento, erano intenti a strappare le matrici e ad incassare anche fino a mille euro al giorno.


Attività abusiva e lucrosa che ha ricevuto lo “stop” da parte degli agenti del Commissariato che hanno proceduto a sequestrare i proventi delle attività illecita, a sanzionare ai sensi del Codice della Strada i tre contravventori con una multa di circa 800euro.

Nei confronti di due giovani, uno di Casarano l’altro di Sannicola, sono stati adottati tre provvedimenti di allontanamento per 48 ore e contestuale divieto di ritorno a Gallipoli nell’ambito della nuova disciplina del cosiddetto daspo urbano che, in quanto misura di prevenzione,  punisce le condotte moleste nei luoghi pubblici.


Attualità

Il Vaccino? Una forma di educazione

Basti considerare l’insegnamento del parlare nella prima infanzia e successivamente del leggere e dello scrivere, a cui i piccoli vanno incontro guidati dagli adulti

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di Hervè Cavallera

Nel corso della sua storia l’umanità ha conosciuto innumerevoli e disastrose pandemie (si ricordi come la pestilenza sia uno dei quattro cavalieri dell’Apocalisse come nella celebre xilografia di Dürer de 1.498), ma era ben difficile credere che essa si manifestasse con grande virulenza nel secondo decennio del secondo millennio, attraverso il covid-19, in una società come quella occidentale ben vigilata dalla scienza medica.

Quest’ultima, si sa, è corsa subito ai ripari non solo attraverso l’indicazione di una corretta e necessaria protezione (l’uso delle mascherine, il lavarsi con frequenza le mani e così via) e le cure ospedaliere nei confronti degli ammalati, ma ha provveduto altresì alla realizzazione di vaccini con conseguente promozione, per il tramite dei vari governi, di una campagna vaccinale senza precedenti nella storia.

Il che è accaduto e accade in tutte le parti del mondo, dagli USA al Giappone, dalla Russia alla Cina, ove i vaccini sono stati prodotti o importati.

E tuttavia, volendo limitare il discorso all’Europa e nello specifico all’Italia, dinanzi alla volontà governativa della diffusione dei vaccini è sorto il fronte antivaccinista o, come oggi si dice con un anglismo, no-vax, schieramento già conosciuto nel corso della storia, che dubita sui benefici dei vaccini, che teme manipolazioni o incognite genetiche che potrebbero sopravvenire, che vede un puro e colossale affare delle industrie farmaceutiche e così via.

Un timore che scaturisce anche dal fatto che la rapidità con cui si è provveduto alla realizzazione dei vaccini non consente quel lasso temporale adeguato per ogni serena verifica.
Di qui i cortei e gli scontri di piazza e il ribadire, da parte dei no-vax, che non si può imporre alcunché e che la libertà di scelta individuale è sacra e sancita dalla Costituzione.

Si tratta di un dibattito che dura da tempo e che non si può chiudere in poche righe. Alcuni elementi possono però essere espressi con serenità, fermo restando che ogni forma di violenza non è giustificabile.

In primo luogo è chiaro che di fronte alla diffusione del coronavirus si sia pensato ad un vaccino ed è altrettanto chiaro che una volta conseguito si sia deciso di somministrarlo, nella consapevo- lezza, sbandierata dalle fonti governative e dai media, che il rapporto costo/benefici è indubbiamente a favore dei vaccini.

Così ad oggi circa l’85% della popolazione italiana di età superiore ai 12 anni ha compiuto il ciclo vaccinale e cresce il numero di coloro a cui si sta somministrando la terza dose.
Pertanto da un punto di vista quantitativo, anche considerando le persone a cui per ragioni particolari non può essere somministrato alcun vaccino, è evidente che il fronte no-vax costituisce una minoranza, peraltro non sostenuta da pareri di illustri esperti scientifici.

Tuttavia si tratta di una minoranza che rivendica con forza le ragioni antivacciniste.

Ora, se è vero che la rivendicazione del diritto di libertà non significa la liceità di ogni punto di vista o di ogni comportamento, e che al di sopra della libertà vi è la responsabilità nei confronti degli altri oltre che di se stessi, si può rilevare che il governo italiano non ha imposto una vaccinazione obbligatoria, anche se poi l’obbligo vaccinale esiste di fatto per alcune categorie di professionisti, come i medici e gli insegnanti, per lo svolgimento del proprio lavoro.

La non obbligatorietà comporta, di conseguenza, la liceità di optare per il non vaccinarsi. Ma anche in questo caso il problema si complica. Non si può infatti rischiare né di prendere il contagio né di divenire un portatore sano. Di qui l’opzione, per i no-vax o comunque per i non-vaccinati in genere per poter svolgere il proprio lavoro o per la personale sicurezza, dei tamponi molecolari e dei tamponi rapidi, il cui limite ovviamente è nella brevità del tempo della loro certificazione verde valida pochi giorni, diversamente dai vaccinati il cui green pass vale vari mesi.

E poi di là da tutti i punti di vista, vi è la necessità di vincere definitivamente la battaglia contro il covid-19 che si sta mostrando molto più insidioso e recrudescente di quanto si pensasse.
Ne segue, per molti, l’auspicio di un obbligo vaccinale anche perché il rispetto della libertà previsto nell’articolo 2 della Costituzione non significa tolleranza di comportamenti che possono essere di nocumento per la grande maggioranza, in quanto la maggioranza – ed anche una maggioranza scientificamente qualificata – ha indubbiamente scelto la via del vaccino.

L’obbligatorietà d’altronde non significa autoritarismo a meno che questo non si voglia trovare ovunque nella vita se si pensa ad ogni forma di insegnamento e di educazione, che è sempre impartita da qualcuno.

Basti considerare l’insegnamento del parlare nella prima infanzia e successivamente del leggere e dello scrivere, a cui i piccoli vanno incontro guidati dagli adulti. Ora, è proprio il discorso sull’educazione a porre il problema nei suoi termini corretti.

Non si deve imporre; si deve coinvolgere, far capire i vantaggi che se ne traggono. Un bambino non deve imparare a leggere e a scrivere perché qualcuno lo impone, ma perché la lettura e la scrittura sono di per sé utili e giovevoli. Ecco: l’impostazione di una campagna per la vaccinazione deve basarsi sulla ragionevolezza della stessa e sugli esiti positivi della medesima; deve convincere che i rischi che si corrono sono pochissimi se non proprio inesistenti e che i vantaggi che se ne traggono riguardano la vita propria, dei propri cari e degli altri viventi.

La pandemia non investe i singoli, bensì l’umanità nel suo insieme e allora il bene collettivo deve superare le resistenze individuali e la scelta deve essere corale come è sempre accaduto nei grandi momenti della storia.

Occorre ulteriormente mostrare – e lo si sta facendo – la ragionevolezza e il beneficio di alcune decisioni. Quindi continuare ad usare tutte le precauzioni possibili, ricorrere al vaccino seguendo le indicazioni dei competenti, rinforzare le cure mediche non solo all’interno degli ospedali. In fondo si tratta di prendersi cura di sé stessi e dei propri simili.

La storia mostra inequivocabilmente che quando questo accade una civiltà si rafforza e cresce, anche nel rispetto di coloro che inizialmente esitano e poi potranno essere convinti.

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Attualità

Ryanair, Brindisi collegherà anche Perugia e Stoccolma

“Il turismo, settore attrattivo e trainante della nostra economia, si conferma ancora una volta leva fondamentale per le scelte strategiche..”

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Dalla prossima estate Brindisi sarà collegata anche con Perugia e Stoccolma.

Due nuove rotte della Ryanair collegheranno il capoluogo dell’Umbria e la capitale scandinava, oltre alle 21 già attive sullo scalo salentino, inoltre la compagnia aerea ha annunciato un ulteriore investimento di 100 milioni di dollari, con un aeromobile aggiuntivo su Brindisi.

 “Siamo lieti di lanciare il nostro operativo estivo più grande di sempre a Brindisi, che offrirà una maggiore connettività e oltre 130 voli settimanali su 23 rotte, tra cui due nuove rotte per Perugia e Stoccolma” ha dichiarato Chiara Ravara, Head of Sales, Marketing and International Comms di Ryanair, e ha spiegato che “l’aereo aggiuntivo non solo rilancerà l’economia italiana guidando il turismo, ma creerà anche altri 30 posti di lavoro diretti nella regione. In un momento in cui altre compagnie aeree stanno riducendo la loro forza lavoro, siamo lieti di fare ulteriori investimenti sia nel nostro personale sia negli aeroporti di tutta Europa“.

 “Il turismo, settore attrattivo e trainante della nostra economia, si conferma ancora una volta leva fondamentale per le scelte strategiche messe in campo da Ryanair e Aeroporti di Puglia”  ha sottolineato Antonio Maria Vasile, vice president of Aeroporti di Puglia, “disporre di un secondo aereo basato su Brindisi, rappresenta una straordinaria possibilità di sviluppo di un territorio, divenuto brand riconosciuto a livello internazionale grazie alla cultura, alla natura, all’enogastronomia e alla storia ma anche rispetto alla straordinaria capacità della Puglia di far fronte alla crisi pandemica“.

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Attualità

Pale o non pale, questo è il dilemma

Divisioni e mal di pancia. Un impianto di 1,3 Gw di potenza e una produzione di 4Twh di energia significa sfamare un milione di persone, un quarto della popolazione pugliese

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Pale in mare sì, pale in mare no! Un progetto, quello di Odra Energia che continua a dividere, che ha suscitato continua a ispirare opinioni contrastanti, mal di pancia e divisioni, ma che tocca temi vitali come l’inquinamento paesaggistico, i problemi ambientali e l’effettiva
sostenibilità e, anche per questo, merita di essere approfondito.

PERCHÉ LE RINNOVABILI

L’energia eolica è la più avanzata tra tutte le fonti di energia rinnovabile (fotovoltaico, geotermico, idroelettrico). Con tale termine si intende il complesso di tecnologie con fonte non esauribile (in questo caso il vento), necessario per la riduzione di gas serra e sostanze inquinanti.
Da ciò nasce l’esigenza di incrementare la produzione di energia pulita che va ad affiancare, e sempre più a sostituire, la produzione da centrali a combustibili fossili; questa politica di decarbonizzazione è stata incentivata anche dagli Stati Europei.
In Italia il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) prevede entro il 2030 (in accordo con l’UE), una riduzione del 55% di emissioni venefiche rispetto al 1990: dopo 18 anni, nel 2018 la riduzione si è attestata solo al 17%.
Il Salento è terra di Sole, di Mare e Vento, e questo depone a favore delle nuove tecnologie, infatti, secondo l’Atlante Eolico, la nostra terra è “spazzata” da una velocità media annua di vento che va dai 6 ai 7 m/s (metri al secondo).

OCCHIO AI DATI

Tenendo conto dei dati pubblicati da Terna (l’ultimo bilancio elettrico), in Puglia nell’anno 2020 si è fatto uso di 15.562 Gwh (gigawattora) di energia, prosciugati da agricoltura, industria, servizi e domestico.
Per contro la produzione da fonte termoelettrica, derivante da centrali che utilizzano carbone, gas naturale ed altre materie prime ricavate da prodotti petroliferi, è pari a 17.793 Gwh.
Questa produzione soddisfa sì la domanda di energia interna, ma a quale prezzo? Nell’atmosfera vengono rilasciati gas serra, come CO2 (anidride carbonica), NOx (ossidi di azoto), e altre sostanze dannose. In Puglia sono presenti ben 5 impianti termoelettrici, con una potenza totale installata di 5.694 Mw (megawatt), di cui uno è ubicato a due passi casa nostra, a Cerano (Brindisi), eroga una potenza di 2.640 Mw (ovvero il 46% del totale), e funziona totalmente a carbone.
Queste produzioni dovranno essere sostituite in qualche modo, e quelle più efficaci ad oggi, avendo da tempo escluso la produzione da Nucleare, sembrano essere quelle da fonti rinnovabili. La Puglia nel corso del 2020 ha prodotto 4.802Gwh da eolico (con una potenza installata di 2.641Mw) e 3.839Gwh da fotovoltaico (con potenza installata di 2.900Mw), per un totale di 8.641Gwh.  Questi dati fanno capire come la sola produzione da fonte rinnovabile non riesce a soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera Regione, ed è per questo che bisognerebbe abbracciare gli sforzi da parte di investitori nelle rinnovabili per ottenere una produzione di energia sempre più pulita.

GLI SVANTAGGI

Tutti vantaggi? No, anche qualche svantaggio: ad esempio, qualcuno obietta, sono brutte e non è piacevole osservare il sole sorgere trale pale eoliche. Vero,  ma non lo è neanche passeggiare tra i nostri tratturi e godersi campagne asfaltate da pannelli fotovoltaici; campagne incolte e godersi l’inquinamento atmosferico. Bisognerà valutare ogni posizione cercando di sfruttare al meglio questa situazione, non perdiamo questo treno: le pale garantiscono un significativo contributo per il raggiungimento degli obiettivi e degli impegni nazionali, comunitari e internazionali in materia di energia ed ambiente (transizione ecologica).
Pensiamo anche all’economia, questa scelta promuove la crescita economica e contribuisce alla creazione di posti di lavoro, dando impulso allo sviluppo, anche a livello locale.

CONCLUSIONE

Tiriamo le somme: parliamo di un impianto di 1,3 Gw di potenza e una produzione di 4Twh di energia, se saranno confermati questi dati, considerando il consumo medio per abitante pugliese che ammonta a 4.003 Kwh/ab (chilowattora su abitante), basterà fare una banale
divisone per capire che questo significa sfamare un milione di persone con questa energia, tradotto un quarto della popolazione pugliese. A chi giova questo tipo di progetto? Al futuro della nostra popolazione.
Vogliamo veramente rinunciare alle opportunità di sviluppo che può concederci?
Angelo Martella

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